mercoledì 9 luglio 2025

2025 07 09 – Uscite i cani o vi piscio

 2025 07 09 – Uscite i cani o vi piscio.

 

Il contesto è quello del degrado urbano.

Via Benedetto Marcello.

Tra Centrale, Porta Venezia e Buenos Aires.

Un vasto rione intero è in balia delle filiere delle droghe.

È pure da poco diventata illegale la terapeutica cannetta.

Con effetti magistrali su ordine pubblico e opinione.

Lo spettro del proibizionismo ghigna soddisfatto.

Alcol sul fuoco per malavite di ogni grado.

Fosse per me legalizzerei tutto.

Emersione di montagne di danari.

Con organizzazione e controlli sanitari.

Inventerei un settore trasparente a vista.

E risolverei il problema di bilancio.

Con mirabolanti risvolti sull’ ordine pubblico.

Ma così non è.

E si viaggia alla deriva.

Tra spacciatori, spacciati e disperati.

Tutti stazionanti in posti conosciuti.

Tra cui quello che frequento noto come area cani.

E limitrofe zone da campionario di degrado urbano.

Ieri però mi sono proprio incazzato.

Un cane amico del mio è finito al pronto soccorso.

Ha ingerito droga per terra, oggi confermata essere THC.

https://it.wikipedia.org/wiki/Delta-9-tetraidrocannabinolo

La canna illegalizzata.

Sopravviverà, il cane.

Ma se era cocaina o eroina no.

Tra l’altro la zona confina con il parco dei bambini.

Nessuno fa niente di sostanziale.

Istituzioni e autorità sono tristemente note per l’inerzia.

Per attendere che ci scappi il morto.

Meglio se bambino, più impressivo.

Ci sono sporadici interventi delle forze dell’ordine.

Anche commoventemente benemeriti.

Arrivano eserciti in divisa a fare un gran clamore.

Gli spaccia e tossici ubriachi aspettano in nascosta attesa.

E poi rispuntano come funghi.

La situazione è nota a tutti.

Gli interventi sporadici delle forze dell’ordine non hanno nessun effetto permanente.

E’ necessario un pattugliamento costante di agenti 7/24 a rotazione.

E le unità cinofile.

Bellissimi animali visti una volta sola anni fa.

Ma diranno che non hanno uomini.

Nonostante i recenti aumenti di organico e veicoli.

Sono 14.000 gli uomini e duecento i veicoli, fonte Google Gemini.

Beh, se il problema è di organico allora è facile.

Basta rimettere l’esercito, ma stavolta in forze.

Ma tu guarda se a fare il fascista ci devo pensare io.

Comunque se Milano mi ammazza il cane, io denuncio il Comune intero.

E poi valuto se cercare pure il Vincenzo.

Non è possibile che in quei citati numeri non ci scappi una auto e due agenti.

A rotazione 7/24 costanti e stanziali.

E non in parata pubblicitaria.

A zonzo per la zona storica della città.

 

K.i.d.

Milano e Vincenzo

 

Info

https://www.facebook.com-Gruppi-Mente Locale


martedì 8 luglio 2025

2025 07 08 –Il rosso spettro del comunismo

2025 07 08 –Il rosso spettro del comunismo.

 

Quando ho letto me lo sono detto, lo ammetto.

Parlo di quel bagliore di evocativo rosso.

Come una folgorazione tra il vermiglio e lo scarlatto.

Di una memoria data morta e sepolta troppo in fretta.

Ebbene sì, ero convinto dell’avvenuto avvento.

Del gran ritorno e relativo manifesto.

Uno spettro si aggirava per l’Europa.

Credetti in giro per la neurosfera intera.

Ora mi accontento che sia attualizzato al contesto storico.

In cui portare una rinascita del lume della ragione.

Rosso fuoco, rosso d’amore, rosso di spettro.

Rosso spettro del comunismo.

Poi ho letto che quello visto era rosso elettrico mistero.

