giovedì 12 giugno 2025

2025 06 12 – Libertè, egalitè, reciprocitè

2025 06 12 – Libertè, egalitè, reciprocitè.

Per www.parolebuone.org. su www.shareradio.it . Parola : reciprocità.

 

Dicemmo che la reciprocità è dare e ricevere in modo equo.

È ciò che rende l’essere umano un animale sociale.

E non un homo homini lupus.

È cooperazione dinamica che domina nel tutto.

Nell’illusione di libertè, tra frammenti di fraternitè, mentre volano schegge di egalitè.

Solo a sprazzi ci ricordiamo la reciprocitè.

La libertà finisce dove la inizia la reciprocità.

E’ questione di equi scambi.

La cazzimma intanto veglia per ristabilire equilibri.

Non so quanto sia pertinente la volatile storia che segue.

Ma è talmente bella che c'entra per forza.

Quella mattina il sole bruciava nell’alto del cielo.

Il mare di spighe ondeggiava sereno.

La gramigna giocava a fare il grano.

Sotto l’azzurro tra le onde di un grigioverde fagiano.

In mezzo ai flutti di erba affiora una forma.

Un pulcino scornacchiato è caduto dal nido.

I passanti diventano astanti.

Come sempre non sanno trattenersi in tanti.

Se lo tocchi lo ammazzi.

Cambi l’odore della maternitè.

Ma c’è sempre chi allunga la mano.

Allora quello che accade sta scritto.

Un fulmine scuro si lancia in volo da un albero.

E prende a cazzimmose beccate la testa di astante.

Rea confessa di omesso rispetto.

Ella manifesta pure una incredula sorpresa di protesta.

Ignara del reciproco rispettare i pesi del mondo.

Ignara pure di quella astrusa cosa chiamata cazzimma.

Con cui tutto ritorna e si ribilancia tra reciproci.

E se non lo fa, ci sta sempre una cornacchia che ci penserà.

Sorella reciprocità sia benedetta e protetta.

Con popolana saggezza.

E divina provvidenza.

Si dimostri allora della reciprocità la totipresenza.

Dal regno animale passiamo alla scala sociale.

Lo sanno bene i Sanfedisti.

Annusarono la rivoluzione francese.

E preferirono il re con la santa fede.

Scornacchiati.

Al celeberrimo canto popolare di somma reciprocità.

I francesi sono arrivati e ci hanno buono incarusato.

Altre tasse ci hanno messo.

E voilà calci in culo alla libertà.

Libertè, egalitè, tu arrubbi a me, io arrubbo a te.

Così divennero antesignani.

Del santo motto di una certa setta di bambini rapaci.

Equalizers armati di forza di reciprocità.

Tu rubi a me io rubo a te.

Libertè, egalitè, reciprocitè.

 

K.i.d.

Canto dei sanfedisti

 

Reciprocità spezzata, sempre la stessa bambina


 

mercoledì 11 giugno 2025

2025 06 11 – I nostri italiani d’Argentina

2025 06 11 – I nostri italiani d’Argentina.

 

Eccoci siamo qui.

Ringraziamo Elena De Fatima e Alfredo Josè.

Siamo appena tornati dall’Argentina.

Fermi a Milano abbiamo viaggiato.

In un incontro atteso da mesi.

Abbiamo sentito grandi racconti.

Di memorie lontane.

E storie nostrane.

Parole, ricordi e risate.

E pure un affresco di 50 anni passati.

Approdati alla disastrata storia di oggi.

Solo una cosa è davvero mancata.

Una dimostrazione. 

Di quella grande vocazione canora.

Noi lì ad insistere.

Mentre Alfredo invece insisteva a contare i palazzi.

“Cose di pazzi”, diremmo noi emigrati napoletani.

Non siamo riusciti a sentirlo cantare.

Bisognerà fare in modo di farli tornare.

Intanto noi riprendiamo a viaggiare.

Sulle ali del vento fermo di Lombardia.

Dedicherò a lui, grande appassionato di musica, una canzone.

Forse l’ho già fatto, ma va sempre bene.

E’ una delle mie preferite.

Che ogni volta mi dà i brividi.

