2026
038 – Marcello bello e il piano al Maraschino coi marscmello.
Quanto
fù bello il piano al Maraschino, Marcello.
Marachello,
Marshello, Marscello, Marshmello, marcondirondirondello.
Ma
come si chiama e quanto è lontana l’era di quegli Usa e getta nostrani.
La
memoria tentenna e vacilla nel ricordo di quanto sembravano belli.
Invece
ora cavalcano bombe e tra una e l’altra fanno pure dei piani.
La
narrazione dell’orazione si è fatta più lunga, ma storta distorta infine più
corta.
E
bomba de qui e bomba de li si hanno fottuto pure il cavallo, del re.
Di
trentaseimila e trenta sei che lui re ce ne ha. Oh.
Marcello
il bello, bello, sono amici a te e a tuo fratello.
Tu
continua a fare il giulivo giullare menestrello.
Bambinello
bello nell’attesa t’ho portato il Maraschino.
Tradizione
antica quanto fica.
Ma
ricorda che non si può scherzare troppo a marachelle.
Altrimenti
ti additano e ti urlano assassino, loro a me ma guarda te.
Perché
hai imbriacato anche il bambino Nello, e ora tutta l’acqua è sporca.
Ma
quanto sarebbe bello un novello piano Marscello.
Pronunciato
con quello strascico di biascico imperiale.
Marschello,
come here.
La
matrona di Marscello abusava der sacro urbano fontanone.
La
foresta inzuppa le gonfie puppe fino a Trevi come un trava.
Er
fontanone è colmo di quella acqua che ammazza se t’arrazza, forse perchè piena
di monetazze.
All’italico
con la faccia delli mortacci è la fame che lo arrizza, fino appena dopo porca ariccia.
Marshello
Marcellino dise la comare dal tono alpestre cisalpino.
Se fai
il bravo e riponi l’uselino ti do pure un goccin di vino, col maraschino.
Marshello
ghò capìo e oh se l’è beela la dolce vita; beh a chi non piase pure se un po’
dolciastra.
Ma tu
non pissà minga per ripicca o invidia dentro nell’orgoglio capitolino della capitale.
Capitale,
capitale, capitale.
Qui
comincia l’avventura di quello spettro che ramingando nelle campagne arriva
dritto nell’urbe.
E lì
gli montano le turbe.
Fontane
piene di dolce vita ubriacavano la nazione contadina ancora in ricostruzione.
Mancheranno
a fine giostra solo le finite finiture di facciata.
Le sirene
di cielo mare e terra lanciano ciechi echi e richiami a succhiare latte dalle puppe
di foresti, da buoni travesti.
Poveri
e contadine di arazza latina ciucciano puppe come gemelli con le lupe.
Tutto
richiama la festa che profuma l’aria degli albori del miracolo economico.
Marcello,
ma quanto è bella la dolce vita vitella.
Iii
vitellii dei romani sono belli: vai o Vitellio dio romano al
suono di guerra.
E’ latino
chic.
Ce
la siamo guadagnata la dolce vita.
Poi
però con lo stesso nostro usèllo ci siamo acrobatici inculati.
E quanto
ci ha inculato quel modello di mito che sei un eroe se stai leggiadro.
Che poi
si evolse evinto nel moderno stai sereno.
Noi
poveri si usciva dalla tragedia farcita di alleati che ci dovevano volere tutti
bene, per diritto sine merito.
Ma
la guerra persa era persa, scolpita nella memoria della storia.
Ci
aiutarono questi Usa e getta svelatisi seriali psichiatrici bombardieri.
Era
prevedibile per genti sterminatrici con la cultura di colt, cavallo e colonie
Le “tre
c” come quelle del caffè quando come cazzo coce.
Grazie,
prego ora faccio da solo.
E
invece adesso te lo scordi e sei colòno.
I
cieli erano stati pattugliati da rapaci falchi in attesa di bombardare ricostruzioni.
I
mari sono di certo stati solcati in danze da barracuda, fino a che nuda suda ogni
crazìa.
Ma
andò vai se la res banana non ce l’hai, bella hawaiana attaccati alle puppe di
trava repubblicani.
Era
una importazione seriale di una cosa sola: la pummarola in scatola, che si
conserva.
Ma
nooo!
Cosa
aveto capito, vi ho scherzato, mentre crepano cristiani e anime a frotte, che
gusto cattivo.
Era
questa democrazia sòla, condita di eleganza in sauce d’argeant, des autres, a
debito flambè, olè.
E
noi ancora li a vivere di journè, a sversare lacrime di corruzione, ups, intendevo
commozione.
Ecco
che entra in campo il nostro amato maresciall, quello che l’Usa e Getta ci ha
donato.
Marshall
come sceriffo per uno scherzetto di difetto di linguistica si confonde il
tesoretto.
Quello
che ha sparito fulminato dalle casse dello Stato, più di una reale estate.
Ho
entrato la banca che per norma come il banco è sempre lei che sbanca e, và ava come
lava.
Cerca
cerca la targhetta della cassetta di sicurezza.
Scatoletta
di taglio nano.
Una piccina
lattina, yes they can.
Ma
questi sono pezzenti fino ai denti o pure per venti.
14
miliardi a prezzo odierno ci ha donato il Marshall.
E
tanta roba in conto vendita che chissà se è finita o ci si è inficcata come
gene del piazzista.
Per
l’Ucraina madre granaia ne servono 600 o o forse mille; il mediooriente è un
buco nero.
E
noi ancora grati per quell’AFI delle targhette sulle auto.
American
Force Italy, ma che sei Usa o sei romano.
Il
parlamento democratico noi me lo ho sudato.
Marcello,
più che riccovery questa fu una caramella da uno conosciuto.
Anzi
cosa dico.
Forse
conoscendoci hanno rischiato solo qualche arrosticino di marshmellow.
Ammazza
che puzza de bruciatura zuccherina, io me magno i vermicelli.
Usa
e Getta siamo in fase di gettaggio, aggiottaggio, atterraggio.
Stringi
il culo e pure i denti, che per dare a loro la way out ci troviamo al
barbonaggio.
Al
ricordo di Albertone viva i vermicelli pure per Marcello.
Dolce
la vita dentro ai fontanoni, ahò.
Mò ci
è il tre per due di noi mortacci.
Uno Sordi
e l’altro muto come un Tomba.
E il
terzo?
Quello
è bello.
Faccia
pure lo schiattamorto tanto il Cristo poi è risorto.
Ma
mi faccia il piacere, disse principale il Totò.
E
tenetevi i marshmellow.
Invenzione
fica antica, pure quella saccheggiata.
Fùmatto
Claudietto