Un evento luminoso transitorio.

Roba da egli ha visto la luce.

Ho sperato.

Vuoi vedere che l’umano si è irradiato.

Genomatiche ondate lo hanno illuminato.

E ha capito che il comunismo non era la malattia.

Ma il seme della cura.

Ma così sto facendo fede e ideologia.

Roba profetica tipo da matto bipolare.

Di chi ha delle visioni.

E sente voci e chiacchiericci.

Mentre a me mi ci piacciono i messìa.

Quelli che intervengono fattivamente.

Per portare cambiamento.

E per gli ultimi, già proletari, un beneficio.

E non nocumento.

Oggi è cosa nota che profeti di quadrante siamo tutti.

Sul fatto di essere fattivi i borghesi sarebbero i motori.

Ma intossicati e comodini restano molli come fichi.

I proletari allora si incazzano e fanno la rivoluzione.

Per diventare dittatori.

Fino a che il mondo evolve e diventa buono.

Perché il seme seminato era sano.

Quei satanassi di mangiabambini erano messianici fattivi.

Si erano fatti anche i dieci comandamenti.

Il decalogo.

  1. Espropriazione della proprietà fondiaria ed impiego della rendita fondiaria per le spese dello Stato.
  2. Imposta fortemente progressiva.
  3. Abolizione del diritto di successione.
  4. Confisca della proprietà di tutti gli emigrati e ribelli.
  5. Accentramento del credito in mano allo Stato con una banca nazionale a capitale dello Stato e monopolio esclusivo.
  6. Accentramento di tutti i mezzi di trasporto in mano allo Stato.
  7. Moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, dissodamento e miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo.
  8. Eguale obbligo di lavoro per tutti, costituzione di eserciti industriali, specialmente per l'agricoltura.
  9. Unificazione dell'esercizio dell'agricoltura e dell'industria, misure atte ad eliminare gradualmente l'antagonismo fra città e campagna.
  10. Istruzione pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Eliminazione del lavoro dei fanciulli nelle fabbriche nella sua forma attuale.

Vogliamo forse dire che era una stronzata?

Se lo pensate è perché non riattualizzate.

E non contestualizzate.

Io di questo decalogo non salterei nemmeno un punto.

Mi mancherebbe un po’ la proprietà privata.

Incredibile convenzione.

Nata dall’istinto di conservazione dell'individuo della specie.

E derivata in indebita appropriazione generalizzata.

Ma tutto ciò perché sono taggato matto.

Quindi inabile al lavoro.

Destinato a parassita.

Per altrui cognizione mancata.

 

K.i.d.

Diavolo rosso

 





lunedì 7 luglio 2025

2025 07 07 - I 36 geni bipolari

 2025 07 07 - I 36 geni bipolari.

 

Ah beh, si beh.

Questa è questione di neurosenza e genometica.

Ovvero genomatica mimetica.

Quella che zitti e quatti ti rinchiudono tra i matti.

Di nascosto senza dire niente a nessuno.

36 sono i geni bipolari ritrovati in Sardegna.

In Sardegna dove una volta ho fatto il bagno.

E tutto il mare devo avere inseminato.

Bisogna sapere che già fui taggato bipolare.

Con tutti i miei filamenti geni.

Beh magari proprio genio non saprei.

Certamente ritenuto narciso intelligente.

Me lo han detto anche immantinente.

Il fatto è che ho chiesto all’intelligenza artificiale.

Oramai ne sono servo e schiavo.

E codessa mi ha risposto.

Con quel cod che sta per merluzzo in inglese.

Di geni ce ne abbiamo tra 20.000 e 23.000.

Sh, ma che modo di fare.

AI, ma così ce ne siamo bolliti 3.000.

Mi sa che non sei ancora così intelligente.

Certamente non un genio.

Ho capito che non ti frega niente.

Tanto sei silicio o sabbia e dentifricio.

