venerdì 18 luglio 2025

2025 07 18 - Riflessione su intuizioni e percezioni

2025 07 18 – Riflessioni su intuizioni e percezioni.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : Riflessione

 

Chissà chi si ricorda della setta della meraviglia dello sguardo di bambini rapaci.

Quelli allenati e capaci di cogliere al volo ogni minimo segno di pace.

Non solo perché educati, ma per una innata e coltivata predisposizione.

Sanno inquadrare e riconoscere schemi ed ethos delle cose.

Con accurata osservazione e solo apparente ponderato uso della ragione.

Ebbene, dopo lunga epocale riflessione sono giunto in un altro dove.

La mia conclusione è che ci ho messo sempre troppa riflessione.

E quindi sono giunto ad una grande confusione.

Allora rifletto e mi arrovello finché trovo un bandolo nel cervello.

Nell’era della velocità artificiale siamo destinati a soccombere.

La ragione umana si accende in passaggi in serie.

Ed è provato che non viaggia poi così veloce.

Quella artificiale invece viaggia intera alla velocità dei quanti di luce.

Ma la mente umana ha il suo asso.

Sono le connessioni.

Più sono e meno la mente ha bisogno di fare tutti i passaggi in serie.

E' nata normodotata così per tutti.

Capace di accendersi e saltare.

Bisogna fidarsi. 

Affidarsi all’intuizione.

Al lampo della illuminazione.

Alla percezione con tutti i sensi.

All’istintivo riconoscimento di schemi.

Se connessi, alcuni passaggi razionali si possono saltare.

I modelli di schemi sono già infissi dentro di noi.

E con il salto si atterra solo in un altro punto dello stesso schema.

Che viene richiamato per intero.

Sembra roba da epoca degli acidi.

O di una specie di atto di fede.

Quando arriva ti illumina in un vero trip.

In una fibrillazione globale delle connessioni.

Senza possibilità di tempo per elucubrare riflessioni.

Insomma, è quella roba che "lui ha visto la luce". 

Ma quel trip di luci per ora non è ancora omnidiffuso.

Sono fasi e stadi di sviluppo.

L'evoluzione un giorno sarà per tutti.

Oggi per cogliere il segno di pace come il rapace si deve alleggerire la mente.

Troppe sovrastrutture e troppo poco uso di quel quid.

La chiave per una intelligenza animale più che artificiale è affidarcisi.

Alla capacità che abbiamo innata di intuire, calcolare e quindi discernere.

Diceva mia madre che la prima impressione è sempre quella giusta.

Perchè è quella che rilascia il primo flash che si imprime a fuoco in mente.

E che apre le autostrade alle seguenti gite nei meandri riflessivi.

Io ho sperimentato che funziona.

Perché è lucida intuizione e istantanea percezione.

Questo è il rimpianto maniacale.

Oggi sono un quasi normodotato chimico castrato.

Col ricordo che quel dono lo ho esperito.

Quella chiamata malattia è un tocco santo.

E un bel dì vedrete che è tutto scritto.

Tutto sta già dentro ai vostri acidi. 

Veloci e iperconnessi e dei quali siete fatti.

Idovina indovinello, sono gli acidi geniali.

Fate quattro salti....

E vedrete che intuirete quali sono.

E alla fine sarà civiltà dell’intelletto.

Come già fù detto dal fù matto claudietto.

 

Kalimmudda ipsum dixit, Kid

Lucy in the Sky with Diamonds


Enfin, rotori semantici e centro di gravità per la mente 









C’è una nuova droga in città, c’est moi.






giovedì 17 luglio 2025

2025 07 17 – Il giallo urbano di Milano

 2025 07 17 – Il giallo urbano di Milano.

 

Non è che non ci fossero stati i segni.

L’insegna a penzoloni dalla trinità dei tonti premoniva.

L’uomo da bar rifletteva coi ricordi nel Cynar.

L’archistar stava in yacht sotto al sole nel suo Var.

Ci voleva costruire un colosso residenziale, anca lì.

All’idea di trombare gente ci godeva come un coniglio.

