martedì 9 dicembre 2025

2025 12 11 - Il nano sultano del ping

2025 12 11 - Il nano sultano del ping.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo:  Sultans of swing 1978

 

Scorre l’onda che ti sonda più profonda.

Dichiarammo l’intenzione di giocare di parole.

Strofe accordi note e nanostorie.

Il video sono io, nozionato e programmato. (Matia bazar)

L’avvento della musica filmata rivelò nascoste verità.

Dal vivo non si bara e non c’è trucco.

Se sei buono si capisce, anzi si vede.

Niente cipria nelle orecchie.

Non si usavano apparecchi.

Prova tu a canticchiare di sottecchi.

Mentre guardi come viaggiano le dita.

E tieni il tempo per contare i minutaggi.

Alcune volte ricordo cose insegnate.

Il pianista della classica tiene alto il polso.

Serve a scaricare potenza dalle dita alla tastiera.

Certi bassi sono virtuosi per questioni di ditoni.

Altri fiati sono geni di mestiere dei polmoni.

E poi l’indice primario resta steso tra tappeti.

Chi ha diritto a sboronare copre il palco di persiani.

Sono loro i maghi veri, sono loro i gran sultani.

Allora scelgo anche io di emulare.

Suono l’aria e faccio il vento con il dito. (Dalla)

Una vita a scagliare ping in rete.

A suonare altrui indirizzi per battute frizzi o lazzi.

Basta, ho capito che la musica io non la so fare.

Meglio lasciare stare e restare lì a guardare.

Son bravino con il ritmo dal mio piccolo portale.

Gli mancava solamente l’elegante tocco finale.

Così ho derogato al principio sobrio talebano.

E mi sono comprato un mai più senza iraniano.

Un tappetino piccino nano in giusta scala.

Una liscia dimora per il dito mio sultano.

Dopo i ping ecco il sing dei sultani dello swing. (Video)

Era l’era che non si suonava per dovere.

Ora sono pronto con il mio tappeto nano.

Allora con fervore e ardore mi proclamo.

Sono io il nanosultano.

Del ping.

 

Il portale nano



 

lunedì 8 dicembre 2025

2025 12 10 – L’onda sdraiata sul selciato

2025 12 10 – L’onda sdraiata sul selciato.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Silvestri : salirò 2002. E salirò

 

Non ci potevo creeedere.

Eppoi sarei io quello malatto.

La prima volta che la vidi quasi ridi.

Era orgoglio civitale, era l’onda mezza tonda.

Decadenza generale, civiltà finita male.

Appiattita sul selciato, era detta lo sdraiato.

Si stagliava basso all’orizzonte.

Piatta pista da bisonti.

La decadenza supera se’ stessa.

L’impero del desaign si appiattisce.

Sdoganarono priapisti grattaceli.

Tutti protesi verso l’alto dei cieli.

Cattedrali per sfruttare il suolo urbano.

Ora invece fanno l’onda wave.

Orgogliosi la copiarono al raddoppio.

La risacca di marea ha toccato il fondo.

Hanno sbagliato, i poveretti.

Quella è un’onda contrariata.

Io direi una tavanata come certa corazzata.

Preferisco stare seduto a contemplare.

Sdraiato sul selciato senza fiato.

Sono basito sbalordito e poi stupito.

Disteso sul trottuare da miliardi. (Trottoire)

Inutile desaign di poveri cafardi. (Cafoni)

Credevano di elevarsi come savoiardi. (Come re)

E invece più in basso di così non si poteva andare.

Restava solo da scavare col motore.

Guardavo sempre da sdraiato steso sul lastricato.

Un girotondo di pale a scavare poche scale.

Si, più in basso di così non si poteva andare.

M’hanno appiattito lo skyscraper.

Spiattellata la città dalle archistar.

Meno male che hanno messo almeno il cine.

Salirò le basse scale giù dal cielo.

Mi sorbisco il primo film che trovo.

Restaurata costruzione di una nota corazzata.

La memoria di potemkin è già blindata.

Ragioniere fantocci ugo.

