mercoledì 2 luglio 2025

2025 07 02 – Scene da panchine

 2025 07 02 – Scene da panchine.

 

La notte se ne è andata.

Il sole scalda già la strada.

L’aria ha un che di strano.

Vado al mio quarto di barrio urbano.

La porzione riservata ai cani.

Coi confini agli umani.

Pullulanti più dei cani.

Disperati negri matti.

E qualche puttana.

Arrivano due camionette poliziotte.

È la consueta ronda dimostrativa.

Basterebbe una coppia stanziale.

Due agenti fissi deterrenti.

Invece niente.

Solo di rado prevale un buonsenso benpensante.

Allora i cellulari vomitano un esercito in divisa.

I commilitoni scendono a plotoni.

Questa volta hanno una novità, forse sul tetto.

Lanciano moniti col megafono.

Roba da propaganda a quattro ruote.

Sarebbe pure disturbo della pubblica quiete.

È mattina intorno alle ore sette.

Ma loro sono fieri ed impettiti.

Dicono che devono ripulire dai detriti.

Questa volta i rifiuti umani sono scarsi.

Fa eccezione solo una panchina.

Ci dorme una punkina tutta rosa e tatuaggi.

Nottataccia di drogucce mescaline o anfetamine.

Di tutto un po’, chissà.

Un pulotto intima alla punkina di sloggiare.

Tono autoritario da fascista abecedario.

La panchina non si muove.

E altrettanto fa pure la punkina.

Poi d’incanto cambia il gioco.

Il poliziotto altera la postura.

Petto in fuori di ordinanza.

Gli si sbriglia la ferocia.

Allunga il passo con il collo prominente.

Urla in faccia alla punkina a muso duro.

Urla tronfio che se ne deve andare.

Quella chiede andare dove.

Proprio non lo sa dove sia quel dove.

Porco qui e porco la che mi frega vai più in là.

Il tutore del gregge è veramente incattivito.

Mentre io col cane resto sbigottito e intimorito.

I colleghi sentono quell’aria che era già strana prima.

E corrono solerti a proteggere il caposquadra.

Da sanzioni disciplinari.

Per le mani già messe quasi addosso.

Hanno sentito quella rabbia che in un attimo ti scappa.

Quella che poi il tempo d’improvviso è più veloce.

Ma rabbia cosa, manco la panchina ce l’avesse in casa.

Alla fine l’imbufalito apre il suo campo visivo.

E mi vede che lo guardo quasi pronto a dire qualcosa.

Al di là della siepe di confine il pubblico fa il tifo.

Cade il velo del perbene.

Grida e insulti volano come spari e botte.

La più bella è che si smettano di si drogare.

O almeno vadano in quell’altro dove.

Sarà lo stesso che intendeva il poliziotto.

Certo che così non si può più andare avanti.

Penso che lo pensi anche la punkina.

Mi sincero che sia ancora tutta intatta.

Sto per darle le monete che ho nella tasca.

Ma non bastano per una dose di chissà cosa.

Arriva di supporto solo un negro in bicicletta.

Il quartiere si dilegua e prende tregua.

Dalla sua overdose di emozioni forti.

Hanno fatto l’avventura.

Uno sprazzo di vita dura.

Un racconto per gli amici.

Mentre il negro gira in bici.

Già, che c’entra il negro in bici.

Offre il suo servizio di utilità pubblica.

Stà nella sua divisa a due ruote contro la rota.

Mi dispiace per la punkina tanto carina.

Se avevo i soldi glieli davo.

Eh, ma così si drogava ancora.

Cosa te ne frega a te, eccheggia l’anima Jannaccia.

Brutto pirla fatto sì.

Solamente di perbene.

 

K.i.d.

Tanco del murazzo

 

E panchinazza



 

 

martedì 1 luglio 2025

2025 06 30 – Narcisista io

 2025 06 30 – Narcisista io.

 

Ecco che si manifesta l’utilità.

Di essere piccoli e cazzimmosi.

Libertà di fanvulare.

Resti immoto nell’ascolto.

Fermo tra i venti li intercetti.

Cogli al volo e poi rifletti.

I pensieri presto vanno a galla.

Immancabili come una palla.

Non i miei ma quelli di altri.

Più li attendi e più li sveli.