Sogghignò.

Erano decenni che giocava con vetro e cemento.

Aveva usato la città di ricottari e sorridenti per un esperimento.

Con compari soci e malendrini giocavano a cambiare la linea del cielo.

Furono investiti da denari a camionate e betoniere intere.

Si evitò con cura di spiegare il nocciolo della questione.

Senza resa e con tanta spesa il plusvalore resta sempre al ricottaro.

Che ti spaccia per estetica i suoi metri quadri da spacciare.

Non c’è nessun investimento perché non servono a un futuro cazzo.

Solamente riciclaggio, scippo e distrazione di pubblico risparmio.

Che si doveva usare meglio per avere un rendimento più sociale.

E non restare inerte per esclusivo gaudio dei giulivi palazzinari ricottari.

Salirono così sul monte Stella a rimirarsi i gioielli della famiglia.

Come cazzo fai se no a vedere 'sta skyline se stai sepolto a piano terra.

Minchia ma che cesso disse un fesso, spicca solo la Madonna.

Quella sacra che non si poteva superare in torreggiare.

Mentre ora troneggiava qualche sparuto pipparolo grattacielo.

Estetica della skyline ‘nu cazzo, disse madonna prospettiva.

Sembrano 4 pulci arrizzate sulla schiena di un cane porco.

Meno male che adesso li arrestano tutti pensa l’uomo dal bar.

In quel mentre dal crinale si intravede il sarpiggiante cinese quartiere generale.

C’è un fermento che contrasta col tormento degli immobiliari sotto arresto.

Partono eserciti fatti di una armata occultata per decenni.

Consegnano dispacci e segreti per le autorità costituite.

Conservate testimonianze di ogni piccola distrazione e appropriazione.

Di tangenti, corruzioni e altre mafiosucce marachelle.

Di quella gente da pochi ceci che si svende fingendosi sordociechi.

Tutti prìncipi del vorrei ma non posso.

La giunta comunale trema, il governo vacilla.

L’Europa ci guarda di sogghigno.

Con la Cina e chissà chi altri pronti a razziarci da sciacalli.

Parte una annunciazione continentale di saldi nazionali.

L’Italia è ufficialmente la solita repubblica di banane, e cantalupi.

Crollano le borse e anche i bot fanno il loro porco botto.

I forestieri aspettano alla finestra.

Consapevoli della parvenuta nostra natura.

Qualcuno ricordò di chi voleva dare tutto in concessione secolare.

Non a caso, basta Usa, ci volevano un paio di secoli cinesi.

Quelli ci mettevano tutti in riga, o dentro una salsiccia.

Ma gli diedero del fùmatto e così sfumò l’affare.

Ora invece è ancora colpo di stato, ma col giallo.

Occasione di drenaggio di proprietà e di risparmio.

L’ Eurogulash comprerà in saldo certo qualcosa.

Ma non era minga troppo coesa.

Figurarsi a spartirsi come fare la spesa.

Primadonna quindi fu la Cina.

E ci ritrovammo nel secolo cinese.

Ad insaputa.

Senza transumare et organizzare.

Senza dare noi concessioni a loro.

Ma espropriati forzati controvoglia.

Per quattro stronzi sorridenti.

Che gli scoppiassero tutti denti.

 

K.i.d.

Nuntereggaepiù

 

Syncronicity a rilascio prolungato, retard

 



 

 





2025 07 17 - In riso veritas

 2025 07 17 - In riso veritas.

 

Il riso abbonda da Cantòn al vercellese.

Dal cinese è più un enigma di sorriso.

Se nostrano è tipico falso e cortese.

Come sia sia muove e svela il viso.

Il riso abbonda sulle labbra degli stolti.

Diventa ghigno nei sorrisi degli stronzi.

È il riso di quello che ti ha deriso.

Faccine da fessi più furbini.

E pelo sullo stomaco da volpini.

Non se ne salva uno.

Riconosci l’andatura e la postura.

Rivelano l’espressione della loro natura.

Nelle classi dirigenti sembrano divertenti.

