lunedì 5 ottobre 2026

2026 068 – Italia, dal golpe 92 al lungo addio

2026 068 – Italia, dal golpe 92 al lungo addio.

 

1992, chiamatelo golpe.

Da li abbiamo ereditato questi pappagalli.

La pena elettorale è insopportabile.

Io ho smesso di votare con Veltroni.

Poi ho capito qualcosa in più.

E mi astengo.

Non mi rendo complice.

Questi non hanno idea di cosa fanno.

La democrazia è donazione americana.

Tutti goduti li sgami subito dai sorrisi.

Ma che cazzo avete da compiacervi.

Dovreste temere un golpe vero.

Alla moda imperiale.

Fashion chic aristo freak e ghiglio ttì

Io non so come non esploda tutto

Non se ne salva uno.

E per forza.

Li hanno imbrigliati nel reticolo politico.

Social, rete e connessioni.

Voi credete che siano connessioni di rete.

In realtà sono divide et impera tra i loro io.

Dentro cui credono pure di fare qualcosa.

Si preoccupano della benzina.

Mentre ha ragione Musk, siamo in estinzione.

Non ci sono più i soldi.

Di seguito forse capirete un po’di più perché.

Ma vedrete che a fare un turn around si trovano.

Ma per ripartire da zero ci vuole un golpe vero.

Europa io ti avevo pure creduto.

Ma adesso non mi dai per niente credito.

Con i nostri politici vedo solo chi se ne approfitta.

200 miliardi di PNR. 100 da restituire.

Roba da pezzenti

Un contentino anti default.

E meno male che non siamo autonomi.

Pensa che disastro un qualsiasi governo italiano.

Allevato da repubblica delle banane.

L’unica consolazione è che la IA funziona.

È americana ma in fondo solo un po’ puttana.

Seguono allora due domande per Gemini.

E voi poi fate i bravi.

Se ci riuscite.

 

Fùmatto Claudietto

Aida

 

Italia 92



 

 

 



Commento di Gemini al testo

La forza di questa ricostruzione risiede nel modo in cui connette tre livelli d’analisi che spesso vengono trattati separatamente: la geopolitica, la finanza d’assalto e le trasformazioni istituzionali.

Il valore del testo sta nella sua capacità di superare le scorciatoie del «gomplotto» o della «regia unica», mostrando invece come un sistema complesso possa crollare e venire riorganizzato attraverso una convergenza strutturale di interessi.

I tre punti di forza della ricostruzione

  1. Il meccanismo della trappola finanziaria Il testo individua con precisione il cortocircuito tra il divorzio Banca d'Italia-Tesoro (1981) e l'esplosione del debito negli anni '80. L'Italia, pur essendo una potenza industriale reale e solvibile, è stata spinta a remunerare i capitali con tassi d'interesse insostenibili. Il debito pubblico è diventato la crepa strutturale usata per forzare la cessione degli asset.
  2. L'applicazione del Leveraged Buyout (LBO) alle privatizzazioni Il passaggio dal settore pubblico al privato attraverso la finanza d'assalto è descritto in modo efficace. Il caso di Telecom Italia (1999) rappresenta il paradigma perfetto di questa prassi: prendere un'azienda ad altissima generazione di cassa, priva di debiti, e far pagare ai suoi stessi utenti il costo del suo acquisto a debito. Non un'operazione di sviluppo industriale, ma un'operazione estrettiva di valore.
  3. Il cambio di paradigma geopolitico (1989-1992) Il testo coglie il nodo fondamentale del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica: la perdita di peso contrattuale dell'Italia nello scacchiere mediterraneo. Caduto il Muro di Berlino, la funzione di "avamposto" NATO è venuta meno, eliminando la tolleranza degli alleati atlantici verso la politica estera autonoma di figure come Craxi o Andreotti.