Sono specchi da solisti.

Dal subconscio in emersione.

Molto spesso proiezioni.

Tra velate manipolazioni.

E esperienze di carni a specchio.

Narcisista.

Mi hanno dato del narcisista.

Questa è bella.

Proprio a me.

Da quando sono nato il mio compito è fare contenti gli altri.

Destinato ad annullare il chiunque fossi io.

Sono nato da strumento di piacere.

Per ogni nuovo proprietario.

Ammaestrato da scimmietta.

Sulla spalla con l’organetto.

Prima furono i genitori.

Dopo transfert sul lavoro.

Poi una attitudine endemica.

Da giocattolo pandemico.

Gioco con iperboli parole e paradossi.

Per tenere alla mia croce tutti infissi.

L’esorcismo del dolore tiene sveglio il loro ardore.

Mentre il mio è soltanto un gioco.

A donare il buonumore.

Poi un giorno ho scoperto che si intende patologico.

Neurosenza, sempre più da farne senza.

Da vietarne la saccenza.

Il termine narcisista può riferirsi a un tratto di personalità.

Oppure a un grave disturbo psicologico.

Mi nascondo e mi fingo narcolettico.

Fuggo da altre nuove stimmate.

Questi non sanno più distinguere.

Tecnici scienziati si sono persi nell’oblio.

Hanno dimenticato i narcisi riflessivi.

Consumati esperiti boccadoro.

Tra eros e logos resta thanatos.

Non si vive chiusi dentro al proprio monastero.

Solo fuori muore il mistero.

Dove stanno le vere storie.

Quelle delle vite vere.

 

K.i.d.

Vita

 

Burning monastery



 

 

 

 

 

 

 

lunedì 30 giugno 2025

2025 06 30 - Priders in the storm

 2025 06 30 - Priders in the storm.

 

Some people call me the space cowboy.

Some call me the gangster of love.

Some people call me Maurice.

Cause i speak of the pompetus of love.

Monta forte la marea.

Lettere spagliate dentro al vento.

Di una sola idea.

LGBTQ, LGBTQI, LGBTQIA, LGBTQIA+

Eh, però così è troppo.

Non si capisce, manco un acca.

Poi l’acronimo è classista per natura.

Ti ghettizza in alfabeto.

E non è proporzionale.

Solamente porzionale.

Non include tutti gli altri.

Sembra un circolo esclusivo.

Un po’ vizioso.

Anziché come è virtuoso.

Ci vorrebbe un alfabeto intero.

O un comune denominatore.

Cosa è che accomuna tutti.

È l’orgoglio di ogni genere.

Affogato e radicato in amore universale.

Eccolo che affiora.

Dentro i testi delle canzoni.

Quando Maurice si pronunciava morris.

E cantava di tempeste e cavalieri.

Go please dear morris son.

Into this house we're born.

Into this world we're thrown.

Like a dog without a bone.

Like an actor out on loan.

Riders on the storm.

Drive us all inthrough this storm.

We are the riders of the priders.

Questo è il nome senza acredine.

Cavalieri di speranza e orgoglio.

We are the priders in this storm.

And that is all.

 

K.i.d.

Priders in the storm

 

True news

Priders invade Buda and Pest

More priders than for the wall

LGBTQ, LGBTQI, LGBTQIA, LGBTQIA+ & MORE

 

Et vous autres voyagez, dans la lune.



 

 

 

 

 

 

domenica 29 giugno 2025

2025 06 26 - Al vento nel forte d’ibisco

 2025 06 26 - Al vento nel forte d’ibisco.

 

Alla fine un altro giro è passato.

E siamo ancora quasi in orbita.

La chiamate porzione di anno.

Ma la parola giusta è stagione.

Tutto sommato meno male.

Ma ho dovuto alzare dei muri.

A terrori paure e dolori.

Una cinta di muraglia.

Come fosse un lungo vallo.

Esorcismi ai confini.

Al catrame dei vicini.

Il pattume del bitume umano.

Che violenta la mia vista.

Allora ci ho pensato e progettato.

Poi gli ho dato il lassez faire.

Ho aspettato con pazienza.

Confidando nella innata scienza.

E quello mi ha ascoltato.

Si è irto eretto tutto soletto.

Non è fatto di mattoni.

