2025 11 20 –Agropuntori, dottori, operatori, imperatori.
Insomma, mi
sento di dare una spiegazione.
Mandarini e
agropuntura parlava di… mandarini
e agropuntura.
Cioè di
cinesi intesi come mandarini umani.
Quindi non
agrumi come il menzionato chinotto.
E tra i
quali agrumi c’è l’arancia.
Poi il
riferimento alla gazza ladra era per l’opera.
Dietro cui
si cela il film ultracult titolato arancia meccanica.
Ho promesso
di essere lineare senza doppi sensi e indovinelli.
Fatico un
poco in una noia di stornelli senza manco ritornelli.
Nel film
tentano di ricondizionare il protagonista ultraviolento.
Di metterlo
a nuovo come un telefono per farlo diventare buono.
Per farlo desintossicare
e desuefare dalla istintuale ultraviolenza.
Dalla quale
lui di certo manifesta dipendenza.
Lui è quel
colui che il pensiero è per gli stupidi.
Mentre i
cervelluti si affidano ad istinto e ispirazione.
Celeberrima
inquadratura è quella dell’occhio spalancato.
Tenuto aperto
con un congegno meccanico.
Mentre è costretto
ad assorbire stimoli neurali e visuali vari.
In un bagno
di certa farmacologia.
Obiettivo della
pratica è sovrascrivere la natura istintuale.
E il
ricondizionamento sembra anche funzionare.
Ma la
natura poi riappare.
Sento una
certa affine familiarità.
Percepisco
l’ultradipendenza non violenta a volontà.
Io di
dipendenze ne ho avute tante.
La più a
buon mercato ma pur letale sta nelle sigarette.
È attivata
da un meccanismo biochimiconeurologico.
Una accensione di schemi nel cervello.
Tipo di natale un alberello.
Io la chiamerei
brama o bramosia.
Ma al
servizio sanitario nazionale ci piace l’anglico gerundio.
Così questo
demone divino lo chiamano craving.
Uno passa
in un luogo dove si è fatto una cannetta.
La bramosia
canaglia si scatena e le budella ti attanaglia.
Accendendo
un fuoco che brucia tutta la paglia.
Il fuoco si
spande da dove la brama si è nidiata.
E tu fai
qualche minchiata.
Orbene.
Nella vita capita
qualche alchimia di occorrenze e circostanze.
Io mi trovo
una schiera di dottori e operatori che mi si prodigano intorno.
Sopportano
con pazienza senza mai demordere.
E adesso il
sistema sanitario nazionale pure me vuole ricondizionare.
Dopo avere trattato
la manìa, che nostalgia, ora volgono alla bramosia.
E arriviamo
così alla nuova terapia.
Accennano a
provare un restyling cognitivo.
In realtà
un ricondizionamento contenitivo.
Un po’ più a
fondo di un restyling.
Giusto per una
piccola rima con il craving.
Quindi
accetto di buon grado.
E siamo al
punzecchìo di orecchio con i nanodardi.
Io non so dire quanto sia suggestione o quanto sia convogliare mia energia.
Oppure ancora quanto sia quella esterna veicolata dal metallo.
Magari poi la
chiave è solo nella comoda poltrona.
Oppure la
chiave è l’accudimento che mi profondono tutto attorno.
Forse lo
chiamano acudetox, o non so che, solo perché hanno dimenticato una doppia “c”.
Per il bambino
oggetto, soletto e negletto, gioca anche quello.
Ma ora che
sono più vecchio non mi interessa appropriami di altra conoscenza.
Anzi preferisco
una bambina sorpresa nel vedere l’effetto che fa.
So però che
ad ogni seduta mi coglie una sensazione di calma.
Cioè, sorelli
e fratelle, di quelle che ti calmano tutta l’alma.
Agropuntura,
qualcuno mi riparla di medicina mandarina.
Sapranno
bene quanta opposizione c’è nelle scienze occidentali.
Magari alla
fine saremo contenti davvero che la Cina sia vicina.
Nell’attesa
vorrei ricordare di non scherzare troppo con i cinesi.
Mio padre rammentava
che se un imperatore si ammalava il medico non poteva curarlo ma era bandito.
Suo compito
era non farlo ammalare, l’imperatore.
E quindi
aveva fallito.
A me hanno
instillato grandi tradite aspettative imperiali già dal nome.
Agropuntori,
operatori e dottori, abbiate mia cura come già fate.
Grazie e chi ha orecchio
per intendere intenda.
Io resto coi
dardi nani appizzati in my ear.
Così all'arancia mandarina.
Kalimmudda ipsum
dixit
La
cura, dedicata.
Accudeto.

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