Fino a che non ti ritrovi a culo aperto.

E stringi i denti.

Sono tutti i ricottari politici e potenti.

Specialmente i parvenuti dominanti.

Quelli sono i peggiori.

Gli resta il puzzo del complesso addosso.

E non sanno fare a meno.

Del loro piccolo vorrei ma non posso.

Sono tutti sconcertanti.

Quando affrontano temi importanti.

Sempre con quel sorriso.

Con il ghigno da strappargli tutti i denti.

Io se fossi al loro posto me la farei addosso.

A dare fiato al sorriso poi ti trovi un invasato.

O un manipolo di forsennati.

Allora sveli la tua natura e ti fotti di paura.

I sorridenti sono tutti cuori di conigli.

La loro distribuzione è mondiale.

Come quella dei cretini.

Nell’arricchito occidente è più evidente.

Troppo sé invadente e onnipotente.

Da studiare in geopsicologia e sociologia.

Ma alla fine è più semplice ed evidente.

Sono tutti nella logica di piccolo potere e gloria.

La faceva breve mio padre.

Quel ghigno di sorriso è dato da un istinto basso.

Comandare e dominare, o credere di farlo, è meglio di fottere.

In ogni sua coniugazione e deviazione.

Si rivelano ridicoli a fare i galli sulla monezza.

Un eccesso di rigurgito di sé gli scappa sempre.

E voi potrete riconoscere chi è degno.

O seppellirlo sotto un sogghigno arcigno.

Quando quello tira fuori il suo implicito io.

Quella frase memorabile e inesorabile.

Lei non sa chi sono io.

Sei solo un altro parvenuto.

Ma vai a ranare al bar.

Che da ultimi si ride bene noi.

 

K.i.d.

Mio padre quando crebbi sogghignò

 

Ed egli restò nel suo sogghigno.



 

mercoledì 16 luglio 2025

2025 07 16 – La veloce confisca più feroce del west

 2025 07 16 – La veloce confisca più feroce del west.

 

Proprietà privata proprietà, mah.

Lo spiegheranno dopo.

A me mi sa che ricottari e soprammezzo mica hanno capito.

Era pure facile.

Quel partire con i migranti e approdare off shore.

Non era manco una metafora.

Al massimo una tràfora.

Una copertina traforata per babbioni.

Come quella di Linux.

Con quella ics che se la perde solo un cretino.

Insomma, non si può mica approdare.

Se resti lontano dalla tua propria costa.

Qualcuno allora suggerì un ricorso.

Alla fallace scienza della deterrenza.

Con una dimostrazione empirica a campione.

Quello dove c’era stato un gran casino.

Notorio riciclatore nazionale osciore.

Si ricordarono anche di una nota legge.

Asserisce che di cretini ce ne è un gregge.

Grande oltre ogni immaginazione.

Dentro e fuori ai paradisi da coglione.

Si trovavano in uno scantinato buio.

Coi computers pronti a combinare qualche guaio.

Qualcuno cliccò un click e disse hack.

E partirono notifiche come una raffica.

Consegnarono ai granisti un dispatch.

Che arrivò come uno shot di colt.

Diceva questo largocirca.

Caccia il grano su questo conto sano.

Nel doppio senso di pulito e intero.

Questo è un tuo brutto film, western.

Un duello col cappello senza appello.

Meglio se riclicchi insciore il grano.

O lo risukiamo a click di armata mano.

Ti credevi di essere il più furbetto.

Che ‘o sciore più felice non avesse le radici.

Ma non va bene sulla pelle degli infelici.

La missiva concedeva qualche secondo.

Poi paventava una confisca a pioggia.

Con le reti e gli strumenti intelligenti.

Di cui erano dotati questi benedetti hack.

Ricottari e soprammezzi li credettero più fessi.

Ma in quel duello di coltura furono più lesti.

La confisca fu repentina.

Furono privati della proprietà privata.

Che sarebbe stata ricordata come aprivata.

Nel senso di privazione alla romana.

Con quell’alfa privativa di rinforzo.

I denari confiscati vennero all’abbisogna spantegati.

