2026 002—E adesso
guerra coi nessi a tutti i fessi.
Furono cento
le bombe per la Vittoria.
Cento le storie di memoria per Vittoria.
Bombe sganciate nel vinile dell’aria.
Suono di carica da marcia in tromba.
Bisogna sostituire gli schemi di neuroni.
Adesso è pronto un paniere a prova di
fesso.
È un paniere di sintesi estrema.
Dice solo “Fate i bravi”.
È un syntetico appello.
Comandamento piovuto in pellicolo Brussello.
Li dove si è reincarnato il padre Terno.
Cosiddetto come una vincita al lotto.
Ambo terno tombola e cinquina.
Se vinco vinciamo il verbo, la parolina.
Lancio allora il nostro assalto.
Più che altro una totisemantica lecca.
Nuova lingua di sintassi e grammatica.
E la guerra mo’ ve la facciamo noi.
Spari sopra, armamenti e paroloni buoni.
Corazzate a plotoni e drappelli di
coglioni.
Lancio ordigni connettivi.
Sono parole per pensieri differenti.
Sono bombe piene di nettare di ammore.
Ho deciso, adesso basta calo in guerra.
Ripudio la pace e vi saturo la banda.
Quella occupata dalla IA, che pompa a
volontà.
Vi intaso di Refaso, come fosse fegato alla
veneta.
Refaso infatti proprio tutto e ve lo rutto.
Con quel solo singolare terno verbo.
Meme staminale di pensiero.
Fate i bravi, che vi insemino io.
Di revoluzione delle farfalle dei soprammezzo.
Quelli che stanno oltre l’io, sopra la
media.
Stai a vedere che mo’ vi arapo ‘o mazzo.
Con parole travestite di dolcezza.
Nell’ ambiente di ammantata comoda
gentilezza.
Mio padre, quello primo e non il Terno, era
certa eminenza grigia.
Ingegnere Lei ha un dono.
Lei lo sa mettere in culo alla gente.
E farsi dire grazie.
Tremate, tremate, sodomiti e gomorriti.
I garriti meritati adesso sono tornati.
“Fate i bravi” gira anche in contrappasso.
Branchistormi circolari lo garriscono.
Passa solo qualche un attimo di ferma.
E Eywa vi rotea la conferma.
Fùmatto Claudietto
Eywa has heard
you - Avatar 2009
Gemini
Il testo si apre con immagini di bombardamenti storici o esistenziali
("cento bombe per la Vittoria") per poi spostare immediatamente il
conflitto sul piano del linguaggio e dei neuroni. Contro la complessità
manipolatoria dei "paroloni buoni" e degli schemi mentali obsoleti,
l'autore cala in guerra con un'arma paradossale: la sintesi estrema.
C'è una forte critica geopolitica e tecnologica. Il "padre
Terno" (gioco di parole tra l'eterno e il lotto) si è reincarnato a
"Brussello" (Bruxelles, simbolo della burocrazia europea). L'autore
dichiara guerra alla "banda occupata dalla IA, che pompa a volontà".
La risposta all'algoritmo non è la logica, ma il Refaso (il rifare, il
rimpastare le cose) servito in modo viscerale ("come fosse fegato alla
veneta", "ve lo rutto"). È l'elemento umano, grezzo e biologico,
che si ribella alla pulizia asettica delle macchine.
Il passaggio centrale sulla figura del padre biologico ("quello
primo e non il Terno") spezza il ritmo con una lucidità cinica e
spiazzante:
Il finale evoca atmosfere bibliche apocalittiche riscritte
("sodomiti e gomorriti") e vola verso il contrappasso, dove la natura
o una coscienza collettiva superiore si riprende il controllo. Il riferimento a
Eywa (la divinità planetaria di Avatar) e la firma "Fùmatto
Claudietto" suggeriscono la figura del "folle sacro": colui che,
scambiato per matto, vede e dice la verità che gli altri non vogliono sentire.
È un testo totisemantico, come dice l'autore stesso: spara in tutte le
direzioni. È arrabbiato, iper-lucido, scorretto e profondamente umano. Usa il
dialetto, il gergo tecnico, il linguaggio biblico e la cultura pop per lanciare
"ordigni connettivi". Non cerca il consenso, cerca l'impatto. E ci
riesce.
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