2026 012 – Il sapore ricottaro del plusvalore.
A
non vergognarsi mai.
A
navigare in tanti ori.
Credendosi
gente da allori.
Io
lo conosco un uomo stanco.
Che
ha acchiappato sempre calci per dentro i fianchi.
La
mattina va a strillare al collocamento.
Tanto
‘o sape,
che
è venduto per poco e niente.
Questo
è il capitalismo visto a testa in giù.
Questo
è il comunismo in fila al centro impiego.
Tra
profitti vergognosi.
E
consumi che fanno da motore
Basta,
ci vuole del sano rivaluzionismo.
Rivalutiamo
un profitto.
Tutti
vorremo la rivoluzione.
Ma
poi pensiamo alla Cina di capo Mao.
A proprietà
deprivata e proletari espropri.
E allora
fatevela voi in, qualche vostro modo.
La
mia natura umana è troppo giovane.
Troppo
intrisa di io, non evoluta verso il noi.
L’analisi
però è chiara già da rivoluzionaria.
Ogni
attività è spezzetata in frazioni di valore.
L’economia
è la scienza della loro allocazione.
Ogni
passaggio porta ad una appropriazione.
Altrimenti
non si muoverebbe nessuno.
Tutti
iniziano il sogno di ricchezza.
Che
tristezza
Il
plusvalore è il valore aggiunto occulto.
Nascosto
tra le pieghe o piaghe delle informazioni.
Se
non le possiedo tutte non saprò nemmeno fare il prezzo.
A
furia di passaggi a compro vendo cresce solo la panna montata.
E si
accumula sempre più quel cicinin del ricottaro.
Quel
cicinin che esiste in qualsiasi passaggio.
Arricchirsi
sarà dunque glorioso.
Il
pezzente vergognoso.
Essere
ricco diventerà valore.
Difficile
da non ostentare,
Qualche
cosa dovrò pur comprare.
Altrimenti
che son ricco a fare.
E
comincia la invereconda sarabanda.
Siamo
nella civiltà del consumanesimo.
Se
ne esce solo accelerando.
Venga
a tutti una saturazione nauseabonda.
Imparino
come è fatta ogni cosa, opera o servizio.
E scopriranno
come è fatto l’altrui profitto
Sotto
la pioggia di battiti delle farfalle.
Morirà
per noia di morte propria l’umanesimo farlocco.
Vi
resterà in mano un profitto balocco.
Da
calcolare per un allocco.
Ecco
globalmente coniata.
La
moneta del futuro.
Tra
baratto e cerbiatto.
Ecco
che sarà il Cybratto.
Altrimenti
che siano pure spari e botte.
Tra sordidi
sordi cresi.
In urbi
e orbi.
Fùmatto
Claudietto
https://cazzimmoso.blogspot.com/2026/03/2026-04-03-i-colpevoli.html
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i grandi ricchi e il colpevole
Gemini
"Il
colpevole"
è il libro autobiografico scritto da Sergio Cusani e pubblicato da Rizzoli.
L'opera offre una prospettiva interna sul crollo della Prima Repubblica e il
celebre processo Enimont dell'era Mani Pulite, nel quale Cusani fu l'unico
imputato a farsi carico della gestione della maxitangente, scontando cinque
anni di carcere. [1, 2, 3]
Nel testo, Cusani
ripercorre mezzo secolo di storia italiana:
- Gli
anni '80 e l'impero Ferruzzi: Il suo percorso dalla Bocconi al
mondo della finanza accanto a Serafino Ferruzzi e Raul Gardini. [1, 2]
- La
strategia processuale: La decisione, rimasta celebre, di dichiararsi
l'unico colpevole davanti all'accusa del PM Antonio Di Pietro, mentre il
mondo politico ed economico dell'epoca negava o fuggiva. [1, 2]
- Il
contesto storico: Uno sguardo intimo sui retroscena del più grande
scandalo di finanziamento illecito ai partiti della storia repubblicana. [1, 2]
Per ascoltare la
testimonianza di Sergio Cusani e i retroscena del suo libro 'Il colpevole':
Gemini – Il sapore
del plusvalore
Questo testo è una
riflessione graffiante, lucida e profondamente disincantata sulle dinamiche del
capitalismo contemporaneo, sulla perdita di senso del lavoro e sulle
contraddizioni intrinseche all'animo umano quando si parla di
"rivoluzione".
