giovedì 30 aprile 2026

2026 77 – Roma o Milano bullismo urbano

 2026 77 – Roma o Milano bullismo urbano.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo .Missionary man, don’t mess with.  1986.

 

Ripercorro questa piccola vita.

La ripasso al microscopio ingrandita.

Che paradosso il bullismo di classe.

Che bizzarrìa quando si pratica in chiesa.

Roma o Milano la stessa arroganza.

Fino a a quando si andava in vacanza.

Maratea era una oasi, promessa di libertà.

Liberi tutti dal grande stigma urbano.

Era bullismo quello delle suore di Vivaio.

Altrettanto vi dico della scuola col parco romano.

Io ero estraniato anche lì dalla casta locale.

In entrambi i casi bulli erano i preti e le suore.

D’altronde erano missionari in missione urbana.

Sguardo torvo senza mai un sorriso.

Santi ed apostoli li spalleggiavano da dietro.

E loro se ne fottevano per pregare nel vento.

Non parlo, non vedo, non sento.

Una confessioncina in lavatrice.

E una lezione di sopravvivenza teologica.

Porgi l’altra guancia, rimpinzato di guanciale.

Teologica educazione tra abboffate amatriciane.

E tuttapposto.

Invece tuttapposto ‘nu cazzo.

Ad ogni ricreazione il capo bullo mi apostrofava.

Insulti, spintoni, schiaffi e fascista petto in fuori.

Il fascista lo senti già da piccolo.

Dal suo rigurgito di puzza di merda.

Stazionare a bordo laghetto era poi pericoloso.

Oramai i preti dell’espiatorio capro li conoscevo.

Se mi bagnavo finiva che avevo fatto io il bagnetto.

O disturbato qualche santa bella paperella.

Così dovetti ingegnarmi e sopravvivere.

Ricorsi alla teologia dell’altro guanciale.

Smorzai ogni spirito di competizione.

Elaborai una strategia di difesa.

Mi piaceva la difesa offesa, tipo passivo aggressivo.

Li istigavo a delinquermi.

Dai prendimi a schiaffi, tanto non mi fai niente.

Mi ci prendevo anche da solo, a schiaffi.

Almeno potevo modulare il dolore.

Mentre aspettavo un prete salvatore.

Che non arrivava mai.

E io rinchiuso in me, sempre di più.

Ti insegnano la storia del perdono.

Poi ti stroncano in sommari processi.

Manco fossi reo confesso.

Ego no, io non ti assolvo.

Brutto prete cacio e pepe.

Guanciale si.

Fesso no.

 

 

Fùmatto Claudietto

Missionary man, don’t mess with.

 

Linguaggio in formazione

 



mercoledì 29 aprile 2026

2026 76 – Il microscopio di Moratti

 2026 76 – Il microscopio di Moratti.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo .Vincenzina e la fabbrica 1975

 

Madonna santa quanto era cupa e buia.

Quella scuola a Milano in via Vivaio.

Rimbalzavo come in un flipper tra le mie città.

Nato capitolino traslocato tra longobardi.

Ci capitai mio malgrado, alla elementare.

Per niente accolto di sicuro perché terrone.

C’erano preti o suore non ricordo bene.

Roba da cattolici di genitoriale propensione.

A quella età non stai tanto a menarti il torrone.

Guardi al risultato.

E ti trovi solo come un coglione.

Ma io avevo un atù in più.

Padre lavorava alla corte del Moratti Angelo.

Di sicuro la Milano borghese era pettegola.

E girava voce che era uno che contava.

Mi sarebbe piaciuto incontrarlo l’Angelone.

Dovevano giocare a chi di pelo ne aveva di più.

Doveva essere uno che sapeva campare.

Ad ogni ricorrenza ci mandava grandi doni.

A mia madre gran gioielli, ma non bastava.

Pensava anche a Claudio figlio del suo Aroldi.

La famiglia intera dei terroni, così credevo.

Un giorno arrivò un enorme pacco indirizzato a me.

C’era dentro un meraviglioso microscopio.

Un regalo pedagogico mica fufferie di moda.

Chiesi di portarlo a scuola come prova tangibile.

E arrivò la ricreazione per mostrare il regalone.

Nella stanzona scarna si giocava agli spintoni.

Qualcuno da dietro me ne diede uno forte.

Si innescò una carambola perversa.

L’ultimo cadde a terra e si ruppe un dente.

Era l’austroungarico Alberto Kelner.

Bastardo quanto solo un imperiale può essere.

Che indicò me alle suoracce del malaugurio.

Risultato punitivo e microscopio requisito.

Tanto del tuo regalo non interessa a nessuno.

Io cercavo di spiegare.

Ancora ignaro della retorica figura del capro.

