2025
12 23 – Natale sotto l’ospedale.
Il
Rubicone della 90-91 è sempre attuale.
Ci faccio
intorno quattro passi domenicali.
Mi
trovo in zona di piazzale Brescia.
Snodo
primario del flusso della circonvalla.
Nel
grande spazio tondo non c’è nulla di notabile.
Tranne
un famoso ospedale.
Marmoreo,
squadrato, pulito, glaciale.
Geometria
rassicurante senza fronzoli.
Asettica
struttura di reverenziale fattura.
Mi
ricordo della volta che sono risorto.
Reincarnatomi
gesù che ero morto.
La
mia anima volava sopra il bus col filo.
Mi
diedero del matto.
Ignorarono
che ero in missione di fatto.
A
partire da barboni e puttane di quartiere.
Non
erano reietti da convertire.
Ma
unità di calcolo con cui trasmettere intelletto.
Così
misi al loro servizio la mia economia.
Predicavo
per le notti tra papponi e mignotte.
Ero
un verbo di correzione, ero la revoluzione.
Era
il verbo primigenio.
Mi
portarono al manicomio.
Salto
avanti di decenni.
Passeggio
nella piazza ora ripulita di battone.
Per
il gaudio di qualche perbene ciucciacazzi.
Mi
colpisce un filo di luminarie di Natale.
L’ospedale
ha fatto un presepe sobrio.
Da tradizione
e prescrizione il gesù non è acceso.
Sotto
ci sta anche un vero bambinello in attesa.
Non
è un piccolo cristo illuminato.
È un
barbone al buio disperato.
Gli
ultimi saranno i primi.
Ma
come.
Abbiamo
ancora i barboni.
In
questo mondo che forse è il migliore mai esistito.
Ancora
non debellati e integrati dopo millenni passati.
Ah,
se mi avessero ascoltato invece che internato.
Che
minchia avete fatto in tutti questi decenni.
Ecco,
ero uno degli agnelli dell’economia di dio.
Che aggiustava
i peccati del mondo.
Tra
pochi giorni devo rientrare in vetrina.
Kalimmudda
semper dixit.
Presepe sotto l’ospedale.

Nessun commento:
Posta un commento