Io non sono lirico.

Ma questa è grande poesia.

Grazie di cuore a “Los Bugiatos”.

Più uno.

Che sarei io.

Infiltrato con passione.

Sia per note che parole.


Daniela e Claudio

 

Dedica da ascoltare e guardare:  Italiani di Argentina

Anche in memoria di quando profughi e migranti eravamo noi.











 

 

 

 

lunedì 9 giugno 2025

2025 06 09 – Rivoluzionari di quartiere

 2025 06 09 – Rivoluzionari di quartiere.

 

Mi hanno staccato la spina.

Ho perso la connessione.

Non sento più i messaggi.

Quelli nelle voci che sente il cane.

Mi piaceva fare il profeta.

Dal mio quadrante, e oltre, divinare.

Forse vado bene per profezie e roba simile.

Ma forse sono troppo pigro come messia.

Ossia, persona fattiva lungamente attesa.

Protagonista di un miracoloso rinnovamento.

Ma profeta o messia che sia mi hanno sgamato.

E un paio di rapaci occhiate accennate sono bastate.

Scrittore compulsivo.

Produttore eccessivo.

Oggi maniacalmente schivo.

Neurosenza, che pazienza.

E intanto il rotore semantico collassa.

In melassa, nel suo nero centro di gravità per la mente.

Permanentemente.

Poi evidentemente arrivano segni volatili.

Siamo seduti appollaiati ad osservare uccelli.

Mi accompagnano le volute di fumo e le promesse fioriture.

Un siluro grigio fumo si fionda dritto tra le frasche di fratello ibisco.

Lo ho cresciuto e pasciuto da compagno di fumate.

Il siluro è un merlo.

Non si cura delle frasche fitte da paura.

Scompare in mezzo a un verde che non conoscevo.

E silenzio.

Io mi dico che per forza è morto, si è schiantato.

Poi si muove un sentiero tra le frasche.

Fino al trionfo di pigolii di uova schiuse.

Il miracolo della vita.

Colgo il messaggio come un passaggio più che presagio.

Non è lecito lamentare la mancanza di ispirazione messianica.

Fosse anche per uno solo, sempre ne vale la pena.

Anzi meglio, è un compito per il quale hai ricevuto un dono.

Il messaggio di meraviglia del pigolio della vita è cosa chiara.

Ora sento cantare le voci di mia madre e mio padre.

Immaginate una alluvione tremenda a Napoli.

Pasquale sale sul tetto con la famiglia.

Prega San Gennaro che infine dice che Gesu lo salverà.

Passa un canotto a offrire un passaggio.

Ma Pasquale dice impavido che sta aspettando Gesù.

Poi passa un tronco, ma Pasquale sempre aspetta Gesù.

Arriva addirittura un elicottero dei soccorsi.

Pasquale niente.

E poco dopo affoga.

Sale in paradiso e inizia a protestare.

Il padreterno lo guarda e parla.

Beh, che vai trovando, ti ho mandato un tronco, un gommone e pure un elicottero.

Hi hi hi.

Perdere la reispirazione delle voci è roba brutta.

Ma le voci possono ripresentarsi, altrimenti.

Per guidare messianici profeti funamboli della rivoluzione.

Di condominio, se non ancora di quartiere.

Noi siamo il 99% e abbiamo l’1% che ci tormenta.

Mandiamoli a casa, ma non violenti. 

Gentilmente, dice il tipo.

Ma nemmeno troppo, dico io.

Perchè certe volte per difendere la tolleranza bisogna impugnare... metafore.

Almeno 44.

 

K.I.D.

Il bombarolo

 



 

 

sabato 7 giugno 2025

2025 06 07 – Il cane che sente le voci

 2025 06 07 – Il cane che sente le voci.

 

Le frontiere delle neuroscienze galoppano.

Ma lunga è la via.

Ricordo una presentazione di un libro.

L’autrice imbarazzata dice che sente le voci.

Cala il gelo in platea.

Avrei voluto dirle che non era lei a sentire le voci.

Quanto piuttosto le voci a parlare con lei.

Le voci, cosa sono le voci.

Le voci possono essere potenti immagini.

