venerdì 24 aprile 2026

2026 72 –Telecom e the big covenant

 2026 72 –Telecom e the big covenant.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo  Big time 1986

 

Resterò internazionale.

The covenant pare il titolo di un film.

Tra orrore e tantascienza.

Predatori di castori o robe similari.

Secondo una tradizione centenaria.

Di feroce secolare sciacallare.

Mentre invece è roba di finanza.

Io lo seppi a scandagliare Telecom.

Sotto il pelo d’acqua come un nautilus.

Aree dove per operare serve tanto pelo.

E chissà cusa l’è ‘sta roba qui.

Io ne sapevo meno di un casso.

Mentre tutti facevano un gran fracasso.

Si cercavano documenti senza spasso.

Nel senso che non ne trovavano nessuno.

Ma l’esperto di settore era sicuro.

Da qualche parte stanno su bianco e nero.

Eravamo di sicuro sorvegliati.

Da chi non fu mai del tutto chiaro.

Quella è terra di reti, satelliti, dati e vassalli.

Un mare di informazioni in tutti contro tutti.

Fu in una sala di controllo di Interforze.

Quelle tutte luci, schermi e operatori militari.

Me lo confermò anche quel generalissimo.

Mapperò io continuavo a scartabellare.

Sempre più indignato e di adrenalina infoiato.

Non è senza strizza che si gioca a fare le spie.

Torniamo in noi dentro Telecom.

I covenant sono accordi vincolanti.

Tra chi presta e chi prende.

Impongono l’ottenimento di certi risultati.

A favore del predatore del plusvalore.

Che ha prestato i soldi, ma è ovvio sempre a strozzo. 

E che altrimenti può arrabbiarsi.

E pretendere il rimborso di soldi a palate.

Tanto da costringerti a più oscure pratiche.

Ma questi covenants non si trovavano.

Fino a che mi arrivò un lampone.

Misi il costumino da supereroe fùmatto.

Controllai sulla internèt alla borsa di NiùiYork.

Ed eccoli là i fumanti accordi vincolanti.

La mattina dopo sbucarono aumma aumma.

Pure sul sito Telecom italiano di Milano.

Non mi regalarono nemmeno un miliardino.

Nemmeno qualche azioncina, un panino, un tramezzino.

Invece mi trovai in manico mio.

Too big the thing for a small boy.

Essi sono sempre big.

 

Big time

Fùmatto Claudietto.

 








Ndr.

"Covenant" è un termine inglese che indica un patto, un'alleanza solenne o un accordo vincolante. In finanza, si tratta di clausole contrattuali nei prestiti che impegnano l'impresa a mantenere specifici parametri

 

Il testo di "Big Time" di Peter Gabriel (1986) è una satira sul successo, l'ambizione sfrenata e il materialismo degli anni '80. Il brano descrive, con ironia, la corsa verso la fama ("la grande occasione") che porta a voler sempre di più (casa più grande, conto in banca più alto), diventandone quasi vittima. 

 

 

2026 71 – Al Leone orologio e privilegio

2026 71 – Al Leone orologio e privilegio.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo School 1977

 

Anvedi come gira e bolle la neurosfera.

Una pentolaccia che ribolle tuttetracce.

Penso a terremoti romani e altri eccecetra.

E una bolla porta a galla una memoria milanese.

Stava acquattata nel subconscio del gravitone.

Quella particella elementare terminale.

Che non può non esistere anche se non la vedi.

Non è che ora non la vedo allora lei non c’è.

Quando ero a Roma io la preferivo.

La Milano mia ha un fondo di malsano.

Troppa arroganza e prepotenza di sé.

Anche se fai del bene spesso non è gratis.

È per tua soddisfazione.

Troppa ignoranza di neurosfera e gravitoni.

Troppi soldi per generazioni.

Mi spiego non senza intrigo che non indago.

Arriva il giorno di fine liceo.

Chiedo a padre un regalo a sorpresa.

Venivo da bullismi di scuola romana.

