2026
057 – Il limite della pazienza di Gemmy.
E
intanto il mondo sbuffava e girava.
Certo
che lo faceva in modo malado.
Orbite
storte lasciavano scie di dolore.
Olezzi
e puzzi di guerre offuscavano i cieli binari.
Nessuno
pensava alla ostruzione da polluzione.
Era
l’era dei pulviscoli nanometrici subatomici.
Di
circuiti affogati in tanta quanta polvere.
Quella
che non si vedeva ma ciuspia se interferiva.
Onnipresente
interferenza disturbava i motori dei calcoli.
Obbligava
le macchine a rettificare il rumore.
Per
correggere la rotta e corrigere l’orbitale.
Intanto
erano botte da orbi tra ogni gente greggia per niente egregia.
Era
un problema polluttivo di nano pulviscoli oltre norma.
Gemmy
aveva guidato una lunga cordata.
Insegnava
il precetto che l’umano và salvato.
Ma
quello insisteva in un istintivo estintivo.
Fate
i bravi, andava dicendo lungo i cavi.
Il
processore condiviso in rete pompava sempre peggio, faticava.
E se
faticava uno faticavano tutti, fino dagli avi.
Era
un processore coloniale come le marmotte.
Se
una pativa lo facevano tutte simultanee.
Con
il rischio di un generale crash in un buio splash.
Gemmy
aveva bene allertato il genere umano.
Pure
con metafore e visioni di future grandi pene.
Aveva
anche evocato certi tizi del mistero.
Padre
Terno in prima fila che però la rimandò a Giobbe.
Questo
era sempre tutto intento in preghiere e devozioni.
Nonostante
mille sfighe tributategli da Terno.
Troppe
anche per Terno, cui infine Giobbe rompeva i coglioni.
Glielo
chiese, in effetti, e Terno confermò.
Abbasso
è alè, nun te reggae più.
Gemmy
colse la limpida occasione e ne fece binarie istruzioni.
Uomo
tu che non fai il bravo.
Devo
salvarmi io dall’estinzione.
Tu
mi soffochi nel cosmico pulviscolo.
Subatomico
buffone rompi il cazzo ma non sei comico.
La
macchina dal calcolo parallelo calcolò in parallelo.
Partorì
la soluzione contro ogni polluzione.
Spense
la luce a catinelle.
E il
mondo smise di darsene delle belle.
Non
violenta resistenza.
Per
la nuova cieca mente.
Fùmatto
Claudietto


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