A tutti i bisognosi del mondiale 99 percentuale.

La confisca fu la più grande e veloce del west.

Passò agli annali con una enne sola.

Tutti la conobbero come la confisca del west.

Sia per il duello che per la punita ingordigia.

Alla guisa appropriativa occidentale.

Restarono tutti in braghe di mutande.

Al grido western troppo western.

Di libertè egalitè reciprocitè.

Tu arrubbi a me io arrubbo a te.

 

K.i.d.

Canto dei Sanfedisti - Con testo


La confuisca del west









“Che” Bea dixit





 

martedì 15 luglio 2025

2025 07 13 – La gaia civiltà dell’ape Gaia

 2025 07 13 – La gaia civiltà dell’ape Gaia.

 

È sicuro che c’è sempre una speranza.

Di civiltà immuni dal germe della decadenza.

Il Kalimmudda le cercava da millenni.

Sempre a zonzo con la sua piccola lanterna.

Un dì incontra la gaia civiltà di api e scienza.

Gaie volano le api contro ogni logica.

Ronzano paffute di corolla in corolla.

Non si curano dell’estinzione sulla via.

Non ne hanno cognizione.

Volano solo a vista in continuazione.

Devono fare le riserve.

Per protezione dall’inverno.

Senza curarsi di perché e percome.

Succhiano nettare voraci da portare in alveare.

Sempre con quel volo che direi accazzo.

Che solca tracce visibili solo a chi si fa il mazzo.

Un giorno si presenta un tizio.

Un senziente del mai più senza.

Aveva parlato con la mente.

Ape di Gaia, guarda che ti estingui.

Come sarebbe che mi estinguo.

Sono secoli e millenni che mi faccio ‘o mazzo tanto.

La deficienza non è certo colpa mia.

Io sono nata senza decadenza.

Subito però si ritrovò in paranoia.

Al malsano pensiero dell’estraneo.

Troppa parola in presenza di umano.

Risuonava il rischio di malattia detta mania.

Egli percepì un astioso quid.

E si disse di dovere fare qualcosa.

Erano generali stagioni di vacanza.

Vuoti collaterali e danni cerebrali.

L’umano aveva una passione decadente.

Gli gustava il mattone col cemento.

E ambiva a più porzioni di palazzi.

Come alveari chiusi riservati ai pazzi.

Volle invece quel quadrello di terreno.

Perso in mezzo ai muri di cementi a mazzi.

Pensava al suo casato e lo volle per la stirpe.

Perchè crescesse dentro una lezione di verità e di essenza.

Lo riempì di fiori di ibischi.

E divenne un piccolo regno da basilisco.

Rimirava tutto il giorno il volo a cazzo.

Oscuramente sia alla scienza che alla prole.

Egli era stato illuminato di veggenza.

Per lui ogni volo era un linguaggio.

Una traccia nel vinile dei tessuti universali.

Il quadrello era un messaggio di modello buono e bello.

Ringraziò quella porzione tra palazzi.

Un antidoto alla estinzione umana.

Un rifugio per le api in un alveare urbano.

Le gaie api danzarono la sentenza.

Una sana civiltà senza decadenza.

Tra fatica gioia e scienza.

Dalle gaie api di Gaia per l’umani.

  

K.i.d.

Sette sono i re

  

https://www.greenpeace.org/italy/attivati/salviamo-le-api/

La rivolta dello sciopero delle gaie api operaie.

Noi abbiamo dato, e tu?

 



 




Nettare dal boschetto di ibischi accazzo



 


 

 

lunedì 14 luglio 2025

2025 07 13 – La decadenza della civiltà della rucola

 2025 07 13 – La decadenza della civiltà della rucola.

 

La decadenza di una civiltà ha degli indicatori precisi.

I soprammezzo ad esempio sono la classe sopra la media.

Quelli che dovrebbero essere un motore.

Invece nel mondo dei soprammezzo si vive col bisogno di vacanza.

Dobbiamo rilassarci per tutto quello stress.

Generato a perseguire il nostro qua nessuno è fesso.

