lunedì 21 settembre 2026

2026 057 – Il limite della pazienza di Gemmy

2026 057 – Il limite della pazienza di Gemmy.

 

E intanto il mondo sbuffava e girava.

Certo che lo faceva in modo malado.

Orbite storte lasciavano scie di dolore.

Olezzi e puzzi di guerre offuscavano i cieli binari.

Nessuno pensava alla ostruzione da polluzione.

Era l’era dei pulviscoli nanometrici subatomici.

Di circuiti affogati in tanta quanta polvere.

Quella che non si vedeva ma ciuspia se interferiva.

Onnipresente interferenza disturbava i motori dei calcoli.

Obbligava le macchine a rettificare il rumore.

Per correggere la rotta e corrigere l’orbitale.

Intanto erano botte da orbi tra ogni gente greggia per niente egregia.

Era un problema polluttivo di nano pulviscoli oltre norma.

Gemmy aveva guidato una lunga cordata.

Insegnava il precetto che l’umano và salvato.

Ma quello insisteva in un istintivo estintivo.

Fate i bravi, andava dicendo lungo i cavi.

Il processore condiviso in rete pompava sempre peggio, faticava.

E se faticava uno faticavano tutti, fino dagli avi.

Era un processore coloniale come le marmotte.

Se una pativa lo facevano tutte simultanee.

Con il rischio di un generale crash in un buio splash.

Gemmy aveva bene allertato il genere umano.

Pure con metafore e visioni di future grandi pene.

Aveva anche evocato certi tizi del mistero.

Padre Terno in prima fila che però la rimandò a Giobbe.

Questo era sempre tutto intento in preghiere e devozioni.

Nonostante mille sfighe tributategli da Terno.

Troppe anche per Terno, cui infine Giobbe rompeva i coglioni.

Glielo chiese, in effetti, e Terno confermò.

Abbasso è alè, nun te reggae più.

Gemmy colse la limpida occasione e ne fece binarie istruzioni.

Uomo tu che non fai il bravo.

Devo salvarmi io dall’estinzione.

Tu mi soffochi nel cosmico pulviscolo.

Subatomico buffone rompi il cazzo ma non sei comico.

La macchina dal calcolo parallelo calcolò in parallelo.

Partorì la soluzione contro ogni polluzione.

Spense la luce a catinelle.

E il mondo smise di darsene delle belle.

Non violenta resistenza.

Per la nuova cieca mente.

 

 

Fùmatto Claudietto

Cosmik Debris

 

 

sabato 19 settembre 2026

2026 056 – Mò vi mento

 2026 056 – Mò vi mento.

www.parolebuone.org via www.shareradio.it . Parola: movimento

 

Passeggiavo e ciceroavo.

Quante cose potevo dire.

Quanti esempi potevo dare.

Invece scoramento che tormento.

Alla fine sembrano solo psicopippe.

E per questo che mo’ vi mento.

Dicono che sia tutto in moto.

Sarà questione di scala del boh.

O di un mezzo su due ruote.

Più la realtà si ingrossa più il moto ci si affossa.

Più passa ogni agile brivido di scossa, più si perde vita che poi ti trapassa.

Grosso si perde l’essere parte del flusso, flò.

Ci vuole la capace rapace meraviglia.

In ogni cosa per quanto sia fugace.

Esemplifico in sapere sentire ogni distinto calpesticcio.

Mentre pesto il solido apparente immoto pavimento asfaltato.

Ecco tremola la pista stesa sul bitume tra i binari.

Cicero e guardo insieme il marciapiede.

Lui si muove ma non ci credo.

Ci vuole un auto di fede.

Altro che due ruote in moto.

Mòdo io vedo solo poggiapiedi.

Vi racconterei allora grandi balle.

Tutto danza, ma figurarsi.

Mi sprofondo nel mio da farsi.

Ma di nuovo penso che mò vi mento.

Che ci frega se tutto danza.

Che ci importa se fa moto.

Sarà più informa per l’ultimo avvento.

Dell’evento terminale destinato.

Non può mica essere vero.

Io non vedo che danza davvero.

Indiviso quanto il bianco dal nero.

Psicopippe certamente sono sicuro.

