2025
30 – Sindrome da arricchiti parvenuti.
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su onda – Via www.shareradio.it –
Sottofondo Escluso il cane 1977
Morti
i miei restiamo io e bei soldoni.
Bello,
si direbbe, e non posso che confermare.
Rifiuto
la malattia dell’ipocrisia.
Mia
moglie mi aveva ripreso in casa.
Dopo
il trauma della mia prima reclusione.
Dopo
la prima esperienza comunitaria.
Non è
che si facesse troppe domande.
O
forse non le faceva a me.
Così
noi si viveva, si spendeva, si spandeva.
Allo
stesso ritmo della malattia dei miei.
Erano
stati preda del bisogno di roba.
Erano
stati posseduti dalla brama.
E io
mi ero accodato nello stesso flusso monetario.
Ma un
sospetto mi attanagliava.
Come
si fa a diventare ricchi.
E
quindi a non diventare poveri.
A
lavorare ci avevo provato più di dieci anni.
E di
norma non si fanno i milioni, garantito.
Poi
un giorno accantonai il sospetto.
E mi
misi a fare di conto.
Ci
ero stato educato e reso edotto.
Con
orrore e con terrore osservai la tabellina.
A
quel ritmo di spesa era questione di tempi.
Qualche
decennio e finivamo la riserva.
Ecco
perché mio padre voleva l’erede.
Non
eravamo gli spacciati grandi paperoni.
Ma paperelle
in uno stagno di grandi gigni.
Ci
guardai con un certo orrore.
Eravamo
arricchitti parvenuti.
Alla
faccia di qualche presunta nobiltà acquisita.
Iniziai
la svendita di famiglia.
Per
salvare la sostanza.
Mentre
tutti mi davano del matto.
Perché
la gente non sa fare di conto.
E
viene posseduta dal demone della brama.
A
volte anche con disprezzo.
Presi
così io la venerata Porsche paterna.
Fuori
bianca e dentro di cafona pelle rossa.
Caricai sui posti dietro uno sfregio.
I miei
due ungulati pastori tedeschi.
E partii
alla volta del non so dove.
Per
celebrare l’ultimo giro.
Per
farmi vedere nello show off.
Come
direbbe un british lord.
Mentre
noi parvenuti si restava.
Esclusi
i cani.
Kalimmudda
semper dixit

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