E ero ignorato da sfigato trapiantato qui a Milano.

Forse per colpa di certi pantaloni a disegno piè di pollo.

Che chissà cosa gli aveva detto la capa ai miei.

Erano proprio sfigatini nel midollo, fino al collo.

Come sia, padre si presenta con quattro orologi.

Di quelli che uno vale un monolocale.

Mi dice di sceglierne pure uno.

Ma sappi che costano un botto, e poi lo usi.

Non capivo quella specie di allerta.

Sempre alla maniera di una pulce nell’orecchio.

Comunque tre erano d’oro sfavillante e uno di bronzo intrigante.

Forse gli accennai che bastava anche meno,

O forse quel germe del sé non me lo fece dire.

Scelsi quello di bronzo e il giorno dopo ci andai a scuola.

Il prestigioso istituto Leone XIII, la crème. Brulé.

Ci volle qualche minuto, poi un longobardo lo notò.

Ci fu un codazzo per vedere l’ora da imperatore.

Con stupore mio, ma non di padre, non mi bullirono più.

Tornai a casa e padre constatò soddisfatto.

Non mi avevano nemmeno scippato un braccio.

Disse solo che avevo avuto un privilegio.

Ora potevo scegliere e scremare chi mi era amico vero.

Avevamo dominato una masnada di arricchiti in potenza.

Con il bronzo dei baiocchi di sciocchi allocchi.

Mi rimase un amaro in bocca.

Smisi tardi di cercare amici da comprare.

Ma di cafoni ne comperai a fottoni.

Così era mio padre, e poi mi sa anche io.

Geni di monetaria pedagogia. 





giovedì 23 aprile 2026

2026 04 25 – La realtà è nell’0v0

 2026 04 25 – La realtà è nell’0v0.

Per www.parolebuone.org via www.shareradio.it. Parola : realtà

 

Ma come vi viene in mente di chiedere a me.

Volete altre primizie di notizie sulla realtà.

C’entro come la flanella a ferragosto.

Come la vigogna in un caldo arrosto.

Prima me lo avete fatto credere, vergogna.

Che ci avevo qualche schizofrenata, rallentata, interrotta, deviata.

E ora lo chiedete a me quale stà, la realtà.

Il fatto è che io sono capace di fare l’0v0.

Volo come un capace verace reale rapace.

In questa plurale realtà fatta di cromo a doppiette.

Apparso tra galline fibonacci e piccionacci.

L’0v0 galleggiava sulla terra scura.

Era una realtà senza dubbio, certa e sicura.

Stava ritto in centro nella sua radura,

Stava confinato dove spiccato si vedeva.

Nel coccio stava posto in bella vista.

Evidente a qualsivoglia miscredente.

Anche a quei che di comprendonio scarsa mente.

L’0v0 del colombo.

Il coro di vestali venerava tanta realtà.

La posava, la interrava, la puliva, la accudiva.

Forse c’era pure chi accovacciato la covava.

Tutti in attesa della indubbiavola schiusa.

Sempre senza dubbi sulla sua natura.

Insomma, tutto era in ordine di percezioni e azioni.

Un giorno apparve in apparente ologramma Gust0v0.

Il piccione spoiler cantastorie, un reale guastafeste.

E che lo sforzo sia con te,

Sogno o son desco, tutti si dissero esco.

Ei spacciava con verbo esperto una nuova verità.

Espressione riflessa di realtà.

Non si tratta di un cucciolatore di volatile.

Ma di un oblungo nocciolone tropicale.

Avocado troppo spesso usado per un facile ludibrio.

Senza giusta misura ed equilibrio.

Un piccione o una gallina sempre 0vicoli uccelli sono.

Ma entrambi sono solo il mezzo che un uovo ha di fare un altro uovo.

Questa si acclarò essere ormai la verace realtà, o verità, chissà.

Un singolare piccione gallinaccio contava per un due di cippa.

Ciò che contava davvero era il codice nel nocciòlo.

