lunedì 23 marzo 2026

2026 03 24 – Fiidec che fedeltà

 2026 03 24 – Fiidec che fedeltà.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : Fedeltà. Jovanotti Per me

Fedele non sarò mai. Ma non ti tradirò mai.

Sai che fedele io non sono a niente.

Io non lo sono con me. Io non lo sono con te.

Neanche con Dio. Nemmeno con la gente.

Hai capito quello con il cappellino.

Quello senza la testa.

Fiidec, come dicun a Bergùm.

Io ne ho viste di fedeltà e infedeltà.

Sempre in cerca di chissà che novità.

Fedele schiavo della libertà.

Che non è mai una verità.

Un giorno sto fissato lì a guardare.

In piazzale Brescia c’è uno spaccio fedeltà.

Area cani a volontà.

Recintata.

Perché fedele si va bene.

Ma poi dopo vai a sapere.

E infatti un soggetto lascia aperto il cancelletto.

Il mio fedele cane esercita un altro arbitrio.

Sceglie una apparente libertà.

Esce e la rincorro in circonvalla.

Blocco il traffico della novantuno.

Ho una paura che fa novanta.

Ma lei mi semina affidandomi all’infarto.

Giro, vago, erro con la colpa per troppa fida fiducia.

Fino a che ritorno a casa affranto.

E me la trovo che mi aspetta fedelmente fiduciosa.

Non ho mai capito il perché di quel moto o voto.

Di sfiducia e infedeltà.

Ma dei cani io mi fido.

Perché sono fatti per esserci fedeli.

Tanto è vero che li chiamavamo fido.

Però resta sempre in noi quel però.

Così un giorno vago in Buenos Aires.

Giro gli occhi e mi prende un colpo.

Bea è scappata ancora, e sta lì sdraiata.

Fa la questua con un disgraziato.

Muso piatto sull’asfalto fissa tutti.

Occhi gialli inconfondibili.

Cazzo, mi ha di nuovo sfiduciato.

Infedele sfarfallona.

Avrà preso ancora una 90.

Ma tu guarda come gli è fida, a quel closciardo.

Allungo la mano verso il maremmano nano.

E porco cane quanto è immobile fedele.

Epperforza.

E’ di sabbia, senza arbitrio.

Bea invece la so chiusa in casa.

Che confida nel mio ritorno.

Aspetta fedele.

Senza mai dubitare.

Ma chiusa a chiave.

 

Kalimmudda semper dixit

Per me




 

 

domenica 22 marzo 2026

2026 54 – Sostienimi che ti sostengo

 2026 54 – Sostienimi che ti sostengo.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo il giudice

 

Lunga vita al sostenitore.

Così sembra un supporter, un tifoso.

Roba tipo un ammiratore.

E in effetti dovette proprio volermi bene.

Per sostenermi per un quarto di secolo.

Di cancellerie, pratiche ed istanze.

Tutto cominciò in una stanza di Tribunale.

Ma l’inizio fu pesante.

Il mondo mi cambiò da sotto i piedi.

E arrivò la nomina dell’Amministratore di Sostegno.

Decreto numero 8592/10 del 21/04/2011.

Quando si dice sentirsi un numero.

Eravamo entrati tra detectors e vigilantes.

L’aria era subito cambiata.

Sembrava odore di fregatura.

Il giudice aveva un non so che di nobiliare.

Magnificava il giuridico istituto sostenitore.

Finché per me non fu abbastanza.

Mi dissi d’accordo pur di uscire da quella stanza.

Era ancora viva e presente Barbara.

Le addossavo ogni colpa.

Un ventennio dopo passeggiavamo con l’ADS.

Era in veste e umore amico.

Ascoltò le mie rimostranze e rimembranze.

Poi mi pose la questione.

La riporto per memoria di Vittoria.

“Si, ma Barbara cosa altro poteva fare?”

La mia risposta fu fulminea.

Dissi un “niente”.

Ero ancora intriso di sacro furore e rancore.

Mai avrei pensato ad un tutore.

Però il tempo è davvero un gran dottore.

Se ci penso oggi ci siamo anche divertiti.

Restano pure certe tracce del nostro passaggio.

Come quando producemmo una “istanza tutoriale”.

A spiegazione per tutta la “Sezione Tutele”.

Su come fare investimenti in rating sicuri.

E non solo nel Buono Ordinario del Tesoro.

Oggi che sono vecchio mi diverto e la punzecchio.

