2025 07 17 – Il giallo urbano di Milano.
Non
è che non ci fossero stati i segni.
L’insegna
a penzoloni dalla trinità dei tonti premoniva.
L’uomo
da bar rifletteva coi ricordi nel Cynar.
L’archistar
stava in yacht sotto al sole nel suo Var.
Ci
voleva costruire un colosso residenziale, anca lì.
All’idea
di trombare gente ci godeva come un coniglio.
Sogghignò.
Erano
decenni che giocava con vetro e cemento.
Aveva
usato la città di ricottari e sorridenti per un esperimento.
Con
compari soci e malendrini giocavano a cambiare la linea del cielo.
Furono
investiti da denari a camionate e betoniere intere.
Si
evitò con cura di spiegare il nocciolo della questione.
Senza
resa e con tanta spesa il plusvalore resta sempre al ricottaro.
Che
ti spaccia per estetica i suoi metri quadri da spacciare.
Non
c’è nessun investimento perché non servono a un futuro cazzo.
Solamente
riciclaggio, scippo e distrazione di pubblico risparmio.
Che
si doveva usare meglio per avere un rendimento più sociale.
E
non restare inerte per esclusivo gaudio dei giulivi palazzinari ricottari.
Salirono
così sul monte Stella a rimirarsi i gioielli della famiglia.
Come
cazzo fai se no a vedere 'sta skyline se stai sepolto a piano terra.
Minchia
ma che cesso disse un fesso, spicca solo la Madonna.
Quella
sacra che non si poteva superare in torreggiare.
Mentre
ora troneggiava qualche sparuto pipparolo grattacielo.
Estetica
della skyline ‘nu cazzo, disse madonna prospettiva.
Sembrano
4 pulci arrizzate sulla schiena di un cane porco.
Meno
male che adesso li arrestano tutti pensa l’uomo dal
bar.
In
quel mentre dal crinale si intravede il sarpiggiante cinese quartiere generale.
C’è
un fermento che contrasta col tormento degli immobiliari sotto arresto.
Partono
eserciti fatti di una armata occultata per decenni.
Consegnano
dispacci e segreti per le autorità costituite.
Conservate
testimonianze di ogni piccola distrazione e appropriazione.
Di
tangenti, corruzioni e altre mafiosucce marachelle.
Di
quella gente da pochi ceci che si svende fingendosi sordociechi.
Tutti
prìncipi del vorrei ma non posso.
La
giunta comunale trema, il governo vacilla.
L’Europa
ci guarda di sogghigno.
Con
la Cina e chissà chi altri pronti a razziarci da sciacalli.
Parte
una annunciazione continentale di saldi nazionali.
L’Italia
è ufficialmente la solita repubblica di banane, e cantalupi.
Crollano
le borse e anche i bot fanno il loro porco botto.
I
forestieri aspettano alla finestra.
Consapevoli
della parvenuta nostra natura.
Qualcuno
ricordò di chi voleva dare tutto in concessione secolare.
Non
a caso, basta Usa, ci volevano un paio di secoli cinesi.
Quelli
ci mettevano tutti in riga, o dentro una salsiccia.
Ma
gli diedero del fùmatto e così sfumò l’affare.
Ora
invece è ancora colpo di stato, ma col giallo.
Occasione
di drenaggio di proprietà e di risparmio.
L’
Eurogulash comprerà in saldo certo
qualcosa.
Ma non era minga troppo coesa.
Figurarsi
a spartirsi come fare la spesa.
Primadonna
quindi fu la Cina.
E
ci ritrovammo nel secolo cinese.
Ad
insaputa.
Senza
transumare et organizzare.
Senza
dare noi concessioni a loro.
Ma espropriati forzati controvoglia.
Per
quattro stronzi sorridenti.
Che
gli scoppiassero tutti denti.
K.i.d.
Syncronicity
a rilascio prolungato, retard


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