Ma tu guarda che pazzesca ‘sta cagata.

Pompa.

.

Kalimudda semper dixit

Salirò 2002

 

Onda sdraiata sul selciato



domenica 7 dicembre 2025

2025 12 09 – Spacciatori di Serdina

2025 12 09 – Spacciatori di Serdina.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo : Libera l'anima 1991

 

Onda su onda prendono corpo i ricordi.

È un formato nato per naso.

Sarebbe una bella biografia.

Una iografia che sia tutta mia.

Sono onde di mente creduta malata.

Infine approdata dove viene accudita.

Sono passati decenni dalla prima crisi di nervi.

Quella dei canti dei barboni a colazione. (Supertramp)

Rimane la nostalgia per la santa mania.

Ma si possono raccontare snapshots.

Delle perline nella collana di una vita.

È inevitabile far ricorso agli odiati flashback.

Quelli che in italiano si chiamano analessi.

E restate muti ai doppi sensi connessi.

Riesco a raccontare perché so ancora ricordare.

Codifica, magazzino, recupero e spazzini.

Netturbini neurali come quelli binari.

Di perduti frammenti di pezzetti in frantumi.

Forse la mente è un po’ danneggiata.

Ma non credo lo sia la mia fantasia. (Fossati)

Da queste memorie emergono storie.

È tanto tempo che non le sentivo così.

Questione di scaramucce e paciose marmotte.

Buone creature di colonie lontane.

È questione di antagonismi neurali.

Trama contro brama.

Un tessuto di contrari.

Una copertina di lina, di lino, di linus in latino.

Dopamina, serotonina e tutte le ina.

È pronta in città una santa droghina.

Si chiama Serdina e sale in sordina.

Questo è un flash del presente.

Io ne sono già dipendente.

La memoria mi ricorda degli anni passati.

Libera l’anima dalla tropa del mondo. (Psico -tropa)

Non vale un grammo della nuova Serdina.

 

Kalimmudda semper dixit

Libera l'anima

 

Semper sull’onde

 



 

venerdì 5 dicembre 2025

2025 12 08 – Scaramucce col dio brama

 2025 12 08 – Scaramucce col dio brama.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo :  Il mio amico ingrato 1994

  

Riparte la curiosa avventura delle mie nane storie.

Le selvagge notti mansardate sono sfumate.

Un evento di grande portata le ha tosate.

È arrivata la giornata che mi sono maritato.

La giornata si è presentata alla improvvisata.

Sorpresona: tutti e due i genitori malati in ospedale.

Era tutto già caldo fumante e non si rinviò la cerimonia.

Io mi maritai senza pezzi di famiglia.

Cattivi auspici risuonarono già in Comune.

Il sottofondo era quello da campione dei ricchioni.

We are the champions risuonava nella sala. (Queen)

Improbabile canzone di profonda resilienza.

Di trionfi dopo ostacoli e difficili momenti.

Un augurio alla sfiga, una macumba previsiva.

Assommata ai genitori in ospedale fu una partenza menomata.

Aleggiava anche una certa aria di invidia.

Così cantavano gli amici.

Memori di notti brave affogate nel dio brama.

Si, quello dall’idioma nazionale che non sembra un santo indiano.

Geffer, pillole e goldoni, un souvenir delle stagioni. (Capossela)

Che hanno il vuoto dentro il frigo, che hanno il malox per amico.

Un amico che è sposato, mangerò il suo minestrone.

E i suoi confetti di virtù.

Manco il tempo di ascoltare che mi sento spintonare.

Rotoliamo come biglie per le scale del grande hotel.

Mi spingono dentro a un cesso.

E spacchettano aperitiri.

E che ci volete fare.

Che cosa ci potevamo aspettare.

Erano solo scaramucce.

Ma ancora piccole come pagliuzze.

Avrei dovuto tirare una bestemmia indiana.

Roba tipo porco crave e porca brama.

Invece ero posseduto.

Basta a tutte quelle scaramucce.

Era ora di andarci deciso.

