2025 8 18 – Dalla tele al libretto in rosso.
Adesso infuriano le paci.
Tra i ghiacci ardono come braci.
Più nessuno gioca a zitto e
taci.
Urlano e strillano le loro voci.
C’è un fatto nazionale popolare.
Mentre il mondo balla la sua
quadriglia.
Mentre noi guardiamo come inermi
vermi.
Niente più anchor che intrattiene
e ci conduce.
Era il bravo presentatore
del tivù a colori.
È morto quasi centenario senza fare storie.
Che da noi riposi in pace, anche morto ci conduce.
Con l’anima intrecciata con il televisore.
Il televisore che grande invenzione.
La televisione, che animale da compagnia.
E che strumento di potenza.
Dal sublimine persona fino giù a Potenza.
Determinante degli umori nazionali.
Ammortizzatore sociale preferenziale.
Intrattenitore come al circo massimo.
“Il paese era inquieto. Ci inventammo le gemelle Kessler.”
E poi telegiornali informativi, caroselli, varietà.
Intrattenimenti, canzonette e sempre il santo calcio.
Da guardare in compagnia al bar sport.
Poco praticato ma bene delegato.
Oppure a casa di vicini più moderni.
Ma sempre inermi come vermi.
Tutto questo non c’è più, così si dice.
È affogato negli apparecchi che formano le masse.
Prima fu lampante la tele commerciale.
Nata per innestare presunti libertari consigli per gli acquisti.
Asservita a creare e diffondere il consumanesimo istintuale.
Quello da bestie animali educate a bersi ogni goccia culturale.
Crebbero sia i cachet che i prezzi, oltre ogni limite morale.
Stimolati dai bisogni imposti nel modello subliminale.
Arrivò però internèt e la sua ventata di speranza.
Tutti diedero la tivù per morta, stesso funerale dei giornali.
Sostituita da una libertaria anarchia latente in realtà
inesistente.
Il disegno confluì in convergenza.
E fu macedonia di demenza.
È fatto di neurosenza che la testa non ce la fa.
Non può assorbire abbastanza di tanta falsa abbondanza.
E così ognuno si crea il suo selettivo palinsesto.
Ed il gioco è fatto, in apparenti piccole private sfumature.
Non c’è più un pensiero compiuto condiviso.
C’è quello smart-io che sovrasta ogni noi.
La frammentazione dell’abbondanza enorme porta divisione inerme.
Nell’illusione di capire l’interpretazione.
Ingrediente ultimo per ogni vera democrazia.
Il divide e impera fatto ad hoc ad personam.
Tutto basato sulle cosce delle Kessler.
Sublimatesi in un mondo porno.
Una altra rivoluzione culturale.
Comportamentale.
Coi modelli di successo alcolemico e tossico.
Valvole di evasione in monoporzione.
Anche essi parte del modello culturale.
Dopo i consigli per gli acquisti tutti a scopare ubriachi di
aperitivi.
Come i conigli o i soliti poveri tentati transfughi criceti.
Quanto erano più avanti certi imperatori.
Lo capì e lo assorbì per bene Mao.
O confondi tutti e poi manipoli.
O manipoli direttamente.
Quando hai un popolo vergine da sverginare.
Dalla sua primitiva coscienza collettiva.
Seminare poche nozioni.
Fino a che forse essa impari per poi insegnare da sola.
Ecco perché alimentare la rete neurale.
Il cervello dell’intelligenza artificiale.
Ecco cosa ci vuole dopo la tele e la rete.
È di nuovo giunta l’ora.
Del libretto scritto in rosso.
Kalimmudda ipsum dixit
Liberty City - Jaco Pastorius Big Band - Live In Japan 1982
Libretto rosso pure tattile.
Il tuca tuca del Dadaumpa

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