O un sommesso brusio.

Hanno il loro volume.

E canali di modulazione di frequenza.

Mi faccio scienziato.

Elaboro un esperimento sulla base di un teorema.

La ragione non coglie ogni frequenza.

Per cominciare ci si procuri un cane e un giardino.

Il mio cane scava per cercare di liberare il suo vicino.

I padroni lo lasciano segregato nel suo limitrofo terreno.

Chiuso fuori tra guaiti discreti e rassegnati.

Dignitosi e senza abbai.

Le prime volte fu indignazione.

Poi divenne rottura di coglioni.

Il mio giardino era divenuto di craterico aspetto lunare.

Una sera sono al piano seminterrato.

Intravedo tra le foglie il bianco trottare di Bea.

E' il mio cane che va verso la sua destinazione.

Per fare grande sfoggio di abilità escavatorie.

Degne del genoma di una talpa.

Urlo forte quanto basta un basta.

Il cane si pietrifica guardingo e circospetto.

Ma non vede nulla.

Perchè io sono più in basso.

Io fonte delle onde sonore ero fuori dalla sua vista.

Eppure esistevo.

Poi nel dubbio si allontana.

Il pisicologo neurosensato immaginario veterinario è sicuro.

Diagnosi tempestiva di schizofrenia.

Il cane sente le voci.

Nessun dubbio affonda la sua teoria.

Forse erano le voci che inseguivano il cane.

E' così che si finisce al manicomio.

Per altrui certezze preconcette.

Mentre le voci gridano vendetta.

E il cane se le sogna ancora.

In un tremito di guaiti.

 

K.i.d

Just a nervous wreck

 

Cane da voci mentre sogna guaiti



 

venerdì 6 giugno 2025

2025 06 07 – Reciprocità, fioretti per ramadan

2025 06 07 – Reciprocità, fioretti per ramadan.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : reciprocità.

 

La reciprocità è dare e ricevere in modo equo.

In pratica è la base per il mantenimento di relazioni sane e positive.

È ciò che rende l’essere umano un animale sociale.

E non un homo homini lupus.

È cooperazione.

Una delle dinamiche dominanti del tutto.

Un principio di base.

Tutto sta insieme perché così conviene.

E allora cicci namma preoccupè à fè.

È tuttapposto qua da nòi.

E invece no.

Non siamo liberi da ancestrali dinamiche.

Un giorno l’io non servirà più.

Per ora l’io della sopravvivenza di specie domina egotico.

La civiltà dell’intelletto lampeggia come un miraggio.

Ho riletto alcuni post e appunti di 10 anni fa.

Nulla è cambiato e tutto era inquadrato.

E quindi che si può fare?

Cerco di ricucire gli strappi.

Di ricomporre gli opposti.

Tra io e te, tra noi e loro.

Bisogna dirottare energia da un opposto all’altro.

Nello scambio si genera la forza che rinforza i legami.

E' l'interazione forte che vige in fisica, come in psicologia sociale.

All’epoca di 10 anni fà mi venne allora in mente un fioretto.

Qualcosa di più solido di una preghiera.

Che mi costasse un minimo di sacrificio.

All’alba di un agosto di dieci anni fa pensavo a Gaza.

Già e come sempre martoriata.

E avviai un personale ramadan.

Per ristabilire un minimo la reciprocità spezzata.

Per ricomporre le fratture.

Tra l’io di egoista occidente.

E loro marea di povera gente.

Come risulta oggi evidente non è servito a niente.

Oppure invece sì e ancora non si vede.

Ogni piccolo morso di fame mi riportava l’attenzione a quelle persone.

E così facendo si dirottava energia su di una frequenza più vicina a loro.

Alimentando compassione per così dire attiva.

E non un pietoso spettacolo da osservazione.

Ma io, sempre quell’io, oggi sono diventato scettico.

Sembra proprio che non sia servito a niente.

Avrei dovuto e dovrei fare di più, o almeno qualcosa.

Più di qualche psicopippa di reciprocità.

Ma poi alla fine parlo sempre di io.


Kid, aka K.i.d.

The logical sceptical song

 

 Lei, sempre la stessa bambina.

