2025 12 25 – Natale con la neve.
Ella
cammina per la strada veloce.
È quasi
ora di chiusura.
La
coda dal bottegaio è finita.
Le
vetrine sono svuotate.
Svaligiate
da un’orda di barbari.
Il barbone
sotto l’ospedale forse resiste al gelo.
E’
calato a tradimento, il gelo.
Il
barbone forse è morto.
Nell’indifferenza
generale.
Generalità
ignote sans papier.
Senza
wop, without passaport
Confidiamo
nelle amministrazioni comunali.
Che
aprano i cancelli delle metropolitane.
Non
basta organizzare il pranzo di natale.
Ora
il meteofono spera nell’effetto serra.
Ma
qui l’aria è di neve.
È
ancora vivido il contrasto.
Tra l’assalto
al branzino.
E quel
dacci il nostro pane quotidiano.
Ad
ogni oggi e che non sia pioggia.
Guardo
il cielo plumbeo nel suo funereo gelo.
Il
pensiero preghierina ai barboni l’ho rivolto.
Devo
scegliere cosa fare.
Scelgo
il comodo.
E vado
al caldo.
Aspetterò
il prossimo saldo.
Camminando
sguardo a terra.
Mi
nascondo nell’avere già pagato.
Credo
in un credito infinito.
Ci
penserà qualcun altro.
E se
non lo fa, supplirà il buon dio.
Se
no che lo prego a fare, io.
Ho soltanto
l’ultima commissione.
Dopo
il pesce di caviale manca il tubero tartufo.
Leccornìa
dalla rancida puzza di piedi marci.
Convenzione
per quelli del lusso.
Esco
e piove neve.
Senti
che bel rumore.
Il
fruscio della morte in coda.
Tanto
a noi ma che ci frega.
Siam
coperti griffati a strati.
Kalimudda
semper dixit.
In
fondo la gente vuole natale con la neve
Pane quotidiano

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