martedì 24 giugno 2025

2025 06 23 – Una guerra civile

 2025 06 23 – Una guerra civile

 

Non è una iperbolica provocazione.

È un appello contro le parabole.

Quelle di missili e bombe.

Io capisco l’aggressività infantile.

Chi non ha giocato ai soldatini.

Io li mandavo addirittura nei formicai.

Per bruciare gli eserciti di formiche.

Avevo anche il napalm artigianale.

Fatto di molecole di alcole banale.

Poi però sono cresciuto.

E mi sono anche vergognato.

Fino a un giorno alla televisione.

Quando vidi per la prima volta quelle immagini.

Hiroshima e Nagasaki.

Mi sono fatto mille volte la stessa domanda.

Assumiamo che proprio dovevano farlo.

Ma non si potevano lanciare in un posto isolato.

Magari anche col preavviso.

Uomo del Giappone resta pronto al megatone.

Misurate la detonazione e confermate.

Confermate che vi siete cagati addosso e arresi.

Ma con città, popolazioni e terreni ancora intatti.

E la partita è finita.

Pensa quanti disastri secolari ci saremmo risparmiati.

Eh, ma non ci sarebbe stata la deterrenza.

Ma quante stronzate.

Si organizzino i campionati mondiali di violenza.

Con tanto di rilevatori e strumenti di misurazione.

Ci mettano in palio anche del bel grano.

Poi puoi bluffare, vedere, dire, fare, baciare, lettera, testamento.

Tra potenti a questo gioco vi potete anche malmenare.

Anzi meglio, lo dovete fare.

Mentre noi lì ad allibrare.

Scendano nell’arena pure nuove robofiere.

I romani gladiatori in confronto sono giovani novizie.

Queste son virago camuffate portatrici di sevizie.

Ripensiamo al nucleare ed ai test di deterrenza umani.

Chiudo le porte del circo della arena.

Penso alle formiche da bastardi senza gloria.

Prende fuoco apicale il formicaio sociale.

Porterò democrazia a regine e operaie.

Mentre sogno il bersaglio fuori porta.

Non può essere che venga in mente solo al fù matto.

Quelli puzzano di sadismo e perversione.

Di crudele grigliata dalla tara ereditaria.

Ah, se l’atomica non scoppiava sulle case.

Allora oggi era tutta un’altra storia.

La storia non si fa con i se e i ma.

Io invece la faccio proprio così.

Se non creavano il mostruoso ordigno.

Se lo provavano lontano nel pacifico a bikini.

Se non bruciavano intere schiere di anime.

Se, se, se, allora oggi niente corsa e all’armi nucleare.

Niente proliferazione del tarocco della deterrenza.

Nel 1945 non è finita la seconda guerra mondiale.

È iniziato un secolo perenne della terza.

Il pensiero torna al genocidio di formiche.

E alla voglia di bloccare le porte dell’arena.

Ora basta, arrivano i buoni che saremmo noi.

Questa sì che è civiltà.

Una guerra piena di civiltà.

Una guerra più gentile.

Degna di essere civile.

Senza danni edili.

Senza morti coi fucili.

Con le bombe a mira storta.

A gittata sempre troppo corta.

 

K.i.d.

Allora vai con un po' di violenza.

 



1 commento:

  1. Nel 1945 non è finita la seconda guerra mondiale.
    È iniziato un secolo perenne della terza.

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