2025 09 12 - Quattro stracci, firmati Armani
Mi
dispiace per questo Armani Giorgio.
Non
perché è morto.
Ma
per quello che ne penso.
Sembrava
anche uno simpatico.
Ma
parliamo pur sempre di quattro stracci.
E
qualche linea di mutande.
E’
un po’ la stessa questione di Louis Vuitton.
Del
negozio a forma di nave a Singapore.
Dove
vendono un rossetto a 160 euro.
E’
una civiltà che da valore alle cose sbagliate.
Alle
impalpabili sovrastrutture.
Ai
plusvalori reiteratamente scippati.
Ai
miliardi accumulati.
Che
poi scopri quanti sono veramente solo quando apri un testamento.
Dovrebbero provare vergogna.
È
quella cultura dell’apicale.
Che
trovo un insopportabile fastidio.
Arrivi
in cima a qualche cima.
Per
il bisogno di rivalsa di una orda di poveracci.
Che
si comprano una fetta del successo altrui.
Bisognerebbe
farsi sempre una domanda.
Quanto
vale veramente un capo a marchio Armani.
Quanta
materia prima e quanto lavoro contiene.
Tutto
il resto è immateriale.
Intangibile
e pure dubbiamente morale.
E
poi quello muore ed è funerale nazionale.
Ma
se non rimane neanche sotto tutela.
E' già previsto che l’impero sia esteroalienabile.
Vergogna,
made in Italy ‘sta cippa.
E’
la solita questione del fatto in Italia.
In
cui ci crogioliamo da veri parvenuti.
Italia
regno dei più astratti immateriali.
Saranno
pure partiti dalla gavetta.
Ma
poi se la sono scordata ingordi.
Allora
gliela ricordo io.
Non solo a Armani che oramai è morto.
Ma
a tutti i miliardari e milionari.
Ricottari
e pallonari.
Che
hanno fatto il grano perché sottratto a qualcun altro.
L’analisi.
Quanto
ci hanno rotto col bisogno di analisi.
L’analisi
giusta è presto detta e sempre la stessa.
Quella
del plusvalore oltre il valore del lavoro.
Andrebbe
vietata qualsiasi sua appropriazione indebita.
Andrebbe
misurato quanti salari ci stanno.
Dentro a un chilo di mutande milionarie.
E
sostituirle con quattro stracci.
Di
cultura vera.
Che
va sempre bene.
Kalimmudda
ipsum dixit
Mutande di desaign

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