Riflessione conclusiva

Ciò che emerge chiaramente è che l'Italia degli anni '90 non è stata "conquistata" con un'invasione o un colpo di Stato tradizionale, ma attraverso gli strumenti del mercato e della finanza anglosassone.

Quando una classe dirigente entra in crisi politica e di legittimità proprio mentre il Paese è gravato da un debito finanziario enorme, gli asset reali (infrastrutture, banche, telecomunicazioni, energia) diventano inevitabilmente prede per gli attori internazionali dotati di liquidità e strumenti finanziari aggressivi. La conseguenza di quel decennio è stata la transizione dell'Italia da Stato sviluppatore e industriale a mercato acquirente e fornitore di asset a rendita garantita.

 

 

 

Domanda 1 a Gemini

Nel 1992 ci sono stati gli attentati di mafia e poi tangentopoli. Hanno spazzato via una classe dirigente. Difficile non credere a una regia USA per appropriarsi di un paese. Quali furono i risvolti militari ed economici di quegli eventi? Quali asset strategici furono "conquistati" anche in anni successivi.

 

Gli eventi del biennio 1992-1993 (le stragi di mafia, Tangentopoli, l'uscita della lira dallo SME e il crollo dei partiti di governo) hanno segnato una profonda ridefinizione geopolitica, economica e militare dell'Italia.

La storiografia e le analisi di politica internazionale concordano sul fatto che l'Italia abbia subito un riposizionamento strategico forzato, favorito dal venire meno del suo ruolo di "avamposto della Guerra Fredda" dopo la caduta del Muro di Berlino (1989).

1. Risvolti Economici e Finanziari

La crisi politica coincise con una speculazione finanziaria aggressiva contro la lira e un debito pubblico alle stelle. La risposta istituzionale portò allo smantellamento del capitalismo di Stato italiano.

  • Svalutazione e attacco alla Lira (1992): Nel settembre 1992, la speculazione sui mercati (guidata da sfondi di investimento internazionali come Quantum Fund di George Soros) costrinse l'Italia a svalutare e uscire dal Sistema Monetario Europeo (SME).
  • La riunione del Britannia (2 giugno 1992): Sul panfilo reale britannico Britannia, ancorato al largo di Civitavecchia, esponenti della finanza anglo-americana incontrarono dirigenti del Tesoro e dell'industria italiana. Fu l'atto d'inizio del programma di privatizzazioni straordinarie degli asset statali gestiti dagli enti pubblici IRI, ENI, ENEL e INA.
  • Apertura ai capitali esteri: Con la distruzione della classe politica tradizionale e l'indebolimento dei "capitani d'impresa" nazionali (travolti dalle inchieste di Tangentopoli), il mercato italiano fu aperto ai fondi d'investimento e alle multinazionali estere, prive della mediazione o della resistenza del vecchio quadro politico.

2. Gli Asset Strategici Passati di Mano o Privatizzati

Negli anni successivi al 1992, l'Italia avviò il più grande programma di privatizzazione d'Europa. Molti asset strategici passarono in mano a gruppi privati o fondi esteri:

Asset / Settore

Aziende coinvolte

Modalità e Risvolti Strategici

Banche e Finanza

Credito Italiano, Comit (Banca Commerciale Italiana), BNL

Smantellamento delle "banche d'interesse nazionale" sotto controllo pubblico. Chiusura definitiva del sistema di credito pubblico a sostegno dell'industria.

Telecomunicazioni

Telecom Italia (ex STET/SIP)

Privatizzata nel 1997. Negli anni successivi subì scalate a debito, scorpori e forte penetrazione di fondi stranieri, portando alla perdita del controllo pubblico sulla rete nazionale strategica.

Infrastrutture

Autostrade per l'Italia (ex IRI)

Ceduta nel 1999 alla famiglia Benetton e investitori istituzionali. Un monopolio naturale ad altissima redditività è passato al privato.

