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– Al Leone orologio e privilegio.
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Sottofondo School
1977
Anvedi come gira e bolle la neurosfera.
Una pentolaccia che ribolle tuttetracce.
Penso a terremoti romani e altri eccecetra.
E una bolla porta a galla una memoria milanese.
Stava acquattata nel subconscio del gravitone.
Quella particella elementare terminale.
Che non può non esistere anche se non la vedi.
Non è che ora non la vedo allora lei non c’è.
Quando ero a Roma io la preferivo.
La Milano mia ha un fondo di malsano.
Troppa arroganza e prepotenza di sé.
Anche se fai del bene spesso non è gratis.
È per tua soddisfazione.
Troppa ignoranza di neurosfera e gravitoni.
Troppi soldi per generazioni.
Mi spiego non senza intrigo che non indago.
Arriva il giorno di fine liceo.
Chiedo a padre un regalo a sorpresa.
Venivo da bullismi di scuola romana.
E ero ignorato da sfigato trapiantato qui a Milano.
Forse per colpa di certi pantaloni a disegno piè di pollo.
Che chissà cosa gli aveva detto la capa ai miei.
Erano proprio sfigatini nel midollo, fino al collo.
Come sia, padre si presenta con quattro orologi.
Di quelli che uno vale un monolocale.
Mi dice di sceglierne pure uno.
Ma sappi che costano un botto, e poi lo usi.
Non capivo quella specie di allerta.
Sempre alla maniera di una pulce nell’orecchio.
Comunque tre erano d’oro sfavillante e uno di bronzo intrigante.
Forse gli accennai che bastava anche meno,
O forse quel germe del sé non me lo fece dire.
Scelsi quello di bronzo e il giorno dopo ci andai a scuola.
Il prestigioso istituto Leone XIII, la crème. Brulé.
Ci volle qualche minuto, poi un longobardo lo notò.
Ci fu un codazzo per vedere l’ora da imperatore.
Con stupore mio, ma non di padre, non mi bullirono più.
Tornai a casa e padre constatò soddisfatto.
Non mi avevano nemmeno scippato un braccio.
Disse solo che avevo avuto un privilegio.
Ora potevo scegliere e scremare chi mi era amico vero.
Avevamo dominato una masnada di arricchiti in potenza.
Con il bronzo dei baiocchi di sciocchi allocchi.
Mi rimase un amaro in bocca.
Smisi tardi di cercare amici da comprare.
Ma di cafoni ne comperai a fottoni.
Così era mio padre, e poi mi sa anche io.
Geni di monetaria pedagogia.

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