lunedì 20 ottobre 2025

2025 10 20 – L’ordine degli storni in stormo

2025 10 20 – L’ordine degli storni in stormo

 

Stormi al decollo, copyleft Serena

Gli storni sono quella meraviglia di uccelli.

Tutti li hanno visti almeno una volta.

Sono quelli che disegnano le nuvole nel cielo.

Perfettamente sincronizzati senza andare a sbattere.

Anche a dispetto di incomprensibili brusche virate.

Forse qualcuno ancora non sa che sono oggetto di studio.

Non etologico, non biologico non allologico.

Ma come dimostrazione di ordine emergente.

Poche regole li guidano per stare in stormo.

È uno schema di dinamica dominante.

L’ordine emerge da quello che sembra caos.

Emergenza, così la chiamano.

Proprio nel senso che emerge.

Vale per pesci in banchi animali in branchi o ciclisti stanchi.

Se uno esce solingo dallo stormo non è detto che quello se lo riprenda.

Ci penserà comunque un falco che alimenterà l’evoluzione della specie.

Un pirla in meno.

Se invece uno vira verso l’interno dello stormo si vede che era il fratello di quello prima.

E va a sbattere contro il muro di ali.

Risultato, sempre un altro pirla in meno.

Se è vero come è vero che tutto questo è tautovero allora ecco il nuvolone nero.

Quello che non mi è mai stato chiaro è come inizia il principio.

Ma stamattina sorella provvidenza mi ha fatto alzare il naso.

C’era stato un crescendo di suoni ed echi che non mi ero manco cagato.

E bravo pirla pure io.

Poi il creato mi ha scoppolato i sensi e gli occhi li ho girati.

Tra decolli e atterraggi sulle cime dei tigli sembravano radunarsi guidati.

Come se ci fosse un cane da pastore.

Con quella modalità che ebbi il privilegio di avere già vista.

Tra marmotte, rondini, delfini e pesci azzurri vari.

Era quella modalità che avevo ricondotto ad un funzionale gioco.

Lo stormo non era per niente formato e prima giocava.

Ma poi emergeva e aleggiava un pervaso incalzante cinguettare.

Un linguaggio di comprensione e significati condivisi.

Da loro, mica dai pirla che eravamo a naso all’in su.

Poi di botto si alzano tutti in volo in una danza di casino, una Lila.

Ordinati manco per niente o forse sì ma da una mente.

Pareva impossibile che non si scontrassero come fossero passeri.

Io rimiro la meraviglia tanto che pirleggio e mi dimentico di fare foto.

Altri astanti ebbero la mente serena e furono più pronti.

Poi dopo qualche attimo di apparente caos ecco che prendono la formazione.

Come fossero ciclisti in gruppo e fila volano in un flusso di gioia per la vista.

Guidati da qualche avanguardia condottiera per natura.

Io mi chiedo chi sarà questo Bartali in fuga.

Ma non capisco che non ho capito una cippa.

Lo stormo sta diventando una cosa sola.

Giocosamente volteggiano dopo il principiare in fila.

Il bello e la morale è che tutto questo è un archetipo etologico.

E che ci crediate o no vale anche per la struttura sociale umana.

Per forza, è una delle dinamiche dominanti.

Presenti fino dal primigenio pacchetto di leggi e di dati.

Quelli ritrovati dentro il fondo di un buco nero o nel big bang.

Lila, la danza della realtà, ha le sue regole.

Che nascoste o no sono il cardine dell’ordine.

Sempre se non arriva prima il grande pirla di turno.

Che non capisce che l’io non serve più.

 E allora tutti giù per terra.


Kalimmudda ipsum dixit

Vai, vai che io aspetto Bartali

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