Qui “ taquine adore” diceva mia mamma.

Chi ti prende in giro ti vuol bene.

In più la ringrazio certamente.

Ma le nego l’autorizzazione alla grande istanza.

Non ha il mio permesso al suo trapasso.

Di morire prima di me non le è concesso.

Senza di lei oggi sarei perduto.

Così ci vedo ancora più vecchi.

Claudicanti e arrognati spalla a spalla.

Tienimi che ti tengo.

Così si dice a Napoli di reciproci precari sostegni.

“Sostienimi che ti sostengo”.

 

Kalimmudda semper dixit

Signor giudice


 

sabato 21 marzo 2026

2026 53 – Marcò, meglio Saint Trò

 2026 53 – Marcò, meglio Saint Trò.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Marcò, vien me chercher FFF 1991

 

Avventure e scorribande da Saint Trò a Saint Malò.

Marco, così cantava la Federation Francaise du Funk.

Il fallait partir a la venture, en avventure.

Scorrazzavamo per la città e oltre.

Eravamo giovani e scanzonati.

Non ancora curatori né curati.

Solamente un po’suonati.

Come quella volta che noi la si tradì Sentrò.

E l’Algarve si puntò.

Ci fu spacciato per analoga perletta del Portogallo basso.

In realtà ci trovammo in un cesso senza alcuna allure.

La scogliera alta brulicava come di larve.

La marea montava atlantica.

Ci colpì la nostalgia del maestrale mediterraneo.

Dopo un viaggio maratona di 20 ore senza sosta.

Con l’arteteca di raggiungere un miraggio.

Bello però il viaggio.

Col timore che la golf ti lasci a piedi.

Quando scopri che sei a Siviglia.

E che i gradi che bollono i vetri sono 50.

Imperterriti superammo lunghe file di camion TIR.

Che là cortesemente ti segnalano con le frecce.

Arriviamo al traghetto di confine.

Caricarono la macchina in bilico sul pontile.

Ma ci mancava quella terra rossa.

E il maestrale che stira piatto il mare.

Tra fratelli bastò un’occhiata.

Una mezz’ora passata.

Poi all’unisono ci monta un risuono..

Albufeira come Santrò.

Ma va a caghèr

Vatti pure al freddo nord di Sant Malò.

Noi si voltò la capa al teutonico ciuccio meccanico.

E via diritti alla Cave du Ruà.

Tra sigarettaie quasi in guepière.

E giocatori di backammon professionèl.

Ti attiravano fingendosi dei brocchi.

Al terzo rilancio di vidò eri bello che ti fregò.

La mattina scialammo in spiaggia.

Il mare era raso piatto azzurro chiaro.

Lo spiaggiatore era gentile.

Provammo anche una uscitina a vela.

Scuffiammo, con elegante aria indifferente.

Mentre quello bestemmiava in provenzale.

Dovevamo restare una o due settimane.

Finimmo i soldi al terzo giorno.

Preparandoci a un mesto ritorno.

Saremmo stati bersaglio di scherno.

Bella l’età in cui non hai niente a cui pensare.

Ma dipende anche dal dove.

Non a Milano o Piemonte, per la carità.

Bisognava restare laggiù.

A Saint Tropez.

A’ Sent Trò.

 

Kalimmudda semper dixit

Marcò. FFF 1991




 

2026 52 –Il curatore tropezzino

 2026 52 –Il curatore tropezzino.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo  Heard it through the grapevine 1968

 

Se per caso ti danno del matto, poi vali meno di un ratto.

Così una volta ricoverato, anche Vittoria mi fui giocato.

C’è la questione degli affetti.

Come farsi trapanare il cuore.

Poi c’è un altro burocratico sospetto.

Non meno penoso per un reietto.

La tua patria potestà d’improvviso se ne va.

Ti sei giocato l’autonomia genitoriale.

Già è spiacevole sentirsi degno di bisogno di sostegno.

Poi ti levano la responsabile libertà del patriarcato.

Non sei buono o atto a fare il padre.

Praticamente sei un coatto.

Figurarsi che non c’era manco la madre.

E meno male che intervenne il suo cuginato.

Altrimenti chissà Vittoria che frittata.

Per fortuna ci fu pure l’ammortizzatore.

Dall’adolescenza mio più caro amico.

E futuro curatore.

Bisogna dire che era destino.

Siniscalco lo divenne sia di fatto che già di nome.

È un titolo di alti funzionari feudali, reali, imperiali, ali.