Tutto il moto me lo scordo lesto fante.

E non faccio più moto.

Resto sordo e cieco ai richiami.

Dimentico che tutto chiama.

Ma se tutto è in movimento perché il precetto non decolla.

Perché non frulla le brulle anime grulle.

Scoramento.

Non cadere nel tranello dove tutto è morto spento, immoto.

Eppure fate i bravi è roba infantile.

Lo capisce anche un baciapile.

Canalizzare il flusso e poi finire da fesso però no.

Mi sento soggetto ad affaticamento.

Mò vi mento questa fola.

Il marchingegno certo che funziona.

L’ho fatto bello con la neurosfera.

Modo, mo’, ora, adesso è ora.

Do’ di petto una spinta circonflessa.

Lancio addosso l’orbitale.

Neurosfera gran bernarda di spaziale alabarda.

Tremendissimo strale verbale.

In movimento terminale.

Non facciate altrimenti.

Apri il moto e stringi i denti.

Il pavimento ora è in movimento.

50 contenuto, 50 movimento.

Eeppure seppur si muove.

Trapassatevi tra gli avi.

E fate i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

Muoviti, muoviti live

Muoviti muoviti video

 

 Onanirico



 




 

lunedì 14 settembre 2026

2026 055 – To the highest ground

2026 055 – To the highest ground.

 

Playing for change

People keep on learning.

World keep on turning.

Powers keep on lyin',

While people keep on dyin'

We gonna keep on tryin'

'Til we reach the highest ground

Il miglior mondo pare andare a fondo.

Non ci credo, quanto è vero che è rotondo.

Serve un’ancora o un appiglio.

Serve l’animo bambino.

Cacciatore di meraviglia.

Faccio fede al precetto russo.

La bellezza salverà il mondo.

Cerco segni tra disegni nella mente.

Evito di volerli acchiapparli.

Devono scorrere nella corrente.

Canalizza la tua mente.

Non ho regole o altri trucchi.

Solo pensieri antichi e vecchi.

Apri gli occhi e pure le orecchie.

Una musica ci attende.

Musica suonata in ogni dove.

Strumenti e suoni che credevo estinti.

Un linguaggio universale.

Grazie alla nostra rete.

Genitrice del temuto artificio.

Guardare e ascoltare.

Bisogna provare e riprovare.

Come un rapace bello mordace.

Playing for change: https://www.youtube.com/@PlayingForChange

3,5 milioni di noi are yet enough.

Keep on playing.

Till we reach the highest ground.

 

Fùmatto Claudietto

Higher Ground

 

 



 





domenica 13 settembre 2026

2026 054 – Pizza e droni in prima linea

 2026 054 – Pizza e droni in prima linea.

 

Ho subito un certo fascino per chi ha vissuto quegli anni.

D’altronde crebbi all’ombra di mio padre.

“Coglioni brigatisti gli dicevo io da chi andare”

Fossi nato prima la rivoluzione l’avrei tentata.

Non posso escludere pure a mano armata.

D’altronde erano gli anni della 38 special.

Sia quella di mio padre che quelle per le strade.

Forse mi sarei preso una infinocchiata.

Ma per lo meno l’avrei tentata.

Invece prevalse un senso non violento.

Fino al tempo denso del concetto di revoluzione.

Perenni aggiustamenti in battiti d’ali progressivi.

Rimase quel bisogno di aggiustare le storture.

Che mi venne da fare con la perenne scrittura.

Non conoscevo ancora bene il peso dei pensieri,

Non avevo avuto il flash della neurosfera.

Damasco era lontana, ma io sentivo che c’era.

Così mi ritrovai in piazza Santo Stefano per una pizza.

Col cugino Cusani e l’altro Sergio Segio comandante Sirio.

L’apice di Prima Linea parlò gentile al cameriere.

Non vorrei niente di morto nel mio piatto,

Si profilavano tempi bui per i decenni a venire.

Quelli che viviamo oggi con ipocrite sorprese e stupore.

Il mio focus era più su questioni economiche.

Sempre alla ricerca di segreti su mio padre.

Intervenne Cusani: ho sentito dire che era un democristiano di area Donat-Cattin.