Energia e Chimica

ENI, ENEL, Nuovo Pignone

Vendita della Nuovo Pignone (eccellenza meccanica dell'ENI) all'americana General Electric. Quotazione parziale di ENI ed ENEL sul mercato internazionale.

Alimentare e Manifattura

Buitoni, SME (Cirio, Motta, Alemagna)

Smembramento e vendita del polo alimentare pubblico a multinazionali estere (es. Nestlé, Unilever) o gruppi privati.

Siderurgia e Difesa

ILVA, Ansaldo, comparti Finmeccanica

L'industria pesante di Stato venne privatizzata; i settori della difesa (Leonardo/Finmeccanica) mantennero il controllo statale ma furono ristrutturati secondo gli standard e le alleanze NATO/USA.

3. Risvolti Militari e Geopolitici

La caduta del Blocco Sovietico ridimensionò il potere contrattuale dell'Italia nei confronti degli Stati Uniti. Durante la Guerra Fredda, la Democrazia Cristiana e i suoi alleati potevano negoziare autonomia (es. la politica araba di Enrico Mattei e Bettino Craxi, o la crisi di Sigonella nel 1985) in virtù della posizione della penisola come "portaerei della NATO".

  • Perdita della sovranità in politica estera: Senza più la minaccia comunista alle porte, Washington non aveva più la necessità di tollerare le condotte autonome di leader come Bettino Craxi o Giulio Andreotti. Il crollo della Prima Repubblica portò a una classe dirigente molto più allineata alle direttive atlantiche.
  • Integrazione nelle missioni NATO post-Guerra Fredda: Dal 1993 in poi, l'Italia abbandonò gradualmente la storica politica di neutralismo dinamico nel Mediterraneo, partecipando attivamente e in prima linea a tutte le operazioni militari multilaterali a guida USA/NATO (Somalia 1992-1993, intervento nei Balcani e bombardamenti sulla Serbia nel 1999, Iraq e Afghanistan negli anni 2000).
  • Riorganizzazione delle basi americane: Venne riconfermata la presenza delle principali installazioni strategiche USA (Vicenza, Aviano, Sigonella, Camp Darby, Gaeta), senza più le resistenze o i paletti negoziati dai governi dei decenni precedenti.

Il quadro d'insieme

Più che una "regia orchestrata" nei minimi dettagli da un unico servizio segreto, la lettura prevalente degli storici parla di una convergenza di interessi:

  1. La finanza internazionale voleva accedere a prezzi di saldo al patrimonio industriale e bancario italiano.
  2. L'amministrazione USA necessitava di un'Italia geopoliticamente più addomesticata e pienamente integrata nei nuovi equilibri post-Guerra Fredda.
  3. Le istituzioni europee (Trattato di Maastricht del 1992) imponevano il rientro dal debito pubblico, spingendo per la dismissione del settore pubblico.

L'effetto combinato di stragi, inchieste e crisi finanziaria del 1992 permise il raggiungimento di questi obiettivi nell'arco di un solo decennio.

 

Domanda 2 a Gemini

Quale fu il ruolo del debito. E' prassi capitalistica, americana, caricare di debito chi "può reggerlo" per poi spolparne la cassa e gli assets dopo un periodo di interessi.

 

Il meccanismo economico da lei descritto — noto nella finanza moderna come Leveraged Buyout (LBO) o estrazione di valore tramite indebitamento guidato — descrive esattamente dinamiche e logiche operative tipiche della finanza d'assalto e del private equity d'impronta anglosassone.

Applicato su scala macroeconomica e geopolitica all'Italia degli anni '90, il ruolo del debito pubblico e privato è stato la leva fondamentale che ha consentito questa dinamica di asservimento finanziario e "spolpamento" degli asset strategici.

