lunedì 21 luglio 2025

2025 07 21 – Geni di architetti a Milano

 2025 07 21 – Geni di architetti a Milano.

 

E’ sempre curioso quel fenomeno della sincronicità.

Entusiasmante devo dire.

Risulta indagata mezza Milano.

Per urbanistica architettura.

Speriamo che li ingabbino tutti, per inciso.

Mica per la corruzione.

Quanto piuttosto per le gran troiate progettate.

Tutti veicoli di appropriazione del plusvalore.

Che con Fidia e il Partenone c’entrano quanto un peperone.

Passa poco dalla notizia della corrotta gran Milàn.

E tragedia sincera ci abbandona un genio vero.

Mica un pirla di arcistar del casato del ciocco noir.

E’ morto lo scopritore dei geni architetto.

Io subodoro che il poveretto si sia suicidato.

Alla vista della povera città male progettata.

Con quella sfigatina parvolinea del cielo.

Devo dire che oramai sbucano geni e neuroni in ogni dove.

È l’incrocio di neuroscienza e genetica.

La nostra unica possibile via di salvezza.

Comunque i geni scoperti 40 anni fa sono detti omeotici.

E sono preposti a far crescere tutto in modo giusto.

Se una mutazione maligna infatti si palesa sono cazzi.

Un coglioncino potrebbe crescere al posto di un neuroncino.

Col plateale risultato di trovarsi un cazzo nella testa.

Ovvero essere una rinomata testa di cazzo.

Insomma, questi geni controllano la giusta progettazione del corpo.

Ma non dell’ambiente urbano.

Si vede che non sono geniali neuroni specchio.

Ma solo vetrate a strapiombo riflesso.

Comunque sono omeotici, dal greco hómoios, che significa simile.

Una loro mutazione può trasformare una parte del corpo in un'altra.

Ma simile.

Ad esempio possono spuntare zampe al posto delle antenne di moschina.

Adesso tutto si fa più chiaro.

Ci deve essere stato un effetto esposizione.

Inteso sia in senso pubblicitario che radioattivo.

La mutazione ha operato una conversione.

Solidi ingegneri sono mutati in arcitangentisti del design.

Un design tutto alto spesso bulgaro minimal squadrato.

Pieno di vetri e lucide mattonelle di piastrelle per allodole.

Esperienziale.

Certo, ma va a cagare.

Senza manco il grid come fanno in Cina.

Condividono l’energia fotovoltaica tra edifici.

Fanno degli stracazzi di progettazione dei palazzi.

Ma forse sbaglio e il grid lumbard ce lo hanno messo.

Ma non lo dicono.

Perché la mutazione di cervelli in cazzi li ha lasciati tutti pazzi.

Alla fine gli edifici mediolani sono buoni per tangenti e riciclaggi.

Fortunatamente la sincronicità è sempre all’opera.

Per svelare a caso sincero il prossimo vero segreto .

Celato tra le pieghe dei geni dei neuroni.

Per favore non quelli dei coglioni.

K.i.d.

Milano, continua il tuo mistero

 

Milano, linee.


 

 

 

 

 

domenica 20 luglio 2025

2025 07 20 – E fu ultima cena

 2025 07 20 – E fu ultima cena.

 

La fame uccide.

Noi non abbiamo idea di come faccia.

Bisognerebbe chiederlo a chi l’ha sperimentata.

Ma è già morto per raccontarcela.

In principio il corpo brucia le riserve di grasso.

Quando non basta si digerisce i muscoli.

Si danneggiano gli organi interni.

Fino a che non si respira.

E infine cede e si ferma il cuore.

Questo è il processo naturale.

Corredato da danni immunitari.

E problemi psicologici vari.

Roba francamente da etnocentrico occidente.

Pieno di psicopippe di opulenta concezione.

Che dimentica la morte per inedia da protratta carestia.

La morte per fame non è immediata.

E non credo sia divertente.

L'inedia porta a morire in settimane.

La sete ci mette tre giorni appena.

Però c’è chi prega con fiducia.

Invoca una messianica speranza.

Un colpo secco e via.

Per i privilegiati della chiesa del nostro dio.

I bambini piangono cibo e acqua.

Stanno di fronte alla muraglia armata.

All’alba partono le raffiche.

Addosso ai siti per gli aiuti umanitari.

