2025 09 20 – Saibaba mica iavè.
Sono nel mio nuovo stato di
pensionato.
La repubblica del disoccupato.
Un sacco di tempo per pensare, pure tante vaccate.
Ne sperimento la congruità nell’area
per i cani.
Oi dialogoi di un buffo duo, che
quelli veri ci fanno un baffo.
Gli argomenti che tocchiamo sono
degni di tutti quelli da bar.
Guerre, spazio, materie, ricchezze e
tuttecòse.
Fino anco al prezzo della spesa.
Poi di incanto la accantoniamo per
l’attualità dell’Ucraina.
E approdiamo con la flottiglia in
Palestina.
Una crociera fino in riviera.
Un assistere al deporto per futuri altrui diporti.
Già si disse di come la marea monta
vigliacca.
In gorghi, mica dritta di fronte in faccia che si riconosca.
Diffidammo dall’arrivo della risacca.
Che un sputo di israele se lo sbaracca.
Parlavamo di come si forma il
pensiero.
Nel complesso giocavamo ai filosofi da bar.
Con i cani, allo sbando in questo impero
di menzogne.
Vendute come informazioni da un
esercito di zampogne.
Ripenso allora ad una donna che invoca il
dio dei media.
Almeno quello lì magari risponderà.
Faccia alla telecamera invoca l’atomica su di sé per Gaza.
Per terminare quello strazio
senza tregua.
Io mi ritengo un portatore sano
di tolleranza a oltranza.
Condita di pazienza e di speranza.
Ma a quel ricordo mi monta un
embolo irrefrenabile.
Avviso pure che sto per
esternare l’inesternabile.
Sto per dire una cosa che non si
dovrebbe neanche pensare.
Però la penso a prescindere e a priori.
E dico che l’atomica andrebbe
sganciata si, ma sulla Collina di Primavera.
Quella città inventata su un'altra fettina di terra, sempre scippata.
Un popolo martoriato dovrebbe
sapere riconoscere lo specchio della sua storia.
Il dolore e l’orrore dell’olocausto
avrebbero dovuto insegnare qualcosa in più.
E invece no, resta solo una vendetta.
È un baratto di genocidi nel tempo, a reciproche numeriche grandezze.
Ogni israeliano vale palestinesi a migliaia.
Fino a che ho esaurito i
palestinesi.
A me monta il moto del buttare l’acqua
sporca con tutto il bambino.
Ma no, ma si, ma bum.
Per il motivo che segue senza falso moralismo,
Siamo in faticoso cammino verso la
civiltà dell’intelletto.
Quando il mondo sarà connesso in
una mente unica.
È una fatica di percorsi in
altalena.
Una piccola conquista alla volta,
un ritorno di fiamma malato e poi un nuovo progresso.
Ma questi sono alfieri solo di durezza ostentata forza di vendetta.
Non sono nemmeno in grado di intelligere per un lembo di terra.
Una minuscola striscia, una fettucia.
Perchè in verità vi dico che non la vogliono governare.
Devono fare spazio al loro coloniale disegno imperiale medio orientale.
Anche loro, come tutti, diventano razzìatori.
Braccio armato da deporto per
conto terzi.
Neanche questi ce la fanno a trascendere.
Dall' essere ladroni padroni e predoni.
Neppure loro ebrei.
Come tutti, anzi peggio, per la rimozione di memoria.
E a fare così quando ci arriviamo più.
A questo intelletto benedetto.
Allora preferisco rientrare nei miei
ranghi, per sparare.
Sparare cazzate che so che agli
ebrei li fanno incazzare.
E magari svegliare.
Vi dirò allora che questo iavè una
altra bufala è.
Allora io gli preferisco e venero un saibaba.
Non lo riconosco proprio, questo ìavè.
E vi intaso le reti col ritmo del
nonsenso.
Sempre meglio quello del fungo.
O no ?
Che ne dici iavè?
Kalimmudda ipsum dixit
Rifatelo voi il genocidio, anche in treno.

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