martedì 27 gennaio 2026

2025 36 – Una memoria per Vittoria

 2025 36 – Una memoria per Vittoria.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo: The trio Corea loop 1978

 

Io mi arrovello di continuo.

Vorrei conoscere la mia storia, le mie radici.

E invece niente.

Solo pochi aneddoti e deduzioni.

Solo segreti ed omissioni.

Per mia figlia Vittoria deve essere ancora peggio.

Le è già morta la madre.

Oltre tre nonni.

Era piccola e non ha conosciuto storie e avi.

Quegli aneddoti raccontati a pranzo e cena.

Il papà, cioè io, è sparito quasi ammazzato.

Internato segregato esiliato confinato.

Con gran vergogna e tanto stigma.

Papà pazzo non lo racconti certo a scuola.

Così pensavo mentre alimentavo “Onda su onda”.

La radioterapia concepita per storie e post leggeri.

Ero partito con puro intento musicale.

Mi sono trovato a derivare dalle note alle parole.

Lentamente si accendevano memorie spente.

Fino a che mi resi conto che erano tutte convergenti.

Seguivano una trama che mi era ben nota.

Era la mia storia, una biografia.

Destinata implicita alla memoria di Vittoria.

Figlia mia.

Per cercare di spiegare cosa ho vissuto e fatto.

E di conseguenza ciò che le è ricaduto addosso.

Depurato quasi del tutto dall’essere detto matto.

La biografia è modulare, a flusso e a soffietto.

Con innesti di onda in onda.

Come una fisarmonica retrattile.

Immagino dunque possibili versioni.

Con un contenuto circolare.

Perché tutto ritorna.

Non so bene cosa voglia dire.

Ma confido nella memoria di famiglia.

Spero lo saprà capire.

Affinché Vittoria possa ridere di gioia.

Come ho fatto spesso io.


Kalimmudda semper dixit

The loop : più circolare di così…




 

 

venerdì 23 gennaio 2026

2025 32 – Imparare a volare

 2025 32 – Imparare a volare.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo:  Learning to fly 1987 - Matto 1977

  

Mi trovai in un mare monetario, con un denso senso del dovere.

La missione era aiutare a cercare di capire.

Nato locomotiva non potevo fare il vagone.

Mio padre assisteva.

Il suo gran difetto fu di non insegnarmi il mondo.

Ma forse il suo era troppo malato.

E delegò l’apprendistato a qualcuno prezzolato.

Solo una volta mi praticò un innesto.

Forse pieno di disgusto disse vendiamo tutto.

Studieresti agraria per andarcene in campagna.

Lo guardai come se fosse un petroliere matto.

In punto di morte mi confessò grandi porcherie.

Senza dire quali, senza aprire le mie ali.

Ma io ne dedussi il sistemico marciume.

Ciò che sapevo era però ancora troppo poco.

C’era troppa distanza tra le attese e il costrutto.

Iniziai a leggere e scrivere, da singoli a raccolte.

Adempievo al dovere di veicolare pensiero.

Per decenni archiviai tutto nel dominio nella nuvola.

Nella neurosfera di vinili che ci guida tra orbitali.

Gli 85 giri di vinile che riarmarono i postini

La selezione e le grosse Clofrenie (Claufrenies)

Tutte le Clofrenie (Claufrenies)

Questo significava condurre la coscienza.

Prima che agli umani insegnavo alla rete.

Anticipavo la attuale èra intelligente.

In cui l’intelligenza artificiale va nutrita.

Arrivò l’età del dovere fare, immaginare non bastava.

Mi prodigavo tra capire e spiegare.

Mi trovai a lavorare pro bono per il sindacato.

Volevo difendere la gente, volevo sentirmi importante.

Dovevo capire le tecniche malate.

Con lo studio divennero fin troppo chiare.

Lo sterco del diavolo si scontrò con il tarlo rurale.

L’innesto paterno a rifugiarsi in campagna era più chiaro.

Mentre il rotore dei miei pensieri espandeva le connessioni.

Alla fine Telecom si rivoltò e mi ingabbiò.

Caddi nella trappola del primo Tso.

Attirato con l’inganno in una clinica fanatica.

Mi diedero ufficialmente del pazzo manìaco.