Preposti ad occuparsi degli affari da signori.

Il caro amico è integerrima persona.

Di buon cuore con vigore e con rigore.

Mi fu assegnato come antidoto alla paranoia.

Sapevano che di lui mi sarei fidato cieco.

Accettò una bella rogna.

Mentre io ero confinato alla gogna.

Vittoria si trovò tra legali e avvocati a sua insaputa.

Oggi, oltre a zii e cuginato, deve ringraziare proprio lo zu’ Marco.

Ma così che palle di racconto.

Lo ringrazio con calore e ci getto nel buon umore.

Voglio raccontare di storie allegre.

Comincerò da una comune passione antica.

Fuori di burocrazia fummo grandi tropezzini.

Tanti evviva tra quei rasi bassi vigneti.

Che sussurrano e ti richiamano.

Tutti viva là a sentrò.

Tutti viva a Saint Tropez.

A suivir.

 

Kalimmudda semper dixit

 Heard it through the grapevine 1968




 

giovedì 19 marzo 2026

2026 51 – Trittico della MiNa vacante

 2026 51 – Trittico della MiNa vacante.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: E intanto maggio se ne va

 

Non vagante tipo nouvelle vague.

Proprio vacanti.

Come a dire perdute o mancante, assente.

Racconto allora questo fatto.

Forse è una storia, forse è memoria.

È già accennata nei primi racconti per Vittoria.

Ma mi picchia sempre in testa.

Il che è un segno, per un matto già legato.

Il paradosso sta nel nesso, è un paranesso.

Dentro questa mente circonflessa.

Tutto parte a Napoli, ma io non c’ero.

La questione delle MiNa nel 26 deve essere per Hormuz.

Di mine imbottitane a stracazzi.

Devono infatti essere tante.

O forse sono poche.

Forse perciò le rinomino vacanti.

Come la sede di un papato finito.

Sono vaganti, eppure nessuno ci sbatte addosso.

Come se ci fosse una vuota assenza.

E così ho esaurito l’iperbolica premessa.

Che c’entra, oh si se c’entra.

Le mine che mi risuonano sono cugine.

Sono quelle di Milano Napoli.

In semi acronimo le MiNa.

In geografica calata: sempre MiNa.

Le arrotondo da due a tre.

Perché tre sono proprio tre.

Ed ecco che appare il trittico.

Poi ricomincio da tre più me.

Ed il trittico si fa quattrico.

Nelle rade vicinanze di vacanze io ero il piccolo.

Era un po’ come avere tre sorelle in prestito.

Tipo leasing, che non è neanche male.

Perché al terzo giorno un fratello magari puzza.

Noi comunque avevamo il nostro 3 x 2.

In pratiche rate spaziotemporali.

Ma ci perdemmo nelle alchimie della guapa familia.

Nel seguente ordine cronologico incerto.

Dopo io, il mini me, c’era la seconda o prima.

Mi diceva sempre devi metterci l’amore.

In qualsiasi cosa.

Io ci ho messo una vita.

Poi mi hanno illuminato e ho sentito.

Mi chiamava cucinino.

Mi sentivo un monolocale.

In mezzo o altrove c’era la seconda delle tre.

Mi diceva che allungava la strada per l’ufficio.

Pur di rimirare il suo amato Golfo.

Io la prendevo in giro bonario.

Il mio golfetto sta nell’acqua a fondo cessetto o lavandino, le dicevo.

Ma mannaggia a non so chi, io lo sapevo.

In questo cesso di Milano l’unico golfo è una darsenètta.

La terza cugina è la matriarca.

Come una matriosca con dentro le altre.

Sempre festosa tutta allucchi e cuore d’oro.

Mi sopporta se le chiedo che ce ne facciamo.

Di questo mare magno che io scrivo.

E lei fa la diplomatica, come il dolce.

Lei lo sa che sono pigro selettivo.

Comunque.

Puozze passa nu guaio.

A chi ci ha vestito di affetto di velluto.

E poi ce ne ha spogliato.

Questa è sempre la nostra guapa familia.

La storia mi ricorda quella di Vittoria.

A volte gli affetti si travasano da cugini in fratelli.

Come tra vasi comunicanti.

Di lavandini, dei cucinini.

 

Kalimmudda semper dixit

E intanto maggio se ne va

 


martedì 17 marzo 2026

2026 03 17 – Porn in the Usa.

 2026 03 17 – Porn in the Usa.

 

Assistito suicidio di seghe.