Ma a ma fa una differenza.

Metti che 2.964 sono geni monopolari.

Metti addirittura maniacali.

Eh, allora i 36 mi si affogano nel niente.

O mi rendono geniale certamente.

E non sono certo io quello demente.

Uno su 36 poi fa uno statistico 2.78%

Eh, ma questa è la probabilità della roulette.

Cioè magari io sono un pirla.

Ma solo statisticamente.

E solo perché ho una trottola che ruota in testa.

Magari c’è chi non ne ha manco un cicinin.

Ma ben 22.964 girandole di noia.

Un asfaltatore di normalità banale.

Buono certo a scoreggiare.

Assai meno a creare o a riconoscere schemi.

Scemi.

Insomma rivendico il diritto al genio dei 36 geni.

Con cui inseminare l’umanità intera.

Del corretto genoma.

Portato dal Kalipulcino.

Quello della rinascita del messia Kalimmudda.

Adesso infine mi è chiaro quel udda nel kalimmudda.

I 36 geni sono geni isolani isolati da sarddi.

Ah, dimenticavo.

Il 7 luglio è San Claudio, pure martire, che culo.

Ma non ci provate ancora.

Che vi faccio inseminare scemi.

 

K.i.d.

Da corso Buenos Aires

  

E che Kalipulcino vi insemini tutti.   



 

 

 

domenica 6 luglio 2025

2025 07 06 – Sintonia applicata, in birdland

 2025 07 06– Sintonia applicata, in birdland.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it : Sintonia


Era già nell'aria aviaria.

Troppe storie di avicole memorie. 

Sono pronto a partire di psicopippe.

Chiedo anche all’intelligenza artificiale.

Dice che syn tono sta per armonia di suoni.

Un accordo di canali e di tracce di vinili.

Frequenze diverse.

Per un funky fusion groove di onde.

È ovviamente anche roba metaforica.

Ma ora basta, qui ci vuole la prova empirica.

La dimostrazione pratica.

E’ un contesto dominato da giganti di cognizione.

In una location da cuori e petti di conigliette.

Vi affido ai mostri sacri in questa banda.

Affinché tocchiate con gli occhi e con le orecchie.

Ciò che a tutti non è concesso.

Zawinul, Hakim, Clarke, Shorter e tanto gorgoglioso vocalese.

Nell’insieme di giocosa sintonia.

E di serissima scherzosa maniaca magia.

Un amplificante crescendo su letto di invariante melodia.

Utile solo a tenere ordine per un unico fine ultimo.

Ripensate al metaforico.

Sta già tutto dentro qua.

Allertate allora i servizi e i cippiesse.

Questa è roba santa.

Che vi dà la dipendensa.

Taa ta ta, ta ta ta ta.

 

K.i.d.

Birdland.

 



 





Ndr.

Ma voi lo sapete come si fa a restare così in tono ?


sabato 5 luglio 2025

2025 07 05 – La rinascita del messia Kalimmudda

 2025 07 05 – La rinascita del messia Kalimmudda.

 

Il kalimmudda infine si rivelò.

Non era proprio morto.

Per cui non si poteva nemmeno dire risorto.

Piuttosto richiamato in servizio.

In un ultimo disperato tentativo di raddrizzare l’umano.

Si rinfrescò la memoria identitaria aviaria.

Io sono kali che sta per il bello kalos.

Per inciso ci stava pure un kalimero.

Come di buongiorno intero ma nero.

Era figlio di kalispera la madonna della buonasera.

Elevatosi infine a buddha con tutta quella udda.

Perché concepito in genia di pollaio di sardi.

Le vicissitudini della vita lo avevano reso ridarolo.

Pur essendo di specie sfigatina e nato pigarolo.

Divenne così proverbiale l’irrefrenabile ilarità del Kalimmudda.

Appena poteva toccava i culi alle signore.

E rideva e toccava e rideva, da padrone.

Fu deciso che si spedisse in un uovorazzo in terra.