Io pregavo che non mi chiudessero le connessioni.

Ci era voluto tanto tempo e talento ad attivarle.

Almeno che me li studiassero, i neuroni.

Fu tutto inutile e furono sei mesi di manicomi.

Solo per qualche piccolo delirio.

Mi imbottirono di farmaci.

Sbavavo, biasciavo e inciampavo.

Mentre cercavo di spiegare, sentivo che svanivo.

Per loro era stata realtà immaginaria.

Per me fu un tocco disordinario.

Abbracciavo a stento il mondo che sentivo attraversarmi la mente.

La chiamavano mania.

Dovevo imparare a volarci via.


Kalimudda ipsum dixit

Learning to fly 1987

Matto 1977. Lui è la che abbraccia la mente




 

 

 

 

 

 

giovedì 22 gennaio 2026

2026 01 22 – Il dollaro e il topo

 2026 01 22 – Il dollaro e il topo.

 

Ancora polemiche sui toni di Trump.

Le polemiche sono stomachevoli.

La sua comunicazione però è geniale.

Se non fosse fastidiosa per le minacce latenti.

Io la trovo magistrale e paradossale.

Tessuta ad arte per creare confusione.

Mentre lui sposta partite con quattro parole.

Sullo sfondo c’è il disegno.

La way out del proprio impero.

Una contrazione e rilocazione geopolitica.

Si dice che l’America sia finita.

Anche ammesso, non capita mica gratis.

E nemmeno tutto di un botto.

L’arma reale è più facile di un fucile.

Il mondo è invaso dalle loro cambialette verdi.

Il debito del 125% sul Pil in treasuries.

38.000 miliardi di cui 9.000 all’estero.

Noi siamo a 3.000, per capire.

Basta non pagarle e si stravolge il mondo.

In un secondo.

Ma non credo senza guerre.

Allora allerto ogni sciura Pina.

Non crediate che ogni minchiata sia per caso.

Credo piuttosto che sia congegnata.

Le mire reali e imperiali si rivelano nel tempo.

O nemmeno, ma soltanto sottobanco.

Seguono tabelle indicative.

Il debito americano è aumentato ancora.

Anche nel 2025.

E qualcuno pagherà.

Arriverà un cambio di standard, o un default.

Una svalutazione mondiale.

E una nuova moneta tipo neuro.

Sempre senza garanzia dell’oro.

Ma la moneta non è ciò che conta.

Quella è solo unità di conto.

Ciò che conta è la ricchezza che rappresenta.

Magari a qualche sciura Pina torna in mente.

E’ora di stampare una nuova moneta.

Una cosa come un pegno di ricchezze.

La moneta garantita dalla realtà.

Ma noi qua non siamo certo i gatti.

Quanto piuttosto topi, sorci, zoccole e ratti.

Ci vorrebbe il cryptocarlino.

 

Kalimmudda semper dixit

Kennedy si, lui era un vero uomo (magnifico Fortis con Casale)


Ndr.

Lo sganciamento del dollaro dall'oro, avvenuto il 15 agosto 1971, è un evento storico noto come Nixon Shock. 
Ecco le principali conseguenze di quella decisione:

  • Fine del sistema di Bretton Woods: Venne interrotto il sistema di cambi fissi stabilito nel 1944, che garantiva la convertibilità del dollaro in oro a un prezzo fisso (35 dollari per oncia).
  • Passaggio alla moneta "fiat" (fiduciaria): Il valore del denaro non fu più garantito da un bene fisico (l'oro), ma esclusivamente dalla fiducia nel governo e nella banca centrale che lo emette.
  • Introduzione dei cambi flessibili: Le valute mondiali iniziarono a fluttuare liberamente sul mercato in base alla domanda e all'offerta, portando a una maggiore volatilità nei mercati dei cambi.
  • Aumento dell'inflazione: Svincolata dalle riserve auree, la Federal Reserve poté stampare moneta con maggiore libertà per finanziare spese pubbliche (come la guerra in Vietnam), contribuendo a un periodo di forte inflazione negli anni '70.
  • Correlazione inversa oro-dollaro: Da quel momento, si è stabilita una relazione per cui, generalmente, quando il dollaro si indebolisce, il prezzo dell'oro tende a salire e viceversa. 