E finii in divina espiativa punizione contro il muro.

Il mio rapporto con la cattolica apostolica santissima chiesa non iniziò mica bene.

Mi restò la consolazione del microscopio.

E della sua meravigliosa tecnica.

Forse il come funzionano le cose mi appassionò da subito per quello.

Un rifugio tra me e me.

Merito di un delatore.

Merito del caso.

Ma invece forse no.

Merito dei geni di papà.

Che vidi piangere solo una volta.

Quando Moratti morì.

 

Fùmatto Claudietto

Vincenzina e la fabbrica 1975

 

Si poteva anche andare allo zoo comunale.

Vengo anche io, no tu no - The Jannacci's

 

 



 

 

 

 

 

lunedì 27 aprile 2026

2026 75 –Botte da orbi a Maratea

 

2026 75 –Botte da orbi a Maratea.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Avitabile e Bottari...

 

Ancora mi bruciavano gli elvetici schiaffi.

L’umiliazione nasceva per la sorpresa.

Ma forse avevo peccato di ostentazione.

E la mia intenzione di condivisione fu vilipesa.

Maratea era un trimestre di finestra di libertà.

Guai a chi la toccava da Scario a Praia.

Solo decenni dopo la scoprii anche essa infetta.

Imbottita di coca dal porto fino al cristo risorto.

Ma da giovane puero la poesia era intera.

Spesso però si doveva riempire l’attesa.

Ed i giovani, si sa, sanno essere fantasiosi.

Si passavano lunghi meriggi sotto querce possenti.

Eravamo gli amici del Villaggio Verde Azzurro.

Maiuscola proto micro speculazione edilizia.

Del tipo ancora nascosto in un angolo di delizia.

Fu per disgrazia che il giardino confinò con la strada.

Un tornantino a parabola sulla statale tirrena.

Diventammo precursori dei lanciatori di sassi.

Tiravamo palline di fango per centrare le facce.

A finestrini sempre calati per la calura.

Non si voleva fare danni, solo sporcare.

Ma sotto il sole il fango si rapprendeva.

Un giorno un tizio oltrepassò il tornantino.

Si fermò di nascosto più avanti.

E ci prese a piedi alle spalle.

Io e Valerio scappammo veloci.

Ma lui non abbastanza e fu preso.

Rimasi nascosto alla gragnuola di botte.

Poi arrivò mio papà in veste ufficiale di padre.

Papino mise buono il tizio bersaglio.

Poi senza testimoni mi prese al guinzaglio.

E iniziò un’epica abboffata di mazzate.

Me ne diede tante ma tante che ancora ricordo.

Calci pugni cinghia grida e botte.

Mia madre urlava basta lo ammazzi.

Rannicchiato ne ascoltavo intensità e tono.

Memore del suo detto preferito.

C’est le ton qui fait la chançon.

Ma repetita juvant, uh e come juvant.

La canzone di mazzate continuava a pioggia.

Lo calmò lo zio Vittorio.

Di cui Vittoria oggi porta il nome.

Altrimenti potevo pure schiattare.

Il giorno dopo rientrò nella sua aura glaciale.

Mi chiese cosa avessi capito.

Disse che la furia buia non fu solo per le pallette.

Ma per non avere soccorso l’amico Valerio.

Fu l’unica volta che mi picchiò.

Ah, dimenticavo un però.

La palletta di fango aveva fatto centro.

Soddisfazioni di giochi di poveri.

Soddisfazioni di meridionale terrone.

 

Claudietto fùmatto

Avitabile e Bottari...

 

Giochi di villano



 

sabato 25 aprile 2026

2026 74 –Guglielm Hotel a Crans. Addio Lugano bella

 2026 74 –Guglielm Hotel a Crans. Addio Lugano bella.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo: Addio Lugano bella

 

Voglio un chilo di pane.

Ed un fiasco di vino.

Le do in cambio il bambino.

Che ho in più.

Quanto costa una mela?

Costa un sacco di botte.

Se mi faccio picchiare un pochino,

La darebbe al bambino?

Se la metterà sulla testa.

Senza neanche capire.

Così lei con le frecce,

si potrà divertire.

Perfetto quadretto.

Gli svizzeri vogliono cenmila franc.

Per l’affaire di Crans, anche il ricco scoppia a Crans.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/24/crans-montana-la-svizzera-chiedera-allitalia-il-rimborso-delle-spese-mediche.-meloni_fe69ab02-cb70-4d3c-8fc5-7725a46467de.html

Pezzenti butecai fiduciari ricottari costruttori.

Buoni a scippare conti bancari.

Per nascondere e occultare ogni grana.

Viscide creature ,puttane invereconde.

Pentitevi che io non vi sopporto.

