2026 52 –Il curatore tropezzino.
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Sottofondo Heard it through the grapevine
1968
Se
per caso ti danno del matto, poi vali meno di un ratto.
Così
una volta ricoverato, anche Vittoria mi fui giocato.
C’è
la questione degli affetti.
Come
farsi trapanare il cuore.
Poi
c’è un altro burocratico sospetto.
Non
meno penoso per un reietto.
La
tua patria potestà d’improvviso se ne va.
Ti
sei giocato l’autonomia genitoriale.
Già
è spiacevole sentirsi degno di bisogno di sostegno.
Poi
ti levano la responsabile libertà del patriarcato.
Non
sei buono o atto a fare il padre.
Praticamente
sei un coatto.
Figurarsi
che non c’era manco la madre.
E meno
male che intervenne il suo cuginato.
Altrimenti
chissà Vittoria che frittata.
Per
fortuna ci fu pure l’ammortizzatore.
Dall’adolescenza
mio più caro amico.
E futuro
curatore.
Bisogna
dire che era destino.
Siniscalco
lo divenne sia di fatto che già di nome.
È un
titolo di alti funzionari feudali, reali, imperiali, ali.
Preposti
ad occuparsi degli affari da signori.
Il caro
amico è integerrima persona.
Di
buon cuore con vigore e con rigore.
Mi
fu assegnato come antidoto alla paranoia.
Sapevano
che di lui mi sarei fidato cieco.
Accettò
una bella rogna.
Mentre
io ero confinato alla gogna.
Vittoria
si trovò tra legali e avvocati a sua insaputa.
Oggi,
oltre a zii e cuginato, deve ringraziare proprio lo zu’ Marco.
Ma
così che palle di racconto.
Lo
ringrazio con calore e ci getto nel buon umore.
Voglio
raccontare di storie allegre.
Comincerò
da una comune passione antica.
Fuori
di burocrazia fummo grandi tropezzini.
Tanti
evviva tra quei rasi bassi vigneti.
Che
sussurrano e ti richiamano.
Tutti
viva là a sentrò.
Tutti
viva a Saint Tropez.
A
suivir.
Kalimmudda
semper dixit
Heard it through the grapevine
1968

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