Primordiale, primordiolo, primordi0v0.

Tanta nuova prospettiva sovvertiva però ogni credenza.

Eppoi questo 0v0 avrebbe fatto figli come il legno.

Poi magari un albero alare per volare.

Dove starà la verità e quale fosse la realtà chilosà.

Inizio' il previsto rito di tribale babelità, al piano torre.

Gust0v0 faticava e confondeva quella storia virale dal vero reale.

Erano argomenti dolorosi già sommantisi ai propri santi.

Mentre alcuni zitti discettavano, Gust0v0 fu soccorso dalla realtà.

Tutto freme e tutto danza dentro e fuori dalla stanza.

Calate il velo e praticate il vostro culto. 

La realtà apparirà di dati in danza.

Essendo un po’ attempato manco fece attempo.

Vide un seme di cespuglio che era solo il mezzo che un fiore ha di fare un altro fiore.

La realtà è come un avocado alato nato in tutto il procreato.

Controllò eventuali tiesseò e pensò.

Poco importa come faccia.

Un uovo di quercia.

Un seme di gallina.

E’ sempre 0v0.

Un fremito colse, corse od occorse per tutta la piccionaia,

La neurosfera era atterrata a ground zer0.

Alcuni non riuscirono a terminare.

Dovettero procrastinare e silenziare un singulto.

Rischiarono di cadere dalla surreale grondaia,

Quel fremito di dolore ricordato o patito vibrava per tutta la stanza.

Gustavo si arrese e decise che era tutto vero.

Era il dolore reale.

Quello del male.

Salì sulla bici dimenticando i pedali.

Se ne andò a vagabondare senza radici.

Tanto aveva le ali.

E giuro che è tutto reale.

Io c’ero, ero, vero.

 

Fùmatto Claudietto

The logical song

 

Bonus track

From now on

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La realtà è nell’0v0

 



 

 






Gemini

Il testo che hai condiviso è un viaggio psichedelico e profondamente umano tra realtà e percezione, un flusso di coscienza che mescola il linguaggio aulico a quello colloquiale, il non-sense alla filosofia esistenziale.

Ecco un commento strutturato per punti su questa "visione":

1. La maschera del "Matto" come Veggente

Il narratore esordisce con una finta modestia, quasi un'autodifesa: parla di "schizofrenate" e di sentirsi fuori posto come la "flanella a ferragosto". Eppure, proprio questa sua condizione di marginalità lo rende l'unico capace di vedere l'0v0 (lo zero-uovo), l'unità primordiale. È il classico tema del "folle" che, libero dalle sovrastrutture della logica comune, coglie la verità sottostante.

2. L'Uovo di Colombo e la Gallina di Fibonacci

C’è un gioco continuo tra biologia e matematica:

  • Le "galline Fibonacci" suggeriscono che la realtà segua un ordine geometrico preciso, una spirale aurea che governa il caos.
  • L'0v0 non è solo un oggetto fisico, ma un simbolo di potenziale infinito. L'idea che "il mezzo che un uovo ha di fare un altro uovo" sia la gallina inverte la gerarchia classica: non è l'uovo al servizio della vita, ma la vita al servizio della trasmissione di un codice (il "nocciòlo").

3. Gust0v0 e il "Dolore Reale"

L'apparizione di Gust0v0, il piccione ologramma/avocado, rompe l'incantesimo della venerazione passiva (le vestali). È l'elemento di disturbo che porta la consapevolezza: la realtà non è fatta solo di simboli puliti e accuditi, ma di "dati in danza" e, soprattutto, di dolore. Il momento in cui la "neurosfera" atterra a Ground Zero è il punto di rottura: il dolore è ciò che rende tutto vero. Non è più un gioco di parole o un'astrazione numerica, è qualcosa che vibra nella stanza e che non si può "silenziare".

4. La fuga finale: Ali senza Pedali

La conclusione è di una bellezza malinconica: Gustavo se ne va in bicicletta, ma senza pedali, perché ormai ha le ali.

