2025 10 23 – Faceva il Paolo.
Precensione da vivo.
Faceva
il Paolo con l’orchestra nella testa.
Faceva
il Paolo con armonico furore.
Con
la chitarra e con il suo grande cuore.
Lo
conobbi in una piazza piena di martìni.
Giostrava
che era lui il funambolo cardinale.
Sempre
all’erta per ogni allarme da irti peli.
Tra
volteggi di regìa sfarfallava come una trottola.
Era
nella sua plateale veste istituzionale.
Era
la follia al servizio della sanità mentale.
La
seconda volta fu un quieto a tu per tu.
Soli
nei pensieri dentro un vuoto di metrò.
Tornavamo
da un evento, da uno sciò.
In
teatro, piazza, cabaret, bistrò o non so.
Io
lo conobbi nella veste di prevosto della mente.
È
buono e caro ma sa ruggire per difesa.
Delle
sue creature di lavoro, musica, teatro e radio.
Fa
il maestro dagli sguardi a colpi d’occhio.
Con
cui cura ogni cosa senza posa e senza resa.
Ciò
che più lo fa aggradare è il suo cuore toro.
Una
volta lo ricordo caricare da elefante imbufalito.
Un
urbano troppo vigile non voleva derogare alla divisa.
Erano
pochi minuti di fuori orario per finire l’esibizione.
Il
Pao però abbozzò e si concentrò sul nome d’arte.
Io
lo immaginai impugnare la sua scimitarra, la chitarra.
Disarmato
dalla cruda constatazione di un altro Pao.
Troppe
gelide clausure nei mausolei del sé.
Troppa
gente di scarso teatro.
Troppa
gente per cui le arti stanno nei musei.
Poi
affiorano ricordi a fiotti e flotte.
Il
più recente fu un tocco tra cento vaste speranze.
Mi
scrutava con quelle occhiate di colpi d’occhio.
Mentre
leggo sta per cadermi un foglio.
Si
avvicina felpato gatto muto dentro la diretta.
Gli
ricambio con un cenno che devo finire solo.
Resta
accovacciato come un angelo custode.
Mi
mette sereno e cavalco fino a un bel finale.
Lo
faccio perché me lo ha insegnato lui.
Mai
troncare incipit corpo ritmo o chiosa.
Chi
lo fa è della specie da musei.
Adesso
si traveste da Dilpao da vivo.
Ma
io lo so perché lo riconosco.
Faceva
il Paolo con l’orchestra nella testa.
Andava
come un matto avanti e indrè.
Sempre
lì a guidare le meglio feste.
Perchè
è nato per fare ì sò mestè.
Kalimmudda
ipsum dixit
Cum pre hovationis

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