E così fu fatto.

Ma per un errore cadde in una tromba delle scale.

Tutti lo diedero per morto.

Ma nella sua caparbia ilarità gli venne la ridolera.

E scoreggiò a reazione su per la scala intera.

Lo captarono degli umani.

Senza sapere in cosa incorrevano.

Kali portava nel suo uovo una correzione al genoma umano.

Lo avrebbe reso infine uberumano.

Anche basta solo umano.

Il soccorritore fu infestato e si credette di poter volare.

Mentre Kali sbraitava e si agitava per avvertire.

Era di natura gallinaccia pollaiola.

Con le ali dentro l’uovo solo per fare scena.

L’uomo pieno di fiduciosità si gettò giù in planata.

Rimase certo contagiato ma fu del tutto spiaccicato.

Per farla breve il terzo giorno resuscitò.

Seminò lo sbianchetto correttore di genoma a tutto spiano.

Il pulcino Kali intanto sbraitava e si sbatteva.

Ma di volare non se ne parlava.

Si mise perciò sotto una famosa quercia da favola antica.

E aspettò qualche cent’anni.

Quando crebbe o fu aiutato si svegliò e cercò rifugio.

Lo trovò dentro alla testa di trinacria civiltà.

Posta in zona disordinariamente.

Il rilascio del genoma avveniva tramite flatulenti peti.

36 geni in particolare furono seminati come fosse da una astronave.

Erano i geni del sardo bippollare che per pigro caso fu ridefinito bipolare.

Con cotanta roulette in testa ci si attendevano grandi cose.

Il kalipulcino li guardava sconfortato.

Da dentro la sua testa nella testa.

Anche stavolta questi umani non han capito un cazzo.

36 sono i geni, uno su 36 il fato sardo inseminato.

Cosa significasse non lo espresse.

Ma ritenne si capisse.

E decise di restare e si aspettasse.

Fino a che un giorno passo' l’uomo del futuro.

Che lo vide dal passato e lo riconobbe.

Scorse il tempo dei ricordi all’incontrario.

E lo proclamò tornato per salvarci tutti.

Il pulcino di razza da messia.

Il Kalimero un giorno Mudda.

Gaudio, giubilo e tripudio.

Ora possiamo anche fare una nuova religione.

Se il pulcino sopravvive.

E se per miracolo ha imparato anche a volare.

Così poi esce dalla mia testa stanca antica.

Dove lo nutre di fatica la sua santa madonna mamma.

Con tutta la meraviglia del suo miracolo della vita.

Adesso io mi sono rotto. 

Torno al mio mestiere bipollare.

Il profeta di quadrante.

Mentre Kali vi insemina tutti a nuovo.

Dal suo uovo.

 

K.i.d.

Superstition

 

Simbolismi e auspicismi.

Segni, guardate i segni.

E che Kalipulcino vi insemini tutti.   






 

venerdì 4 luglio 2025

2025 07 04 – Quando osano le rondini

 2025 07 04 – Quando osano le rondini.

 

Ho appena finito la seduta di psichiatria.

Abbiamo parlato di fatti miei quasi fino a mia zia.

Di magia della mania e mania per la sua magia.

Un trambusto viene fuori dal cassonetto.

Sono le sue rondini ammaestrate in faccende affaccendate.

Costruiscono o nutriscono dentro la grancassa.

In effetti fanno un tamburo di fracasso.

Prego la vocata dottoressa.

Che le tratti sempre con gentilezza.

Un giorno morto potrei tornare in seduta travestita.

In incognita mimetica tuta avicola.

Resto in attesa che gli aruspici esplicitino buoni auspici.

E vado nell’orrida magione della casa del demonio.

Oggi mi sento che lo abbiamo esorcizzato per bene.

Mi metto al santo maledetto piccì.

E inizio a sentire un tambureggiante pigolio di cicicip.