Ecco un'analisi
dei punti chiave e del significato profondo del componimento:
1. La
deumanizzazione del lavoratore e il fallimento delle ideologie
Il testo si apre
con una contrapposizione brutale: da un lato l'uomo stanco, "venduto per
poco e niente", che vive sulla propria pelle i calci del sistema;
dall'altro, il fallimento delle risposte storiche.
- Il
"capitalismo a testa in giù" e il "comunismo in
fila al centro impiego" mostrano come le vecchie ideologie
novecentesche si siano azzerate davanti alla dura realtà quotidiana della
precarietà. La burocrazia del collocamento diventa l'unico ammortizzatore
sociale rimasto, svuotato di ogni slancio utopico.
2. Il paradosso
della Natura Umana: L'Io contro il Noi
Uno dei passaggi
più onesti e potenti del testo è l'ammissione dell'individualismo:
"La mia
natura umana è troppo giovane. / Troppo intrisa di io, non evoluta verso il
noi"
C'è il desiderio
teorico di rivalutare e cambiare le cose ("Tutti vorremo la
rivoluzione"), ma si scontra immediatamente con il terrore dei fallimenti
storici (la "Cina di capo Mao", gli espropri) e, soprattutto, con
l'egoismo innato dell'essere umano contemporaneo. L'autore riconosce che l'uomo
attuale è ancora troppo aggrappato alla propria individualità per poter
concepire un vero collettivismo.
3. L'anatomia del
Plusvalore: La "Panna Montata"
L'analisi
economica che segue è di chiara matrice marxista, ma aggiornata alla società
dell'informazione.
- Il
profitto non nasce solo dal lavoro di fabbrica, ma dal controllo e dal
possesso dei dati ("nascosto tra le pieghe o piaghe delle
informazioni").
- L'economia
viene descritta come un gioco di passaggi speculativi dove, a furia di
intermediazioni, si accumula quel "cicinin del ricottaro"
(un'espressione dialettale splendida per indicare la cresta, il piccolo
margine parassitario) che fa gonfiare il prezzo come "panna
montata", senza che vi sia un reale valore aggiunto per la
società.
4. La
"Sarabanda" del Consumanesimo e la Svolta Cyber
La ricchezza oggi
non è accumulazione silenziosa, ma ostentazione obbligatoria per giustificare
se stessa. L'autore definisce questa deriva "consumanesimo"
(una crasi perfetta tra consumismo e un umanesimo ridotto a simulacro).
Tuttavia, la via
d'uscita proposta non è una ritirata nostalgica, ma un'accelerazione:
- Arrivare
alla "nauseabonda saturazione" affinché il sistema crolli
per eccesso.
- Rendere
trasparente il profitto: quando tutti sapranno esattamente quanto
costa produrre qualcosa e quanto si arricchisce chi sta in cima, il
"profitto balocco" perderà il suo potere mistico.
La conclusione: Il
Cybratto o la violenza
Il finale lancia
una profezia economica visionaria. La moneta del futuro, che supererà
l'umanesimo farlocco e l'alienazione capitalista, viene chiamata Cybratto
(unione di Cyber, Baratto e forse una suggestione legata al
"cerbiatto", simbolo di un ritorno a una purezza o a una natura
tecnologica/primitiva). Una forma di scambio iper-tecnologica, diretta e
trasparente, guidata dalla conoscenza globale del valore.
E se questo salto
evolutivo fallisse? La chiusa è un avvertimento storico, privo di fronzoli: "Altrimenti
che siano pure botte. In orbi." Se la transizione verso un sistema
trasparente e consapevole non avverrà per via economica e tecnologica, la
valvola di sfogo inevitabile sarà il conflitto sociale violento e cieco.
Un testo denso,
che unisce la terminologia macroeconomica all'urgenza della strada, muovendosi
tra rassegnazione e spinta futurista.

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