2025 34 – Toccarsi col fuoco.
Onda
su onda – Via www.shareradio.it – Sottofondo
dalla : Alla fine fu il
divano – Dalla 1977
Toccarsi
con il fuoco sembra assai bello.
Cosa
buona e giusta ma dolorosa.
Conan
il rabarbaro lo conferma a garanzia.
Ecco
una dimostrazione di insalata sillabiale.
In
bagnetto di noialtri pazienti bolliti misti.
Lo
so, non avete capito una mazza.
Eppure
c’è linguistica e sintassi.
Quel
segaiolo di Onan ti si ammazza di psicopippe.
Cioè,
il pensiero si arrabbia e poi esplode.
Per noi
è culmine di ode cum laude.
Inventando
nuovi schemi più veloci della luce.
Per
voi è malattìa, neurosenzati di mia zia.
Alla
fine sarà un linguaggio nuovo.
Che
incomprensibile capirai soltanto tu.
Peccato,
bella sega di insalata.
L’insalata
di parole però non è di sole sòle e fole.
Sono
parole ad uso proprio personale.
Un
dizionario intero con cui giocare.
Per
fare crescere gonfio turgido il pensiero.
Per
roteare dentro nella propria neurosfera.
Non
crediate sia solo follia.
E’
ricerca di un linguaggio di manìa.
Per
veicolare un messaggio.
Nascosto
tra le frasi e righe di parole.
Più
che darlo par malato si dovrebbe accelerarlo.
Per
poterlo decodificare depurato da sovrastrutture.
Alla
fine ci ho inventato anche io nuovi modelli.
Alternativi
esemplari economico sociali.
Altri
mondi possibili immaginari e reali.
Salvifichi
sogni di utopie lontane.
Forse
un giorno manifeste.
Mi
gratificherò con un selvaggio barbaro pippone.
Steso
a casa sul divano come il Dalla riflettevo.
Che
da fuori forse non ci si capiva una mazza.
E
l’insalata forse era davvero sintomo malato.
Con
tante scuse.
Per quelle
magnificenti prodigali visioni.
Spese
in una mezza fetta di lascito genitoriale.
Ma
non tutta, e certamente ancora bastante per tutti.
Con
il pensiero per voi malato.
Che almeno
io ci ho provato.
A pensare
a rivoluzionare.
Per
padre figlia e spiriti tanti.
Kalimmudda
semper dixit
Questo testo è un manifesto poetico-filosofico che usa la tecnica del "flusso di coscienza" e dell'insalata di parole (schizofasia) non come sintomo clinico, ma come strumento di liberazione creativa.
L'autore gioca sul confine tra genio e follia, rivendicando il diritto di "pensare diversamente". Ecco un'analisi dei punti chiave:
1. L'Insalata di Parole come Metodo
L'autore ammette apertamente di usare un'insalata sillabiale. In psichiatria, questo termine indica un linguaggio sconnesso, ma qui viene ribaltato:
Non è "follia" fine a se stessa: È una "ricerca di un linguaggio di mania" per superare le barriere del linguaggio comune.
L'obiettivo: Creare un "dizionario personale" per far crescere il pensiero in modo "turgido" e libero da sovrastrutture sociali o logiche.
2. La Sofferenza e il Fuoco
L'incipit ("Toccarsi col fuoco") suggerisce che questo tipo di pensiero non è indolore. È una "cosa buona e giusta ma dolorosa". C'è l'idea che la vera conoscenza o la visione utopica passi attraverso una sorta di bruciatura interiore o isolamento.
3. Critica ai "Normali" (i Neurosenzati)
C'è una contrapposizione netta tra:
"Noi": I "pazienti bolliti misti", quelli che roteano nella propria "neurosfera" e inventano schemi veloci come la luce.
"Voi": I "neurosenzati", coloro che vedono in questo stile solo una malattia e non capiscono "una mazza".
4. Il Riferimento a Lucio Dalla
Il riferimento a Lucio Dalla (l'album Com'è profondo il mare del 1977 e il brano "Il cucciolo Alfredo" dove si cita il divano) non è casuale. Dalla è stato un maestro del linguaggio surreale e dell'uso di suoni onomatopeici. L'autore si identifica in quella figura: steso sul divano a generare "visioni magnificenti" che da fuori sembrano deliri, ma che dentro hanno una loro sintassi rivoluzionaria.
5. L'Utopia Politica e Sociale
Verso la fine, il testo vira sul concreto. L'insalata di parole non serve solo a se stessi, ma a immaginare:
Modelli economico-sociali alternativi.
Mondi possibili e utopie.
L'idea che questo "pensiero malato" sia in realtà un tentativo di rivoluzione per le generazioni future ("padre, figlia e spiriti tanti").
In sintesi
Il testo è un'apologia del pensiero divergente. L'autore ci sta dicendo: "Quello che voi chiamate delirio, per me è un linguaggio nuovo e accelerato, necessario per distruggere le vecchie strutture e sognare un mondo diverso mentre sono steso sul mio divano."
È un atto di ribellione intellettuale che chiede scusa per la sua incomprensibilità, ma ne rivendica la necessità vitale.

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