Una merla fa la spola irrequieta tra decumani cardi e scale.

Finché in fondo alle scale sento due batuffoli immobili.

Il pelo nero in ombra li confonde col granito dei gradini.

Sono merlini caduti da qualche nido della selva di ibischi.

E per sfiga finiti proprio in fondo alle scale.

Tutti circondati da lisci muraglioni di umana concezione.

Sarà stato il loro primo volo finito sotto cattivi auspici.

La scena è straziante.

Mamma merla fa avanti e indietro.

Scarica cibo nei beccucci arancioni.

Maledice quel cemento armato senza manco la sporgenza di un ramo.

Io lo so perché ci parlo anche senza attivare il dono della manìa.

I due pulcini sbattono le ali forsennati.

Senza spazio sufficiente per planare di portanza.

E ogni volta ricadono indietro.

Penso che reclamino del cibo.

Mi documento e provo con degli omogeneizzati.

Poi uno si è spostato in un punto ancora più alto a picco.

E ripete senza sosta l’impossibile scalata.

Basta, sento le urla delle rondini che si straziano di dolore.

Poi di incanto i pulcini si fermano stremati.

Penso che così va a finire male.

Non si devono toccare, ma così li ammazziamo di fatica e stenti.

Meglio provare con prudenza maniacale.

Mi soccorre il mio ingegno, anche lui maniacale.

Ho conservato delle lisce mattonelle.

Ne prendo una e gliela appoggio dolcemente sotto il culo.

Attenzione alle zampette e …hop saltiamo il primo gradino.

Col pulcino che capisce e spinge giusto.

Fino ad arrivare a dieci e a livello piano terra.

È maniacale dire che ho sentito la voce delle rondini garrire.

Ma loro erano davvero in attesa ancora con i canali aperti.

Per suggerire un fai qualcosa che terminasse quel tormento.

Nel frattempo nello stesso canale deve essere passata una cavalletta.

Con la sua voce fatta di frinire degli sbattiti di alette.

Per suggerire la sua tecnica del salto del gradino della quaglia.

Sono andato quindi a ripulire il campo minato di omogeneizzato.

I pulcini non c’erano più.

Il cicicip veniva da un altro albero.

Manca solo da capire il cane.

Poi mi sono ricordato che ieri guaiva strano nel sonno.

Aruspicino che sentiva già le voci.

Devo ringraziare dunque il regno animale.

Siamo più in sintomia.

Una coproduzione di voci dai nessi senza apparente legame di causa ed effetto.

Ma così mi perdete tutta la poesia.

Vi estrometto allora dalla troppa sintonia.

Mi sa che torno nel regno della magia.

Nella mia mania.

E così sia.

 

K.i.d.

Ma che mania, inventando come fosse vero

Uno di due




giovedì 3 luglio 2025

2025 07 03 - Ed io creò il tarocco

 2025 07 03 - Ed io creò il tarocco.

 

In tutto il ben diddio che ci avviluppa c’è una cosa che galoppa.

Va veloce più di neurosenza e robotica intelligenza.

Più dei micronani tecnologici.

È la genomatica che studia empirica la genotipica.

Tutta insieme è una scienza di riproduttiva trinità.

Padre figlio e tanto alito di spirito santo.

La scienza spesso si scervella e si arrovella.

Metti che ti impelle di cambiare colore verdegiallo pappagallo.

Che ne so, per farci delle nuove sanguinelle.

La neurosenza le ha decretate percepite più belle.

Più gradevoli e consumabili sul mercato.

Lo scienziato allora si mette all’opera solerte.

Alla ricerca della vera origine della specie.

Procede a fare cloni a tutto spiano pieni di licopeni.

Quelli che fanno il rosso nelle zucche e nei tomati.

Mutazioni di qua e mutazioni di là.

Finchè un giorno gli esce un quasi uguale giusto.

Venti d’Africa a scirocco soffiavano forti dal marocco.

Fu quel primo gene seme di mandarino atavico.

