lunedì 19 gennaio 2026

2025 30 – Sindrome da arricchiti parvenuti

2025 30 – Sindrome da arricchiti parvenuti.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo Escluso il cane  1977

 

Morti i miei restiamo io e bei soldoni.

Bello, si direbbe, e non posso che confermare.

Rifiuto la malattia dell’ipocrisia.

Mia moglie mi aveva ripreso in casa.

Dopo il trauma della mia prima reclusione.

Dopo la prima esperienza comunitaria.

Non è che si facesse troppe domande.

O forse non le faceva a me.

Così noi si viveva, si spendeva, si spandeva.

Allo stesso ritmo della malattia dei miei.

Erano stati preda del bisogno di roba.

Erano stati posseduti dalla brama.

E io mi ero accodato nello stesso flusso monetario.

Ma un sospetto mi attanagliava.

Come si fa a diventare ricchi.

E quindi a non diventare poveri.

A lavorare ci avevo provato più di dieci anni.

E di norma non si fanno i milioni, garantito.

Poi un giorno accantonai il sospetto.

E mi misi a fare di conto.

Ci ero stato educato e reso edotto.

Con orrore e con terrore osservai la tabellina.

A quel ritmo di spesa era questione di tempi.

Qualche decennio e finivamo la riserva.

Ecco perché mio padre voleva l’erede.

Non eravamo gli spacciati grandi paperoni.

Ma paperelle in uno stagno di grandi gigni.

Ci guardai con un certo orrore.

Eravamo arricchitti parvenuti.

Alla faccia di qualche presunta nobiltà acquisita.

Iniziai la svendita di famiglia.

Per salvare la sostanza.

Mentre tutti mi davano del matto.

Perché la gente non sa fare di conto.

E viene posseduta dal demone della brama.

A volte anche con disprezzo.

Presi così io la venerata Porsche paterna.

Fuori bianca e dentro di cafona pelle rossa.

Caricai sui posti dietro uno sfregio.

I miei due ungulati pastori tedeschi.

E partii alla volta del non so dove.

Per celebrare l’ultimo giro.

Per farmi vedere nello show off.

Come direbbe un british lord.

Mentre noi parvenuti si restava.

Esclusi i cani.

 

Kalimmudda semper dixit

Escluso il cane  

 

 


 


giovedì 15 gennaio 2026

2026 01 13 – La brama che raglia

 2026 01 13 – La brama che raglia.

Onda su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo.  The magnificent seven 1981

 

Sono malato doppia mente.

Di frequente il risultato è medicato.

La mia è una malattia di smania.

Cognitiva entropia detta mania.

Non c’è cura se non l’asporto.

Salpare navi fuori dal porto.

Uscire dalla darsena mentale.

È un problema ed è mondiale.

La follia dei ciuchi ovunque raglia.

È una bomba a orologeria.

Non si può passare così la vita.

Nel miglior mondo mai esistito.

Fino a che un fungo non si stagli.

Siamo in preda a una brama totale.

Dipendenza e maniacale demenza.

Allora che sia comportamentale.

Scaramucce sfocino in precetti da trincea.

Che valgano sia continentali che globali.

È un mondo schizotossico

Non abbastanza frenico.

La smania di mania faccia allora il suo ciclo.

Monti, monti, monti e poi si ammarri.

In mezzo si controllino tempo e spazi.

Con picchetti e con paletti.

E si vigili con abile vigilocchio.

Il riferimento di ieri era all’Iran.

Affrescato in un rock d’epoca.

Ci siamo rotti i coglioni.

Oggi il riferimento è ai magnifici sette

Non si può passare così ogni istante.

A spararsi nel tempo del meglio mondo.

Quello migliore mai esistito.

Non solo le guerre sono da condannare.

Ma i loro modelli di malattia psichiatrica.

La devianza ideativa che si fa comportamento.

Annidata dove si progettano gli schemi.

Intimo, dunque, trattamenti sanitari obbligatori.

Che si blocchino le scaramucce.

Ed emerga una cara idea totale.

Basta zuffe, basta risse.

Terapia di massa.

E bramosia, basta ragli.

Fatti non foste a vivere come ciuchi.

