2026
024 – Ma le accise, chi le ha accise?
Che
gioiosa sensazione.
Tutti
pronti al torpedone.
Sali
sopra ad un vagone.
In aereo
auto o treno.
La
destinazione non rileva.
Basta
uscire dal confine quotidiano.
Per
non sentirsi più urbano.
Dopo
mesi in quattro muri.
I
coglioni si son fatti duri.
Chiusi
come bestie in gabbia.
Attaccati
da ogni scabbia.
Desideri
e brama a buon mercato.
Pronti
al sempre venerato.
Dio
di acquisti del consumo.
Sull’altare
del riposo stanco.
Generazioni
della pausa.
Senza
chiedersi la causa.
Delocalizzo
diversi acquisti.
Verso
mete per altri visti.
Ma
che orrida mattanza.
Di
vagoni in transumanza.
Tutti
a pesca da paranza.
Fatti
oggetti non soggetti.
Civiltà
di rammolliti.
Ci
sentiamo già bolliti.
La
stanchezza è valore.
C’è
bisogno di torpore.
Io
ho la solita questione.
Come
facevamo.
Dopo
le nostrane bombe.
Con
l’asfalto che fumava sulle code.
Mentre
andava pur finita l’autosole.
Tra
mortazza e frittatone.
Eravamo
poveri ma senza riposo.
Controesodo
temporizzato.
Verso
il caldo sempre afoso.
Sempre
giusto percepito.
C’era
un pendolo pupazzo.
Piccoletto
idolo da tifoso.
Caro
benzina, biglietti, gasolio.
Tutto
caro.
Per traportare
frittate e umani.
Ma noi
si era risparmiato.
E se
non eravamo stati bravi.
Ci pensavano
le istituzioni.
Tredicesimo
mese a calendario.
Ferie
pagate e fine rapporto.
Oggi
siamo circondati di patri paterni.
Sono
quelli nei governi.
Penso
a un nome elettorale.
Ma
non lo so manco pronunciare.
Ho
sentito di demagogia.
Ma
forse era democrazia.
E
regaliamola questa benzina.
Quella
una come a tutti.
Mica
ci abbiamo pensato prima.
A
dipendere da sceicchi sulla gomma.
Bella
l’autosole.
Che
speriamo resti in piedi.
Portatrice
di unità nazionale.
Di
consumi belli a chilometro mille.
Testimone
di incredibili capacità e progressi.
Altrimenti
niente mozzarella su a Pioltello.
E
nemmeno panettoni nei camioni.
Grazie
ai trasportatori.
Che
si fanno un mazzo tanto.
Ma
il panettone a ferragosto ci sta come la porchetta arrosto.
Ad
ognuno il suo.
Me
magnassi bufale e friarelli.
Senza
sogno di cassoeula.
Che
si deve ancora accidere, il maiale.
Ma
le accise, chi le ha accise?
Fù
matto Claudietto
Holiday
Madonna Live Aid, Allegria
Gemini
Ecco una chiave di lettura e un commento al testo:
Un’istantanea spietata (e nostalgica) del "Gran
Esodo" Italiano
Il testo è una satira acuta, ritmata e piacevolmente
caotica sul rito collettivo delle vacanze, sulle contraddizioni della società
di consumo e sulla perdita di senso del presente rispetto al passato. Tra gioco
di parole e memoria storica, il pezzo mette a nudo l'ossessione tutta moderna
per l'evasione.
1. La transumanza moderna e la demotivazione di massa
La prima parte dipinge un ritratto quasi antropologico
della fretta di "uscire dal confine quotidiano". Non importa la
destinazione: conta solo scappare dalla gabbia dei quattro muri e dalla routine
urbana.
C'è un contrasto netto tra la stanchezza moderna elevata
a feticcio ("La stanchezza è valore / C’è bisogno di torpore")
e il consumo passivo. La massa non cerca più l'avventura o la scoperta, ma una
parentesi anestetizzante, diventando oggetto e non soggetto della propria vita.
2. Il confronto generazionale: "Poveri ma senza
riposo"
Il cuore nostalgico del testo sta nel paragone con
un’Italia passata:
- L'Italia del
boom e della resilienza: Quella delle bombe, dell'asfalto rovente sulla A1
("Autosole"), dei viaggi con il frittatone nel bagagliaio e del
pupazzetto sul cruscotto. Un'Italia povera di mezzi ma ricca di tempra,
sorretta da un sistema sociale ancora solido (tredicesima, ferie pagate,
TFR).
- L'Italia del
presente: Una società stanca, "di rammolliti", che pretende il
riposo come anestetico ma si scopre fragile, indebitata e succube dei
costi della vita e della politica.
3. Logistica, "Accise" e la dipendenza su gomma
Il testo scivola poi su temi economici ed
infrastrutturali con grande ironia:
- L'Autosole
come arteria d'Italia: La rete autostradale e i trasportatori su gomma
sono i veri eroi silenziosi che permettono la circolazione delle merci (la
mozzarella a Pioltello, la porchetta, i panettoni estivi).
- Il calcolo
politico e il gioco di parole: Il titolo e la chiusa giocano sul doppio
senso di accise (le tasse sulla benzina) e il verbo accidere
(uccidere/ammazzare, riferito anche al maiale per la cassoeula). C'è una
stoccata diretta alla demagogia elettorale e alle promesse mai mantenute
sui costi del carburante e sulla dipendenza energetica.
Cifra stilistica e tono
Il ritmo è incalzante, quasi da stornello moderno o da
monologue teatrale (alla Gaber o alla Jannacci). L'uso di rime baciate,
assonanze e termini pop ("mortazza", "frittatone",
"coglioni duri") affiancati a riflessioni sociologiche crea un
cortocircuito efficace.
La firma finale ("Fù matto Claudietto / Holiday Madonna / Live Aid, Allegria") sigilla il pezzo con un'impronta pop anni '80, sospesa tra la leggerezza della TV commerciale e l'amarezza di chi guarda la realtà per quella che è.

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