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/01/2025-01-25-la-tregua-dei-bambini-feroci.html 


 

 


 


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Nota del redattore – Testo originale senza correzioni del 2014- Facoltativo. 

2014 08 05 – Ramadan e Fioretti. Psichiatria quantica, ricomposizione di opposti, new economy, speranza e civiltà dell’intelletto

 

Ordine nel caos

Il titolo è volutamente caotico.

Sembra che non ci sia alcun nesso logico, nessun ordine.

E invece il nesso c’è. Eccome.

E questa è l’essenza della complessità: ordine nel caos.

E l’ordine vince sempre.

Anche se a volte, in prima apparenza, sembra disordine.

 

Psichiatria quantica: l’utilità fisica dell’esame di coscienza

Dopo alcuni appelli e scritti sui massacri in Palestina, sempre osservando anche le altre emergenze mediorientali e no, mi sono detto che dovevo cercare di fare di più.

Mi è venuto quindi in mente che il mio pensiero sul tema non era sufficientemente “qualcosa”.

Non abbastanza lucido.

Non abbastanza puro.

Non abbastanza potente.

Non abbastanza fremente.

Non so bene cosa fosse, ma sapevo che mancava qualcosa.

La mattina del 1 agosto 2014 mi sono svegliato con la nitida idea che il problema era che questo pensiero fosse ancora inquinato o avviluppato in una o più interferenze.

E che queste interferenze riverberassero o risonassero nella testa di chi continuava a fare la “guerra” determinando il massacro di un sacco di gente.

Insomma, la mia idea era che tanta pazzia voleva dire che c’era qualcosa che li facesse “suonare (vibrare) male”. In dissonanza. In distorsione.

La prima interferenza

Sicuramente la prima interferenza era data dal fatto che è sempre facile giudicare e pensare seduti nella comodità di casa propria.

E questa è una interferenza energetico – ideativa.

Che certamente alimenta un flusso di quanti psichici, di onde, ma trasmettendo su di una frequenza non completamente omogenea rispetto a quella ricevente.

Producendo, di fatto, una distorsione.

La seconda interferenza

Ma poi mi è venuto in mente che ci potessero essere anche interferenza chimiche.

L’alcol in primo luogo. Anche se non sono un alcolista, era mia abitudine a fine giornata cercare di “spegnermi” il cervello per addormentarmi di sasso e questo obiettivo veniva raggiunto con un paio di bottiglie di vino su “letto” di psicofarmaci (regolarmente prescrittimi) assunte a partire dall’ora dell’aperitivo.

Troppo comodo, mi sono detto.

Anzi di più: ma come ti permetti di scrivere su queste cose e poi premiarti con “l’aperitivo”?

Anche in questo caso mi è oramai evidente come si generino vibrazioni dissonanti e distorcenti.

La terza interferenza

E’ il solito potenziale di importanza. Il mio, però. Non quello altrui. Bisogna sempre partire da se stessi. Sapete, la storia della trave e della pagliuzza.

Ho già scritto che l’importanza alimenta le configurazioni energetiche negative. Al contrario, se non do loro retta, spesso svaniscono da sole. Non è una mia idea, ma è calzante.

In questo caso, parlo di quelle configurazioni energetiche mie interiori. Che però possono inquinare il mio pensiero, sporcarlo, e così facendo renderlo meno fisicamente penetrante. Di fatto più debole.

Si badi che non parlo di modi di dire o generiche impressioni. Parlo della reale capacità fisica delle onde psichiche di compenetrarsi con quelle altrui.

Il fatto è che è sempre in agguato la tentazione di sentirmi importante. So anche che può essere vero, ma esiste in me un meccanismo di bilanciamento per cui mi “metto in guardia da solo”.  E mi contrappeso in qualche modo.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che se cerco di allinearmi, con il mio eccesso di senso di importanza, ad una configurazione energetica o frequenza di vibrazioni carica di dolore e sofferenza, anche in questo caso creo una distorsione. E’ il motivo per cui non condivido gli scioperi della fame mediatici, per esempio.

