2025 06 30 – Narcisista io.
Ecco
che si manifesta l’utilità.
Di
essere piccoli e cazzimmosi.
Libertà
di fanvulare.
Resti
immoto nell’ascolto.
Fermo
tra i venti li intercetti.
Cogli
al volo e poi rifletti.
I
pensieri presto vanno a galla.
Immancabili
come una palla.
Non
i miei ma quelli di altri.
Più
li attendi e più li sveli.
Sono
specchi da solisti.
Dal
subconscio in emersione.
Molto
spesso proiezioni.
Tra
velate manipolazioni.
E
esperienze di carni a specchio.
Narcisista.
Mi
hanno dato del narcisista.
Questa
è bella.
Proprio
a me.
Da
quando sono nato il mio compito è fare contenti gli altri.
Destinato
ad annullare il chiunque fossi io.
Sono
nato da strumento di piacere.
Per
ogni nuovo proprietario.
Ammaestrato
da scimmietta.
Sulla
spalla con l’organetto.
Prima
furono i genitori.
Dopo
transfert sul lavoro.
Poi
una attitudine endemica.
Da
giocattolo pandemico.
Gioco
con iperboli parole e paradossi.
Per
tenere alla mia croce tutti infissi.
L’esorcismo
del dolore tiene sveglio il loro ardore.
Mentre
il mio è soltanto un gioco.
A
donare il buonumore.
Poi
un giorno ho scoperto che si intende patologico.
Neurosenza,
sempre più da farne senza.
Da
vietarne la saccenza.
Il
termine narcisista può riferirsi a un tratto di personalità.
Oppure
a un grave disturbo psicologico.
Mi
nascondo e mi fingo narcolettico.
Fuggo
da altre nuove stimmate.
Questi
non sanno più distinguere.
Tecnici
scienziati si sono persi nell’oblio.
Hanno
dimenticato i narcisi riflessivi.
Consumati
esperiti boccadoro.
Tra
eros e logos resta thanatos.
Non
si vive chiusi dentro al proprio monastero.
Solo
fuori muore il mistero.
Dove
stanno le vere storie.
Quelle
delle vite vere.
K.i.d.
Burning monastery

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