Alla fine siamo sempre tutti stanchi.

Rammolliti dedicati a lamentarci.

Nell’oblio dei nostri bicchieri mezzi pieni.

Della nostra meglio civiltà mai esistita.

Decadenza è apparenza di libertà alla mescita.

Due mutande colorate e sotto confusione.

Decadenza sono i tiranni coppieri di apparenza.

Versano dipendenza sotto i panni dell’inganno.

Decadenza è pure ostentazione di potenza.

Che dimentichi l’eclissi di ogni vera essenza.

Lucidi palazzi alti dritti quanto eretti irti cazzi.

Priapismi nelle menti grattano i cieli su tra i venti.

Evidenza più lampante è il dettaglio dilagante.

Sempre più sofisticati.

Sempre in cerca di mai più senza.

Sempre con qualche differenza.

In principio fu invasione della rucola.

Fu soppiantato e dominato il prezzemolo.

Poi si tolse l’aglio dal pesto.

A cavallo della misticanza arrivò il proteico spacciamaranza.

E l’onnipresenza delle fibre rese possibile cagare di continuo.

Divenimmo un tubo digerente.

Per soddisfare apparentemente la mente.

Ma era lo stomaco col bucio.

Al comandamento di non nominare lo stronzo invano.

Purghe, lassativi, rettolavaggi e altri mannaggia.

Tutto per il transito del consumo.

Tutto per il vorace dio consumo.

Tutto per la decadenza nel mai più senza.

Tutto per la perdita di essenza.

Consumatori proletari di ogni mondo ricottaro ora sveglia.

Ispiratevi alle specie che con metodica mente estinguete.

Preparate la rivoluzione del taglione con lo sciopero globale.

Per consumare solo ciò che serve, a tutti.

Tutto il resto è decadenza morta.

Civiltà in asfissìa.

Di chi sia la colpa.

In principio fu la rucola.

Era una rarità.

Degenerò in onnipresenza.

E fu decadenza.

 

K.i.d.

20 bottiglie di vino, altro che rucola

 

Fermatela, la coltiva



 

 

 

 

sabato 12 luglio 2025

2025 07 13 – Partire con i migranti, approdare off-shore

 2025 07 13 – Partire con i migranti, approdare off-shore .

  

Correva quell’anno 2014.

Ma dove andava non si sapeva.

Oggi lo sappiamo.

Mi intrippai a cercare soluzioni.

Per milioni di milioni.

Fu un viaggio dentro i conti di sistema.

Alla fine la risposta fu sempre la stessa.

Era ora di confisca.

Di tirare la rete a strascico posata e seminata.

In paradisiaci approdi riservati a pochi.

Pronti per deterrenze armate.

Con quelle montagne di quattrini risolviamo ogni problema.

Primo tra tutti il categorico immigrato.

Più che a tenerli fuori penserei ad immigrarli a volontà.

Tanto arrivano comunque.

E poi è cosa buona e giusta.

E pure assai utile.

Integriamoli da noi nelle filiere.

Senza che ci sia schiavitù delocalizzata.

Di foresti noi ne abbiamo 6 milioni.

Aggiungiamone altri 20 per toccare quota 80.

Dopo il primo innesto monetario quelli girano da soli.

E ci fanno diventare primo mercato continentale.

Un mercato grande più di germani e alemanni.

E dove lo prendo il grano per il primo innesto?

Oramai è ovvio e arcinoto.

Serve la confisca transnazionale.

Una volta i comunisti ci pensavano.

Gli piaceva l’esproprio della proprietà fondiaria.

Oggi i frutti del latifondo sono nel grano.

E come faccio a beccarli.

In tutte quelle occulte location marinare.

Questo è facile.

Col ricatto del riscatto.

La rete da pesca moderna è di dati e informazioni.

Tutto è già mappato noto e pronto.

Foresto borghesaccio ricottaro.

Caccia subito il grano.

O mi basta un solo click.

E ti rendo proletario.