Era ora di coccoina.

Come dopo e come prima.

Evviva lo sposo.

Aperitiro yes!

 


 


2025 12 07 – Ciucci succi marescià

2025 12 07 – Ciucci succi marescià.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo : Frengo Waits and his wife's chihuahua

 

 

Cambio escorso nel discorso del mio nuovo ondeggiamento.

Poca santa psichiatria e poesia.

Certamente c’è follìa ma altrettanta leggiadrìa.

Sono da sempre oppresso da una annosa tema.

È un mio chiodo fisso perchè mi sento fesso.

Esco col carrello del paniere della spesa.

Un tizio mi latra in mente “pizza, pizza, marescià”.

Forse era un preveggente.

Richiamava un categorico gendarme maresciallo.

Allertato a misurare il caroprezzi che son cazzi.

Oggi viene occultato in confezioni senza pezzi.

Nuovo mezzo con cui ti fanno il mazzo.

Allo stesso prezzo.

E ti resta solo la pizza pazza.

Margherita senza mezza mozzarella.

Cioè, le confezioni sembrano piene.

Ma quando apri il sottovuoto trovi solo il mezzo vuoto.

Mi capitò con del pollo e sue coscette.

Un'altra volta fu crostata a trancetti.

Allora mi rivolsi laddove vola e osa il lusso.

Dove nuota alto il pesce, nato morto già spacciato.

Ciucci, ciucci, direbbe un fantocci.

È l’età del mai più senza, viva il sushi detto ciucci.

L’avevamo già inventato noi, con le alicette poverette.

Ora la confezione glamour costa più del contenuto.

Otto file di riso a polpette, ma la settima è vacante.

Non era mica così, brutta vacca porco tonno.

Allora ora mi ribello e vi debello.

Maledetta GDO, Grande Delinquenza Organizzata.

Dunque ciondolo con fare indifferente.

Laddove giace l’alcole bruciante.

Pago, esco e lascio la scia.

Poi allùmino una, paglia, ciospa, sigaretta.

E la getto, giusto mentre penso a una beretta.

Naturalmente quella salametta, che pensate.

Resto a guardare le visioni arancio giallo e rosso.

Questa è la storia di rivolta immaginaria di un qualunque Franco.

Che tutto infiammato appicciò l’intero mercato.

E per difendere la tolleranza….

Lo fece abbrustolito…

Come un bonzo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Frengo Waits and his wife's chihuahua

 

Censura IA sopra GDO, leggere per credere



giovedì 4 dicembre 2025

2025 12 04 – Desilienza: aripigliateve

 2025 12 04 – Desilienza: aripigliateve.

Per www.parolebuone.org via www.shareradio.it. Parola : Resilienza

 

Eh già è proprio vero.

Una parola così desueta di botto divenne consueta.

E tutti giù a comprare vocabolari.

Di nascosto per non sembrare somari.

Io mi sono fatto belle psicoppippe per capire.

Poi le ho trasposte in “capacità di riprendersi”.

Come d’altronde si capisce dal romanesco.

“A regazzi’aripigliateve” diventò un archetipo memetico.

Zonzorellai in qualche riflesso dei miei pensieri.

Mi resi conto che tutto resilia.

Perché tutto contiene la forza della ripartenza.

L’archetipo mi rivelò la sua prole.

Cioè le versioni derivate dalla matrice originale.

Così mi vedo costretto a tornare alle origini.

Ai tempi della scoperta del desueto vocabolo.

Per me la resilienza è quella dal mefitico bacillo.

Ricordate come ci prendemmo paura.

Tra castigo divino e lastricati di buone intenzioni.

Per questo chiamai il bacillo ultimo profeta.

Poi credemmo di averlo stroncato.

Immunizzati come un gregge di pecore vaccinate.

Lasciando quella scia di poco più di un raffreddore.

E no, ‘stocazzo, arjpigliatevi di resilienza cognitiva.

Conosco bene una apprendista giovane marmotta.

Io l’ho sfangata in una settimana, lei è in ballo da tre o quattro.

