2025 08 13 – Fratelli dai canederli ai friarielli.
Mi
risveglio di soprassalto per un sogno brutto.
Uno
di quegli incubi per la neurosenza.
Perchè
ci ha dentro un po’ di tutto.
Amalgamato
a partire con lo strutto.
Guerre,
bombe, missili, siluri e droni marinari.
Era
un sogno di macedonia e di insalate.
Era
una vera storia di unità repubblicana.
Era
tornato in auge il benedetto ponte sullo stretto.
Anche
questa volta costruito con lo strutto.
Scivolosa
infrastruttura di materia cognitiva.
In
apparenza sembrava proprio fragile e inutile.
Salvo
che non si pensasse a cannonate a gran gittata.
O
demoniache trovate chissà dove bombardate.
Eravamo
sul confine medio terraneo.
Sopra
il nostro vallo dell’impero americano.
Camuffato
dietro atlantici acronimi nati anziani.
Dall’isola
trinacre si copre tutto il medio mare.
Ma
tornava più pratico arrivarci con treni e strade.
Per
dislocare armi basi e macchinari militari.
Come
già laddove la rima si fa con bella.
Insomma
era terra buona da campagna coloniale.
Per
migranti immigrati ed emigrati bidirezionali.
La
manipolazione imperiale era opera decennale.
Culminata
nel governo repubblicano di cantalupi e melanzane.
Giunse
il momento giusto dell’aggressione alimentare.
Roba
tipo quella in terra santa, ma più grande e tanta.
Si
seminò terrore con una pratica già testata.
Le
zanzare egiziane faraone in mutazione.
Volavano
e infettavano ben più di un drone.
La
popolazione resisteva barricata in casa.
Si
nutriva delle melanzane alla norma reale.
Il
comando Usa e getta lanciò però le sue scatolette.
Tutte
piene di botulino a primo gusto innocuo.
Le
piovevano pure storte giù dal cielo senza mira.
Da
inseguire come fosse un giuoco in mezzo al fuoco.
Nel
mentre si pensava al provvido intervento del ponte.
Si
poteva ben sognare di riprendere a migrare.
Pure
a bidirezionale doppio senso emergenziale.
Tutti
carichi di vivande e di mutande sopra ai tetti.
In
Calabria si sarebbero trovate ‘nduia e soppressate.
Coi
peperoncini piccanti come fuoco disinfettante.
La
pandemia non attecchì e il traffico montò in Campania.
Là
tutti si chiedevano per chi suonava la campana, a morto.
Fu
presto chiaro che era per l’americano che si era lì installato.
E
non se ne sarebbe andato nemmanco se cecato.
Fatte
salve iettature e malocchio del vavattenne chitoffafà.
L’usa
e getta però aveva un piano di terrore militare.
Per
procedere all’annessione terminale.
E
costruire la più grandissima riviera mai esistita.
Sulla
terra rasa al suolo e deportata di ogni terrone.
Come
suo uso si teneva solo schiavi al progetto funzionali.
Reinfettò
di botulino il piatto atavico nazionale.
Il
friariello buono e bello ed ogni variante suo fratello.
La
popolazione dello stato che già fu regno si reinventò.
Mica
era sprovveduta come fosse terra di meloni o di banane.
Il
friariello venne
coltivato e venerato.
E
poi cotto in purezza e messo pure in scatolette.
Con
questa accortezza fu esportato ben oltre il ponte.
Fin
lassù sulle trentatrentine sane montagne.
Lì
dove non ci si ammala nemmeno per le faraone.
E
con aria e cibo buoni non serve mica il mi dica trentatré.
Il
friariello fu analizzato nei funzionali presidi di ospedali.
E
venne dichiarato infine idoneo a farne innesto peculiare.
Nuovo
uso e costume di civiltà materiale socio alimentare.
L’americano
intanto aveva imbottito doppiamente il ponte.
Di
Dore, Gustavi e pure certi enormissimi cannoni Berta.
Aveva
le sue finalità occulte di secessione a ponte armato.
Ma
a furia di sperperare dollari finì in bancarotta militare.
Divenuto
povero non ebbe più strumenti cognitivi costrittivi.
Nessun
colono nazionale lavorava gratis per finire il ponte.
La
campata unica restò un sogno a penzolanti due metà.
E
tirò a campare con i suoi tempi di campane, a morto.
L’italiano
timorato nato pensava che fosse peccato.
Non
sprecò altri soldollari per abbattere le due metà.
Li
usò invece per grandi campagne di politica agricola.
Sterminati
campi di friarielli campeggiarono gemelli.
Vennero
coltivati dalle sigonelle fino agli alberobelli.
Ed
esportati senza dazi fino alla terra dei canederli.
Là
vennero regolarmente accoppiati alla salsiccia speckio.
Quella inventata o scoperta perché siamo tutti fratelli.
Attecchirono
in mutate apparentate frittate di neuroni.
Mescolanza
di mutazioni dell’italica unita unica genìa.
Il
mezzoponte smezzato restò là e venne valorizzato.
Come
dimostrazione di calvinista etica e cattolica estetica.
Veniva
visitato da milioni di turisti.
Opera
di modernariato nato obsoleto.
Tipicamente
nella morta repubblica del desaign.
Ora
liberata cresciuta e divenuta grande e unita.
Dopo
i tanti colpi subiti da ogni passata Berta.
Questa
è la storia di come è nata.
Non
più banane cantalupi meloni e melanzane.
Ma
Repubblica unita dai canederli ai friarielli.
E
più giù va bene andare sul ponte.
Quello corto del traghetto.
Kalimmudda
ipsum dixit
Ponte
pedonale

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