martedì 25 agosto 2026

2026 340– L’ era della marmotta glabra

 2026 340– L’ era della marmotta glabra.

 

Ora prendete un telescopio e misurate le distanze.

E dite tra noi e voi chi è più pericoloso.

 

Si dice che non si può scherzare.

Guerre morti fame malati e tutto il resto: devi metterci rispetto.

Ma mica sono io che ho fatto questo casino.

Bastava che faceste tutti i bravi.

Senza arroganza e boria da bravi manzoniani.

Ci va solo qualche istante per azzeccare un nesso fesso.

Guerra, economie distorte, torti, morti, orfani, fame e tutti gli stracazzi

Ed eccoti il migrante che è migrato al trapassato.

Sono oramai lontane le auree ere dell’aquila Renata, quando l'io non servì più.

Quella rinata e infine reincarnata in un verdegrillo filo d’erba parlante.

Se ne era volata via dissolta nella vista di un punto nero.

L’istinto predatore di maschi imperatori sparì, non ci fù più.

Spazzato via nella maestosa regalità di quel battito d’ali finale.

Io non servo più, l’io non serve più, diventò l’imperativo.

Tutti riconobbero i vantaggi di giocare senza arbitraggi.

Ogni cattiveria sparì nella saggezza di quel battito.

E fu nascosta in qualche basso di più giù, da babalù a timbuctù.

Quella fu studiata come l’aurea era del regno dei peli.

La colonia, coi peli fremeva condivisi fremiti di gioie e di dolori.

Erano collegati e connessi in un gran bel noi, di tutti in pace.

Passavano le stagioni e la colonia cresceva copiosa gioiosa e giocosa.

Si scherzavano, fischiavano, petavano tutti allegri.

Il bozzolo di fremiti li avvolgeva, la neurosfera fungeva anche da arma di allarme.

Scudo stellare, alabarda spaziale, droni ricchioni, mazinga del menga e tutti gli altri maiminga.

La marmotta invece fischiava come se avesse un fischietto nel petto.

Un giorno un drone aquilone sganciò più di una puzza.

Polluzioni diurne e contagi notturni inquinarono tutta la santa montagna.

Essendo mammifere, già stigmàte letargiche, si addormentarono e contagiarono tutte.

E, tragedia peggio dell’inedia, iniziarono a perdere i peli.

Calvizie pilifera e alopecia montana: persero la connessione.

O vaccabanzai.

Restarono in braghe di pelle.

Apparvero nude e lisce di colore chiaro anche a un ipoveggente.

Spiccavano di pallore senza colore sulla roccia grigia e marrone.

Erano diventate polpette per aquile, albine e glabre battezzate glabrine.

Ad un tratto ebbero perso il pelo del tutto, e già questo bastava.

Ma poi con il caldo montano montante dimenticarono la pedagogica voglia di gioco.

La colonia rimase triste solinga e stanziale raminga.

Girava su sé stessa come una labirintica psicotrottola, ma non trovava la soluzione di uscita.

Un neurosensato, travestito senza troppo sforzo da pirla, passò un giorno di là.

Decretò confirmativo il non c’è niente da fare.

Ma più lesto che tosto fingendosi mesto introdusse un collega piazzista.

Esso aveva il pelo rossofocato a svolazzo conciato.

E una stazza da specie di razza che ammazza.

Propinava una nuova libertà di creme pozioni yoga erbe psiche ed omeopatie.

La colonia lucidata a pelle ne fu abbagliata.

E con un pindarico salto divenne una colonocrazia, piena di fecalomi da evacuare.

Tutta la colonia intanto si spalmò vicendevolissimevolmente.

E in tutto quello sguisciamento, a tutti venne da infilare l’infilo.

Senza filosofeggiare e perdere tempo con troppe psicopippe.

Presi dal principio di piacere sorvolarono rischi di specie, derive sociali e sonori fischi sul bene o sul male.

Fu un girone o una bolgia carnale.

Arrivò un altro piazzista, tipo quelli di lontane mode di colonie nudiste.

La nostra era già nota e taggata, scambiata ingroppata scambista.

Il piazzista era un liberista libertario in facili costumi.

Avendo sperperato ogni Sforze ed energie aveva esaurito ogni provvista.

Di danari, di ori e pure di privati fori vari.

Il nuovo piazzista propose quella che a prima vista sembrava una svista.

Mettetevi una uèbcàm nell’irritabile colon e fatevi filmare da dentro durante i bradisismi di renze.

Da scambisti a voyeuristi cyberanisti il passo fu breve, o a ritroso, boh.

Stà di fatto che qualcuno si lanciò uber, oltre, il revenge, dritto coi bàll nel porno “pelpal”.

La glabrina marmottina disse eh no quando è trippa è trippa.

Era vegetariana radicale perché nutrita e pasciuta cresciuta fin dalle radici.

E alla glabrità glabra ci si era adattata.

Ma riconobbe subito quella trippa per gatti, in salsa di roba da matti.

Ascoltava il suo pedagogo col rispetto dell’amòre.

Spesso era lei che lo confortava transitoria e protettiva.

Certe volte però lù lo si capiva solamenti da fù matto.

Rintanati nel loro tinello pittato di tenue pastello si facevano squadretta.

E in salsa di amòre idearono un piano assai bello con tanto di tranello.

Telecamere va bene ma allora per tutti, non sòlamenti qualcuno.

Uèbcàm girate su sé stessi, di modo chè solo a guardarli imparassero i fessi.

Un satanasso aprì un profilo su quel “solofan” per raccogliere gràn.

Era necessario per la ricerca della cura di calvizie e alopecia.

Poco importava il meretricio se con mediatica par condicio.

Senza peli connettivi, infatti, non avevano più noi.

Erano regrediti all’era dell’io.

O mamma mia.

E allora privaci pure della privacy fischiavano prossimi ma solinghi.

Noi non dobbiamo nascondere niente.

Nemmeno i ciulamenti o il lavaggio di denti.

Fu una ondata di invincibile armata tutta da loro concatenata.

Portavano un messaggio di civiltà di trasparenza.

Quando tutti sapranno tutto il mondo sarà perfetto.

Il precetto echeggiava da tempo nell’aria della neurosfera.

Fu un rigurgito pronto di civiltà dell’intelletto.

Esercitavano l’educazione perenne, diffusa a percettive porte aperte.

Mostravano il solo loro modo di essere, tra gioie neutri e dolori.

Presto e lesti divennero fenomeno desto giammai mesto.

Diffondevano video, olovideo, uberaudio, radio, cesio, polonia e roba per ogni vizio e device.

Infondevano sintassi, grammatici con l’infusione d’amòre,

Sempre vestiti, pur nel rispetto per ignudi sodomiti, gomorristi trombamici e loro parenti.

Glabri di glabrità impararono a tornare giocosi, ma mai fino ad oggi pelosi.

Giocavano con parole e pensieri dal cuore, sia in andata che in ritorno nel loro dove,

Erano meglio della moneta corrente contante.

Insomma, si vollero e si fecero bene.

In vetrina diretta mondiale.

E voi non cambiate canale.

Che qualcosa imparate.

E fate i bravi.

 

Fùmatto Claudietto

L'era del cinghiale bianco

 

 



 

 




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