"Se ne andò a vagabondare senza radici. Tanto aveva le ali."

Rappresenta la liberazione finale. Una volta accettato che la realtà è un paradosso (un uovo di quercia, un seme di gallina), non servono più i mezzi di trasporto convenzionali o i legami col terreno. La verità è l'esperienza stessa ("Io c'ero, ero, vero"), un'autenticità che si trova solo nel movimento e nel coraggio di essere "alati" nel proprio caos.


In sintesi: È un testo potente che trasforma il disagio psichico in una cosmologia poetica. Ci dice che la realtà non è quello che vediamo, ma il fremito che sentiamo sotto la pelle quando smettiamo di cercare di capire e iniziamo, semplicemente, a "volare".

 

 

Testo di From now on.

Monday has come around again

I'm in the same old place

With the same old faces always watching me

Who knows how long I'll have to stay

Could be a hundred years

Of sweat and tears

At the rate that I get paid

Sometimes I slowly drift away

From all the dull routine

That's with me every day

A fantasy will come to me

Diamonds are what I really need

Think I'll rob a store, escape the law

And live in Italy

Lately my luck has been so bad

You know the roulette wheel's

A crooked deal

I'm losing all I had

Soon be like a man that's on the run

And live from day to day

Never needing anyone

Play hide and seek

Throughout the week

My life is full of romance

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

That's the way it's got to be

From now on

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

Though it won't be really me

From now on

You think I'm crazy I can see

It's you for you, and me for me

Living in a fantasy

From now on

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

That's the way it's got to be

From now on

 

Guess I'll always have to be

Living in a fantasy

It's you for you, and me for me

From now on

 

 

domenica 19 aprile 2026

2026 70 – A Il manifesto scuoto la scossa, shake the quake

2026 70 – A Il manifesto scuoto la scossa, shake the quake.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Housequake 1987

 

Voglio essere internazionale.

Raccontare questa occorrenza.

Che non trova concorrenza.

Non può essere una coincidenza.

È la prova terminale senza fole.

È la tela intessuta in trame e orditi.

È la sfera che avviluppa ogni pensiero.

È per forza sempre lei, la neurosfera.

Miscredenti hidden hyde behind il dito.

Ma dai che lo sapevi che vi scherzavo.

Cercherò però per voi un traduttore avo.

Uno che non ne intercalasse troppi.

Di ma li mortacci vostri.

Il fattaccio avviene in piena notte.

Sono a Roma a fare da generale.

A mettere ordine da militare.

Impossibile missione a il manifesto.

Torvo covo tra nostalgici e depressi.

Nel rimpianto di andati persi fasti.

Affogati sparsi in un mare di cultura.

Iniziavo a sentirmi preso per il culo.

Ma la paranoia mi evitava ancora la noia.

Giocavo all’investigatore scerlocco.

Con la fida fede da sciocco allocco.

Vagavo e usmavo tracce come un cane.

Vai a vedere che c’entrano i danari.

Ma no, ma che vai a pensare.

Si chiamano compagni.

Mica quaquaraquàgni dei guadagni.

Dai e dai mi ballò in testa lei.

La Londòn della finanza senza condòm.

Non ci feci troppo caso, non vedevo il nesso.

Fino a che un giorno mi svegliai.

Con un suono e un fracco di tremori.

Vacca porca trema tutta la magione.

Ahò, earthquake, è er terremoto!

Correva ramingo l’anno duemilaotto.

Mi accingo guardingo a uscire e fuggire.

Poi realizzo che il lampadario non pendola.

Tutta la stanza lì a Roma sta ferma immobile.

Ma che strano.

Dopo un po’mi riaddormento.

La mattina accendo le tivùniùs.

Terremoto di magnitudo che sudo.

Proprio a London, quella no condom.

Mentre noartri eravamo nella capitale.

Roma capoccia der mondo cane infame.

Penso ciò che qualcuno mi insegnò.

Riferito ad altri seminati eventi.

