2026 81 – Banana pindarica.
Per Onda su Onda, via www.shareradio.it.
Sottofondo: Banana boat song 1956
Viviamo su ricordi a brandelli.
Tutto attorno bombe di guerre.
Scorrono sordolenti i dolori.
Al pensiero che meglio a loro che a noi.
C’era la guerra, c’era la fame.
Con i crampi bussava alle porte.
Sotto i tuoni mangiavamo castagne.
E cicorie e rane e patane.
La nonna aveva perizia e fortuna.
A volte senza troppe domande portava banane.
A volte un casco intero.
Lo appendeva in dispensa dietro la porta.
Da razionare nascosto.
Erano banane acerbe di verde.
Pezzi di legno poco maturi.
Apposta scelti per farle durare.
Ma i guaglioni tenevano fame.
Papà adulto schiferà le castagne o la pasta e patane.
Ma alla fame alle banane non resisteva.
Da futuro ingegnere le maturava meccanico.
A mazzate di colpi di porta, apposta schiacciate.
Mentre nonna la mamma fingeva di non vedere.
Razionare va bene ma mangiare si deve.
Questo è un esempio di dieta di guerra.
Mentre per noi il problema è adiposo.
Se giammai scoppiasse oggi una guerra allora ci voglio vedere.
Rammolliti frutti figli di consumanesima trippa.
Innocenti le banane ora saltano pindariche.
Sono un veicolo di appropriazione coloniale.
Le trovi in Giamaica, Guatemala e altre rotte dietro una
dispensa.
In Giamaica cantano i notturni schiavi portuali.
Scaricano banane prima che arrivi l’alba.
Diventa un canto sempre verde maturo.
Passa un secolo e approdi a Porto Barrios, Guatemala.
Piantagioni sterminate che serve un’auto per ore.
I derelitti coloniali stanno stesi sul selciato.
Sullo sfondo spicca una montagna bianca.
Con un noto marchio blu.
Olà chiquita leccati le dita, coma el platanito.
Ma ando’ vai se la banana non ce l’hai.
Altra filiera di coltivazione.
Stessa storia di sfruttamento.
E in guerra si deve pur mangiare.
Quello che non torna è come è facile l’appropriazione.
Colonie intere battezzate in repubbliche delle banane.
Con la corruzione ti rigiri e compri pure i dittatori.
Imbonitori popolari e repubblichette intere.
Forse pure un po’più che grandicelle.
Sento puzzo di marciume.
La banana è maturata.
Mentre io ricordo i viaggi di mio padre in Giamaica.
Ma a fare cus’è, tu vai a sapè.
Fù matto Claudietto
Gemini
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La "Banana Boat Song", nota anche come Day-O, è un
canto tradizionale giamaicano reso celebre da Harry Belafonte nel 1956. Il
testo descrive il duro lavoro dei portuali notturni che caricano banane e
vogliono tornare a casa all'alba. Sinonimi o titoli correlati includono Day-O
(Banana Boat Song) o semplicemente Day-O.
Testo (Day-O - Harry Belafonte)
Day-o, day-ay-ay-o
Daylight come and me wan' go home
Day, me say day, me say day, me say day-ay-ay-o
Daylight come and me wan' go home
Work all night on a drink a'rum
(Daylight come and me wan' go home)
Stack banana till morning come
(Daylight come and me wan' go home)
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La banana musa - Informazioni
Musa L. è un genere di piante appartenente alla famiglia
Musaceae. Tra le piante del genere Musa sono incluse banani e platani. Wikipedia
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Sulla base delle ricerche effettuate,
non emergono evidenze pubbliche, giudiziarie o giornalistiche affidabili che
colleghino direttamente la Saras SpA (la compagnia petrolifera della
famiglia Moratti) alla Giamaica o a trame finanziarie/relazionali illecite
passanti per il Vaticano.
Ecco i punti chiave emersi:
- Attività Saras e contenziosi: I procedimenti
giudiziarie storici riguardanti Saras (come quello sull'acquisto di
greggio dalla regione del Kurdistan) si sono conclusi con archiviazioni o
sentenze di "non luogo a procedere", non evidenziando rapporti
con la Giamaica.
- Contesto Vaticano: I risultati della ricerca
indicano relazioni diplomatiche ufficiali tra il Vaticano e vari stati, o
citazioni di libri storici su inchieste finanziarie passate ("The
Vatican Connection"), ma nessuna connessione diretta attuale o
storica con Saras o la famiglia Moratti

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