Negli anni '70, l'inflazione divenne il problema economico centrale a livello globale, dando vita a un fenomeno allora inedito chiamato stagflazione (una combinazione di stagnazione economica e alta inflazione). 
Ecco come si evolse la situazione durante il decennio:
L'andamento negli Stati Uniti 
  • La crescita esponenziale: All'inizio del decennio l'inflazione negli USA era intorno al 5-6%. Dopo lo sganciamento del dollaro dall'oro e gli shock petroliferi, accelerò drasticamente, toccando il 12% nel 1974 e raggiungendo il picco di quasi il 15% nel 1980.
  • La spirale prezzi-salari: L'aumento del costo della vita spinse i sindacati a chiedere salari più alti, che a loro volta costrinsero le aziende ad aumentare ulteriormente i prezzi per coprire i costi, creando un ciclo continuo. 
La situazione in Italia
L'Italia fu uno dei paesi più colpiti in Europa a causa della dipendenza energetica e della debolezza strutturale della lira. 
  • Picchi record: L'inflazione superò il 20% nel 1975 e arrivò a toccare il 27% nel 1977.
  • La svalutazione competitiva: Per compensare la perdita di potere d'acquisto e favorire le esportazioni, il governo italiano ricorse spesso alla svalutazione della lira, che però alimentava ulteriormente il costo dei beni importati (come il petrolio), aggravando l'inflazione. 
Cause principali del decennio
  1. Shock Petroliferi: La crisi del 1973 (embargo OPEC) quadruplicò il prezzo del greggio, seguita da un secondo raddoppio nel 1979 dopo la rivoluzione iraniana.
  2. Politiche Monetarie Espansive: Le banche centrali, svincolate dall'obbligo di riserve auree, mantennero tassi di interesse troppo bassi e aumentarono eccessivamente l'offerta di moneta per evitare la recessione.
  3. Spesa Pubblica: Negli USA, le ingenti spese per la guerra in Vietnam e i programmi sociali degli anni '60 avevano già iniziato a surriscaldare l'economia prima del 1971. 
La fine della crisi

L'inflazione galoppante fu fermata solo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, quando il presidente della Federal Reserve Paul Volcker innalzò drasticamente i tassi d'interesse (fino al 20%), provocando una dura recessione ma stabilizzando finalmente i prezzi. 

Batterò moneta, il cryptocarlino












martedì 20 gennaio 2026

2025 31 – Inversione di vergogna

 2025 31 – Inversione di vergogna.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo: Shame 1987

 

Diedi per acclarato che non ero un principato.

E nemmeno un granducato.

Solamente un borghese.

Certo con dei bei quattrini.

Ma senza altra arte né parte.

Solamente troppe spese.

Si innestava pure la questione della provenienza.

Io non ci vivevo bene.

Un senso di vergogna mi spingeva.

Cercavo origini e spiegazioni

Ma più scavavo meno trovavo.

Una cortina fumogena ci avvolgeva.

Era una nebbia di ruoli opachi.

Così feci quello che sapevo fare.

Liquidai ogni sostanza.

Vendetti case, soldi e investimenti vari.

Confidai in una sorta di lavanderia morale.

Libero dalla brama.

E condotto da qualche santa mano.

Cercavo di ricucire carma nemesi e contrappasso.

Era anche una questione di importi.

Ci erano cose senza senso.

E non erano nemmeno etiche.

Elargire trecento euro.

Una mancia al cameriere per superare la coda.

Sembrava proprio una attitudine.

Era divenuta una abitudine.

Come si spenda quanto loro è incredibile e facile.

Avevano una intera corte dei miracoli.

Due cameriere, un autista, un giardiniere.

Casa in centro, casa al mare, casa ai monti.

Gioielliere, sartoria, antiquari, ristoranti.

Barca grande, gommone medio, posti barca altri.

Auto ammiraglia, auto due, auto a noleggio.

Come sia sia io mi vergognavo.

E mi fottevo di paura di restare senza soldi.

Me la aveva instillata lui.

Dovevo guadagnare il più possibile.

Per non finire a chiedere l’elemosina.

Come quel tale Giovanni.

Che aveva sbagliato il conto degli anni.

Diciamolo pure, era roba da vergogna.

 

Shame

Kalimmudda semper dixit