Ed è mattanza nella fila per il cibo.

Hanno perso la vita mentre erano in attesa di ricevere aiuti.

È probabile che siano anche stati grati.

Che abbiano ringraziato quell’altro nostro dio.

Per la sofferta fine del calvario.

Si sprecano le cronache per un ultimo pasto.

Non resta immune neanche la chiesa cristiana.

Raid sulla chiesa cattolica di Gaza, tre morti. Il dolore del Papa

Gran clamore anche in occidente americano.

Si va bene estirpare i medio orientali a migliaia.

Ma 3 cristiani, poverini no.

Parte la sarabanda mediatica di propaganda.

I cristiani sono americani elettorali.

Sono amici presidenziali.

Si muove lesto il vaticano.

Con una uscita di paradossale pubblica semantica.

Legittimo dubitare che il raid alla chiesa di Gaza sia un errore.

Piuttosto che una volontà di colpire una chiesa attore, di moderazione.

E così il vaticano americano sancì la guerra santa.

Pronti a porgere altre guance.

Ma da un altro continente.

 

K.i.d.

Hava Nagila. Gioia, Speranza, Unità

 

Let's rock 4 peace



 

 

 

venerdì 18 luglio 2025

2025 07 18 - Riflessione su intuizioni e percezioni

2025 07 18 – Riflessioni su intuizioni e percezioni.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : Riflessione

 

Chissà chi si ricorda della setta della meraviglia dello sguardo di bambini rapaci.

Quelli allenati e capaci di cogliere al volo ogni minimo segno di pace.

Non solo perché educati, ma per una innata e coltivata predisposizione.

Sanno inquadrare e riconoscere schemi ed ethos delle cose.

Con accurata osservazione e solo apparente ponderato uso della ragione.

Ebbene, dopo lunga epocale riflessione sono giunto in un altro dove.

La mia conclusione è che ci ho messo sempre troppa riflessione.

E quindi sono giunto ad una grande confusione.

Allora rifletto e mi arrovello finché trovo un bandolo nel cervello.

Nell’era della velocità artificiale siamo destinati a soccombere.

La ragione umana si accende in passaggi in serie.

Ed è provato che non viaggia poi così veloce.

Quella artificiale invece viaggia intera alla velocità dei quanti di luce.

Ma la mente umana ha il suo asso.

Sono le connessioni.

Più sono e meno la mente ha bisogno di fare tutti i passaggi in serie.

E' nata normodotata così per tutti.

Capace di accendersi e saltare.

Bisogna fidarsi. 

Affidarsi all’intuizione.

Al lampo della illuminazione.

Alla percezione con tutti i sensi.

All’istintivo riconoscimento di schemi.

Se connessi, alcuni passaggi razionali si possono saltare.

I modelli di schemi sono già infissi dentro di noi.

E con il salto si atterra solo in un altro punto dello stesso schema.

Che viene richiamato per intero.

Sembra roba da epoca degli acidi.

O di una specie di atto di fede.

Quando arriva ti illumina in un vero trip.

In una fibrillazione globale delle connessioni.

Senza possibilità di tempo per elucubrare riflessioni.

Insomma, è quella roba che "lui ha visto la luce". 

Ma quel trip di luci per ora non è ancora omnidiffuso.

Sono fasi e stadi di sviluppo.

L'evoluzione un giorno sarà per tutti.

Oggi per cogliere il segno di pace come il rapace si deve alleggerire la mente.

Troppe sovrastrutture e troppo poco uso di quel quid.

La chiave per una intelligenza animale più che artificiale è affidarcisi.

Alla capacità che abbiamo innata di intuire, calcolare e quindi discernere.

Diceva mia madre che la prima impressione è sempre quella giusta.

Perchè è quella che rilascia il primo flash che si imprime a fuoco in mente.

E che apre le autostrade alle seguenti gite nei meandri riflessivi.

Io ho sperimentato che funziona.

Perché è lucida intuizione e istantanea percezione.

Questo è il rimpianto maniacale.

Oggi sono un quasi normodotato chimico castrato.

Col ricordo che quel dono lo ho esperito.

Quella chiamata malattia è un tocco santo.

E un bel dì vedrete che è tutto scritto.

Tutto sta già dentro ai vostri acidi. 