Sembra difficile da capire, ma è molto più facile se faccio un esempio. A tutti noi è capitato di vivere situazioni dolorose. Un funerale ad esempio. E penso che a tutti o a parecchi sia capitato di riscontrare in almeno una di queste situazioni la presenza di qualcuno inopportuno. Ad esempio che ride o sorride o non resta composto. Nella maggior parte dei casi è perché si sente importante, estraneo, al di sopra, o al di fuori (che sono tutti modi di dire la stessa cosa).

Il risultato finale è che “rovina l’atmosfera”. Proprio perché ha creato una distorsione.

Perché sta partecipando per se stesso.

Senza compassione, senza condivisione.

Di fatto sta assorbendo energia per se stesso.

 

La ricomposizione degli opposti

Allora mi sono detto che dovevo fare qualcosa. Essendo di estrazione cristiana mi sono venuti in mente i fioretti.

Si ma fioretto di che tipo ?

A questo punto mi è venuta in soccorso “l’unitaria complessità”, per contrasto con la nostra abituale occidentale dicotomicità. Quella che fa si che possiamo concepire come contrapposte e distinte due categorie che di fatto sono invece entrambe parte della categoria “umanità: il noi da una parte e gli altri da un’altra.

E mi sono detto che per raggiungere il compimento finale della civiltà dell’intelletto, prima ancora di rendere la conoscenza omnipervasiva, si deve partire dalla ricomposizione degli opposti. Non “ricongiunzione”, che è concetto lineare, ma proprio fusione.

Quindi, dato che sono cristiano, mi sono detto che dovevo fare qualcosa di islamico per allineare le mie vibrazioni a quelle delle persone uccise o sofferenti. E solo così facendo avrei sottratto energia a coloro che di queste persone stavano determinando il massacro.

Per fare questo ho pensato però che prima di tutto dovevo privarmi di qualcosa.

Dovevo almeno mettermi in condizione “privativa”, seppur mai lontanamente assimilabile alle loro, e non neutrale che è concetto potenzialmente menefreghista.

Allora ho avviato il Ramadan.

Dal primo di agosto 2014 sono nel mio Ramadan privato e un po’ alterato. Non credo che sarò mai un integralista per cui mi sono concesso fumo e caffè durante il giorno. Ma in compenso ho abolito del tutto l’alcool, anche di sera, e assumo cibo in misura molto controllata solo la sera tardi. Pure sulle pratiche sessuali posso confermare che sono in astinenza.

Adesso bisogna vedere se nel medio periodo la forza del pensiero rivolta a chi soffre sarà davvero più forte del “chi se ne frega”. Ma di sicuro questo esercizio, spirituale e fisico, mi focalizza costantemente l’attenzione sul motivo per cui lo faccio.

Ogni piccolo morso di fame mi riporta l’attenzione a quelle persone.

E so che così facendo immetto energia su di una frequenza più simile a loro, che seppur ancora lontanissima dalla loro. almeno sarà dello stesso “segno”. Sempre parlando in termini fisici.

Consofferenza e non osservazione. Compatimento e non pietà.

E ciò, nella mia testa, dovrebbe contribuire a dar loro un maggior “peso, o massa, vibrale”.

 

Chi pensa a noi.

Mi ha colpito un uomo disperato ripreso tra le macerie dalle telecamere che gridava solo “chi pensa a noi?”.

Ecco, io ci penso. Per quel che vale.

E spero che queste vibrazioni si diffondano e arrivino fino al punto giusto: quello in cui succede qualcosa che fa cambiare lo status quo.

Infatti, esiste sempre un singolo punto di svolta, di rottura, di inizio. Quello nel quale interviene un fatto che altera lo status quo. L’equilibrio esistente.

Cerco di seguito di spiegarmi.

 

Il pensiero marginale nella civiltà dell’intelletto

In economia esiste il concetto di utilità marginale.

L'utilità marginale di un bene è concetto cardine della teoria neoclassica del valore in economia ed è definibile come l'incremento del livello di utilità, ovvero della soddisfazione che un individuo trae dal consumo di un bene, ricollegabile ad aumenti marginali nel consumo del bene, dato e costante il consumo di tutti gli altri beni.

