2025 06 26 - Al vento nel forte d’ibisco.
Alla
fine un altro giro è passato.
E
siamo ancora quasi in orbita.
La
chiamate porzione di anno.
Ma
la parola giusta è stagione.
Tutto
sommato meno male.
Ma
ho dovuto alzare dei muri.
A
terrori paure e dolori.
Una
cinta di muraglia.
Come
fosse un lungo vallo.
Esorcismi
ai confini.
Al
catrame dei vicini.
Il
pattume del bitume umano.
Che
violenta la mia vista.
Allora
ci ho pensato e progettato.
Poi
gli ho dato il lassez faire.
Ho
aspettato con pazienza.
Confidando
nella innata scienza.
E
quello mi ha ascoltato.
Si
è irto eretto tutto soletto.
Non
è fatto di mattoni.
È
un boschetto da alberello.
Ora
svettano alti a metri.
Non
mendaci fugaci fiori di peschi.
Questi
miei fanno la stagione.
Sono
ibischi basilischi.
Piccoli
re di questo creato.
Paradosso
polinese.
Qui
nei gas del milanese.
Sono
rifugio delle specie.
Tra
merlini e castelletti.
Dove
frondano le fronde.
E
il fruscio allerta al vento.
Vola
in alto la difesa.
Della
trinità che mai si è arresa.
Figlia
piccola regina.
Ritta
dritta nell’assedio.
Una
tenera roccetta resta solida.
Pure
in mezzo ai propri cazzi.
E
poi c’è anche lei, il cane.
Grande
mago della educazione.
Tutte
e tre fanno calare il ponte levatoio.
Per
farmi uscire dall’ assedio.
Da
dentro ai cattivi pensieri.
Allora
esco e volo.
Dentro
i venti degli ibischi.
Esaltato
per l’incontro con Gauguin.
Mentre
il mondo si esalta a botte e strisce.
Noi
aspettiamo, magari piove.
K.i.d.
Il
forte contrafforte contro il vento dei malpensieri.

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