2025 12 12 – Caffè, ceste, sospesi.
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Sottofondo Donna
Concetta e Fortunato. 1977
Storia
di un popolo che cammina sotto ‘o muro.
Poi
ripartirà la narrazione nella mia bio io grafia.
La provvida
giovane marmotta ha notato un fatto.
Sotto
in strada dirimpetto hanno fatto l’alberello.
È medio
piccolo discreto ma bello.
È
addobbato con un cartello.
Mentre
guardo monta un freddo porco.
Gelida
ventata tipica della città malata.
A
stare fermi in quel gelo uno si congela.
Chissà
se hanno aperto le stazioni ai barboni.
Ma
in fondo è un problema loro.
Mentre
tutti corrono a cercare l’oro.
Mi
tuffo al chiuso dentro al caldo da bar.
Che
tepore, che calore, che piacere.
Manca
solo una anticchia di buon cuore.
Fa
difetto la tradizione del caffè sospeso.
Orgogliosa
usanza popolana napoletana.
Chi
può metta e chi non può prenda.
Esco
in un’altra prospettiva.
Il
cartello ora parla e dice di ceste sospese.
Il
cuore si riscalda al ricordo napoletano.
Non
mi interessa nemmeno l’orda di razzisti.
Io so
bene che sono nascosti qui a Milano.
Cerco
altre memorie di immagini sospese.
Donna
Concetta dicite.
Cacciate
tutti i ricordi ‘a pietto.
Il
tempo delle cerase è già finito. (Ciliegie)
Fortunato
non è più come una volta.
Salutava
le femmine ‘ncoppa i balconi.
Vecchie
giovani e guaglione.
Si
dice che è l’anima della città.
Sospesi
di caffè, di ceste e magari pure di cuori e di teste.
Il possibile
mondo futuro.
Se
Milano avesse il calore.
Di mare.
Kalimmudda
ipsum dixit
Chi
può metta, chi non può prenda


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