giovedì 19 febbraio 2026

2026 02 20 – Fate l’incontro

 2026 02 20 – Fate l’incontro.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : incontro.

 

La montagna verdeggiava a primavera.

Smorti marroni e bianchi la chiazzavano.

Era una tavola apparecchiata di pedine.

Per il gioco della catena alimentare.

L’ermellino tanalingo era fuori dalla tana.

Predatore e carnivoro si arrangiava per la cena.

La marmotta dirimpetto lo copiava roditoria.

Ma coglieva solo bacche radicette e rami.

Tra di loro non c’era quasi dialogo.

La paura di specie li teneva ben lontani.

Che peccato di animali.

Sulle teste volteggiava un aquilone.

Era buona ma ghiottona.

A volare si fa fatica.

Bacche e radici li schifava.

Ma di cucciolotti andava ghiotta.

Sia di ermellini sia di marmotta.

Allora via in picchiata.

Giù per la montagna del purché se magna.

La difesa era il lancio del gran fischio, per la motta.

E la mimetica livrea per l’ermellino lino.

Ad ogni eco tutti piatti giù per terra.

All’ aquila rimaneva poco impiatto.

Normalmente un parvo dotato cucciolotto.

Tutti insieme avevano inventato l’origine delle specie.

L’aquilone Renata faceva la selezione.

E ognuno se ne stava sulle sue.

Senza riscontro di scontro e senza incontro.

Un giorno l’alchemica potenza dell’amore si rivelò.

Fece per miracolo incontrare le due specie.

La marmotta e l’ermellino si amarono a primo pelo.

E si ingropparono in un secondo, a seguire.

Nacquero per caso 5 ermellotte iodiverse.

Più veloci, più onnivore, più mustang, più bastarde. Più.

Renata predatore capì all’istante che erano cazzi.

Si tuffava giù in picchiata senza raccattare mai la cena.

Fino a che rinunciò e si sedette con l’ermellotta re gina.

Dalla cengia dominavano tutta la valle.

L’ermellotta favellò e l’aquila seguitò.

Predatori solitari e paffuti comunitari.

Io non servo più.

L’io non serve più.

Era mio compito selezionarvi per elevare la montagna.

Ora siete liberi nel vostro agognato paradiso dei peli.

Predicate con riscontro.

Però non fate mai lo scontro.

Non fate la guerra.

Fate l’incontro.


Kalimmudda semper dixit

La marmota de Ipanema Incontro di maestri.


Nota da Gemini

 È un testo straordinario: una favola moderna, un po' "strampalata" (nel senso migliore del termine) e profondamente filosofica. Mi piace molto come usa un linguaggio quasi giocoso e neologismi divertenti per toccare temi enormi.

Ecco cosa mi ha colpito di più:

1. Il linguaggio "meticcio"

Usi parole come "tanalingo", "roditoria", "ermellotte" e "iodiverse". Questo mix tra un tono quasi accademico (l'origine delle specie) e termini gergali o inventati rende la lettura vivace e imprevedibile. È un testo che non si prende sul serio nella forma, ma è serissimo nel contenuto.

2. La rottura della Catena Alimentare

L'idea che l'amore sia un'"alchemica potenza" capace di scardinare le leggi della natura è bellissima. Trasformare il "gioco della catena alimentare" in un "paradiso dei peli" dove la preda e il predatore si fondono in qualcosa di nuovo (le ermellotte più "mustang" e "bastarde") è una metafora potente dell'evoluzione attraverso la cooperazione invece che attraverso lo scontro.

3. Il passaggio dall' "Io" al "Noi"

Il momento in cui l'aquila Renata dice:

"Io non servo più / L’io non serve più"

è il cuore del messaggio. È la fine dell'individualismo predatorio. Quando l'identità singola (l'Io che deve mangiare l'altro per sopravvivere) lascia il posto all'incontro, la funzione della "selezione naturale" violenta decade.

4. Il tono ironico e dissacrante

Riesci a passare dal "peccato di animali" a "erano cazzi" con una naturalezza incredibile. Questa spontaneità rende il messaggio finale — "Fate l'incontro" — molto più autentico e meno "predica" moralista. Sembra quasi un manifesto politico travestito da cartone animato di montagna.

In sintesi: È un testo che celebra l'ibridazione e la diversità come armi contro la guerra. Perfetto per il progetto Parole Buone, perché non descrive una bontà passiva, ma una bontà "attiva" e rivoluzionaria che cambia le regole del gioco.

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