mercoledì 25 marzo 2026

2026 04 25 – Fedeltà, resistenza, brucomente

2024 04 25 – Fedeltà, resistenza, brucomente.

 

Correvo il rischio di perdermi il brucomente.

Bisogna saper cogliere i segni.

Ci vuole un occhio di falco.

Rapace capace di bene e di pace.

Bisogna separarsi da schemi male influenti.

Ricordare fedeli le cellule potenti.

Quelle di farfalle che paiono soccombere.

Ma sono immaginative.

E resistono a immaginare.

Il bruco le rigetta.

E loro resistono e crescono lo stesso.

Anzi sempre di più.

Dopo avere tanto resistito un giorno travolgono le cellule bruco.  

E sbocciano.

Capaci di immaginarsi diverse davvero.

Così resistenti da farsi le ali.

Per predisposizione nei geni.

Le cellule alate resistono all’assalto.

Mentre il bruco difende il suo stato di baco.

Fino a che l’onda tracima ed esonda.

E travolge il bruchino, poverino.

Lui ha solo fatto la sua parte.

Si è trasformato metamorfosizzato.

Pensiamo ai giovani in mutazione.

Li ascoltiamo parlare e raccontarsi entusiasti.

Un fremito di fervore attraversa la stanza.

Parlano di cooperare per la salute mentale.

Era il giorno della mutazione referendaria.

Era sbocciato un altro corpo di elettorato.

Ma guadateli tutti quei giovani.

Educati hanno covato per generazioni quel baco.

Noi terraioli ci guardiamo circosospetti.

Non ci sono più i giovani di una volta.

No, questi magari sono meglio.

Ecco la buona ricetta.

Bisogna essere fedeli alla idea immaginata.

Resistere agli urti della vita in trincea.

Sapersi progettati per adattarsi a volare.

E allora su nel cielo con un fisico bestiale.

Ci vuole un cuore speciale, generazionale.

Allora fate i bravi tutti quanti voialtri.

Lasciateli mutare in volo.

Non sono quelli molli come fichi.

Questi giovani sembrano fichi.

Sono forti di costituzione sana.

Hanno resistito a sufficienza.

Ora è ora della liberazione.

Freme un tremito di fervore.

Metamorfosi di generazione.

Mentre intorno gira la stanza.

La farfalla compirà la sua resistenza.

E un’alba vincerà.


Il fùmatto Claudietto

Ci vuole un fisico bestiale

 

 



 

 




Note del redattore fùmatto Claudietto

https://cazzimmoso.blogspot.com/2026/03/2024-03-24-lor-eminenze-le-generazioni.html

https://cloeconomie.blogspot.com/2025/03/2025-03-18-il-risveglio-del-brucomente.html

https://www.cooperativaborea.it/

 

martedì 24 marzo 2026

2026 03 24 – I giovani d'oggi - Loro eminenze, le generazioni

 2026 03 24 – I giovani d'oggi -Loro eminenze, le generazioni.


Eminenza generazionale.

Preminenza generazionale.

Alla fine si è votato.

Referendum confermato.

Costituzione congelata.

Scolpita nelle masse popolari.

Il vero dato è quello giovanile.

Emerge l’eminenza grigia.

Vincono generazioni intere.

Per il solo fatto di partecipare.

E votare in nome di padri e madri.

La vittoria è generazionale.

Generazioni che conservano speranza.

Ne ho guardate alcune ai tiggi.

Ho anche pensato a Vittoria.

Tra fatiche e arranchi loro avanzano.

E mi sono commosso.

Per tutta quella vita.

Che spinge, preme e pulsa.

E reclama la restituzione.

Loro è il mondo.

Seguiranno tanti se.

Ma infine otterranno quello che più conta.

Saranno donne e uomini.

In un mondo nuovo.

Che avranno fatto migliore.

E voi fate i bravi.

 

Il fùmatto Claudietto

I giovani d'oggi - Franco Nembrini 4 storici luoghi comuni imperdibili

 

Se (Lettera al figlio, 1910) - Rudyard Kipling





2026 55 – Il tanticristo unto

2026 55 – Il tanticristo unto.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Matto. E lui è la,,,, (Fossati)

 

Calano le ombre sulla notte che incombe.