 

Kalimmudda semper dixit

The magnificent seven 1981


Fatti non foste  a viver come ciuchi



 

martedì 13 gennaio 2026

2026 01 13 – Lacrime sui coccodrilli da latte

 2026 01 13 – Lacrime sui coccodrilli da latte.                                                  

  

Non è utile sversare coccodrilli.

Non fanno nemmeno il latte.

Non sono manco belli tondi.

Curvi come armadilli tecsani.

È inutile piangere lacrime di latte.

Dunque è inutile sversare coccodrilli.

Per i greci erano vermi di roccia.

Per noi sono lombriconi a ciotoli. 

Preistoriche bestiole di coccio.

Mi rimandano al noto armadillo.

Quello che sgattàiola per tutta la scena.

Corazzato come un carro armato.

Tra blindati leggeri e pesanti veri.

Adesso smetaforizzo.

Per una generica rottura di cazzo.

Il nostro era il migliore mondo esistito.

Ma non è che ogni giorno sparo a qualcuno.

O che scoppio fomenti di rivolte persiane.

Che apro qualche mazzo.

Che qualcuno lo strozzo.

Proietto casomai foste distratti.

Da esperto di gusci rimasti.

Questo mondo può pure saltare.

Dopo si resta con i cocci.

Vuote corazze per fare a mazzate.

Rivoluzione di revoluzione

Ci sarà pure un altro modo.

Oppure invece forse no.

Allora il mondo nuovo vi uscirà pure peggiore.

E non sversate coccodrilli da latte.

Conservate i pianti corazzati.

Lacrimati latti agnostici.

Guerre da poveri e da tossici.

Eravamo i padroni.

Ora siamo gli straccioni.

Si dovrìa ricostruire.

Dentro il tempo oramai perduto.

Sversare coccodrilli da latte è facile.

Basta solamente un fucile.

Dopo servono tante scuse.

Per inutili perdoni. 

 

Kalimmudda ipsum dixit

Rock the Casbah 1982

 

Da Gemini

L'armadillo nel video di "Rock the Casbah" dei The Clash è un elemento surreale e umoristico, che accompagna un arabo e un ebreo che vanno a un concerto, simboleggiando una convivenza pacifica e la libertà di espressione musicale contro i divieti, e creando un contrasto giocoso con la critica politica di fondo, in particolare al divieto di musica rock imposto dall'Ayatollah Khomeini in Iran. 

Funzione dell'Armadillo nel Video:

  • Simbolo di Convivenza: L'armadillo, animale tipico del Texas (dove è stato girato il video), segue la coppia di arabo ed ebreo, sottolineando il messaggio di unità e tolleranza in un contesto di divisioni politiche.
  • Elemento Umoristico: La sua presenza aggiunge un tocco di assurdità e leggerezza a una situazione che, nella realtà storica (il divieto di rock in Iran), era seria, rendendo il messaggio più accessibile e meno didascalico.
  • Contrasto con la Politica: L'armadillo, mentre vaga serenamente, contrasta con la repressione del regime e con le scene dei jet da combattimento, evidenziando come la musica possa essere un veicolo di ribellione e gioia. 

Contesto della Canzone:

  • Critica al Regime Iraniano: La canzone critica l'Ayatollah Khomeini per aver vietato la musica rock in Iran, esortando a "far tremare la casbah" (un quartiere tradizionale) con il rock.
  • Messaggio Universale: Il video e la canzone trasmettono un messaggio di pace e di condivisione culturale, suggerendo che diverse culture possono convivere pacificamente attraverso la musica. 

 

 

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domenica 4 gennaio 2026

2025 28 – Stella alpina

 2025 28 – Stella alpina.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo. La collina dei ciliegi.

 

I miei erano morti già da un po’.

Allorché noi divenimmo leggenda.

Lassù sulle montane lande.

Unici italici ad avere due Reines.

E non le gemelle Hermes.

Le due mucche erano gemelle regine.

Io ero gente di mare per paterna induzione.

Fu per mia moglie che scoprii la pace d’altura.

Suo padre mi svelò il lento ritmo dei monti.

Lei mi riaccolse dopo una delle mie crisi.

Dopo una rocambolesca fuga notturna.

Fuori dalla casa di psicomanesca cura.

Venne criticata e osteggiata.

