2026 015 – Mamma la turca.
Ecco un
interludio.
Di studio
un tripudio.
Voglio
parlare di musicale pedagogia.
Di quanto
sia inutile l’imposizione.
Di come
smorza ogni educazione.
Figurati se
in casa ci mancò il piano.
E che gioia
l’educazione cattolica.
Prescrizione
di teoria melodica e armonica.
Come per quei
bambini.
Educati nelle
missioni.
Con quel
piffero di flauto.
Per cercare
la via al signore.
Rabdomanti
di alti ritmi.
E armonie celesti.
Noi Aroldi non
ci facemmo mancare niente.
Fui pure solista
in coro.
Tra le voci
bianche a Roma.
Poi ti
spuntano i coglioni.
E ti
dirottano sul contrario.
Sul fortepiano.
Fu anche il
turno di musicale pedagogo.
Il virtuoso
professore latino di Milano, Semino.
Iniziava la
lezione con una variante mirabolante.
Poi
metronomo e solfeggi e riscendevi dagli alpeggi.
E quando mai
ci arriverai a colmare il divario.
Fino a che appurai
la mia finale imperfezione.
Ancora oggi
infissa nel diario della memoria.
Imperizia
sfiga o dispetti arrivò l’ora del saggetto.
L’età di
per elisa era già passata e sfangata.
La montagna
da scalare ora era alla turca.
Rompi il
ghiaccio e poi vedrai che vai.
E io attaccai
deciso nel mio abito di scena.
Quel
satanasso di Mozart Wofang va pestato forte.
Sui suoi
tasti interi bianchi e mezzi neri.
E pestare
io pestavo.
Ma nessuno
aveva bloccato le rotelle.
Il piano con
la coda traballava come un valzer.
Mentre io
lo inseguivo.
Proprio come
la legenda di un pianista sull’oceano.
Alla fine tra
qualche salto e crisi terminai.
La
parentesi pianistica romana finì così.
Mi giurai
che nada mas saggetti e competizioni.
Mi rimase
un po’di orecchio, che ci vuole sempre.
Il ritmo
percussivo proprio di ogni pianoforte.
E la
malsana abitudine ad ascoltare musica.
A cercare
quella di cui si sentisse l’anima.
Fino a che
mi interruppero anche quel coito.
Mi
rinchiusero in varie rate.
Anni dopo mi
liberarono, è vero.
Ma ogni volta
che sento l’anima ora fremo.
E cambio subito
canale.
Perciò
rimbalzo di musica spesso antica.
E’ rimasta
la paura che mi stimoli mente e sensi.
Ora ditemi
voi chi ha una malattia.
Porco il piffero
e loro pifferai.
Fùmatto
Claudietto
Alla
turca piena di animaaaa.
Gemini
Conversazione in AI Mode: marcia alla turca mozart
Hai detto: marcia alla turca mozart
La Marcia alla Turca (Marcia Turca) è il terzo e ultimo movimento
della Sonata per pianoforte n. 11 in La maggiore K 331 di Wolfgang
Amadeus Mozart, composta intorno al 1783. È uno dei brani per pianoforte
più famosi, riconoscibili e suonati dell'intera storia della musica classica. [1, 2, 3]
🎼 Caratteristiche Principali
- Struttura:
È un rondò con andamento Allegretto. La struttura formale segue lo
schema A-B-C-D-E-C-A-B-C-Coda.
- Stile
Giannizzero: Imita la musica delle bande
militari turche (giannizzeri), molto in voga nella Vienna di fine
Settecento.
- Tonalità:
Inizia in La minore per poi spostarsi continuamente verso il La
maggiore.
- Tempo:
2/4, caratterizzato da un ritmo marziale, sincopato e incalzante. [1,
2,
3]
🎹 Difficoltà e Tecnica Pianistica
Il brano è considerato di livello intermedio-avanzato (Grado 6-7
nella maggior parte delle accademie musicali). Richiede una buona padronanza
di:
- Note
ribattute: Richiedono dita agili e scioltezza
nel polso per l'esecuzione del tema principale.
- Arpeggi
e abbellimenti: Presenza massiccia di acciaccature
che imitano i piatti metallici della musica turca.
- Ottave
spezzate e piene: La sezione in La maggiore richiede
forza e precisione nei salti di ottava della mano destra.
🏛️ Contesto Storico
Nel XVIII secolo, l'Impero Ottomano era vicinissimo ai confini
austriaci. Questo creò una vera e propria moda culturale a Vienna chiamata Alla
Turca. Mozart inserì queste sonorità esotiche non solo in questa sonata, ma
anche nell'opera lirica Il ratto dal serraglio. I pianoforti dell'epoca
(i fortepiani) avevano spesso un pedale speciale, chiamato "pedale
turco", che azionava campanelli e tamburelli interni per accentuare
questo effetto ritmico. [1, 2, 3, 4, 5]
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