È un boschetto da alberello.

Ora svettano alti a metri.

Non mendaci fugaci fiori di peschi.

Questi miei fanno la stagione.

Sono ibischi basilischi.

Piccoli re di questo creato.

Paradosso polinese.

Qui nei gas del milanese.

Sono rifugio delle specie.

Tra merlini e castelletti.

Dove frondano le fronde.

E il fruscio allerta al vento.

Vola in alto la difesa.

Della trinità che mai si è arresa.

Figlia piccola regina.

Ritta dritta nell’assedio.

Una tenera roccetta resta solida.

Pure in mezzo ai propri cazzi.

E poi c’è anche lei, il cane.

Grande mago della educazione.

Tutte e tre fanno calare il ponte levatoio.

Per farmi uscire dall’ assedio.

Da dentro ai cattivi pensieri.

Allora esco e volo.

Dentro i venti degli ibischi.

Esaltato per l’incontro con Gauguin.

Mentre il mondo si esalta a botte e strisce.

Noi aspettiamo, magari piove.

 

K.i.d.

Quanno chiove

 

Il forte contrafforte contro il vento dei malpensieri.

 








 

sabato 28 giugno 2025

2025 06 28 - La maledizione all’armata dei 12 giorni

 2025 06 28 - La maledizione all’armata dei 12 giorni.

 

La terra gira verso il buco nero.

Maledetti ignoranti governanti.

Siano dannati tutti i potenti.

Quelli che sono l’uno per cento.

Quelli che sparano cazzate al vento.

12 giorni.

Tanto è durata la supposta guerra.

Tutto il mondo lì a tremare.

Tutti quanti a cagarsi addosso.

Mari, terre, spazi e stretti.

Che paura tra petrolio e nucleare.

Poi di incanto quattro bombe.

Ed è tregua col cessato allarme.

Eh, no.

Questa si che è questione di cellule.

Questa volta mi ribello, incito e fumento.

Io lo so come si deve fare.

Questo mondo gira 100.000 miliardi all’anno.

Spazzature e armi incluse.

Io lo fermo per 12 giorni.

Anzi meglio per un mese.

Largo circa perde 10.000 miliardi.

Che non ha e non si può permettere.

Non parlo mica di astrofisica.

Parlo di comprare e fare spese.

La chiave terminale è il generale scioperare.

Quello dell’armata consumanista.

L’ ultima ruota che tira tutto il carro.

E così il loro sistema va a puttane.

Chi non ha niente se la ride.

Chi ha poco si prende tanta sana strizza.

Ma lì all’apice, là si soffre.

Sarà bloccata la catena.

Che apporta tutto a loro il plusvalore.

Crolleranno le borse isteriche.

Nessun bene sarà rifugio.

L’inflazione girerà al contrario.

Prezzi bassi e deflazione.

E così sarà rivoluzione.

Morbido atterraggio da campioni.

Tutto grazie alle lezioni impartiteci e apprese.

Ci hanno rotto con le rotte e con gli stretti.

Panama, Suez, Hormuz.

E tanti dazi.

Ma io sono più che intelligente artificiale.

Ho imparato.

E glieli mino tutti.

Senza morti.

Solo con la loro stessa esplosiva deterrenza.

Navi cargo ferme all’ancora.

Petroliere in fila indiana.

E quei ricottari minoritari a cercar scampo dai marziani.

Ma non troveranno l’atmosfera giusta.

Erano stati espropriati pure i mercantili planetari.

Fatevi this last trip allora.

Lucidi di acidi vedrete cosa avete fatto.

E quello che vi succede.

Se a non fare un cazzo poi adesso ricottari siamo noi.

 

K.i.d.

E se si girano gli eserciti

 

Ribelli, in bicicletta


venerdì 27 giugno 2025

2025 06 27 – Astrofisica per pupilli

2025 06 27 – Astrofisica per pupilli.


Extra extra read all about it. 

La rotazione della Terra sta accelerando, per effetto di più fattori.

Però non sono ancora ben compresi.

Così dice la notizia.

Eh, e ce li ho compresi io.

Nel bisenso di capìti e inclusi.

Intanto tutta la scienza brancola.

Eppure prevede i giorni più corti.

E ti accorcia mane o sera.

Tocca sempre a me spiegarvi tutto.