Era meglio tirarmi una schioppettata.

Ma senza schiopparmi lei però insistette.

E vincemmo momenti sereni.

La prima casetta sulle Alpi era piccola ma accogliente.

Io camminavo e spaziavo di fuori.

Passeggiavo all’esterno per ore e ore.

L’avevo imparato nella prigione di cura.

La dimora era la vista delle alpi intere.

Il demone del dio brama rodeva quieto.

Non aveva preso il sopravvento.

Un giorno lei annunciò la sveglia biologica.

E concepimmo con amore Vittoria.

Pur con punta di scettico futuro.

Io guardavo fuori dalla finestra.

Sigaretta o penna nella mia destra.

Simboli che Barbara non ha amato mai.

Io apprendevo che ci vuole scienza e costanza.

Ed invecchiavo senza maturità.

Ma ero fiero del mio sognare.

Di questo eterno mio incespicare.

Perso tra le sue occhiate.

Semi sparsi al vento.

Gioventù che andava perduta.

E ci si inaridiva.

Senza nessun dolore.

Come una stella alpina.

Di bianco candore.

 

Kalimmudda semper dixit

La collina dei ciliegi

 

Stella alpina



giovedì 1 gennaio 2026

2025 27 – Anche il ricco scoppia

2025 27 – Anche il ricco scoppia, a Crans.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it: Sottofondo: Il Il bombarolo 1973


Mamma mia ma che paura.

Questa è una frattura, una fattura, una iattura.

Di sicuro una sciagura.

Esplosione nell’alpeggio.

Poteva anche andare peggio.

Il cane morde sempre lo straccione.

Mai sentimmo terremoto a Montecarlo.

Sempre in posti derelitti.

Invece oggi è scoppiata Crans Montana.

Vittoria e io siamo rimasti interdetti.

Proprio a Capodanno.

Augurio o presagio di futuro danno.

Era lì la casa dei sogni di famiglia.

E di Vittoria figlia.

La vendetti tra suoi rimpianti e pianti.

Le rimase dentro al cuore.

A me invece un po’ meno.

Un paese senza storia.

Un villaggio che era una troia.

Con i tetti piatti non spioventi.

Con un nome che non fa manco comune.

Meta di borghese transumanza.

Dimenticata quella vera all’alpeggio.

Allora regalai a Vittoria due mucche.

Gemelle nere con le corna.

Di pura razza valligiana del Vallese.

Contro il logorio della uber borghesìa.

Dall’Europa intera giunta a stuprare per natura.

Si narrava di ricicli e investimenti miliardari.

Provenienti dalle mafie e dalle Russie.

Fino ai dollari dei dromedari.

Il grande botto non sarà forse doloso.

Non sarà opera di un bombarolo di alpeggio.

Ma di certo ha simbolica valenza.

Troppe banche locali.

Troppe Constellazioni artificiali.

Ecco un incipit di anno vero.

Per una storia da polveriera.

Soldi soldi soldi e sempre tanti privilegi.

Brucia Montana e brucia tutta Roma.

Anche il ricco scoppia.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il bombarolo di strada


Alpeggiando 



martedì 30 dicembre 2025

2025 26–Era mia madre, la nonna

2025 26–Era mia madre, la nonna.

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo. Io mammeta e tu. 1955

 

Mia madre era il simbiotico lichene di mio padre.

Radici nobiliari mai dimenticate e sempre pesanti.

Una capa tanta di fasti e allori più o meno andati.

Con una omertosa sofferta dissimulata nobiltà.

Per adeguarsi alla vita di mio padre.

Lui la sfotteva e le diceva che non era di Napoli.

Tu sei di Posillipo non di Napoli centro.

Scoperta come una bambina nella marmellata.

A lei rodeva anche se lo celava con contegno.

Alla morte di mio padre mi dovetti improvvisare.

Mi lasciò con tutto il loro circo dei miracoli.

Personale, usi, abitudini, costumi e roba varia.

E un madre già perduta che rifiutava di mangiare.

Era una vendetta contro la vita che l’aveva derubata.

Defraudata dell’affetto per il nipote morto piccolo.

Mio padre morente mi aveva pregato.

Non privarla della casa museo.

Già da anni piena di aura di tombale mausoleo.

