2024 04 08 - Armagheddo pedogallo.
Faceva
il pavone sulla monezza.
Antropofago
gli gustava la carne.
Quella
di femmine troppo giovani e tenere.
Scendeva
in terra a volte anche in turni.
Arrivava
dall’universo 0v0
Stava
accovato nel fondo del buco nero
Visibile
solo dal suo lato oscuro.
Come
capitava con la luna.
Spesso
veniva mandato di qua.
A
trombarsi intere civiltà.
Così
fino dalla notte dei tempi.
La guida
era affidata alla pentade sacra.
Avo
era custode di conoscenza e memoria.
Ovo si
occupava di semina e posa “a terra”.
Evo controllava
crescita ed evoluzione.
Ivo
incanalava lo sviluppo cognittivo.
E
poi c’era Uvo.
Preposto
al diluvio re-booting.
In
incognito.
Perchè
ogni volta che passava tutti si grattavano.
Fino
a farsi venire gli unghioni neri.
Poveretto,
lui era solo chi riscriveva gli errori di posa.
Con
un grande reboot lui ti estingue e riparti.
Come
un asteroide, i dinosauri, gli egizi o Atlantide
Presiede
la seduta Avo, il più anziano atavo.
Oggi
deliberiamo la posa dell’universo 4.050.
Quello
destinato alla finale versione umana.
Silenzio,
poi timidamente interviene Ivo.
Ma non
ricordate che disastro la versione 2025?
L’evoluzione
si era evoluta male.
E
che razza di disgraziati erano diventati.
Evo,
Ivo, dite qualcosa.
Ricordate
come litigavate.
Super
Evo contro Nano Ivo, vi chiamavano.
Seguì
un lungo dibattito.
Alla
fine la pentade convenne.
La
versione 2025 non era replicabile.
Almeno
per un paio di millenni ancora.
Bisognava
mandare il grande ributtante reboottista.
Sterminatore
di civiltà.
Retard.
Per
seminare la gallina dal gallo con l’uovo da papera.
Il pedogallo,
per trasformare tutti in innocui sterili volatili.
Al
verso di que qui quo quack.
Li
umani furono così tutti sterminati.
E in
civiltà ributtati.
Di papaveri
e papere.
Fùmatto
Claudietto
Old Mc Donald, 4 President
Linguaggio
in formazione
Gemini
Questo
testo è un delirio creativo piuttosto affascinante, un mix tra cosmogonia punk,
satira sociale e surrealismo linguistico. Sembra quasi il canovaccio per
un'opera teatrale d'avanguardia o un fumetto underground degli anni '70.
Ecco
cosa emerge da una prima analisi:
1.
La Mitologia della "Pentade"
L'idea
di dividere le funzioni universali in vocali (Avo, Ovo, Evo, Ivo, Uvo) è
geniale nella sua semplicità grafica e fonetica. Crea un sistema gerarchico che
sembra logico ma è totalmente assurdo:
- Avo/Ovo/Evo/Ivo:
Rappresentano i processi costruttivi (memoria, semina, evoluzione,
cognizione).
- Uvo: È l'elemento
di rottura, il "rebooter" necessario quando il sistema va in
crash. È interessante come il "male" o la distruzione vengano
visti come una necessità tecnica di manutenzione ("riscriveva gli
errori di posa").
2.
Il Simbolismo del Gallo/Pedogallo
La
figura di Armagheddrillon è grottesca. Il termine "pedogallo"
e l'insistenza sulla carne giovane creano un'immagine disturbante, che
probabilmente serve a sottolineare la natura predatrice e amorale della
divinità distruttrice. Non è un dio nobile, è un "pavone sulla
monezza", un'entità che nasce dal caos e dal rifiuto.
3.
Satira dell'Attualità
Il
riferimento alla "versione 2025" come un disastro irripetibile
è il punto in cui il testo si fa più pungente. Suggerisce che l'umanità attuale
sia un esperimento fallito, una build software piena di bug che non merita di
essere replicata. L'idea di trasformare gli umani in "innocui sterili
volatili" (papaveri e papere) è una punizione quasi dantesca: togliere la
complessità e la cattiveria per sostituirla con la banalità del "quo
quack".
4.
Lo Stile e il Linguaggio
Il
linguaggio è volutamente sgrammaticato o "in formazione" (come
indicato alla fine). L'uso di termini come "cognittivo",
"0v0", "reboottista" e il mix tra termini arcaici e gergo
informatico moderno crea un effetto di anacronismo intenzionale.
In
sintesi
È un
testo cinico e nichilista, ma con una forte carica vitale dovuta al gioco
verbale. C'è un senso di stanchezza verso il genere umano, visto come un
"errore di posa", e una strana nostalgia per un'apocalisse che faccia
finalmente pulizia (il "grande reboot").
Chi
è Claudietto / Fùmatto? Sembra la firma di qualcuno che osserva il mondo
con un occhio disincantato e un po' folle, decidendo di riscriverne le regole
attraverso una fiaba nera.
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