Infatti ho preferito e praticato l’asporto col riporto.

Riporto in shore in Italia.

Per sostenere la mia porzione di debito sovrano.

Invece di affidarmi a legali di laghi e faccendieri d’alpeggio.

Che dove ti giri senti il puzzo che aleggia.

Poi se vai a cercare trovi pure prove.

L'ombra della mafia corsa lo dice l’Ahi.

Ma mica solo da adesso.

E’ dai secoli dei sanatori.

L’elvetico è avvoltoio esperto.

Come una iena se la ride.

Delinquenti scippatori.

Meritori di invasione delatoria.

Confessate e rientrate il grano.

Altro che Guglielm Hotel.

Tutti in cella.

Vi sciacallo io ad armi pari.

Legifererei.

Per una invasione silenziosa.

All’omertoso suono.

Di conti aperti a iosa.

Che a Crans ci fosse un hotellaggio di riciclaggio d’alpeggio già lo presumevo.

Si vede a occhio,

Troppi hotel a cinc stelle.

Troppe terze o quarte case, sempre vuote.

E a noi transalpini sciacallano la grana.

Col cemento spacciato per investimento.

Poi ricordo il vicino di casa Matteo.

Non l’apostolo.

Ma il fiduciario che mi tentò la collusione.

Storia nota di Getraco, con lui arrestato.

Come confermato con un raglioso ia dalla IA .

Finito in prigione pure lui.

Prima ancora però brucia un ricordo.

Il più indicativo di arroganza da mafioso.

Il fiduciario di mio padre.

Si permise di schiaffeggiarmi a sua insaputa.

Preso a schiaffi davanti a tutti.

Reo di avere portato il figlio Max in gommone.

Forse aveva paura dei rapimenti.

Anche lì in quel mandamento.

Tra Sapri e Scalea, guarda che idea.

Nel feudo dell’Aroldi di Maratea.

Non lo dissi mai a mio padre.

E lui nemmeno.

Omertoso fiduciario nel silenzio fiducioso.

Manipolatore dal teutonico cognome.

Patrocinante della squadra del pallone.

Del paesello con il grano di Lugano.

Meno male che gli trombai la figlia.

Questo almeno va pe’chello.

Almeno.

Altrimenti padre era capace.

Che in quella terra mandamentaria lo faceva volare.

In aria.

O forse no.

Per questioni che non so.

.

 

Fùmatto Claudietto

Addio Lugano bella

 

 










Gemini

Esperti di criminalità organizzata, tra cui Roberto Saviano, hanno ipotizzato che il locale e Crans potesse essere un "nodo" per l'investimento di capitali illeciti della mafia corsa, che dagli anni '70 investirebbe in Svizzera in ristoranti e alberghi per ripulire denaro sporco.

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L'ombra della Mafia Corsa: Esperti di criminalità organizzata, tra cui Roberto Saviano, hanno ipotizzato che il locale potesse essere un "nodo" per l'investimento di capitali illeciti della mafia corsa, che dagli anni '70 investirebbe in Svizzera in ristoranti e alberghi per ripulire denaro sporco.

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Sulla base delle informazioni emerse in cronache giudiziarie passate (riferite a indagini del 2010-2012), Getraco era una fiduciaria/società offshore con base a Lugano coinvolta in casi di frode fiscale.

Ecco i dettagli sulle relazioni con Matteo Terragni:

Ruolo di Matteo Terragni: Matteo Terragni, insieme a Vincenzo Agosta, è stato identificato dalle indagini come amministratore di fatto della Brook & K Europe, una società che operava attraverso la fiduciaria Getraco di Lugano.

Relazione Getraco - Terragni: Terragni e Agosta non erano solo clienti, ma sono stati descritti come consulenti/operatori che gestivano la società attraverso Getraco per trasferire denaro all'estero

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L'avvocato Giangiorgio Spiess è stato una figura centrale e storica per il FC Lugano, ricoprendo il ruolo di Presidente del club per diversi anni (in particolare a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80).

Oltre alla presidenza della squadra della sua città, la sua carriera nel mondo del calcio è stata di altissimo profilo sia a livello nazionale che internazionale:

  • A livello nazionale: È stato un membro di spicco del Comitato Centrale dell'Associazione Svizzera di Football (ASF).
  • A livello internazionale: Ha ricoperto ruoli di grande prestigio all'interno della UEFA, dove è stato membro del Comitato Esecutivo per ben 13 anni (dal 1996 al 2007) e Presidente della Commissione Giuridica.

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 24 aprile 2026

2026 73 –Portatori insani di bisogno di acquisti

 2026 73 –Portatori insani di bisogno di acquisti.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Superstition  1972

 

E che ci volete fare.

Utile sarà utile pure lù, ma a me il ricco mi fa cagare.