La condizione di equilibrio afferma che ogni individuo effettua le proprie scelte di consumo in modo che ogni singolo bene fornisca le stesse utilità marginali per euro di spesa. Il principio di utilità marginali uguali per euro di spesa per ciascun bene afferma che la condizione essenziale per ottenere massimo soddisfacimento o utilità è la seguente: “di fronte ai prezzi di mercato dei beni, un consumatore con reddito dato ottiene il massimo soddisfacimento quando l'utilità marginale dell'ultimo euro speso per un bene è esattamente uguale all'utilità marginale dell' ultimo euro speso per qualsiasi altro bene”.

Ecco, il compimento della civiltà dall’intelletto sarà fatto quando il pensiero di qualsiasi essere umano (o forse addirittura vivente) avrà la stessa utilità marginale di quello di chiunque altro. Così la intendo io.

7 miliardi di cervelli interconnessi (forse molti di più, finché succederà) che fanno da sinapsi in un continuo flusso fisico di scambi informativi, o meglio ancora ideativi.

Per arrivare a questo servirà la diffusione omnipervasiva di ogni forma di conoscenza. Medica, tecnologica, scientifica, filosofica, etica, religiosa e di ogni genere esistente.

E naturalmente servirà la diffusione omnipervasiva dell’ intelligenza.

Perché è la conoscenza che alimenta il libero arbitrio. E in ultima analisi le decisioni di azione.

Ed è l’intelligenza che consente di elaborare le informazioni per scegliere cosa decidere.

Ma non solo: ogni conoscenza sarà naturalmente asservita al bene comune, che sarà noto a tutti.

E che pertanto non ammetterà manipolazioni oligarchiche.

Non sarà neppure immaginabile o concepibile alcuna forma di appropriazione indebita di idee, o di utilizzo non comune.

Quando tutto questo avverrà, sarà perchè saremo in una situazione di equilibrio, dinamico ma perfetto, che potrà essere modificata da uno qualsiasi di questi pensieri.

In parole povere, chiunque potrà elaborare un pensiero nuovo che serva a fare qualsiasi cosa, piccola o grande, in un altro modo migliore.

E tutti lo riconosceranno istantaneamente, senza alcun conflitto.

E in questa situazione il valore dell’ultimo pensiero pensato sarà uguale a quello di qualsiasi altro pensiero.

Questa è la vera speranza, nemmeno più sogno.

Un mondo senza armi, senza fame, senza malattie, senza povertà, e soprattutto senza il danaro di oggi, dove l’unità di scambio sia invece la nanoparticella elementare di pensiero. Lo psicoquanto.

Dove sette miliardi di cervelli siano in costante interscambio reciproco, in un costante flusso andata/ritorno di pensieri e feedback,

Non sarà uno scambio uno a uno.

Sarà un continuum di energia omnidirezionale e pulsantemente pervasiva che tenderà per sua natura, o struttura, a livellarsi.

A distribuirsi omogeneamente e  istantaneamente proprio come un fluido nei vasi comunicanti.

Per questo parlo spesso di Neuro.

Il Neuro è la mia idea di unità di scambio, di misurazione e infine di moneta, di questo nuovo mondo autolivellante alla velocità della corrente elettrica, della luce.

Non sarà un P 2 P.

Sarà un ∞ 2 ∞

Una specie di psicobaratto istantaneamente infinito.

Questa era la mia utopia, questa è la mia speranza.

 

I prototipi

Pensate che sia un sogno ? Una folle utopia ?

Non è così.

Sta già accadendo.

Esiste già.

E’ basata, tra l’altro, su internet.

La rete si autodetermina. E ci autodetermina.

Livella la conoscenza e il modo di essere. Basti pensare ai social (anche se a me non piacciono), che sono un dialogo continuo.

La rete mette a disposizione la conoscenza (si pensi a Wikipedia). Ognuno può si imparare, ma anche correggere. E dirò di più: ognuno lo deve fare. E’ per il suo interesse.

La rete mette a disposizione le informazioni. Ormai sempre più trasparenti.

E’ in corso un gigantesco incredibile processo di rivelazione.

La vera apocalisse, termine il cui significato non è quello di distruzione, ma di rivelazione, appunto.