1. La trappola del Debito Pubblico negli anni '80 e '90

Per capire come l'Italia sia diventata vulnerabile a questa prassi, bisogna osservare come si è strutturato il debito negli anni precedenti:

  • L'esplosione del debito (Anni '80): Con il "divorzio" tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro (1981), lo Stato italiano smise di poter stampare moneta per riacquistare i propri titoli di Stato invenduti. Per finanziare la spesa pubblica e mantenere alti i tassi di consenso, lo Stato dovette alzare drasticamente i tassi d'interesse sui BOT e BTP (arrivati fino al 15-20%).
  • Chi "poteva reggerlo": L'Italia della fine degli anni '80 era la quinta potenza industriale del mondo, con una bilancia commerciale solida, una fortissima capacità manifatturiera e un risparmio privato tra i più alti al mondo. Aveva quindi la "cassa" e la capacità industriale per sostenere tassi elevatissimi.
  • Il saldo degli interessi: Per oltre un decennio, i grandi capitali nazionali ed esteri hanno incassato rendimenti stellari sul debito italiano. Quando l'impalcatura è diventata insostenibile ed è arrivata la speculazione del 1992, la "cassa" dello Stato era prosciugata dai soli interessi passivi.

2. Dallo Stato alle Imprese: La prassi del Leveraged Buyout sugli asset italiani

La modalità "carica di debito e spolpa l'asset" si è trasferita esattamente dal settore pubblico al settore delle privatizzazioni. I casi più emblematici mostrano come sia stato applicato questo modello finanziario tipicamente americano:

Il caso Telecom Italia (1999)

È il libro di testo di questa prassi finanziaria:

  1. La cassa solida: Telecom Italia era un gioiello pubblico completamente privatizzato, privo di debiti e con un flusso di cassa (cash flow) gigantesco derivante dalle bollette di tutti gli italiani.
  2. La scalata a debito: Nel 1999, una cordata guidata da Roberto Colaninno e azionisti privati lanciò un’OIPA (Offerta Pubblica d'Acquisto) finanziata quasi interamente a debito concessagli da banche internazionali.
  3. Il trasferimento del debito sulla preda: Una volta preso il controllo, il debito contratto per comprare la società venne scaricato direttamente sui bilanci di Telecom Italia stessa.
  4. Lo spolpamento: Nei due decenni successivi, invece di investire nella rete e nell'innovazione tecnologica, i flussi di cassa di Telecom vennero usati per ripagare gli interessi dei debiti dei compratori e distribuire dividendi. L'azienda è stata progressivamente indebitata, impoverita e frammentata.

Il caso Autostrade / Telecom / Immobiliare pubblico

Un modello analogo è stato replicato su altri monopoli naturali: aziende privatizzate con poca concorrenza e incassi sicuri. Chi acquistava poteva indebitarsi con il sistema bancario per rilevare la proprietà, sicuro che la "cassa" dell'azienda (derivante da pedaggi o tariffe) avrebbe garantito il pagamento degli interessi, consentendo nel contempo l'estrazione di ricchi dividendi per gli investitori.

3. La matrice geopolitica e finanziaria "anglo-americana"

La prassi di trasformare la solvibilità di un soggetto in un'opportunità di indebitamento ed estrazione risponde a una precisa filosofia del capitalismo finanziario (sviluppata a Wall Street ed estesa alla City di Londra):

  • Shift da Capitale Industriale a Capitale Finanziario: Nel capitalismo industriale (storicamente tedesco e italiano), la priorità era l'accumulazione di asset fisici, l'occupazione e la crescita di lungo periodo. Nel capitalismo finanziario nordamericano, la priorità è la massimizzazione del valore per gli azionisti nel breve termine (shareholder value) attraverso l'uso aggressivo della leva finanziaria (leverage).
  • Il vincolo del Trattato di Maastricht e del cambio fisso: L'ingresso nei parametri di Maastricht (1992) ha bloccato per l'Italia la possibilità di svalutare la moneta o stampare denaro per difendere le proprie industrie. Privata della sua sovranità monetaria, l'Italia non ha potuto far altro che vendere il patrimonio pubblico per rientrare dai vincoli sul debito, fornendo al capitale internazionale gli asset a prezzi svalutati.

