2026 036 - La vera storja di Europa la troja.
I
latini copioni, da vincitori si sono riscritti la storia.
Sceneggiature
e tesi tra tragedie e perifrasi.
Così
si spacciano per discendenti di Giove.
Largo
circa erano prole di Zeus gran figlio di Crono.
I copioni
latini argomentano che già prima i greci la storia se la erano inventata.
Nel
senso che se la erano appropriata.
Tanto
era tutto un cinema di ars gratia artis, gratuita.
I ricottari
romani temporeggiavano cunctatori.
Bevevano
vino col pecorino tra pecore al pascolo.
Figlie
di pecorine accarpone, le si abbinava alla fava già da tempi di favonio.
Gli
antesignani Cretini furono i veri precursori di razza e di mazza.
Erano
loro i vincitori minotoreri nell’arena della prima culla civile.
Ora
si potevano arrogare uno juice primenotti e tutti all’ingroppo.
Ecco
la vera storia d’Europa scritta sia da vincitori che da evinti.
Tutto
origina dalla grande ammucchiata alla guisa di Giava.
Il
povero Zeus, per altro gran puttaniere, si era sì travestito da toro.
Ma
per fuggire dalle impure voglie geniali della ninfa da mane a sera, l’Europa.
Figlia
di madre ignota era per ricottara rivalsa nota mignotta.
Ninfomane,
aveva quel nome curioso dove eu sta per bene e ropa per boh.
Era proprio
questa “ropa” che non gli tornava e puzzava.
Poteva
documentarsi, ma non trovava mai crono per le psicopippe.
Così
rimaneva a quel dubbio “ninfa da mane”, che già da appena sveglia era in odore o
rumor di puttana.
Nel
mentre del dubbio, ancora per certo non bene noto, a Zeus gli scappò di prosciugarsi
le balle.
Sempre
trava travesta travestito da toro con corona di alloro.
Senza
funzionale goldone, ancora fatti di inutile lino tessuto, egli la ingravidò.
Vacca
baldracca era meglio di bocca.
Ma
il danno era fatto.
Mancavano
solo le spiega e le azioni sul nome.
Assonò
allora ropa alla rota e poi pure a una scropa.
Il
passo da lì alla scrofa maiala fu uno spasso da fesso.
A
ropa sguarrata ninfomane, nacquero un fottìo di razze, lingue e genìe.
Fino
a un venti più sette cioè 27.
Tutte
col gene da incorno di quel cornuto travesta da toro.
Iniziarono
a darsele di santa ragione tra ciolle romane e fregne per nerchie.
Insomma,
non si capivano per colpa o alla guisa di tale babele.
Allora
intanto nel dubbio chiavare chiavavano.
Gaudendo
di un falso privilegio del fallo, ma non dillo.
Troppo
grosso l’impero, troppo discinto tutto in giro, troppa assenza di mescolanza di
Arianne.
Ingroppa
de qui ingroppa de li questi continuavano ad incrociarsi incestuosi.
Fu salvata
solo qualche iniezione migrata con una rivitalizzata intostata.
La arazza
era diventata sempre più fiacca e molle inseminata.
Erano
edonisti sempre più in cerca di ninfetti e pedofile, per par condicio
ricchiona.
La grufolante
troia maiala divenne il simbolo garante di marchio delle marchette.
Ogni
ninfetta ninfomane sbandierava il suo gonfalone.
Vacche
quanto cavalle si offrivano ad altri paesi vassalle.
Mentre
antichi dòmini imperiali avevano le palle sempre più mosce, paposce.
La gloria
passata venne scordata per certi aggeggi detti “di vice” fino da laggiù da
miami.
I barbari
foresti restavano alle finestre in compagnia di amparo di cazzi.
Li
guardavano ammazzarsi di consumanesimo e birra.
Spinti
dai numeri erano troppo più destri sui loro destrieri meccanici.
Europa,
torera per nulla sincera, divenne sacrilega vacca di spinose pucchiacche.
In
tale contesto progettavano attenti solo una orsa di steppa e un dragone còmòdo.
Forse
anche una sacra vacca indiana.
Riesumarono
il guru Aristotele che però parlava solo di dracme e sesterzi.
Rei
di averlo imbriacato anche lui, risultò poco chiaro a tutti.
Peggiorò
assai l’indice di Babele, artifizio da orifizio per misurare l’intelligibilità
informativa.
Ci fu
un eccesso o decesso di demografìca razza di stazza dei 27 che proliferarono in
casta.
Non
fu possibile convertire l’onda di demografìa in democrazìa.
Forse
per questione di incomprensibilità linguistica forse per vili sesterzi.
La
scienza di opposti, figlia del Satanasso Aristotile, non sapeva nemmeno se
c’era buco nero Zero.
Si
sarebbe potuta applicare della fica retroeugenetica e ripartire.
Invece
il culto d’alabarda in brogna si propagò in Borgogna Guascogna Bretagna e ben
oltre la Spagna.
Cuccagna.
La
religione del sufflone lemme lemme stese tutti fino a Gerusalemme.
Il Mediterraneo
fù martoriato di pratiche ubride.
Sia
presuntuose che inumidite di bacco anali in poca acqua.
La
papera si trovò in orbite di acque basse.
La
dove l’acqua è poca e notoriamente nessuna papera galleggia.
Europa
fu oggetto di studi della sua malattia.
Poi
di spese folli ai confini della realtà.
Pratiche
sadicomasiche di ponti e di armi dilagarono in esorcismi da germi, o vermi.
Si sarebbe
potuto realizzare il grande progetto irriguo.
Sarebbe
stato meglio di ponti un acquedotto ad acqua stanziale.
Il
deserto senza sale diventava terra da irrigare, era noto ad ogni Sacripante.
Invece
la ninfomaniaca Europa si dedicò al paradossale onanico coolto di maschio a
oltranza.
27, uno
alla volta o tutti insieme, implosero in decimali.
Fu
una gragnuola di Stati peti e restarono solo i Nato, o neto, in memoria di
puglie normanne.
In
quel gran bailamme….
Fiorirono
distillerie di mele.
E
tanti la montarono, l’Europa.
Ma
io mi sono rotto.
Il
concetto informativo vi sia preservativo.
E
tutti in carrozzone.
Fùmatto
Claudietto
Il
carrozzone, pure con Carla Fracci
Pizzicata
meraviglia




