2025 07 29 – Fame, mangia che ti passa.
Sciopero per la fame, ecco.
Sveglia
comoda sotto le lenzuola.
Inizia
un’altra giornata con pigrizia.
Col
pensiero di cosa mangiare.
Colazione
col caffettino, biscottino, cappuccino.
A
metà giornata ci spunta pure lo spuntino.
Arriva
l’ora del pranzetto.
Luculliano,
pantagruelico, dietetico.
Evvai
che basta che se magna, sono famelico.
Ma
a digerire viene sonno.
Ci
facciamo un caffettino, con lo zucchero.
Quello
vero ti tira su, ma sintetico è dietetico.
Il
pomeriggio è lungo senza manco un tramezzino.
Ci
facciamo una merendina, una tartina, una piadina.
Per
tirare ora di cena si farà un’apericena.
Fino
a che arriva sera e si mangia la cena vera.
Il
tiggi ormai è obsoleto, ma è un sacro rituale.
Dicono
che ci sono dei bambini che fanno la fame.
Degli
adulti non gli frega più di tanto.
Ma
il bambino.
Quello
suscita i migliori propositi.
Passa
rapido quel senso di ingiustizia.
D’altronde
cosa ci possiamo fare.
Arriva
l’ora di abboffarsi di canali.
E
del sonniferino mai più senza.
Per
non essere turbati.
Per
la nuova sveglia riposati.
I
criceti in confronto sono campioni di libertà.
Loro
corrono per genetica, noi crediamo.
Invece
è la ruota che gli sembra una via di uscita.
Tipo
scala a pioli, che li tradisce roteando.
Comunque
il sonnifero fa effetto.
Mi
arriva in sogno un bambinetto.
Mi
dice felice che non ha più fame.
Lo
sento freddo e già mi turba.
Lo
metto tranquillo, che non mi disturbi.
E
gli dico che è perché è morto.
Mi
chiede perché non gli ho dato un niente.
Che
avanzava tra tutte quelle buone cosine.
In
tutto quel benedetto bendiddio.
Io
gli dico che ormai è morto.
E
i fantasmi non mangiano.
E
poi che cosa ci potevo fare io.
Quello
mi guarda intimidante.
Potevi
almeno fare uno sciopero.
Uno
sciopero per la fame.
Per
senso etico di protesta.
E
anche per fermare il sistema a ruota.
Se
smettiamo di cricetare sparisce pure il ricottaro.
Poi
si deve ripartire e si potrà essere migliori.
Mi
sveglio solitario con l’idea di scioperare.
Ma
non dura mica a lungo.
Mi
alzo e vado al frigo.
Dimentico
il suo rigor in un istante.
Ho una fame.
Mangia
che ti passa, mi dice una vocina.
Per
fortuna ho la scorta surgelata.
E’
mezzanotte, ora buona da spaghetto.
Da
noi non c’è mai, la carestia.
K.i.d.
Se
nosotros no semos nada, che c’accidite a fa’?

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