La rete impara da noi. E ci insegna come evitare gli errori. www.wallstreetitalia.com - La-prossima crisi finanziaria sarà prevista da ricerche su Google

Ma oggi tutto ciò è ancora lento.

Viaggia con parole, scrittura e lettura.

Mezzi di espressione e apprendimento meccanici che hanno il loro lag di realizzazione.

Che sono limitati da processi fisici funzionanti a velocità molto inferiori a quelle elettriche di un cervello.

Non è solo una questione di banda larga.

E’ più ampio di così.

Funzionerà quando si diffonderà “quocumque per undas”.

Dovunque attraverso le onde.

Di tutti i tipi.

E infine ci metterà tutti in Sintonia.

 

La vita come compito.

E’ il titolo di un bellissimo libro di Viktor Frankl, psicologo ebreo sopravvissuto ai Lager.

Ho sentito ieri il Papa dire che chi distoglie lo sguardo dal povero che incontra, non sta seguendo gli insegnamenti di Gesù.

E’ vero. Ha ragione. Io ieri l’ho fatto e ho sbagliato.

Proprio perché ho perso una occasione di fare una cosa buona, e così facendo di diffondere energia positiva.

Proprio come il solito battito d’ali della farfalla.

Ricordatevi: è un processo fisico. Basato su particelle. Non è un modo di dire.

Ma sapere di avere sbagliato mi da la possibilità di non farlo più.

Questo è il valore della conoscenza: è lo strumento necessario per esercitare consapevolmente il libero arbitrio.

E può darsi che un giorno un battito d’ali qualunque sarà quello determinante per sovvertire, o meglio evolvere, il sistema dominante.

Anzi ne sono sicuro.

Per ora io ci provo con il Ramadan. Che sia il pensiero marginale che farà fermare la guerra?

Ci sarà un momento in cui l’ultimo pensiero marginale poggerà su un sistema talmente forte ed equilibrato che il suo singolo fremito farà girare il mondo mettendolo su una nuova bellissima, migliore rotta.

Ma prima si sarà dovuto combattere in ogni sottocomponente di questo sistema attuale.

Che si modificherà grazie al fatto di essere “cresciuto”, o forse meglio “sviluppato” così tanto, da potere permettere a qualsiasi suo appartenente di cambiarlo. E anzi non solo di permettere, ma addirittura di pretenderlo.

E’ per questo che bisogna provarci sempre.

In ogni istante.

La vita è una infinita sequenza di istanti, in ognuno dei quali si può e si deve fare la differenza. Su piccole e grandi cose indistintamente.

In questo modo, ogni istante diventerà tutta la vita.

Questo è il compito.

 

La speranza. Questo mondo è il migliore che sia mai esistito

Non è un mio pensiero. Non solo. Lo hanno detto in tanti. Tra questi ricordo Popper.

E almeno se la si vede dalla prospettiva della specie umana, questa è verità.

Certo è anche un gran casino, che si può e si deve aggiustare.

Ma in mezzo a tutte le disgrazie, guerre, povertà malattie, mai prima d’ora una percentuale maggioritaria della popolazione mondiale si era trovata in condizione di relativo benessere, di decorose condizioni sanitarie, di istruzione.

E non è solo questione relativa, percentuale.

E’ in termini di numeri assoluti che la questione è impressionante.

Si parla di miliardi di esseri umani che per lo meno possiamo dir che se la cavano.

Il compito, quindi, è portare tutti in quelle condizioni.

E poi migliori.

E’ l’evoluzione che ci ha portato fin qui.

E quella prima descritta è l’evoluzione già in atto.

A cui bisogna tutti partecipare.

 

Per concludere

Mi chiedono spesso perché io muova continuamente le dita e le mani.

Ecco, non è un movimento consapevole, ma credo che sia uno dei miei modi di cercare di far battere continuamente le ali della farfalla.

 

 

 

martedì 3 giugno 2025

2025 06 03 – Atterraggio morbido

 2025 06 03 – Atterraggio morbido.

 

Morto il pullo del grattacielo pirello, nè.

Scoperto l’arcano.

Il rapace era di varietà americana.