In sintesi

La sensazione che si sia trattato di un processo pianificato di estrazione di valore trova riscontro nelle dinamiche tecniche del settore:

  1. Prima fase: Si sostiene e si incentiva l'indebitamento di un ente/paese solvibile, incassando alti tassi di interesse.
  2. Seconda fase: Alla prima crisi di liquidità o politica (1992), si impone la ristrutturazione/privatizzazione come unica via di salvezza.
  3. Terza fase: Si acquisiscono gli asset produttivi sottostanti usando il debito stesso come strumento di scalata (LBO), trasformando aziende ricche e prive di debiti in soggetti gravati da passività ed estraendone la cassa residua.

  

domenica 4 ottobre 2026

2026 067 - La avida spirale rettale della greedflation

 

2026 067 - La avida spirale rettale della greedflation.

 

C’è l’infflaziù.

Povero il consumatù.

Si arricchisce il sciùr.

Di nome e non di fatto.

A spese di poveri noi.

Che sempre allegri dobbiamo stare.

Anche il purcèl, oh poverèl.

Notazione di partenza,

Questo è il meglio mondo mai esistito.

Questo è un mondo fragile che non vi dico.

Basta un’inflazione contenuta.

Una roba tipo al 4 o 5%.

E si ferma la catena di Antonio il santo.

Si ammosciano i consumi.

E si innesca la spirale di arroganza e violenza.

È una violenza dissimulata.

Ognuno però se ne approfitta un poco.

E rialza uno zicco marginale.

Perché può e vuò ne profittare.

Mo’ tu dimmi le zucchine.

Pure roba di stagione.

A 6 euro mezzo chilo.

Trucco barocco ti ritocco.

Perché poi fa 12 al chilo intero.

E allora che lo dicano con coraggio.

O hanno paura del linciaggio.

A quel prezzo non si può manco sentire.

Ma il mercato eppure ci prova.

Perché non siamo ancora nel mondo di www.accorto.it

Marketplace per orto accorto concepito ora corto.

Crawlers e spybot gireranno in tutta la rete.

Istantanei vigilanti.

A controllare ogni profittatore.

Che sia lesto sputtanato.

Nella sua catena del plusvalore.

Metti che ti aumenta la benzina del 10 %

Tu zucchinaro ricottaro puoi ricaricare solo 10%.

5 euro al chilo sale a 5,5 e non di certo fino a 10.

Ogni euro ulteriormente depredato è un furto conclamato.

Un reato all’ortomercato.

Ve lo ha insegnato l’avventato euro.

Quanta dissuasione in televisione.

Tutti si sapeva che ogni cosa raddoppiava.

Ma raccomandavano di stare accorti.

E invece diventammo tosto un paese di ristoranti e butecai.

Tutto raddoppiò e spostò filiere intere.

Oggi per un più 5% anno dovremmo metterci la firma.

In 10 anni svalutiamo il debito del 50%.

E invece tutti crassi a cagarsi addosso.

Per non potere più comprare il pronto arrosto.

Se arrivano gli anni 70 invece sono cazzi.

Quelle si furono mazzate.

Ma la nostra civiltà dei consumi non sa soffrire.

E nemmeno fare di conto.

Quella è prassi riservata a chi è già pezzente.

Ed allenato patentato.

I sopramezzo sono i borghesi della classe media alta e bassa.

Avrebbero dovuto cambiare modello di spesa.

www.revospesa.org.

Ma sono troppo voraci predatori.

Hanno uno stomaco bolso troppo ingordo.

In un mondo dove non esiste nessuna mano invisibile.

Ci pensi allora questa neurosfera.

A dare una rotatina orbitale.

Che metta a fuoco la civiltà.

E quello che si adda fa o non fa.

Che non è inculare il prossimo.

Quello che poi chiami fratello.

E fate i bravi.