Grande o piccolo ha sempre quella tara ereditaria.

È rapace e vuole essere più ricco, benestante non basta.

Ho cercato altre espressioni.

Ma è che proprio fanno girare i coglioni.

Per ultima la storia degli orologi al Leone XIII.

Prima i grandi accordi raccontati sulla Telecom.

Sono sempre tutti uguali.

La questione è di scale.

Quella dei valori diverge da quella dei bisogni.

È argomento di corsi di studi universitari.

Poi esci da scuola e ti perdi i binari.

Parte la carica a cercare soddisfazione.

Perché è uno scherzo di scala gerarchica.

Se non soddisfi il primo bisogno non passi oltre.

Inizia così la scalata sociale.

Fisiologia, sicurezza, appartenenza, stima e autorealizzazione.

Con lo slalom tra gli ostacoli da evitare.

Ma poi ecco che arriva lo sterco del diavolo.

Come faccio a misurare stima e realizzazione.

E che problema c’è.

Ti propiniamo il consumanesimo della quantità.

Andate, moltiplicatevi e consumate, tanto.

Ci vogliono sempre più soldi.

Aumentano i ricavi e aumentano le spese.

Così cresce il mondo basato sulla moneta.

In fondo non è neanche male.

Il problema non è la moneta ma la perequazione.

Essenza intrinseca della buona gestione della casa, oikonomia

Così questo è diventato il miglior mondo mai esistito.

Diventando portatori insani di bisogno di acquisti.

Il ricco è quello che ce la fa.

Ma mai davvero fino alla cima.

Spesso rimane incastrato nel buco nell’anima.

Un vuoto cosmico che lo rode da dentro.

E allora in culo il transumanare.

Hello verso quel vuoto.

Così pensai la Microeconomia Adattiva Complessa.

Evoluzionaria e Metagricola.

Era un piccolo sistema economico replicabile.

Destinato a quei ricchi che dei soldi poi non sanno cosa fare.

E vanno nel loop del consumo a spirale.

Io proponevo investimento in sostenibile economia.

Era un format per una trascendenza evolutiva.

Basato su una scala dei valori di sana costituzione.

E una soddisfazione di bisogni responsabile.

Sostituendo l’uso del capitale iniziale.

In culo alle borse che sono distrazione di risparmio.

Allocato a formare altro capitale.

Invece di destinarlo ad utilità comuni.

Mi piace immaginarla come un kibbutz originario.

La partenza era acquistare terre e cascine da recuperare.

Mi sarei potuto anche impegnare.

Ad immaginare una proprietà collettiva, cooperativa.

In fondo la proprietà privata è solo una convenzione.

Tutto cadde per una coppia di scale.

Pochi valori, troppi bisogni.

Un giorno qualcuno ci penserà.

Mia adorata Vittoria: non tuo papà.

 

Fùmatto Claudietto

Superstition

 

Portatori insani



 

 

Ndr.




La piramide di Maslow

La piramide dei bisogni di Abraham Maslow è una teoria motivazionale che organizza i bisogni umani in 5 livelli gerarchici, dai più basilari (fisiologici) ai più complessi (autorealizzazione). Secondo Maslow, un bisogno superiore emerge solo dopo la soddisfazione di quelli inferiori: fisiologia, sicurezza, appartenenza, stima e autorealizzazione.

 

I 5 Livelli della Piramide di Maslow (dal basso verso l'alto):

  1. Bisogni Fisiologici: Sono i bisogni primari legati alla sopravvivenza, come respirare, mangiare, bere, dormire e la termoregolazione.
  2. Bisogni di Sicurezza

 Protezione, stabilità, ordine e prevedibilità, che includono sicurezza fisica, economica e di salute.

  1. Bisogni di Appartenenza e Amore: Bisogno di relazioni sociali, amicizia, affetto, amore e senso di comunità.
  2. Bisogni di Stima: Desiderio di sentirsi competenti, riconosciuti e valorizzati dagli altri, oltre all'autostima.
  3. Bisogni di Autorealizzazione: Il vertice della piramide, rappresenta la realizzazione del proprio potenziale, la creatività e la crescita personale. 

www.psicologiadellavoro.org +3

Concetti chiave:

  • Gerarchia: I bisogni fondamentali devono essere generalmente soddisfatti prima di poter passare a quelli di livello superiore.
  • Motivazione: Un bisogno soddisfatto cessa di essere motivante.
  • Critiche: Nonostante la sua diffusione, la teoria è stata criticata per la sua rigidità, poiché l'ordine dei bisogni può variare a seconda dell'individuo e della cultura. 

La teoria trova largo impiego non solo in psicologia, ma anche nel marketing e nella gestione delle risorse