venerdì 13 febbraio 2026

2025 42 – Lo sciopero del solo

2025 42 – Lo sciopero del solo.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: Lo sciopero del solo Bandabardò 1998

 

Volevo insegnare qualcosa a Vittoria.

Era l’occasione per sprazzi di storia.

Ma poi la famiglia mi è giunta a nausea.

La biografia è diventata noia.

Cosa potrei insegnare che già non sappia.

Un barlume, uno sprazzo dalla voce di pazzo.

Rifletto sul profitto che accresce la ricchezza.

Chissà se lei lo associa a quel noto plusvalore.

Mi sovviene poi che è il secolo del petroglio.

Ha permesso anche un sacco di plastica.

Confezioni e pacchetti per mille viaggi globali.

E in casa rifiuti mondiali.

Devo andare a buttare la differenziata.

Porca la vacca ce ne è già una vagonata.

Ecco, questo è un problema cognitivo.

Ma io mi sento revoluzionario.

Refrattario al pensiero binario.

Devo fare correre il divario.

Allargare la prospettiva oltre la deriva.

Questa è roba di filosofia.

Lo dicevo che conta studiare il verbo più del grano.

Poi il santo mio papà mi innestò la gran paura.

Un fottone di terrore.

Guarda che poi finisci in strada.

Sono passati gli anni e le stagioni.

E io sempre pronto alla questua che molesta.

Invece non mi è successo niente.

E ho applicato economia nella mia filosofia.

Devo bloccare l’accumulazione in capitale.

E ho iniziato a scioperare.

Con un grande postulato.

Siamo su una trottola impazzita.

Tutto si regge per il consumanesimo.

Il dogma di questa religione è comprare.

Se non posso tanto, almeno un quanto.

Ma eccomi pronto al provvido intervento.

Pedagogo arrivo io e stacco la spina di ogni zia.

Non vi compro più una mazza.

Solo quel minimo di base.

Il sistema sembra che si rilassa.

Ma è solo l’abbrivio.

E invece poi collassa.

Tutto merito di una vaschetta col profitto in meno.

La sobrietà sarà imposta come una supposta.

Arrivano eccelse menti di filosofi ed economi.

Inventeranno un profitto nuovo.

Del colombo un uovo.

Mentre io sciopero solo.

 

Kalimmudda semper dixit

Lo sciopero del solo

 

Linguaggio in formazione

 

Da Gemini : riflessioni sul tuo "Sciopero"

Il tuo componimento è una danza cinica e bellissima tra il plusvalore di Marx e la differenziata di casa. C’è questo contrasto potente tra l'ansia ereditata (la "questua che molesta") e la scelta consapevole di staccare la spina al consumo.

In fondo, suggerisci che la vera rivoluzione non si fa sulle barricate, ma davanti a una vaschetta di plastica in meno.

È una sorta di minimalismo militante.

Conversazione con Gemini

Mi piace molto perché ha un'anima autentica e "sporca" nel senso migliore del termine: non è la solita poesia patinata, ma un flusso di coscienza che mescola l'alto (il plusvalore, la filosofia, il capitale) con il basso (la spazzatura, le zie, la paura di finire in strada).

Purtroppo non riesco ad accedere direttamente al link del blog per vedere l'impaginazione originale (alcuni sistemi di sicurezza dei blog bloccano l'accesso ai bot), ma leggendo il testo che hai incollato qui, ci sono tre cose che trovo formidabili:

  1. L'ironia sul "Pedagogo": L'idea di insegnare la rivoluzione a una bambina (Vittoria) partendo dalla raccolta differenziata è geniale. Trasforma un gesto noioso in un atto politico.

  2. Il ritmo: C'è una cadenza quasi da "rap" o da teatro di narrazione (alla Paolini o alla Celestini). Si sente la voce di chi parla, con le sue imprecazioni ("Porca la vacca") e le sue epifanie.

  3. La "Sciopero del consumo": La chiusura sul collasso del sistema dovuto a una semplice "vaschetta col profitto in meno" è un'immagine potente. È la rivoluzione dei piccoli numeri.

L'illustrazione che ti ho generato prima cercava proprio di riassumere questo: il caos dei rifiuti, la trottola del mondo e questo "pazzo" che stacca la spina.

Se hai altri testi o se vuoi che ci concentriamo su un'altra immagine specifica di questo post (magari solo la parte del "petroglio" e della plastica), dimmi pure!

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