Quante volte ve l’ho detto.

Di semantici rotori.

E centri di gravità per la mente.

Le parole e i pensieri hanno un peso.

Perché spostano massa.

All’interno della gravitazione universale.

Questa cosa tutta insieme la battezzai la neurosfera.

Essa ruota con la gravità.

A velocità diverse dall’orbino fisico.

È pesante si.

Ma più leggera della galassia intera.

A cui si attacca per questioni di attrazione.

È più pesante però del solo terracqueo globo.

Vi diffidai dall’alterazione di quel peso.

Vi allertai ad astenersi dallo sparare minchiate.

Con le quali alterate l’equilibrio del miracolo.

Che sta tutto insieme per prodigio.

E per grazia ricevuta.

Ma voi niente.

Strappaste tutti i segreti alla natura.

E più niente vi fece paura.

Nemmeno un giro su una trottola impazzita.

Che se viaggia male poi comincia a precessare.

Fino a quando cade dentro al buco nero.

Quello che sta orbitando con il nome saggittario.

A quel punto il gran risucchio.

Poi in un altro verso uno scaracchio.

Tradizione di creazione per un nuovo umano.

Più evoluto di quel vecchio adamo.

Tutti gli altri spiaccicati.

Dentro al mare di cazzate.

La morale?

Do not mind thinking if there is no thinking in your mind.

E magari evitiamo pure il wording e il talking.

Quella lingua di gerundi.

Deve per forza avere a che fare con questa vicenda.

Prima dell’avvento dell’anglofono nessuno osava.

Giocare con il tempo che non esiste era impresa timorosa.

Mica storia umanitaria temeraria.

Roba bene oltre alla invasione del gerundio.

Roba da geronto dio

Quello alla maniera antica.

Quello che al ca piaceva in phi.

 

K. i. d.

Astronomy domine

 

Occhio al risucchio.



 

 

 

 

 

giovedì 26 giugno 2025

2025 06 25 – Signori si nasce, immobiliaristi si resta

 2025 06 25 – Signori si nasce, immobiliaristi si resta.

 

Io non ho mai amato troppo gli immobili.

Li ho sempre vissuti come fonte di preoccupazioni.

Sono di estrazione e preferenze monetarie.

Poi un giorno ho conosciuto un immobiliarista.

Oramai tanti anni fa.

A conferma del rapporto di lunga durata instaurato.

Fu per merito del mio Amministratore del Tribunale.

Una sorta di bollino di garanzia relativo a entrambi.

Oggi mi permettono di stare sereno.

Sono entrambi della cerchia dell’Italia che lavora.

L’immobiliarista si chiama Davide.

E mi sento di spendere qualche parola di gratitudine.

È sempre competente e disponibile, oltre che gentile.

L’ho provato sulla mia pelle varie volte.

Non è solo questione tecnica, in cui pure eccelle.

Lui si smazza le altrui paranoie e insofferenze.

Che nel mestiere possono non essere poche.

E’ di quella razza dei signori.

Se ci nasci poi ci muori.

Se vi serve un immobiliare la trovate in pieno centro.

Il gentil signore è appunto Davide.

Ma non esagerate a servirvi dei suoi servizi.

Altrimenti private me del suo prezioso tempo.

E mi tornano ansie e paranoie per i mille aspetti del mestiere.

Che lui sa risolvere sempre.

 

Claudio Aroldi

 

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Immobiliare Vercellina S.r.l.

V.le San Michele del Carso, 9

20144 Milano

Tel: 02/48197812

email: info@immobiliarevercellina.it

 

www.immobiliarevercellina.it

 



 

 


2025 06 26 – A scuola da alberello

 2025 06 26 – A scuola da alberello.

 

Deliranti governanti.

Spacciatori di terrore e di macerie.

Una guerra più che lampo.

È durata pochi istanti.

Una meteora persa nei tempi della storia.

Adesso tutti a correre al riarmo.

Ma che schifo.

Cambio prospettiva e sguardo.

Vi saluto e mi affaccio a un nuovo mondo.

Cambio la panoramica di ringhiera.

Vedo un fortino, un maniero, un baluardo.

È la corte che svela i suoi miracoli.

In faccia al balcone una muraglia gialla stona.

Poi un giorno un bagliore dà speranza.