Che nostalgia per quel barlume di luce.

Quando si credeva che si potesse praticare il soft landing.

La decrescita sostenibile dell’impero.

L’atterraggio morbido.

In un mondo migliore.

Invece al posto di un egemone da rallentare ce ne siamo trovati tre.

Il trigemone infiammato come fosse nevralgia.

Senza voglia di atterrare.

Già pasciuti e ben cresciuti.

Con tanti altri appena usciti dalla schiusa.

Sono piccoli ma cresceranno.

Tutti voraci e famelici.

E in culo all’atterraggio morbido.

Lo dicono gli auspici.

Il rapace parente dell' aquila del continente americano era maschio.

Di maschia natura si credette di potere volare.

Non controllò piumaggi e lanuggini.

Tutto preso dal desiderio di conquistare il mondo.

Incurante che la torre Eiffel fosse ruggine.

E la cultura è fragile.

Non si curò del fumo nero nel cielo.

Si lanciò dalla cima della regione satura di grattacoglioni.

E iniziò la caduta a piombo.

Sbatteva le ali ma non c’era portanza.

Principio cui a lezione aveva dedicato poca importanza.

Continuava a ripetersi quella frase dal film l’odio.

Storia di banlieue e costrutti sociali male ghettizzati.

Simbolo di galoppanti divaricanti divari sociali.

A dire il vero lo aveva capito che qualcosa non andava.

Ma fece lo struzzo.

Al grido del fino a qui va tutto bene.

Così diceva durante la caduta.

Ma l’importanza è l’atterraggio.

E pieno di consapevolezza si spiaccicò.

Atterraggio morbido stucazzo.

Hard crashing e si spatasciò sul marciapiedi.

Così andiamo a finire.

Non lo dico mica io.

Lo dice il presagio degli aruspici.

Guardano viscere e il volo degli uccelli.

Che ci parlano di egemoni malati.

Tutti poconormodotati.

Infiammati e spatasciati.

 

Kalimmudda semper lù.

La tour Eiffel è ruggine e la cultura è fragile

 

Spatasciamondo



 




Come il pulcino pio: spiasc

 

 

 

domenica 1 giugno 2025

2025 06 01 – Di cazzimma e parole.

 2025 06 01 – Di cazzimma e parole

 

Di precise parole.

Di questo si vive.

Cantava Fossati.                                                  

Ma non è vero.

Credevo di potere educare.

Che le tante parole diffuse avessero un peso.

Che fossero un contributo alla civiltà.

All’intelletto che sarà.

Ma mi sono reso conto che non servivano a niente.

Allora ho dato per concluso il percorso del blog cloeconomie.

700 post e books, 25.000 visualizzazioni e oltre 10 anni.

Di precise parole.

E sempre dei medesimi pensieri.

Logos in greco antico.

Stesse parole precise.

Stesso pensiero.

Per noi sempre diviso in opposti.

Dichiaro chiuso il blog dedicandolo a mia figlia "Che" Vittoria.

Che serva da occulto testamento per le nuove generazioni.

E che sia pure dato in pasto alla educanda intelligenza artificiale.

Forse sarà davvero più intelligente di noi.

Mi sono reso conto che la ridondanza non è un valore.

Troppe parole fanno finto pensiero.

Non c’è precisione.

Si crea solo confusione.

Le parole perdono peso.

Si aprono bocche per dare fiato leggero.

Ma sotto non scorre il vero pensiero.

È più facile di quello che si crede.

Il vero pensiero si annida dovunque.

Traspira e traspare in ogni dove e momento.

Io mi riservo un nuovo spazio.

Nell’intento dedicato a precise frecciate.

Sciabolate o stoccate di fioretto.

Sul blog https://cazzimmoso.blogspot.com .

Piccoli e cazzimmosi come agli albori.

Nell’attesa pratico un simpatico restyling.

E pubblico in verde anziché in rosso.

Stesse parole diversa speranza.

 

Kalimmudda semper lù

Tengo 'a cazzimma

 

Agli orfani seguaci, saluti baci e taci

https://cloeconomie.blogspot.com/2023/11/2023-11-12-piccoli-e-cazzimmosi.html