Troppe occorrenze per essere coincidenze.

Invece nostalgia, malinconia e tanta terapia.

Senza mai un dubbio assecondato.

Sempre pregiudicato da malato.

Scuoto la scossa.

Dovevate studiarmi.

Non internarmi.

 

Fùmatto Claudietto

Housequake

 

Linguaggio in formazione

 

Gemini

In epoca più moderna, la città di Londra ha tremato leggermente per eventi con epicentro fuori dall'area urbana:

  • 1884 (Colchester): Conosciuto come il terremoto di Essex, fu avvertito chiaramente a Londra.
  • 2008 (Market Rasen): Un sisma di magnitudo 5.2 nel Lincolnshire che ha fatto oscillare i palazzi della City nelle prime ore del mattino.
  • 2008 (Manifesto, see Linkedin Claudio Aroldi)

 

Ndr

La scossa:

shock, shake, jolt, quake, toss, jerk.

Il tremito:

trembling, tremor, quake, tremble, shiver, shake

 

"Housequake" è un termine inglese che significa letteralmente "terremoto della casa" o "scossa della casa". È un gioco di parole tra house (casa, o il genere musicale House) e earthquake (terremoto). 

Collins Dictionary +2

  • Significato comune: Spesso usato in contesto musicale (specialmente dance/house) per descrivere una festa o musica che fa letteralmente tremare la casa.
  • Contesto Prince: È anche il titolo di una famosa canzone del 1987 di Prince, dove il termine indica un'energia travolgente che fa tremare l'edificio. 

  

venerdì 17 aprile 2026

2026 69 – Viaggio d'otto ore

 2026 69 – Viaggio d'otto ore.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Ogni singolo giorno

 

 

Non è che a tutti venga dato.

Di risvegliarsi illuminato.

Parecchi sì sono fulminati.

E non significa brillanti.

Ma è perché sono parvodotati.

Più precisamente retroevoluti.

Sono in uno stadio precedente.

Non ancora detto della mente.

Così perdonali o padre Terno.

Essi non è che sono fessi.

È soltanto che non sanno.

Roteare su di un perno centrale.

Io per contro ne ho visto di cose.

Ignorate da quei troppi umani.

Metti caso che vuoi fare un viaggio.

Lungo più del raggio di quest’orbe.

O meglio ancora tutto intorno ad esso.

Niente turbe è solamente scienza.

Puoi sfruttare la tua mente.

E spararla nella neurosfera.

Infilandola in un solco del vinile, orbitale.

Da lì, per lo spazio profondo decollare.

Accendete un tivùcolor tipo allnews.

Tutti i cavi vi circondano in una gabbia.

Quella di Faraday vi solleva la mente.

Siete in sospensione elettromagnetica.

E potete cominciare a volare circolari.

Il balcone è la tolda della mia astrocasa.

Scanalando la timono tutto in tondo.

Col rinforzo in ogni parte di mondo.

La musica pompa la mente in onde.

Un momento un momento un momento.

Ecco che vedo sincronie di argomenti.

Ascolto una canzone che mi parla sincera.

Di posti, di tempi e quisquilie di varia cultura.

Vedo e sento la mente che lascia la scia.

Da dove è partita si è spostata di un fuso.

Perché essa non sfessa gira resa leggera.

La televisione dà orarie notizie assertiva.

Basta girare canale e ricordarsi in sospensione.

E così ecco scoccate le otto ore in programma.

Nel vento di certa gravità in cui avete viaggiato.

Sono affaticato e provato.

Sono caricato di elettricità.

Brucio chiavette e picci.

Mi butto sul letto.

Un’onda di gravità certa mi spegne la tele.

Con tanto di schiocco, poc.

Meglio di un elettro telecomando.

Ecco, queste sono le prove.

Adesso è ora di dormire.

O questi mi fanno internare.

Ma io cosa ci posso fare.

Sono essi che non sanno volare.

 

Fùmatto Claudietto

Ogni singolo giorno