Kalimmudda ipsum dixit

Immigrant song

 

Mementate che si è sempre meridionali di qualcuno



 

 

 

 

2025 07 12 – Legàle patente di corsa

 2025 07 12 – Legàle patente di corsa.

 

Quando i pirati crescono e si patentano corsari.

Transumanare et organizzare.

Trascendere oltre l’uomo bove e organizzare la vita pratica.

Superare l’ipocrisia e legalizzare per gestire.

Grande scandalo ieri per un cane intossicato.

Perentoria reazione nana dell’autorità costituita.

In sintesi esiste un problema con la droga.

A volte individuale perché tocca conoscenti.

A volte collettivo quando si cercano provvedimenti.

Eppure la soluzione è sotto gli occhi di tutti.

Esistono filiere già pronte e belle organizzate.

Le nomino al plurale perché l’organizzazione cambia.

A seconda dell’origine, della materia prima e del prodotto.

Fare eroina è diverso da fare erba o cocaina.

Ma ciò premesso serve una autorità che legalizzi e organizzi.

Consapevole che è un affare che non lo fermi.

Come l’alcool del protezionismo.

Allora la soluzione è la patente di corsa.

E da pirata per editto sei corsaro.

Braccio armato dello Stato.

Le strutture territoriali di spaccio esistono già.

Una ripulita e i pusher diventano come i riders.

Un settore e una filiera reinventati.

Vanno organizzate produzioni autarchiche.

E così si rivitalizza anche l’agricoltura abbandonata.

Produzione e distribuzione saranno regolamentate.

Roba tipo garanzia di qualità.

E lavoro certificato equamente salariato.

Col controllo sanitario e i dosaggi massimali.

Spacciare benzo prozac o pfizer vi va bene.

Insieme ad alcol o tabacco già legali.

Cambia solo quanto fanno più male.

Servirà naturalmente educazione in grande dose.

Per la dissuasione da quell’allure che porta gaudio.

Roba tipo neuroscienze applicate fino da scuola.

Insomma, serve progettare tutta la filiera.

Ma tanto vale usare canali legali.

Si può trovare anche il capitale iniziale.

È sufficiente un accordo per fare rientrare i soldi dall’estero.

Certo ci vorrà l’immunità.

Quella è gente che don scherza.

Ma sono importi immensi tutti nascosti e non emersi.

Alla fine ci guadagnano tutti.

Tranne qualche benpensante.

Che i drogati bisognerebbe ammazzarli tutti.

O incarcerarli per qualche grammo nelle mutande.

 

K.i.d. Kalimmudda ipsum dixit

Don Rafaè

 

Scoperto reggiseno farcito. Che tronfio trionfo.


venerdì 11 luglio 2025

2025 07 11 – E deus creò il socialista

 2025 07 11 – E deus creò il socialista.

 

Il plotoncino era partito alla riscossa.

Era una missione umanitaria aviaria.

Si doveva salvare il nobile prototipo.

Velivolo volatile veicolo del genetico messia.

Il pulcino di merlino era atterrato per caduta.

E si era annidato e parcheggiato.

Come una idea dentro una mente.

L’evidenza fu lampante.

Servì l’aiuto della mamma.

Ma alla fine ce l’aveva fatta.

A decollare per potere planare.

Il plotone esultò e poi sogghignò.

Sorrideva all’idea dell’inseminazione artificiale.

Della pioggia in corso di geni e memi.

Che inseminava ogni umano.

Piovve la crème del meglio di animali e vegetali.

Cagati proprio nella testa umana.

A dispetto di proteste dal suono di gran blasfemi.

Porco qui e porco là ma perché non vai a cagà più in là.

Il plotoncino si apprestò a tornare alla base.

Non riuscì a non notare una certa aria strana.

Tutti erano più connessi.

Con ogni tipo di congegno, di devais.

Sembravano proprio più fessi.

Ma pronti a lievitare fino in area satellitare.

Servì una guida.

Uno con quel quid.

O non so che.

Esta guida del plotone prese il timone.

Comandante per destino salutò il pulcino nella mente.

E secondo militare tradizione si mise in coda.

A coprire da stratega quella sana rimpatriata.