A me gli americani me le hanno rotte.

Mi accodo al nuovo movimento anti novanta.

Diciamo che siamo per un massimo di gradi 45.

In pratica questi sono pornografi ideologici.

Spacciano i loro usi e costumi prezzolandoli.

Con i loro mediocri media e affini.

E noi perpendicolari o proni ortogonali.

La pornografia è una tara in loro radicata.

Arrivata dopo qualche cosa pur di buono.

Come la spinta demagogia.

Ah no, quella era la sporca democrazia.

Quella del demos di lor vincitori.

Che insistono a dirsi portatori sani.

Soffocato il ricordo degli altri alleati.

Con delizie e prelibatezze sociali.

Tra cui spicca l’indimenticabile Gaber di cingomma.

Non è il dono della rete o delle big tech.

La frontiera vera l’hanno varcata trans, nazionali.

Il porno, ecco la vera frontiera della rete.

Ti cambia gli schemi neurali.

E tu credi che sia tutto uguale in un gioco da godere.

Mentre loro salgono a sbranare il mondo.

Lo fanno a scale a loro misura.

Vidi un film sulla nascita di google earth.

Mica è una invenzione americana.

L’hanno concepito dei tedeschi.

Hackers di un centro sociale.

Lontani previsori del porno futuro attuale.

Poi asfaltati dal monopolio di guerra.

Ma loro sono così, sono rapaci.

In un paio di parole sono anche pedofili.

E culturali stupratori con pornografia.

Cioè descrizione da puttana.

Ma quale libertà e rivoluzione sessuale.

Questa è una bufala bestiale.

Che credevate irrilevante.

Il futuro era già il porno che ti controlla.

Mentre un pilota arrapato sgancia bombe.

A penetrazione.

Ecco cosa ci hanno dato.

Ultimo spaccio spacciato.

L’americano beve sempre, fuma come un turco, scopa come un mandrillo.

E gode a penetrazione da sopra un drone.

Imbottito della vista di culi a perpendicolo.

In tutto il mondo www.

La loro pornografia è l’indecenza imperiale.

Senza alcuna vergogna, cosce aperte e brogna al vento.

Mondo in mano potevano fare il paradiso.

Mentre già li vedi di riso intrisi.

Ma ora li vedo cristallini.

Perituri vecchi non vedenti.

Troppe seghe e culi proni.

Più decenza e meno porno.

Ora nuova religione.

O restate tutti ciechi.

 

Kalimmudda semper dixit

Born in the USA

E stayng alive

 


Da Gemini

Spesso fraintesa come un inno patriottico spensierato, "Born in the U.S.A." di Bruce Springsteen (1984) è in realtà una delle canzoni di protesta più amare e potenti della storia del rock.

Immagina un disegno concettuale in stile illustrazione editoriale, cupo e satirico.

  1. Soggetto centrale: Una figura stilizzata, che rappresenta l'influenza culturale americana, indossa un cappello a cilindro con la bandiera USA, ma il suo volto è nascosto da uno schermo televisivo che trasmette interferenze e simboli distorti.
  2. L'attacco al cervello: Dallo schermo, dei tentacoli fatti di cavi neri e pellicola cinematografica si collegano direttamente alla testa di un'altra figura (un cittadino comune), simboleggiando il controllo e la manipolazione mentale ("cambia gli schemi neurali").
  3. La satira politica: Sullo sfondo, un'aquila americana stilizzata vola sopra una città geometrica, ma invece di un ramo d'ulivo, artiglia un drone che sgancia bombe a forma di cartelle cliniche e simboli del dollaro.
  4. L'opposizione (i 45 gradi): In primo piano, un gruppo di persone manifesta in modo pacifico, tenendo cartelli con scritte geometriche e la scritta "45° - CONTRO IL MONOPOLIO".
  5. Il dettaglio su Google Earth: In un angolo, un piccolo gruppo di figure vestite da hacker (con cappucci) lavora su un vecchio computer con la scritta "TERRAVISION" (il progetto tedesco originale), mentre un'ombra gigante con il logo di un grande motore di ricerca incombe su di loro.
  6. I testi chiave: Alcune frasi cruciali del tuo testo sono integrate graficamente nel disegno come graffiti sui muri o titoli di giornale sparsi a terra:
    • "MEDIA MEDIOCRI"
    • "LA VERA FRONTIERA DELLA RETE"
    • "SPORCA DEMOCRAZIA"
    • "PIÙ DECENZA MENO PORNO"