Veloci e iperconnessi e dei quali siete fatti.

Idovina indovinello, sono gli acidi geniali.

Fate quattro salti....

E vedrete che intuirete quali sono.

E alla fine sarà civiltà dell’intelletto.

Come già fù detto dal fù matto claudietto.

 

Kalimmudda ipsum dixit, Kid

Lucy in the Sky with Diamonds


Enfin, rotori semantici e centro di gravità per la mente 









C’è una nuova droga in città, c’est moi.






giovedì 17 luglio 2025

2025 07 17 – Il giallo urbano di Milano

 2025 07 17 – Il giallo urbano di Milano.

 

Non è che non ci fossero stati i segni.

L’insegna a penzoloni dalla trinità dei tonti premoniva.

L’uomo da bar rifletteva coi ricordi nel Cynar.

L’archistar stava in yacht sotto al sole nel suo Var.

Ci voleva costruire un colosso residenziale, anca lì.

All’idea di trombare gente ci godeva come un coniglio.

Sogghignò.

Erano decenni che giocava con vetro e cemento.

Aveva usato la città di ricottari e sorridenti per un esperimento.

Con compari soci e malendrini giocavano a cambiare la linea del cielo.

Furono investiti da denari a camionate e betoniere intere.

Si evitò con cura di spiegare il nocciolo della questione.

Senza resa e con tanta spesa il plusvalore resta sempre al ricottaro.

Che ti spaccia per estetica i suoi metri quadri da spacciare.

Non c’è nessun investimento perché non servono a un futuro cazzo.

Solamente riciclaggio, scippo e distrazione di pubblico risparmio.

Che si doveva usare meglio per avere un rendimento più sociale.

E non restare inerte per esclusivo gaudio dei giulivi palazzinari ricottari.

Salirono così sul monte Stella a rimirarsi i gioielli della famiglia.

Come cazzo fai se no a vedere 'sta skyline se stai sepolto a piano terra.

Minchia ma che cesso disse un fesso, spicca solo la Madonna.

Quella sacra che non si poteva superare in torreggiare.

Mentre ora troneggiava qualche sparuto pipparolo grattacielo.

Estetica della skyline ‘nu cazzo, disse madonna prospettiva.

Sembrano 4 pulci arrizzate sulla schiena di un cane porco.

Meno male che adesso li arrestano tutti pensa l’uomo dal bar.

In quel mentre dal crinale si intravede il sarpiggiante cinese quartiere generale.

C’è un fermento che contrasta col tormento degli immobiliari sotto arresto.

Partono eserciti fatti di una armata occultata per decenni.

Consegnano dispacci e segreti per le autorità costituite.

Conservate testimonianze di ogni piccola distrazione e appropriazione.

Di tangenti, corruzioni e altre mafiosucce marachelle.

Di quella gente da pochi ceci che si svende fingendosi sordociechi.

Tutti prìncipi del vorrei ma non posso.

La giunta comunale trema, il governo vacilla.

L’Europa ci guarda di sogghigno.

Con la Cina e chissà chi altri pronti a razziarci da sciacalli.

Parte una annunciazione continentale di saldi nazionali.

L’Italia è ufficialmente la solita repubblica di banane, e cantalupi.

Crollano le borse e anche i bot fanno il loro porco botto.

I forestieri aspettano alla finestra.

Consapevoli della parvenuta nostra natura.

Qualcuno ricordò di chi voleva dare tutto in concessione secolare.

Non a caso, basta Usa, ci volevano un paio di secoli cinesi.

Quelli ci mettevano tutti in riga, o dentro una salsiccia.

Ma gli diedero del fùmatto e così sfumò l’affare.

Ora invece è ancora colpo di stato, ma col giallo.

Occasione di drenaggio di proprietà e di risparmio.

L’ Eurogulash comprerà in saldo certo qualcosa.

Ma non era minga troppo coesa.

Figurarsi a spartirsi come fare la spesa.

Primadonna quindi fu la Cina.

E ci ritrovammo nel secolo cinese.

Ad insaputa.

Senza transumare et organizzare.

Senza dare noi concessioni a loro.

Ma espropriati forzati controvoglia.

Per quattro stronzi sorridenti.

Che gli scoppiassero tutti denti.

 

K.i.d.