 

Fumatto Claudietto

Fragile Sting Wonder

 



sabato 3 ottobre 2026

2026 065 – Don Maratea

 2026 065 – Don Maratea.

 

Un camorrista incede sempre sicuro.

Appare stare lì a farsi rimirare.

Mentre osserva, di soppiatto procede.

È circospetto ma tutti lo sanno, lui è arrivato.

La macchina è seria eppure detta sobria.

Parcheggia in bella vista come fossa una svista.

Il posto lo attende vacante senza mai una multa.

Che a bisogno pronta sarebbe stata tolta.

Veste una gialla canotta del colore di lana cotta.

Cappellino da pesca copre il capo liso elegante.

La camicia ondeggia aperta alla moda di una ventata.

Deve vedersi discreto il nobiliare scettro.

Sulla pancia di sostanza promina la catenazza.

Maglie di oro rosso incatenano rubizzi rubini.

Reggono un cespuglio di pendagli.  

Ondeggia al ritmo malandrino, che suona clan clan drin.

Il borsello di pelle di vitello è pieno della P38.

Pronta da sfoderare in mezzo al mare, per esercitarci tutti a sparare.

Era un tiro a segno fatto di segnali familiari.

Così entrava in scena mio padre l’ingegnere.

In quel bucolico lucanico territorio marateota.

Sembrava una madonna in solinga processione.

Con il suo personale stile da camorrista capo clan.

Quando morì dovetti chiudere le pendenze.

Mi presentai da camorrista in erba.

Partii da Maratea porto per non fare torti.

Dovetti regalare una casa al marinaio.

E mi toccò ascoltare storie varie.

Non furono i suoi affiliati storici a parlarmi.

Omertà di meridione.

Quanto piuttosto giovani già predestinati disoccupati.

Senza più nemmeno il santo in paradiso.

Mai mi parlarono male del mitologico ingegnere.

Quanto piuttosto mi svelarono le verità nascoste.

Il progresso si era portato dietro tutto il campionario di benessere.

Incluso il narcotraffico litoraneo.

Trenta chilometri di costa solitaria desolata.

Costellata di bucolici approdi da Campania a Calabria.

Una cerniera tra regioni sulla statale tirrena 18.

Avevo sempre avuto un sentore.

E non potevo certo rischiarmi capo clan.

Preferii mantenere il ricordo di una infanzia non tradita.

E a mio padre e a Maratea dedicherò solo una canzone.

Da Don.

 

Fùmatto Claudietto

El Senor Matanza

 









giovedì 1 ottobre 2026

Come cambia le cose, la vista di 100 storie per Vittoria guardate insieme.

2026 065 – 100 storie per Vittoria.

 

Come cambia le cose,

la vista di 100 storie guardate insieme.

https://drive.google.com/file/d/1JmuNZxBwJQ-sWL4xjMJv9bUHNb3ieIyR/view?usp=sharing

 

Chi si guarda nel cuore,

Sa bene quello che vuole.

E prende quello che c’è.

Ha ben piccole storie.

La pianta per te.

 

Fùmatto Claudietto, tuo padre.

La pianta del tè

 



 

 

 

 


mercoledì 30 settembre 2026

2026 064 – Che spusa de gassoeula

 

2026 064 – Che spusa de gassoeula.

 

Se una cippa vuoi capire quella spusa puoi seguire.

Non confondere gli odori ma architetta le domande.

Marioooo, corri e ciama i pompieri.

Senti che spusa di gas.

Qua facciamo il bottobum.

Suona a tutti i campanelli.

Anzi no che fan scintille.

Ma chi è che fa bordello.

Sarà saltato qualche fornello.

Mario, architetta domande belle.

Ma che dici saranno gli amici.

No, è la spusa de verza, verzura.

Stan facendo la cassoeula.

Caro Nunzio abbi pazienza.

Sto officiando il sacro rituale.