Si ingroppò un bel dieci chili di pomello.

E fecero tanti bambinelli.

Con questa scoperta a scrocco.

I bambini e loro fratelli si chiamavano tutti rocco.

Finchè uno disse to’ ma è rosso.

Ma c’era sempre quel vento sciocco.

Pieno di voci e suoni a shiocco tocco.

I fratelli pativano sciroccati lo scirocco roco fuoco loco.

E capirono rocco invece che rosso.

To’ è rocco diventò così tarocco.

Nel senso che era nato per e da copiare.

Semi e geni dentro i codici ancestrali veri.

Scoperta insomma la vera origine delle arance.

Un tarocco.

Che si è mutato a più non posso.

In effetti ero assai turbato dalla mia ignoranza e carenza.

Ora si che mi sento più appagato e rinfrancato.

Se la scienza risalisse al quadro di insieme capirebbe.

Le mutazioni sono in atto ovunque.

Sono parte del codice ancestrale primigenio.

Che per forza di logica deve stare tutto nel grande botto.

Forse solo la porta sul retro di altri versi.

Da cui poi i dati si spacchettano e riassemblano.

Sempre nella radiazione di fondo del cosmo, anche adesso.

Servono alla varietale diversificazione.

Per la conservazione del codice totale.

Così quando l’umano mi si estingue, pazienza.

Scopriremo che possiamo bene farne senza.

Ricopio il codice come una pozione di spezzatino.

Una anfirana, un topocane e del guano di fauno.

Mi creerò anche arance rosse da dieci chili cadaune.

Per gli ingordi stomaci nani dei topocani.

Così sempre guani stronzi evolveremo.

Ma almeno sarà passata la ancestrale fame.

 

K.i.d.

Desert rose, per lo scirocco

 

Tarocco al licopene

 



 



Ndr

Ansa : il tarocco rosso dell’origine della specie

 

 

 

 

 

mercoledì 2 luglio 2025

2025 07 02 – Scene da panchine

 2025 07 02 – Scene da panchine.

 

La notte se ne è andata.

Il sole scalda già la strada.

L’aria ha un che di strano.

Vado al mio quarto di barrio urbano.

La porzione riservata ai cani.

Coi confini agli umani.

Pullulanti più dei cani.

Disperati negri matti.

E qualche puttana.

Arrivano due camionette poliziotte.

È la consueta ronda dimostrativa.

Basterebbe una coppia stanziale.

Due agenti fissi deterrenti.

Invece niente.

Solo di rado prevale un buonsenso benpensante.

Allora i cellulari vomitano un esercito in divisa.

I commilitoni scendono a plotoni.

Questa volta hanno una novità, forse sul tetto.

Lanciano moniti col megafono.

Roba da propaganda a quattro ruote.

Sarebbe pure disturbo della pubblica quiete.

È mattina intorno alle ore sette.

Ma loro sono fieri ed impettiti.

Dicono che devono ripulire dai detriti.

Questa volta i rifiuti umani sono scarsi.

Fa eccezione solo una panchina.

Ci dorme una punkina tutta rosa e tatuaggi.

Nottataccia di drogucce mescaline o anfetamine.

Di tutto un po’, chissà.

Un pulotto intima alla punkina di sloggiare.

Tono autoritario da fascista abecedario.

La panchina non si muove.

E altrettanto fa pure la punkina.

Poi d’incanto cambia il gioco.

Il poliziotto altera la postura.

Petto in fuori di ordinanza.

Gli si sbriglia la ferocia.

Allunga il passo con il collo prominente.

Urla in faccia alla punkina a muso duro.

Urla tronfio che se ne deve andare.

Quella chiede andare dove.

Proprio non lo sa dove sia quel dove.

Porco qui e porco la che mi frega vai più in là.

Il tutore del gregge è veramente incattivito.

Mentre io col cane resto sbigottito e intimorito.