Ma mica con qualche linea di febbre e basta.

Dolori di testa da non dormire e capogiri da svenire.

Tosse grassa, tosse secca, febbre alta a 40, ossa rotte.

Nausea a sprazzi, frizzi e lazzi, e altri cazzi.

Dulcis in fondo noduli ingrossati e capriole al cuore.

Che uno già si vede con l’infarto al creatore.

Questo è il quadro clinico mefitico e venefico.

Si si io direi che chi si è aripigliato è il bacillo.

Sivax, novax, provax, stovax.

L’unico bacillo buono è il bacillo morto.

Vaccinato definitivo una tantum in secula seculorum.

Per non essere noi gregge da tosare e macellare.

Credo che la resilienza sia un principio dominante.

Altrimenti non ci sarebbe nessun creato nelle notti rabbuiate.

In pratica direi che è roba tipo la vita contro la morte.

Di certo però con i sintomi descritti oggi la resilienza è del bacillo.

Ello si che si è ripreso, ello ha vinto e pure di peso.

Aripigliato e abile arruolato mentre resta ancora muto.

Affinché voi siate portatori farmaceutici.

Chissà quale è la parola opposta a resilienza.

Forse sarà roba tipo rammollenza.

Ma il più bello è desilienza.

 

Kalimmudda ipsum dixit

In the air tonight – Follow the lyrics

 

 

Le covicroniche 20 e 21



 

 

 

 

 

martedì 2 dicembre 2025

2025 12 06 – La sorda sordida mansarda.

2025 12 06 – La sorda sordida mansarda.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Al bar dello sport, sogghigni e sesso Gaetano 1979

 Questo è strano, molto strano.

Sto fabbricando postini per onda su onda.

Mi salta in mente lo sghiribizzo.

E controllo quello che già sentivo.

Mi viene in mente tutta roba dell’ 80.

Ma procedo ed incedo nel mio credo.

La mansarda era irta al piano quinto.

Gli abbaini chiusi smorzavano gemiti e latrati.

Lì, sopra Boccaccio via, si celava ai benpensanti.

Era un postribolo, un bordello con un fascino bello.

Era nota a tanti, era un mito urbano.

L’interno in effetti era equivoco di divanetti.

Di quelli che ah se potessimo racconta’.

Il perimetro era tappezzato di cuscini e cuscinetti.

Diciamolo sereni, sembrava subito un casino di privè.

La forma del salone evocava quadrature del cerchio.

Il quadrato di divani avvolgeva un mappamondo.

Dentro cui si avvicendavano le notti fonde.

Una sera la Romania rimpiangeva il dittatore.

Una coppia dalla Russia prima lavorava in piazza Rossa.

Piacqui assai a una maitresse sensitiva dal Brasile.

Mi illustrò usi e costumi e mi guidò dentro ai segreti.

Mi regalò il Piccolo Principe con le sue note dedicate.

L’Ucraina poi mi insegnò il Maestro e Margherita.

Da Melzi d’Eril arrivava il trava glamour.

Con la Jaguar bianca mai sprovvista di dolce bianco.

Un mattino arrivarono da Colico due valchirie statuarie.

Con un mazzo di fiori enorme per il mio compleanno.

I residenti diedero l’ennesima scossa di testa.

Nella loro disapprovazione io traevo godimento.

Non sapevano quanto e come si poteva viaggiare.

Tra le gambe per soddisfare un buco di amore.

Io li guardavo immaginario tra sogghigni vari.

Con la mia profonda insinuazione per la fìa (Gaetano, sogghigni e sesso, ascoltare fino in fondo)

Dal bancone da bar nella sordida mansarda zufolavo.

Tra fumo e coca qualcuno stà. cercando a sprazzi l’aldilà. (Gaetano)

Fu bello fino a che durin durello durò.

Poi arrivò la farmacopea, o vacca dea.

Il pistulino mi sfiammò.

E un ciciniello diventò. (alici appena nate, piccole)

Oibò.

 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Al bar dello sport, sogghigni e sesso Gaetano 1979