Era quella sopra la quale c’era la mansarda delle mie scorribande.

Il patto implicito era che io ne usufruivo.

In cambio delle cure e attenzioni varie necessarie.

Vissi il suo dubbio come una offesa dritta rivoltami,

Dopo anni passati a curarli dubitava ancora di chi io fossi.

Il peso della corte era davvero una eccessiva dismisura.

Che si portava dietro tutta la psicotropia connessa.

Arruolai la truppa della famiglia intera di Bernarda.

Nera stirpe di cameriera da Cabo Verde.

Capace di macumbe e di sgozzare un pollo.

Caricai armi e bagagli e partimmo per Maratea.

Io, mammema, due guaglioni e un tesoro di creatura down.

Mi circondai di vita per esorcizzare la morte.

Mia madre invece rimase salda nel suo principio di suicidio retard.

Non riprese a mangiare.

Una sera sbottai che almeno doveva farlo per me.

Mi disse è vero.

Ma non mangiò e poggiò le posate.

Era una donna sofferente ma viziata e altezzosa.

Si vedeva nel rapporto con l’orda di negri chiamati in vitale soccorso.

Di nascosto tirava calcetti a Patrizia la down.

Credeva che non la vedessi.

Ma in realtà io lasciavo fare a Patrizia.

Lei la guardava dritta negli occhi.

E faceva il gesto di tagliarle la gola.

Con tanto di crrr gutturale suono.

 

Kalimmudda semper dixit

Io mammeta e tu, passeggiando pe' Toledo

 



lunedì 29 dicembre 2025

2025 25–Evviva ‘o re, il nonno

 2025 25–Evviva ‘o re, il nonno

Per Onda su Onda via www.shareradio.it. Sottofondo Daniele e 99 Posse. Evviva 'o re 2001

 

La cronologia si fa telenovela, un romanzo a puntate.

Galoppavo sulle ali dei miei successi bancari in Paribas.

Ero proiettato all’emula caccia dei successi paterni.

Non avevo ancora capito che non c’era possibile gara.

La sua era una storia ben strana.

Non la ricostruii mai per intero.

Solo frammenti da paranoia.

E ci vollero anni perché quella buia storia mi giungesse a noia.

Un giorno il padre sovrano si ammalò.

Tumore terminale e niente da fare.

Tranne che impazzire di dolore solitario.

Restava da badare alla madre regina.

E l’unico modo che trovai fu la cocaina.

Peccato, io la vedevo la mia anima nera. (Daniele)

Ma ero quasi diventato una persona normale.

Ne pagò il prezzo mia moglie con le sue turpi voglie. (Guccini)

Non eravamo più allineati da tempo.

Lei voleva una vita di dorato normale.

Io dovevo cercare di non provare vergogna.

Per quel privilegio di origine dubbia.

Pecunia non olet per me non valeva.

Papà morì in sei mesi di strazio.

Tra le mie amorevoli quanto inutili cure.

Nel suo essere oscuro mi dibatto ancora.

Petroliere o faccendiere, cavaliere o trafficante.

Si definì così: comperavo navi intere di petrolio.

Ora il prosciutto per fare mangiare tua madre.

Io cercavo di consolarlo con un “in fondo è lo stesso”.

Ma oggi so per certo che non lo è.

Era un progressivo depressivo diradarsi di relazioni.

Sopperivo io perché era giusto.

E perché dovevo meritarmi con la cura la fortuna futura.

Ma scavavo trincee sempre più profonde.

Con la vita normale sempre più lontana.

Nella famiglia rimaneva solo uno strano soggetto.

Diplomatico vaticano, lo trattava con gran rispetto.

Io sono di filosofia omertosa.

Se volete dirmi qualcosa ditelo, io non chiedo.

Così non devo proteggere segreti.

Di tutte le voci su quanto contasse scelgo questi fatti.

Nota era la sua storia con Angelo Moratti.

L’onorificenza vaticana di tale San Gregorio Magno.

La benedizione del Papa in chiesa alla sua morte.

Devo un grazie per la vita che ci ha permesso.

A chissà che prezzo.

Era mio padre, sarebbe nonno.

Di Vittoria Aroldi.

 

Kalimmudda semper dixit

Evviva 'o re

 

Il cryptocarlino