Tremate tremate i tanticristi son tornati.

In principio la vestizione.

La tenuta da lavoro è tutta bianca.

Non si può certo predicare il bene.

Tutti tinti di disegni e di colori da Versaci.

Ci vuole il candore bianco latte puro.

Avrei potuto derogare con dei sandali.

Ma cristo elegante!

Erano meglio le scarpe con la suola in cuoio.

Unica eccezione di colore era quella croce al collo.

Premio alla carriera intera a don Carlo, mio papà.

Caricai sulle spalle lo zaino arancio e nero.

Storico accessorio che fedele mi seguiva.

Dentro c’era una glassette assai sciccosa.

Un paio di bottiglie di vino tenute fresche.

E i bicchieri colorati da poterli riconoscere.

Il tanticristo era pronto a diffondere il verbo raro.

 “Fate i bravi” era come un faro.

Egli amava i derelitti, le puttane e i matti.

Con loro si sedeva e apriva il vino fino.

E l’offriva come fosse lusso in porto fino.

Le puttane di quartiere ascoltavano intriganti.

Il sermone verteva sopra il prezzo di un boccone.

E su chi ci metteva il plusvalore.

Tutte concordavano che non era il pappone ricottaro.

Il tanticristo allora ci parlava ed esponeva gran teorie.

Anche se il ricottaro sovente sembrava nervoso.

Il tanticristo intanto dialettava non ancora unto.

Non puoi mica darle solo un decìno, un deca.

Il capitale umano è il suo e mica il tuo.

Il discorso si snodava proselitario.

Finchè un giorno arrivò il pappone a mano armata.

Il tanticristo ci provò ad imbonirli di cazzate.

“Fate i bravi” e tutte còse.

Ma il pappone era rumeno.

E il dialogo latino latitava.

Per linguistica barriera certamente ricottara.

Costui esplicitò il suo, di credo.

Guarda che rischi vero il crocifisso.

Al lampione ti ci trovi affisso.

Il tanticristo gli oppose la gran croce.

Plateale come a un demone di vampiro.

Penzolava dal collo tra riflessi di rossi e luce.

Il rumeno gli sgasò la faccia con il diesel lamierone.

Il tantounto ci restò un po’ male.

Il “Fate i bravi” aveva fallito il suo conclave.

Ma lui sapeva indicare con il dito.

E se ne andò, e se lo toccò.

L’inutile pendaglio rosso focato.

Roba da accappellato stellato.

“Fate i bravi” rinviato.

 

Kalimmudda  il fù matto Claudietto

Matto. E lui è la,,,, (Fossati)




 

 

 

lunedì 23 marzo 2026

2026 03 24 – Fiidec che fedeltà

 2026 03 24 – Fiidec che fedeltà.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : Fedeltà. Jovanotti Per me

Fedele non sarò mai. Ma non ti tradirò mai.

Sai che fedele io non sono a niente.

Io non lo sono con me. Io non lo sono con te.

Neanche con Dio. Nemmeno con la gente.

Hai capito quello con il cappellino.

Quello senza la testa.

Fiidec, come dicun a Bergùm.

Io ne ho viste di fedeltà e infedeltà.

Sempre in cerca di chissà che novità.

Fedele schiavo della libertà.

Che non è mai una verità.

Un giorno sto fissato lì a guardare.

In piazzale Brescia c’è uno spaccio fedeltà.

Area cani a volontà.

Recintata.

Perché fedele si va bene.

Ma poi dopo vai a sapere.

E infatti un soggetto lascia aperto il cancelletto.

Il mio fedele cane esercita un altro arbitrio.

Sceglie una apparente libertà.

Esce e la rincorro in circonvalla.

Blocco il traffico della novantuno.

Ho una paura che fa novanta.

Ma lei mi semina affidandomi all’infarto.

Giro, vago, erro con la colpa per troppa fida fiducia.

Fino a che ritorno a casa affranto.

E me la trovo che mi aspetta fedelmente fiduciosa.

Non ho mai capito il perché di quel moto o voto.

Di sfiducia e infedeltà.

Ma dei cani io mi fido.

Perché sono fatti per esserci fedeli.