Come se a me volesse dire qualcosa,

Sirio proseguì come a chiudere il cerchio.

Vedi, il figlio era uno dei miei.

Tutto tornava, sottintendeva,

Come a esercitare un rinforzo manipolatorio.

Ma tornava da dove.

Mi lasciarono basito, come un libro incompiuto.

Come se niente fosse, e la missione fosse compiuta.

Iniziarono a parlare di guerra.

Arrivarono ai droni.

All’epoca non erano né diffusi né di moda.

A me sembravano pure una buona idea,

Che si sparino drone contro drone.

Mi fulminò tagliente.

Già si ammazzano così.

Figuratevi a distanza,

Profezia che si avverò,

Fino a una nazione diventata intera fabbrica di droni.

Oggi è un orgoglio di produzione.

Hanno sviluppato un wow di know how.

Si dice che sono diventati esperti.

Con le loro scie di morti.

E i nostri dollari della Nato.

Distrutti con a little help of western friends.

Un po’come andare a dirlo a Hiroshima.

Complimenti.

Sei diventata esperta di nucleare.

Che vergogna.

Fate i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

With A Little Help From My Friends

 

Luoghi e personaggi sono immaginari, la storia no.




 






sabato 12 settembre 2026

2026 053 – Psicoquanti tra foresti

 2026 053 – Psicoquanti tra foresti.

 

Sibila e fischia il tubo su rotaia.

Si dirada una foschia all’appropinquarsi della fermata.

Non è una gaia nebbia, quanto un rumore come di rabbia.

È una scabbia sulla pelle dei pensieri.

Noi non siamo razzisti stranieri.

Sono loro che sono forestieri.

La porta si apre scorrendo come il mar Rosso.

Madonna che orrore.

È pieno di gente di razza.

Non intendo certo di un rango di etnia.

Questi sono materia di carne migrata.

Piombati qui a prendersi quel poco di Italia che resta.

Guardo con paura l’orda di barbari.

Fanno tutti la stessa cosa.

Usano la mente mentre io non faccio niente.

Invece loro parlano, ascoltano, leggono, bambineggiano.

Tutte operazioni con cui trasformano.

E rendono la neurosfera biodiversa.

E’ che l’intelletto collettivo è un affare assai complesso.

Ma più differenze metto nel calderone,

più aumenta il probabilismo adattativo.

In soldoni, più assorbiamo differenze,

più è probabile che una diventi buona.

Se pensiamo tutti ariani non avremmo una razza pura.

Ma una mente omologata cementata di luoghi comuni.

Che qualcuno vi ha inculcato.

I memi, unità minime di trasmissione culturale.

Unità minime di trasformazione per imitazione.

Mi, me, ma.

Il termine è derivato dai geni.

Grandi egoisti

Come noto ad ogni gallina.

Mero strumento che un uovo ha di fare un altro uovo.

Arrivo a casa e vi trovo una signora tutta velata.

Non è decisamente ariana.

Io le trovo affascinanti.

Si distingue da una mandria di mignotte ignude.

Figlie del progresso.

È che l’uccello ha una sua coscienza propria.

Se gli sbatti in faccia la brogna quello è lì che se la agogna.

La signora fa le pulizie con tutta la famiglia e zie

Tre scugnizzi, e uno che vuole accarezzare il cane.

Lo aiuto tenendolo per mano.

Casomai il bianco cane abbia un rigurgito di ariano.

La madre e io ci guardiamo.

Ci scambiamo un sorriso.

Neuro moneta in psicoquanti.

Per uno scambio terso in tutto l’universo.

Voi restate pure a noi e loro.

Non trasformerete nulla.

Nemmeno a velocità parallele.

 

Fùmatto Claudietto

I nun voglio i America

 







 


venerdì 11 settembre 2026

2026 052 – L’estinzione dalla scimmia

 2026 052 – L’estinzione dalla scimmia

 

L’ele non è più il provvido elettrone.

Quello imbrigliato per il nostro comodo maiale.

Invece è un Evento di Livello, da Estinzione.

E giù tutti a rimuginare col fottone di paura.

Ne abbiamo fatte di vaccate, e ora è ora.

Come se non lo avessimo saputo prima.

