2025 06 24 – Bramosia canaglia.
È
così che si chiama all’italiana.
Bramosia
che sta per brama.
È
quel desiderio che ti attanaglia.
E
a tua insaputa ti contorce le frattaglie.
Non
è possibile resistere.
È
questione di tanta santa neurosenza.
Ti
titilla i centri del piacere.
Si
riaccendono scintille tra le papille.
Ogni
mattina si fa la stessa strada.
Si
costeggiano vetrine.
Un
delinquente apre presto o prima.
È
il beccaio, il macellaio.
Una
scarica percorre prima il cane.
Ma
nessuno lo soccorre.
All’idea
della salciccia tira come su una slitta.
All’arrivo
alla vetrina è già in piena possessione.
Piange,
sbraita, scoda e spinge.
Una
porzione si dipinge nei neuroni.
Ha
la forma a schema di bistecca.
Il
cane se la guarda vede sogna e lecca.
Attraverso
il vetro della finestra.
Poi
tirando entra nel sogno.
Nel
paradiso delle carni.
Oramai
la brama è accesa.
Si
può solo firmare la resa.
Uno
spaccia istigatore è di razza anglofona, inglese.
Certo
che è pure un tantinello stronzo.
Ha
piazzato in bella vista le costine.
Tra
salsicce e le puntine.
Ma
il fatto è che lui le conosce bene.
Le
parole con cui smuovere ogni dove, o uovo.
E
così la brama si incattivisce in bramosia.
Di
ogni cosa e così sia.
Di
ogni idolo fonte di piacere.
Della
retrograda giovine natura umana.
Gode
di potere consumo roba e grana.
Confida
nella riservatagli provvidenza.
Natura
umana tanto nota alla neurosenza.
Ma
il piacere di un sadista starà sempre nei brandelli.
Sono
ancora tanti troppi dentro all’io che fa macelli.
Lo
confondono con il sopravvivere della specie.
Non
scavalcano il principio di piacere.
Ma
la colpa è sempre dello spingitore.
Lo
spacciatore di salsiccia.
Lo
ha capito pure il cane.
La
vetrina non la lecca più.
Ora
ci sputa.
Desideri,
conquiste, possessi.
Tutti
la stessa droga in monodose.
La
bramosìa allora spiegatela in italiano.
Cravere
mica si capisce.
E
poi lo dite al gerundio.
Sembra un dio geronto.
Che
ci può persino stare.
Come
confermerà il cane.
K.i.d.
Cane trista con salsiccia
.

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