giovedì 5 febbraio 2026

2025 - 39- Testamento di libertà

 2025  39- Testamento di libertà.

Per Onda su Onda, via www.shareradio.it. Sottofondo Il testamento : 1963

 

Quando la morte mi chiederà, di restituirle la libertà.

Forse una lacrima forse una sola sulla mia tomba si spenderà.

Forse un sorriso forse uno solo dal mio ricordo germoglierà.

In principio fu il primo trattamento sanitario obbligatorio.

In salute e malattia, in ricchezza e povertà, restò roba da oratorio.

La ricevetti come una grazia e concessione.

La separazione che fa rima con milione.

Fu quella la maggiore prodigale elargizione da me mai fatta.

Roba che quelle della mia mania erano cosa da chierichetti.

Rimasi solo e allo sbando tra scivoloni per vari anni

Mi arrangiai con i protettori delle battone.

Cui lasciai belle rendite e un impiego da ragioniere.

Ma è noto che dove c’è gusto non c’è perdenza.

Barbara e Vittoria vivevano nella tanto amata casa con il giardino.

Io nella via di fianco, in una casa comperata vicina apposta.

Per potere vedere spesso Vittoria.

Tutto sempre grazie al povero bistrattato nonno Carlo.

Che tra i suoi difetti non aveva la tirchieria manco da morto.

Erano nel loro mondo a parte.

Di certo non nel mio che ero già un disturbo.

Il dolore vorticante lo affogavo dai ragionieri.

Ma ero contento al pensiero che stessero bene.

Ricordo un giorno che un tizio spaccò quadri e specchi.

Vittoria poi mi confessò che lei era in casa.

Io corsi in soccorso e arruolai un plotone di guardie armate.

Pistoloni e fucili a pompa popolarono la via.

Insomma, io c’ero sempre.

Pronto a difendere con tolleranza.

Quella che può richiedere di impugnare una 44 magnum.

Un canne mozze, un uzi o uno shot gun.

Fu quindi un grande scandalo la sceneggiata notarile.

Tutti conoscevano la provenienza delle sostanze.

Parte delle quali avevo lasciato loro in uso.

Io sottoscritta nomino Vittoria Aroldi mia erede universale.

Ah però.

E che ci volete fare, è cosa nota che i soldi sono lo sterco del diavolo.

Oggi meno male che quella diabolica zaffata la usa Vittoria.

Quelle sostanze sono la sua libertà.

Di fare, sbagliare, cambiare, ragionare.

Anche se ancora non lo sa.

Io non fui così fortunato.

La libertà dai miei genitori l’ho avuta solo da morti.

A Vittoria penso di averla donata da vivo.

Cara amica te lo scrivo.

 

Kalimmudda semper dixit

Il testamento




 

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