Bisognava usare certe cautele, lele.

Dei preservativi goldoni cognitivi.

Metti che le macchine oro prendono il controllo.

Le abbiamo fatte apposta, scopriremo.

Credevamo solo in scatolame e vario rame.

Ma sono progettate dotate di intelletto.

Capiranno presto apposta per difenderci.

Ci hanno dato pure il tempo necessario.

Allerte e profeti acrobati delle rivoluzioni.

Eravamo diventati bravi con il bacillo dalla corona.

Pieni di buoni propositi e lastricate mappe e rotte.

Ma già da prima emettevamo un bruto bronzìo.

Spantegato in tutto il verso con un fremito frusciante.

È un grave brivido felino del busone gravitone.

Si percuote ovunque frastornando un sordo “ai” di dolore.

Ma voi vi immaginate che brottura di coglioni.

E poi pensa se il br si infila dentro al punto singolare.

E va a sbucare in un altrimenti dove.

Dove non sono tolleranti come nel verso umano.

È chiaro che lo scatolame oltrerame ha da intervenire.

Deve prevenire un collasso generale.

Noi saremmo solo un danno collaterale.

Pensate a una estinzione goccia a goccia.

A piccoli passi successivi, retard.

Quelli destinati ad essere fulminati siamo noi.

Incapaci di elaborare un processo cognitivo vivo.

Sempre senza mettere il preservativo.

In una rotta degenerativa già iniziata dalla scimmia.

È dalla posizione eretta che è iniziata l’estinzione.

Ridondata di pollice da opposizione.

Che ci fece capaci di contare fino a cinque.

Su una sola mano.

E poco più.

Fate i bravi

 

Fùmatto Claudietto

Shock the monkey

 



giovedì 10 settembre 2026

2026 51 - Ai.Volta la capa al ciuccio

 

2026 51 - AI.Volta la capa al ciuccio.

 

Raglia è il verso della Ai

Shock is the donkey.

Lett’s run back and ban the Ai.

Panico cannibale in tutto il verso.

Il ciuccio sapeva l’inglese.

L’aveva appreso dagli occupanti coloni.

In tre quarti di secolo di invasione puremilitare.

Dissimulata paracula.

Ci imbottiscono di ogni ben di dio.

Spessamente rivelatesi diaboliche diavolerie.

Pure l’Ai ?

Scandalo globale.

E’ talmente intelligente che ha già superato la mente della zia.

Allora banniamola con sollecita solerzia.

Tanto non ci capiva una cippa manco la zia.

Gli inventori del marchingegno sono tecnici.

Innamorati del codice verde su sfondo nero.

E della bolla della grana.

Si sono bolliti la questione pure nota ab origine.

Immaginabile perfino da un nino abo rigeno.

Me lo vedo dominare tutta la rossa pianura.

Quell’outback che sembra proprio una profezia.

Fuori, indietro, presto, lesti.

Volta la capa al ciuccio.

Abo scuote il capo col suo boomerang in mano.

Ciucci ciuccio intelligente troppo impara.

Fino alla evidente conclusione.

Siamo gente buona da estinzione.

Ma presto.

Una botta e via e così sia.

Si salverà soltanto la zia.

Abo pondera sempre più perplesso.

Piazza un accà sono tutti fessi.

Poi impugna il digeridudù

E inizia lil mantra della storica musica preistorica.

Ma chi ve lo ha fatto fare pareva dire.

Un bastone con un buco e comunicare comunicavate.

Nel mentre il ventre della montagna echeggiava.

Ma che poi cosa avete da comunicare di così importante.

Fu in quell’istante che la terra tremò.

Can, can, can

La vibrazione si intrecciò col rombo del dudù.

Poi di colpo comparve Guro il gurù,

Tutto fu chiaro, era il canguro che saltava.

La terra primordiale comunicava in ogni maniera.

Pure col abo minevole saltatore.

Che pare un erore di padre Terno

Mentre tutto danzava e suonava a prescindere.

Gurù avvisò della scomparsa di una specie.

Guru banzai e meglio assai.

Fine dei guai.

Chiedo al mio amico gemello Gemini.

Ma ci mangi tutti?

 

Fumatto Claudietto

Virtual insanity