Tanto è vero che li chiamavamo fido.

Però resta sempre in noi quel però.

Così un giorno vago in Buenos Aires.

Giro gli occhi e mi prende un colpo.

Bea è scappata ancora, e sta lì sdraiata.

Fa la questua con un disgraziato.

Muso piatto sull’asfalto fissa tutti.

Occhi gialli inconfondibili.

Cazzo, mi ha di nuovo sfiduciato.

Infedele sfarfallona.

Avrà preso ancora una 90.

Ma tu guarda come gli è fida, a quel closciardo.

Allungo la mano verso il maremmano nano.

E porco cane quanto è immobile fedele.

Epperforza.

E’ di sabbia, senza arbitrio.

Bea invece la so chiusa in casa.

Che confida nel mio ritorno.

Aspetta fedele.

Senza mai dubitare.

Ma chiusa a chiave.

 

Kalimmudda semper dixit

Per me




 

 

domenica 22 marzo 2026

2026 54 – Sostienimi che ti sostengo

 2026 54 – Sostienimi che ti sostengo.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo il giudice

 

Lunga vita al sostenitore.

Così sembra un supporter, un tifoso.

Roba tipo un ammiratore.

E in effetti dovette proprio volermi bene.

Per sostenermi per un quarto di secolo.

Di cancellerie, pratiche ed istanze.

Tutto cominciò in una stanza di Tribunale.

Ma l’inizio fu pesante.

Il mondo mi cambiò da sotto i piedi.

E arrivò la nomina dell’Amministratore di Sostegno.

Decreto numero 8592/10 del 21/04/2011.

Quando si dice sentirsi un numero.

Eravamo entrati tra detectors e vigilantes.

L’aria era subito cambiata.

Sembrava odore di fregatura.

Il giudice aveva un non so che di nobiliare.

Magnificava il giuridico istituto sostenitore.

Finché per me non fu abbastanza.

Mi dissi d’accordo pur di uscire da quella stanza.

Era ancora viva e presente Barbara.

Le addossavo ogni colpa.

Un ventennio dopo passeggiavamo con l’ADS.

Era in veste e umore amico.

Ascoltò le mie rimostranze e rimembranze.

Poi mi pose la questione.

La riporto per memoria di Vittoria.

“Si, ma Barbara cosa altro poteva fare?”

La mia risposta fu fulminea.

Dissi un “niente”.

Ero ancora intriso di sacro furore e rancore.

Mai avrei pensato ad un tutore.

Però il tempo è davvero un gran dottore.

Se ci penso oggi ci siamo anche divertiti.

Restano pure certe tracce del nostro passaggio.

Come quando producemmo una “istanza tutoriale”.

A spiegazione per tutta la “Sezione Tutele”.

Su come fare investimenti in rating sicuri.

E non solo nel Buono Ordinario del Tesoro.

Oggi che sono vecchio mi diverto e la punzecchio.

Qui “ taquine adore” diceva mia mamma.

Chi ti prende in giro ti vuol bene.

In più la ringrazio certamente.

Ma le nego l’autorizzazione alla grande istanza.

Non ha il mio permesso al suo trapasso.

Di morire prima di me non le è concesso.

Senza di lei oggi sarei perduto.

Così ci vedo ancora più vecchi.

Claudicanti e arrognati spalla a spalla.

Tienimi che ti tengo.

Così si dice a Napoli di reciproci precari sostegni.

“Sostienimi che ti sostengo”.

 

Kalimmudda semper dixit

Signor giudice


 

sabato 21 marzo 2026

2026 53 – Marcò, meglio Saint Trò

 2026 53 – Marcò, meglio Saint Trò.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Marcò, vien me chercher FFF 1991

 

Avventure e scorribande da Saint Trò a Saint Malò.

Marco, così cantava la Federation Francaise du Funk.

Il fallait partir a la venture, en avventure.

Scorrazzavamo per la città e oltre.

Eravamo giovani e scanzonati.

Non ancora curatori né curati.

Solamente un po’suonati.

Come quella volta che noi la si tradì Sentrò.

E l’Algarve si puntò.

Ci fu spacciato per analoga perletta del Portogallo basso.

