2025 06 26 – A scuola da alberello.
Deliranti
governanti.
Spacciatori
di terrore e di macerie.
Una
guerra più che lampo.
È
durata pochi istanti.
Una
meteora persa nei tempi della storia.
Adesso
tutti a correre al riarmo.
Ma
che schifo.
Cambio
prospettiva e sguardo.
Vi
saluto e mi affaccio a un nuovo mondo.
Cambio
la panoramica di ringhiera.
Vedo
un fortino, un maniero, un baluardo.
È
la corte che svela i suoi miracoli.
In
faccia al balcone una muraglia gialla stona.
Poi
un giorno un bagliore dà speranza.
È
spuntato un alberello.
Un
giorno crescerà maestoso.
Come
i fratelli circostanti.
Per
adesso è spennacchiato.
Alto
poco più di un nano.
Mi
chiedo se è autoctono selvatico.
O
se un preveggente lo ha piantato.
Sarebbe
stato un lungimirante preveggente.
Ci
vuole tanto tempo per vedere l’alchimia.
Il
veggente sarà stato deriso e taggato da tarato.
Ma
lui è rimasto saldo nel principio.
E
si è fatto il suo clorologio.
L’
orologio a clorofilla.
Ogni
mattina predomina un po’più apicale.
Cresce
un pochetto che però si nota.
Sale
lungo il brullo muro giallo.
Io
circospetto curo il circondario.
Che
non lo taccia come erbaccia.
E
lui pompa nel suo circolo linfatico.
Simpatico.
Faccio
tacche visionarie lungo il muraglione.
Come
il metro a muro dei bambini.
Accetto
e allibro scommesse immaginarie.
Vai
alberello mio fratello.
Sali
e pompa verso il cielo.
Il
miracolo non sta in qualche bomba.
Il
mistero è l’alchimia di luce in verde.
Prego
che non sia stigmato come erbaccia.
Che
aspettiate il tempo che ci va.
Svelerà
anche lui la sua aurea fibonaccia.
E
noi santi poveracci.
Scopriremo
che non è questione di tempo.
Quello
proprio non esiste.
Conta
solo lo spaziare.
Dentro
un sano diventare.
Nello
spazio che ci è concesso.
Tutto
questo in un arbusto da virgulto.
Chissà
se l’albero ci osserva.
Chissà
che l’esempio serva.
Lui
fa scuola silenzioso.
Voi
studiate la lezione.
K.i.d.
Tacche
a muro, non traccheggio.
Superata già.
La prima linea.

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