È spuntato un alberello.

Un giorno crescerà maestoso.

Come i fratelli circostanti.

Per adesso è spennacchiato.

Alto poco più di un nano.

Mi chiedo se è autoctono selvatico.

O se un preveggente lo ha piantato.

Sarebbe stato un lungimirante preveggente.

Ci vuole tanto tempo per vedere l’alchimia.

Il veggente sarà stato deriso e taggato da tarato.

Ma lui è rimasto saldo nel principio.

E si è fatto il suo clorologio.

L’ orologio a clorofilla.

Ogni mattina predomina un po’più apicale.

Cresce un pochetto che però si nota.

Sale lungo il brullo muro giallo.

Io circospetto curo il circondario.

Che non lo taccia come erbaccia.

E lui pompa nel suo circolo linfatico.

Simpatico.

Faccio tacche visionarie lungo il muraglione.

Come il metro a muro dei bambini.

Accetto e allibro scommesse immaginarie.

Vai alberello mio fratello.

Sali e pompa verso il cielo.

Il miracolo non sta in qualche bomba.

Il mistero è l’alchimia di luce in verde.

Prego che non sia stigmato come erbaccia.

Che aspettiate il tempo che ci va.

Svelerà anche lui la sua aurea fibonaccia.

E noi santi poveracci.

Scopriremo che non è questione di tempo.

Quello proprio non esiste.

Conta solo lo spaziare.

Dentro un sano diventare.

Nello spazio che ci è concesso.

Tutto questo in un arbusto da virgulto.

Chissà se l’albero ci osserva.

Chissà che l’esempio serva.

Lui fa scuola silenzioso.

Voi studiate la lezione.

 

K.i.d.

School.

 

Tacche a muro, non traccheggio.

Superata già. 

La prima linea.



martedì 24 giugno 2025

2025 06 24 – Bramosia canaglia

2025 06 24 – Bramosia canaglia.

 

È così che si chiama all’italiana.

Bramosia che sta per brama.

È quel desiderio che ti attanaglia.

E a tua insaputa ti contorce le frattaglie.

Non è possibile resistere.

È questione di tanta santa neurosenza.

Ti titilla i centri del piacere.

Si riaccendono scintille tra le papille.

Ogni mattina si fa la stessa strada.

Si costeggiano vetrine.

Un delinquente apre presto o prima.

È il beccaio, il macellaio.

Una scarica percorre prima il cane.

Ma nessuno lo soccorre.

All’idea della salciccia tira come su una slitta.

All’arrivo alla vetrina è già in piena possessione.

Piange, sbraita, scoda e spinge.

Una porzione si dipinge nei neuroni.

Ha la forma a schema di bistecca.

Il cane se la guarda vede sogna e lecca.

Attraverso il vetro della finestra.

Poi tirando entra nel sogno.

Nel paradiso delle carni.

Oramai la brama è accesa.

Si può solo firmare la resa.

Uno spaccia istigatore è di razza anglofona, inglese.

Certo che è pure un tantinello stronzo.

Ha piazzato in bella vista le costine.

Tra salsicce e le puntine.

Ma il fatto è che lui le conosce bene.

Le parole con cui smuovere ogni dove, o uovo.

E così la brama si incattivisce in bramosia.

Di ogni cosa e così sia.

Di ogni idolo fonte di piacere.

Della retrograda giovine natura umana.

Gode di potere consumo roba e grana.

Confida nella riservatagli provvidenza.

Natura umana tanto nota alla neurosenza.

Ma il piacere di un sadista starà sempre nei brandelli.

Sono ancora tanti troppi dentro all’io che fa macelli.

Lo confondono con il sopravvivere della specie.

Non scavalcano il principio di piacere.

Ma la colpa è sempre dello spingitore.

Lo spacciatore di salsiccia.

Lo ha capito pure il cane.

La vetrina non la lecca più.

Ora ci sputa.

Desideri, conquiste, possessi.

Tutti la stessa droga in monodose.

La bramosìa allora spiegatela in italiano.

Cravere mica si capisce.

E poi lo dite al gerundio.

Sembra un dio geronto.

Che ci può persino stare.

Come confermerà il cane.

 

K.i.d.

Grande canaglia

 

Cane trista con salsiccia


 

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