In realtà ci trovammo in un cesso senza alcuna allure.

La scogliera alta brulicava come di larve.

La marea montava atlantica.

Ci colpì la nostalgia del maestrale mediterraneo.

Dopo un viaggio maratona di 20 ore senza sosta.

Con l’arteteca di raggiungere un miraggio.

Bello però il viaggio.

Col timore che la golf ti lasci a piedi.

Quando scopri che sei a Siviglia.

E che i gradi che bollono i vetri sono 50.

Imperterriti superammo lunghe file di camion TIR.

Che là cortesemente ti segnalano con le frecce.

Arriviamo al traghetto di confine.

Caricarono la macchina in bilico sul pontile.

Ma ci mancava quella terra rossa.

E il maestrale che stira piatto il mare.

Tra fratelli bastò un’occhiata.

Una mezz’ora passata.

Poi all’unisono ci monta un risuono..

Albufeira come Santrò.

Ma va a caghèr

Vatti pure al freddo nord di Sant Malò.

Noi si voltò la capa al teutonico ciuccio meccanico.

E via diritti alla Cave du Ruà.

Tra sigarettaie quasi in guepière.

E giocatori di backammon professionèl.

Ti attiravano fingendosi dei brocchi.

Al terzo rilancio di vidò eri bello che ti fregò.

La mattina scialammo in spiaggia.

Il mare era raso piatto azzurro chiaro.

Lo spiaggiatore era gentile.

Provammo anche una uscitina a vela.

Scuffiammo, con elegante aria indifferente.

Mentre quello bestemmiava in provenzale.

Dovevamo restare una o due settimane.

Finimmo i soldi al terzo giorno.

Preparandoci a un mesto ritorno.

Saremmo stati bersaglio di scherno.

Bella l’età in cui non hai niente a cui pensare.

Ma dipende anche dal dove.

Non a Milano o Piemonte, per la carità.

Bisognava restare laggiù.

A Saint Tropez.

A’ Sent Trò.

 

Kalimmudda semper dixit

Marcò. FFF 1991




 

2026 52 –Il curatore tropezzino

 2026 52 –Il curatore tropezzino.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo  Heard it through the grapevine 1968

 

Se per caso ti danno del matto, poi vali meno di un ratto.

Così una volta ricoverato, anche Vittoria mi fui giocato.

C’è la questione degli affetti.

Come farsi trapanare il cuore.

Poi c’è un altro burocratico sospetto.

Non meno penoso per un reietto.

La tua patria potestà d’improvviso se ne va.

Ti sei giocato l’autonomia genitoriale.

Già è spiacevole sentirsi degno di bisogno di sostegno.

Poi ti levano la responsabile libertà del patriarcato.

Non sei buono o atto a fare il padre.

Praticamente sei un coatto.

Figurarsi che non c’era manco la madre.

E meno male che intervenne il suo cuginato.

Altrimenti chissà Vittoria che frittata.

Per fortuna ci fu pure l’ammortizzatore.

Dall’adolescenza mio più caro amico.

E futuro curatore.

Bisogna dire che era destino.

Siniscalco lo divenne sia di fatto che già di nome.

È un titolo di alti funzionari feudali, reali, imperiali, ali.

Preposti ad occuparsi degli affari da signori.

Il caro amico è integerrima persona.

Di buon cuore con vigore e con rigore.

Mi fu assegnato come antidoto alla paranoia.

Sapevano che di lui mi sarei fidato cieco.

Accettò una bella rogna.

Mentre io ero confinato alla gogna.

Vittoria si trovò tra legali e avvocati a sua insaputa.

Oggi, oltre a zii e cuginato, deve ringraziare proprio lo zu’ Marco.

Ma così che palle di racconto.

Lo ringrazio con calore e ci getto nel buon umore.

Voglio raccontare di storie allegre.

Comincerò da una comune passione antica.

Fuori di burocrazia fummo grandi tropezzini.

Tanti evviva tra quei rasi bassi vigneti.

Che sussurrano e ti richiamano.

Tutti viva là a sentrò.

Tutti viva a Saint Tropez.

A suivir.

 

Kalimmudda semper dixit

 Heard it through the grapevine 1968