mercoledì 22 ottobre 2025

2025 10 22 – Tatto da delfini

 

2025 10 22 – Tatto da delfini.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it – Parola : tatto

 

Tatto è fatto di inserimento o interazione con delicatezza.

Nei gruppi si manifesta nella capacità di non spezzare equilibri.

Entrare nelle altrui sfere di influenza con felpata leggerezza.

È un fatto di innata costituzione.

Come si nasce signorili altrettanto diciamo dei tattili.

Dipende dalla sensibilità.

Che è pure vero che si può in parte acquisire.

Ma mai nel profondo come quella naturale.

Il tatto è un dono che o ce l’hai oppure no.

Lo si misura in reazioni provocate.

È una sorta di attivazione di neuroni specchio.

Senza incorrere nell’io per farli a spicchio.

Quando morì mio padre ereditai la sua gelosa barca.

15 tonnellate veloci piene di cavalli nei motori.

Era un camion dirompente di onde e di rumori.

Un incrociatore di fragore dall’odore di gasolio.

Si usciva nell’amato odiato golfo di Policastro.

Senza mai incrociare segni di vita a pelo d’acqua.

Mio padre pilotava non direi proprio con tatto.

Gli piaceva fare sfoggio di potenza ostentata.

Come i ragazzini con i motorini a scureggetto.

Poi finalmente un giorno potei condurla io.

Gentilmente anche piano, senza strappi al motore.

Andai al largo sul mare piatto forza olio.

Spensi i motori e aspettai che finisse l’abbrivio.

Facevo il bagno quando vidi l’acqua increspata.

Non troppo vicini c’era un branco di delfini.

Erano curiosi ma ancora guardinghi.

Si avvicinavano, pareva quasi con tatto.

Per indicare loro a me come non disturbare.

Tra diffidenza e una strana impellenza.

Qualcosa di tattile ci disse il da fare.

Ripartii a tutto motore ma distratto di tatto.

E quelli tornarono giù negli abissi.

Eppure quel fatto di tatto ancora mi guidava.

Mi disse di non essere rude per farmi alzare le onde.

Se guidi coi motori a palla la scia viene bassa.

E come cazzo si fa allora a fare surf.

Al massimo diventa sci d’acqua.

Tutto ciò me lo disse un traduttore marinaro.

Come fu fu io lo sentii e rallentai l’andatura.

La scia delle onde era bella formata.

I delfini emersero e mi circondarono.

A tre per lato della scia cavalcavano le onde felici.

Navigavo nel branco inserito con gentile tatto.

Prova e riprova con tatto avevo trovato la giusta andatura.

I delfini piccini giocavano tra piroette di onde.

Pensai ai motoscafi d’estate che li dicevano estinti.

Andavano solo trattati con tatto.

Ma la chiosa è la cosa più bella.

Il branco mi riconosceva e aspettava.

Al giusto numero di giri motore.

Per anni li ritrovai a Policastro.

Mi aspettavano in quel golfo creduto di morti.

Riconoscevano i giri rumori.

Quelli senza strappi ai motori.

Per giocare dolcemente.

Con un mare di tatto.

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Kalimmudda ipsum dixit

Si viaggiare, jazzy

 

Gelosa canaglia



 

 

 

 

 

 

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