Nuntereggaepiù

 

Syncronicity a rilascio prolungato, retard

 



 

 





2025 07 17 - In riso veritas

 2025 07 17 - In riso veritas.

 

Il riso abbonda da Cantòn al vercellese.

Dal cinese è più un enigma di sorriso.

Se nostrano è tipico falso e cortese.

Come sia sia muove e svela il viso.

Il riso abbonda sulle labbra degli stolti.

Diventa ghigno nei sorrisi degli stronzi.

È il riso di quello che ti ha deriso.

Faccine da fessi più furbini.

E pelo sullo stomaco da volpini.

Non se ne salva uno.

Riconosci l’andatura e la postura.

Rivelano l’espressione della loro natura.

Nelle classi dirigenti sembrano divertenti.

Fino a che non ti ritrovi a culo aperto.

E stringi i denti.

Sono tutti i ricottari politici e potenti.

Specialmente i parvenuti dominanti.

Quelli sono i peggiori.

Gli resta il puzzo del complesso addosso.

E non sanno fare a meno.

Del loro piccolo vorrei ma non posso.

Sono tutti sconcertanti.

Quando affrontano temi importanti.

Sempre con quel sorriso.

Con il ghigno da strappargli tutti i denti.

Io se fossi al loro posto me la farei addosso.

A dare fiato al sorriso poi ti trovi un invasato.

O un manipolo di forsennati.

Allora sveli la tua natura e ti fotti di paura.

I sorridenti sono tutti cuori di conigli.

La loro distribuzione è mondiale.

Come quella dei cretini.

Nell’arricchito occidente è più evidente.

Troppo sé invadente e onnipotente.

Da studiare in geopsicologia e sociologia.

Ma alla fine è più semplice ed evidente.

Sono tutti nella logica di piccolo potere e gloria.

La faceva breve mio padre.

Quel ghigno di sorriso è dato da un istinto basso.

Comandare e dominare, o credere di farlo, è meglio di fottere.

In ogni sua coniugazione e deviazione.

Si rivelano ridicoli a fare i galli sulla monezza.

Un eccesso di rigurgito di sé gli scappa sempre.

E voi potrete riconoscere chi è degno.

O seppellirlo sotto un sogghigno arcigno.

Quando quello tira fuori il suo implicito io.

Quella frase memorabile e inesorabile.

Lei non sa chi sono io.

Sei solo un altro parvenuto.

Ma vai a ranare al bar.

Che da ultimi si ride bene noi.

 

K.i.d.

Mio padre quando crebbi sogghignò

 

Ed egli restò nel suo sogghigno.



 

mercoledì 16 luglio 2025

2025 07 16 – La veloce confisca più feroce del west

 2025 07 16 – La veloce confisca più feroce del west.

 

Proprietà privata proprietà, mah.

Lo spiegheranno dopo.

A me mi sa che ricottari e soprammezzo mica hanno capito.

Era pure facile.

Quel partire con i migranti e approdare off shore.

Non era manco una metafora.

Al massimo una tràfora.

Una copertina traforata per babbioni.

Come quella di Linux.

Con quella ics che se la perde solo un cretino.

Insomma, non si può mica approdare.

Se resti lontano dalla tua propria costa.

Qualcuno allora suggerì un ricorso.

Alla fallace scienza della deterrenza.

Con una dimostrazione empirica a campione.

Quello dove c’era stato un gran casino.

Notorio riciclatore nazionale osciore.

Si ricordarono anche di una nota legge.

Asserisce che di cretini ce ne è un gregge.

Grande oltre ogni immaginazione.

Dentro e fuori ai paradisi da coglione.

Si trovavano in uno scantinato buio.

Coi computers pronti a combinare qualche guaio.

Qualcuno cliccò un click e disse hack.

E partirono notifiche come una raffica.

Consegnarono ai granisti un dispatch.

Che arrivò come uno shot di colt.

Diceva questo largocirca.

Caccia il grano su questo conto sano.

Nel doppio senso di pulito e intero.

Questo è un tuo brutto film, western.

Un duello col cappello senza appello.

Meglio se riclicchi insciore il grano.

O lo risukiamo a click di armata mano.

Ti credevi di essere il più furbetto.

Che ‘o sciore più felice non avesse le radici.

Ma non va bene sulla pelle degli infelici.

La missiva concedeva qualche secondo.