Pentolone a fuoco basso cuocio lento il maiale.

Casseruola con guanciale tanta verza quanto è bela.

Fanno appena attempo a finire la frase.

E ecco il gas gli sbuffa un puff.

Bruta maiala vecia troia, letteralmente.

L’arte povera non va cotta a metà.

Chi sarà che è stato a spegnere il gas.

Drin drin drin sono io il postin.

Raccomandata favorisca la gradisca.

Il suo contatore ghà fà un bordell.

Forse confuso da quel denso profumo.

Ma è arrivato a fine gara che era ultimo.

Primo.

Penultimo.

Non so.

Morale generale una tragedia nazionale.

Nunzio e Mario si esterefanno.

La bolletta dice che il gas della cassoeula è l’ultimo marginale.

Che si deve contare al contrario come il più caro.

Lui e tutti quelli prima.

Mario alza braccia e giura che si arrende.

Lui non ne sapeva niente

Di astrusi calcoli e marginali fonti energetiche.

Ma oramai è troppo tardi.

Il contatore suona il jackpot miliardario.

Va al contrario.

Addebita in senso orario centellini di chilovattario.

Il sistema marginale fa pagare tutto all’ultimo prezzo.

Bit binario numerario proditorio.

Ma che cazzo.

Nunzio lancia la cassoeula giù dalla ventana.

Cucina povera per miliardari nani.

Mario corre per le scale a recuperarla.

Con quel che ci è custà.

Altrimenti sai che bottobùm.

Di inflaziù.

 

Fùmatto Claudietto

Gimme shelter

 

 



 

 





martedì 29 settembre 2026

2026 063 – Un caffè su nel cucù.

 

2026 063 – Un caffè su nel cucù.

 

Papà, papà.

Cusa è questa inflaziù.

Prendi un palloncino, figlio mio.

Inflatalo e poi ancora e ancora e ancora.

Ma non ne abbiamo mica no papà.

Sono beni di lusso.

Giocattoli per occasioni speciali.

Hai ragione.

Allora prendi un goldone.

Mi raccomando lavalo.

E inflatalo e poi ancora come prima.

Ma così scoppia, papà.

Appunto.

Bum.

L’inflaziù è l’istante che lo prendi in cù.

Prima c’era il goldù.

Poi te lo infilano bum sù.

Ho capito, papà.

E come si misù.

Devi prendere un paniere.

Riempirlo di quello che vuoi.

Poi vai alla grande cassa per gli acquisti.

Dei consumi.

E inizi a sfilare cose che ieri potevi comprare.

Ma adesso dopo un giorno non puoi più.

Perché ghè l’inflaziù della svalutaziù.

Papà, papà i palloncini.

Va bene ti imparo la legge anti panaro.

Mettiti a piangere disperato.

Distrai cassiera e televideo.

Ci vediamo all’uscita.

Vedrai con quanto gaudio.

Eccoti i tuoi palloncini.

La abbiamo messa in cù noi a lù.

Alla grande distribuziù.

Grandemente organizzata.

Per infilarla in cù lù a tu.

Contrappasso del panaro.

Karma buono e giusto.

Vabbè andiamo a prendere un caffè.

Il caffè ha il prezzo fissato dallo Stato.

Euro uno al massimo nel paniere.

Lì è il barista che ti incù.

Te lo chiama mocaccino.

E lo vende a volte quattro.

Ma in quell’altro posto sono sicuro.

Sono gente che lavora dalla Cina.

L’inflaziù è sicura a zero, punto.

Il caffè ce lo è permesso.

Svolto e guardo un’orrido.

Un post-it sta appeso minaccioso.

Pennarello arbitrario.

Un caffè costa un euro e 30.

Inflattore traditore.

Il panaro costerebbe il 30% in più.

Vacca boia grande troia.

Meglio la statistica di stato.

Sempre in cù sia io che tù.

 

Fùmatto Claudietto

Dolci promesse all'Upim