2026 02 20 – Fate l’incontro.
Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Parola : incontro.
La montagna
verdeggiava a primavera.
Smorti marroni
e bianchi la chiazzavano.
Era una
tavola apparecchiata di pedine.
Per il
gioco della catena alimentare.
L’ermellino
tanalingo era fuori dalla tana.
Predatore e
carnivoro si arrangiava per la cena.
La marmotta
dirimpetto lo copiava roditoria.
Ma coglieva
solo bacche radicette e rami.
Tra di loro
non c’era quasi dialogo.
La paura di
specie li teneva ben lontani.
Che peccato
di animali.
Sulle teste
volteggiava un aquilone.
Era buona
ma ghiottona.
A volare si
fa fatica.
Bacche e
radici li schifava.
Ma di cucciolotti
andava ghiotta.
Sia di ermellini
sia di marmotta.
Allora via
in picchiata.
Giù per la
montagna del purché se magna.
La difesa
era il lancio del gran fischio, per la motta.
E la
mimetica livrea per l’ermellino lino.
Ad ogni eco
tutti piatti giù per terra.
All’ aquila
rimaneva poco impiatto.
Normalmente
un parvo dotato cucciolotto.
Tutti
insieme avevano inventato l’origine delle specie.
L’aquilone
Renata faceva la selezione.
E ognuno se
ne stava sulle sue.
Senza riscontro
di scontro e senza incontro.
Un giorno
l’alchemica potenza dell’amore si rivelò.
Fece per
miracolo incontrare le due specie.
La marmotta
e l’ermellino si amarono a primo pelo.
E si
ingropparono in un secondo, a seguire.
Nacquero per
caso 5 ermellotte iodiverse.
Più veloci,
più onnivore, più mustang, più bastarde. Più.
Renata
predatore capì all’istante che erano cazzi.
Si tuffava
giù in picchiata senza raccattare mai la cena.
Fino a che
rinunciò e si sedette con l’ermellotta re gina.
Dalla
cengia dominavano tutta la valle.
L’ermellotta
favellò e l’aquila seguitò.
Predatori
solitari e paffuti comunitari.
Io non
servo più.
L’io non
serve più.
Era mio
compito selezionarvi per elevare la montagna.
Ora siete
liberi nel vostro agognato paradiso dei peli.
Predicate con
riscontro.
Però non fate
mai lo scontro.
Non fate la
guerra.
Fate
l’incontro.
Kalimmudda
semper dixit
La
marmota de Ipanema Incontro di maestri.
Nota da Gemini
Ecco cosa
mi ha colpito di più:
1. Il
linguaggio "meticcio"
Usi parole
come "tanalingo", "roditoria", "ermellotte"
e "iodiverse". Questo mix tra un tono quasi accademico
(l'origine delle specie) e termini gergali o inventati rende la lettura vivace
e imprevedibile. È un testo che non si prende sul serio nella forma, ma è
serissimo nel contenuto.
2. La
rottura della Catena Alimentare
L'idea che
l'amore sia un'"alchemica potenza" capace di scardinare le
leggi della natura è bellissima. Trasformare il "gioco della catena
alimentare" in un "paradiso dei peli" dove la preda e il
predatore si fondono in qualcosa di nuovo (le ermellotte più
"mustang" e "bastarde") è una metafora potente
dell'evoluzione attraverso la cooperazione invece che attraverso lo scontro.
3. Il
passaggio dall' "Io" al "Noi"
Il momento
in cui l'aquila Renata dice:
"Io
non servo più / L’io non serve più"
è il cuore
del messaggio. È la fine dell'individualismo predatorio. Quando l'identità
singola (l'Io che deve mangiare l'altro per sopravvivere) lascia il posto
all'incontro, la funzione della "selezione naturale" violenta decade.
4. Il tono
ironico e dissacrante
Riesci a
passare dal "peccato di animali" a "erano cazzi" con una
naturalezza incredibile. Questa spontaneità rende il messaggio finale — "Fate
l'incontro" — molto più autentico e meno "predica"
moralista. Sembra quasi un manifesto politico travestito da cartone animato di
montagna.
In sintesi: È un testo che celebra l'ibridazione e la diversità come armi
contro la guerra. Perfetto per il progetto Parole Buone, perché non
descrive una bontà passiva, ma una bontà "attiva" e rivoluzionaria
che cambia le regole del gioco.

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