I colleghi sentono quell’aria che era già strana prima.

E corrono solerti a proteggere il caposquadra.

Da sanzioni disciplinari.

Per le mani già messe quasi addosso.

Hanno sentito quella rabbia che in un attimo ti scappa.

Quella che poi il tempo d’improvviso è più veloce.

Ma rabbia cosa, manco la panchina ce l’avesse in casa.

Alla fine l’imbufalito apre il suo campo visivo.

E mi vede che lo guardo quasi pronto a dire qualcosa.

Al di là della siepe di confine il pubblico fa il tifo.

Cade il velo del perbene.

Grida e insulti volano come spari e botte.

La più bella è che si smettano di si drogare.

O almeno vadano in quell’altro dove.

Sarà lo stesso che intendeva il poliziotto.

Certo che così non si può più andare avanti.

Penso che lo pensi anche la punkina.

Mi sincero che sia ancora tutta intatta.

Sto per darle le monete che ho nella tasca.

Ma non bastano per una dose di chissà cosa.

Arriva di supporto solo un negro in bicicletta.

Il quartiere si dilegua e prende tregua.

Dalla sua overdose di emozioni forti.

Hanno fatto l’avventura.

Uno sprazzo di vita dura.

Un racconto per gli amici.

Mentre il negro gira in bici.

Già, che c’entra il negro in bici.

Offre il suo servizio di utilità pubblica.

Stà nella sua divisa a due ruote contro la rota.

Mi dispiace per la punkina tanto carina.

Se avevo i soldi glieli davo.

Eh, ma così si drogava ancora.

Cosa te ne frega a te, eccheggia l’anima Jannaccia.

Brutto pirla fatto sì.

Solamente di perbene.

 

K.i.d.

Tanco del murazzo

 

E panchinazza



 

 

martedì 1 luglio 2025

2025 06 30 – Narcisista io

 2025 06 30 – Narcisista io.

 

Ecco che si manifesta l’utilità.

Di essere piccoli e cazzimmosi.

Libertà di fanvulare.

Resti immoto nell’ascolto.

Fermo tra i venti li intercetti.

Cogli al volo e poi rifletti.

I pensieri presto vanno a galla.

Immancabili come una palla.

Non i miei ma quelli di altri.

Più li attendi e più li sveli.

Sono specchi da solisti.

Dal subconscio in emersione.

Molto spesso proiezioni.

Tra velate manipolazioni.

E esperienze di carni a specchio.

Narcisista.

Mi hanno dato del narcisista.

Questa è bella.

Proprio a me.

Da quando sono nato il mio compito è fare contenti gli altri.

Destinato ad annullare il chiunque fossi io.

Sono nato da strumento di piacere.

Per ogni nuovo proprietario.

Ammaestrato da scimmietta.

Sulla spalla con l’organetto.

Prima furono i genitori.

Dopo transfert sul lavoro.

Poi una attitudine endemica.

Da giocattolo pandemico.

Gioco con iperboli parole e paradossi.

Per tenere alla mia croce tutti infissi.

L’esorcismo del dolore tiene sveglio il loro ardore.

Mentre il mio è soltanto un gioco.

A donare il buonumore.

Poi un giorno ho scoperto che si intende patologico.

Neurosenza, sempre più da farne senza.

Da vietarne la saccenza.

Il termine narcisista può riferirsi a un tratto di personalità.

Oppure a un grave disturbo psicologico.

Mi nascondo e mi fingo narcolettico.

Fuggo da altre nuove stimmate.

Questi non sanno più distinguere.

Tecnici scienziati si sono persi nell’oblio.

Hanno dimenticato i narcisi riflessivi.

Consumati esperiti boccadoro.

Tra eros e logos resta thanatos.

Non si vive chiusi dentro al proprio monastero.

Solo fuori muore il mistero.

Dove stanno le vere storie.

Quelle delle vite vere.

 

K.i.d.

Vita

 

Burning monastery