mercoledì 26 novembre 2025

2025 11 26 – Storno adorno sui pedali

2025 11 26 – Storno adorno sui pedali.

 

Adorno era lo storno che quel giorno già pensava al ritorno.

Laddove era migrato c’era un caldo da forno.

Filosofeggiava sulla presenza di un divino dio Torno.

E sul perché non gli avesse donato un sotto piumaggio lanoso.

Avrebbe potuto restare comodo nel nord dei lumbard.

O al massimo scendere in volo ma non oltre Orte.

Saraccò una aviaria bestemmia dal suono tipo porcototorno.

Al ricordo di quando si era trovato quel manto.

Scarso di lane e di piume ma pieno di penne.

Senza sapere manco scrivere che non aveva le dita.

No no questo Torno non è minga troppo buono, ripeteva.

E così passarono i giorni delle stagioni.

Fino a che arrivò l’ora dell’agognato ritorno.

Intonò un pio pio cip cip alla bela madunnina.

Santa quasi o più di re Torno.

Si sa che troppo filosofare confusione può portare.

E così aveva scordato la differenza di potere temporale.

Insomma, stava pregando un re visto.

E non un divino dio pio.

Come sia sia qualche cip diede il segnale.

Aiuto.

Emergenza.

Serve un’auto emergenza.

Qualcuno pensò di fare il viaggio in macchina.

La transvolata era roba in apparente fuori portata.

Ma poi operò una forza ignota forte più di Torno.

L’emergenza si fece emersione.

Sempre con l’auto davanti, in auto emersione.

Orde di storni si trovarono in ordine.

Il decollo fu roccambolesto.

Tosto divenne la solita nera nube nel cielo.

Ma quanta noia e fatica una vita di stormo.

Quasi quasi divento anarchico, filosofeggiò.

Provò a virare a destra ma non ebbe fortuna.

Rimbalzò sulle ali dei camerati in nero.

Evitò il tracollo proprio per un pelo di penna.

E ritosto si lanciò a sinistra.

Lo stormo si aprì e lui prese il volo nel cielo.

Libero sì ma alla mercè dei predoni.

Per grazia di Torno riuscì a tornare in stormo.

E riprese il volo comune verso il ritorno.

Il plotone però volava stentato.

Sbattevano lenti le nere ali tutti uguali.

Adorno perse la pazienza.

Si alzò sulle ali dei pedali.

Sfilò tutto il plotone di camerati.

E guidò la fuga nell’aria tagliata.

Ad un tratto passò la staffetta.

A condurre fu un compagno di ritorno.

E riprese la danza dell’ordine.

Era bastato quel colpo di ali ai pedali.

Poi tutto successe per ordine naturale.

Adorno osservava tutta la scena da sopra Orte.

Disse che quella roba era filosofia forte.

Storno era quasi arrivato che terminò la benzina.

Le ali ingessate lo picchiarono via dal volo.

Erano proprio sopra Orte quando ebbe cattiva sorte e ali corte.

Quello scatto sui pedali gli costò la morte.

E l’ultimo chiuda le porte.

Della percezione.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Difficile non è partire contro il vento

 



 

 

 

 

 


 

 

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