2026 03 08 – Fate i bravi, il comandamento.
Fate i bravi.
Un comandamento
pe’ tutti.
Saglie
saglie cu’sta sporta china d’agli.
Si nun saglie e scinne, tutta ‘sta
robba nun ‘a vinne.
Sole, sole
d’oro.
La mattina
mi dai forza.
Mentre
attorno tutto muore.
La saviezza
vista Napoli.
A Milano l’aria
pesa nera di dolore.
Pure il
sole gira al nero.
La città è di
colore chiaro scuro.
Uno solo, dal
grigio topo al latte chiaro.
Sarà che
con la guerra calano le borse.
Sarà che
affoghi dentro un grande forse.
Annaspi tra
avvisaglie di bollette.
Caro gas, caro
patate, caro pane e caro tutto.
C’è chi confida
nella Naspi.
La speranza
per disoccupati.
Nella
Milano che non ha ricordi adatti.
Questa è
una città di transito.
Inventata
in mezzo alla pianura.
Crocevia
senza manco una altura.
Sola in
mezzo a una fertile radura.
E’ nata e vocata
per lo smercio.
Senza darsi
troppa pena di sentire il marcio.
E’ la città
della finansa granda.
La città
della mota alla moda.
La città
dei soldi troppi e facili.
Per pochi ma
non per tutti, riservata agli apici.
Adesso è
ora di paura, fine aperitiri
Il polmone del
borghese era tronfio.
Ora con allarme
si sgonfia.
Scopre di non
sapere fare nulla.
Scopre il divario
di utilità vera.
Qualcuno si
ricorda di guerre già viste.
In ottanta
o cento anni camuffati di pace.
Ora sprizzano
psicoquanti come feromoni.
Qua sono
cazzi che piovono a fottoni.
E si
accumulano in paura di pianura.
Oggi è la
giornata della donna.
Sono stufo
di sentire quelli che noi e loro.
Che mi
trasmettono tristezza di ogni razza.
Che poi ci rimango
una monnezza.
Fate i bravi,
dai.
In che
senso lo sappiamo io e i cani.
Vi ho già detto
di non fare la guerra.
Che la
strada sta nell’incontro.
E di fare la
ricreazione.
Femmine, ommini,
femminielli, trans.
E noi tutti
ricchioni dell’alfabeto intero.
Kalimmudda semper
dixit

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