Poi paventava una confisca a pioggia.

Con le reti e gli strumenti intelligenti.

Di cui erano dotati questi benedetti hack.

Ricottari e soprammezzi li credettero più fessi.

Ma in quel duello di coltura furono più lesti.

La confisca fu repentina.

Furono privati della proprietà privata.

Che sarebbe stata ricordata come aprivata.

Nel senso di privazione alla romana.

Con quell’alfa privativa di rinforzo.

I denari confiscati vennero all’abbisogna spantegati.

A tutti i bisognosi del mondiale 99 percentuale.

La confisca fu la più grande e veloce del west.

Passò agli annali con una enne sola.

Tutti la conobbero come la confisca del west.

Sia per il duello che per la punita ingordigia.

Alla guisa appropriativa occidentale.

Restarono tutti in braghe di mutande.

Al grido western troppo western.

Di libertè egalitè reciprocitè.

Tu arrubbi a me io arrubbo a te.

 

K.i.d.

Canto dei Sanfedisti - Con testo


La confuisca del west









“Che” Bea dixit





 

martedì 15 luglio 2025

2025 07 13 – La gaia civiltà dell’ape Gaia

 2025 07 13 – La gaia civiltà dell’ape Gaia.

 

È sicuro che c’è sempre una speranza.

Di civiltà immuni dal germe della decadenza.

Il Kalimmudda le cercava da millenni.

Sempre a zonzo con la sua piccola lanterna.

Un dì incontra la gaia civiltà di api e scienza.

Gaie volano le api contro ogni logica.

Ronzano paffute di corolla in corolla.

Non si curano dell’estinzione sulla via.

Non ne hanno cognizione.

Volano solo a vista in continuazione.

Devono fare le riserve.

Per protezione dall’inverno.

Senza curarsi di perché e percome.

Succhiano nettare voraci da portare in alveare.

Sempre con quel volo che direi accazzo.

Che solca tracce visibili solo a chi si fa il mazzo.

Un giorno si presenta un tizio.

Un senziente del mai più senza.

Aveva parlato con la mente.

Ape di Gaia, guarda che ti estingui.

Come sarebbe che mi estinguo.

Sono secoli e millenni che mi faccio ‘o mazzo tanto.

La deficienza non è certo colpa mia.

Io sono nata senza decadenza.

Subito però si ritrovò in paranoia.

Al malsano pensiero dell’estraneo.

Troppa parola in presenza di umano.

Risuonava il rischio di malattia detta mania.

Egli percepì un astioso quid.

E si disse di dovere fare qualcosa.

Erano generali stagioni di vacanza.

Vuoti collaterali e danni cerebrali.

L’umano aveva una passione decadente.

Gli gustava il mattone col cemento.

E ambiva a più porzioni di palazzi.

Come alveari chiusi riservati ai pazzi.

Volle invece quel quadrello di terreno.

Perso in mezzo ai muri di cementi a mazzi.

Pensava al suo casato e lo volle per la stirpe.

Perchè crescesse dentro una lezione di verità e di essenza.

Lo riempì di fiori di ibischi.

E divenne un piccolo regno da basilisco.

Rimirava tutto il giorno il volo a cazzo.

Oscuramente sia alla scienza che alla prole.

Egli era stato illuminato di veggenza.

Per lui ogni volo era un linguaggio.

Una traccia nel vinile dei tessuti universali.

Il quadrello era un messaggio di modello buono e bello.

Ringraziò quella porzione tra palazzi.

Un antidoto alla estinzione umana.

Un rifugio per le api in un alveare urbano.

Le gaie api danzarono la sentenza.

Una sana civiltà senza decadenza.

Tra fatica gioia e scienza.

Dalle gaie api di Gaia per l’umani.

  

K.i.d.

Sette sono i re

  

https://www.greenpeace.org/italy/attivati/salviamo-le-api/

La rivolta dello sciopero delle gaie api operaie.

Noi abbiamo dato, e tu?

 



 




Nettare dal boschetto di ibischi accazzo



 


 

 

lunedì 14 luglio 2025

2025 07 13 – La decadenza della civiltà della rucola

 2025 07 13 – La decadenza della civiltà della rucola.

 

La decadenza di una civiltà ha degli indicatori precisi.

I soprammezzo ad esempio sono la classe sopra la media.