D’altronde era nato come guida per trainare l’avanzata.

Ma nei social era sempre stato sottovalutato.

Denigrato per il suo guardingo essere da pagliaio.

Passò il tempo che dovette passare.

Tutta quella connessione si espanse per bene.

E l’umanità cominciò a pensare in sintonia.

Intervenne un deus ex machina.

Quelli che chiariscono sempre tutto.

Sancì quel mondo di esseri social.

Poi gli bastò un altro vocalizzo.

Per diventare del tutto sociale.

Il suffisso parente di deviati ismi, tipo fascismi o nazismi, dissonò in chisti.

Isti sono gli uomini futuristi, non chisti.

Ci scappò il gusto di una rima.

E furono giustovviamente detti socialisti.

La guida pensò che era proprio vero.

Il deus esisti.

E sta dentro ad ogni social io.

O sviluppi futuristi.

Pronti di ciò che ci riempisti.

Pieni di verbi socialisti.

E di altruisti.

Don.

 

K.i.d.: Kalimmudda ipsum dixit

Pieno pure di don Rafè

 

Uno con quel quid.

 



 

Ndr: “Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questa opera d’arte. Copyleft Daniela”.

 

 

giovedì 10 luglio 2025

2025 07 10 – La mente siamo noi

 2025 07 10 – La mente siamo noi.

 

Imperano i nostri due conflitti.

Un doppio scambio da guerra fredda.

America e zona di manovre di Israele.

In cambio mani libere alla Russia in Ucraina.

Il trigemone si chiude per ora in Cina.

Poi scavalleranno gli anni o i secoli pure gli altri.

Per ora di tutte le altre guerre chi se ne frega.

Figurarsi di tutti gli altri danni perpetrati ogni giornata.

Sottoprodotti della quotidianità che tanto ci rassicura.

Danni collaterali della comprocrazia.

Che trema per quattro spiccioli di dazi.

Comunque apro dei vecchi post e rimango basito.

Per quanto sono ripetitivo.

2014 07 31- Il suicidio di Israele.

Sono passati decenni e siamo sempre là.

Allora mi metto a cercare cosa altro dicevo.

E ricordo che era da poco passato un periodo di mania.

Cinghie al letto e castrazione neurochimica comprese.

Memorie bipolari 2013, va che belle 'ste memorielle.

A furia di rimuginare e imprecare avevo avuto la visione.

Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy, speranza e civiltà dell’intelletto.

Eh, ma è quello che continuo a ripetere da 15 anni e più.

Si vede che la luce mi aveva già folgorato del tutto.

Mentre adesso sono solo un suono come un disco rotto.

La civiltà dell’intelletto sono 8 miliardi di cervelli in connessione telepatica.

Per un costante calcolo e ricalcolo bidirezionale della mente universale.

Se vi sembrerà un delirio allora male.

Perché invece è quella roba che chiamate intelligenza artificiale.

Conoscenza generale istantanea condivisa.

Trae in inganno la definizione.

Ma è la connessione totale.

In cui quel che conta è la iterazione.

Lo scambio perpetuo.

Oggi meccanico.

Domani biogenetico.

La condivisa connessione oggi non è ancora telepatica.

Si dovrà aspettare robotica, nanotecnologie e genetica.

E quella che chiamiamo evoluzione continua.

Sia quella endogena che quella esogena.

E a noi tocca educare questa rete capace di imparare.

Di assorbire e riconoscere schemi.

Bisogna essere pedagoghi di algoritmo.

E’ un dovere alimentarla di schemi giusti.

Coerenti, autoaggreganti emergenti.

Ma c’è da seguire e rispettare il disegno universale.

Che c’è perché c’è.

E se lo dico è perché si vede.

Nel frattempo di riffa o di raffa saremo tuti morti.

Ma anche questo sta nel disegno universale.

E l’eredità andrà in successione.

Magari salvata in un centro dati.

Che la mente la conservi.

Almeno la mia.

 

K.i.d.

Il video sono io, questione di visioni.

 

E interconnessioni come sinapsi di neuroni.