Quelli che dovrebbero essere un motore.

Invece nel mondo dei soprammezzo si vive col bisogno di vacanza.

Dobbiamo rilassarci per tutto quello stress.

Generato a perseguire il nostro qua nessuno è fesso.

Alla fine siamo sempre tutti stanchi.

Rammolliti dedicati a lamentarci.

Nell’oblio dei nostri bicchieri mezzi pieni.

Della nostra meglio civiltà mai esistita.

Decadenza è apparenza di libertà alla mescita.

Due mutande colorate e sotto confusione.

Decadenza sono i tiranni coppieri di apparenza.

Versano dipendenza sotto i panni dell’inganno.

Decadenza è pure ostentazione di potenza.

Che dimentichi l’eclissi di ogni vera essenza.

Lucidi palazzi alti dritti quanto eretti irti cazzi.

Priapismi nelle menti grattano i cieli su tra i venti.

Evidenza più lampante è il dettaglio dilagante.

Sempre più sofisticati.

Sempre in cerca di mai più senza.

Sempre con qualche differenza.

In principio fu invasione della rucola.

Fu soppiantato e dominato il prezzemolo.

Poi si tolse l’aglio dal pesto.

A cavallo della misticanza arrivò il proteico spacciamaranza.

E l’onnipresenza delle fibre rese possibile cagare di continuo.

Divenimmo un tubo digerente.

Per soddisfare apparentemente la mente.

Ma era lo stomaco col bucio.

Al comandamento di non nominare lo stronzo invano.

Purghe, lassativi, rettolavaggi e altri mannaggia.

Tutto per il transito del consumo.

Tutto per il vorace dio consumo.

Tutto per la decadenza nel mai più senza.

Tutto per la perdita di essenza.

Consumatori proletari di ogni mondo ricottaro ora sveglia.

Ispiratevi alle specie che con metodica mente estinguete.

Preparate la rivoluzione del taglione con lo sciopero globale.

Per consumare solo ciò che serve, a tutti.

Tutto il resto è decadenza morta.

Civiltà in asfissìa.

Di chi sia la colpa.

In principio fu la rucola.

Era una rarità.

Degenerò in onnipresenza.

E fu decadenza.

 

K.i.d.

20 bottiglie di vino, altro che rucola

 

Fermatela, la coltiva



 

 

 

 

sabato 12 luglio 2025

2025 07 13 – Partire con i migranti, approdare off-shore

 2025 07 13 – Partire con i migranti, approdare off-shore .

  

Correva quell’anno 2014.

Ma dove andava non si sapeva.

Oggi lo sappiamo.

Mi intrippai a cercare soluzioni.

Per milioni di milioni.

Fu un viaggio dentro i conti di sistema.

Alla fine la risposta fu sempre la stessa.

Era ora di confisca.

Di tirare la rete a strascico posata e seminata.

In paradisiaci approdi riservati a pochi.

Pronti per deterrenze armate.

Con quelle montagne di quattrini risolviamo ogni problema.

Primo tra tutti il categorico immigrato.

Più che a tenerli fuori penserei ad immigrarli a volontà.

Tanto arrivano comunque.

E poi è cosa buona e giusta.

E pure assai utile.

Integriamoli da noi nelle filiere.

Senza che ci sia schiavitù delocalizzata.

Di foresti noi ne abbiamo 6 milioni.

Aggiungiamone altri 20 per toccare quota 80.

Dopo il primo innesto monetario quelli girano da soli.

E ci fanno diventare primo mercato continentale.

Un mercato grande più di germani e alemanni.

E dove lo prendo il grano per il primo innesto?

Oramai è ovvio e arcinoto.

Serve la confisca transnazionale.

Una volta i comunisti ci pensavano.

Gli piaceva l’esproprio della proprietà fondiaria.

Oggi i frutti del latifondo sono nel grano.

E come faccio a beccarli.

In tutte quelle occulte location marinare.

Questo è facile.

Col ricatto del riscatto.

La rete da pesca moderna è di dati e informazioni.

Tutto è già mappato noto e pronto.

Foresto borghesaccio ricottaro.

Caccia subito il grano.

O mi basta un solo click.

E ti rendo proletario.


Kalimmudda ipsum dixit

Immigrant song

 

Mementate che si è sempre meridionali di qualcuno